Nel 1980 le donne vivevano in media sei anni più degli uomini; ora il margine si è ridotto a 3 anni e 8 mesi, indicano le più recenti cifre dell’Office for National Statistics. Avanti così e la sopravvivenza media dei due sessi sarà la stessa. Giostrandosi fra lavoro e famiglia, le donne sono più stressate, più affaticate e hanno preso alcune delle peggiori abitudini una volta erano prevalentemente maschili, come fumare e bere alcolici, spiega il Times, interpretando il fenomeno; gli uomini hanno invece cominciato a fumare e bere di meno, seguire una dieta più sana, fare più ginnastica, andare più spesso dal medico, insomma hanno imparato a prendersi più cura della propria salute.
E così i due grafici della sopravvivenza, rimasti separati per secoli, si stanno rapidamente avvicinando, promettendo in futuro di congiungersi, o in qualche caso, come succede già a Sloane Square, di scambiarsi le parti.
operai
La tendenza è evidente anche in Italia. Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel nostro paese le donne hanno raggiunto una speranza di vita di quasi 85 anni (la quinta più alta del mondo) e gli uomini di 80 (la settimana più alta del pianeta), ma nel breve volgere di due anni, tra il 2009 e il 2011, l’aspettativa di vita maschile è salita di otto mesi e mezzo mentre quella femminile soltanto di sei.
Dal Giappone (la nazione dove le donne vivono di più: 87 anni) all’Islanda (quella in cui gli uomini vivono più a lungo: 81 anni), dalla Spagna alla Svizzera, da Singapore all’Australia, da Israele agli Usa, tutti paesi in testa alle classifiche sulla durata di vita, è un trend visibile nell’intero mondo industrializzato: il gap di longevità fra donne e uomini cala dappertutto.
gare di alcol carnage
Beninteso, entrambi i sessi aumentano gradualmente le proprie aspettative di vita: in Inghilterra, per esempio, la speranza per i nati nel 1963 era 73 anni e mezzo per le bambine e 67 anni e 9 mesi per i bambini, nel 1980 era salita a 76,8 e 70,8, nel 2013 è arrivata a 82,7 e 78,9. Ma la novità è che negli ultimi decenni l’aspettativa di vita delle donne cresce meno in fretta di quella degli uomini.
«Il gap si è ridotto come risultato di un cambiamento epocale», commenta Kathy Gingel, ricercatrice del Centre for Policy Studies di Londra. «Le donne hanno assunto ruoli che erano quasi esclusivamente maschili, sono andate anche loro a lavorare e in più aggiungono a questo sforzo la fatica di occuparsi della casa e dei figli, campi dove continuano ad avere la maggior parte di responsabilità».
Gli uomini, viceversa, hanno beneficiato di diversi fattori. Uno è il relativo declino industriale dell’Occidente: lavori pesanti e pericolosi come il minatore sono quasi completamente scomparsi, perlomeno nel mondo sviluppato. Un altro, e basta da sé a spiegare in larga misura la riduzione del gap, è la maggiore consapevolezza dei danni del tabacco e dell’alcol.
SERATE ALCOLICHE
Anche le donne ne sono consapevoli, naturalmente, ma in proporzione è più alto il numero di uomini che hanno smesso di fumare: a metà anni ’70 si accendevano una sigaretta il 50 per cento degli uomini e il 40 per cento delle femmine, oggi la percentuale di fumatori è quasi identica, 21 per cento di uomini e 19 per cento di donne. Non a caso l’unico paese europeo in cui il gap di sopravvivenza non si è ridotto è la Russia, dove gli uomini continuano a bere e fumare con l’intensità dell’era sovietica.
E poi gli uomini d’oggi non si vergognano più a preoccuparsi della salute, pensiero che un tempo sembrava sinonimo di scarsa virilità.