Alla cortese attenzione di Tashtego


Emiliano Fittipaldi per “l’Espresso”

IL CARDINALE GEORGE PELL
Francesco dal suo braccio destro proprio non se l'aspettava. Così, qualche settimana fa, l'ha preso da parte e gli ha sussurrato: «Caro George, mi spieghi come hai fatto a spendere mezzo milione di euro? Ci sono voli in business class, vestiti su misura, hai comprato anche un sotto-lavello a 4.600 euro. Che è, d'oro massiccio?». George Pell, il cardinale australiano che il papa ha messo a capo della nuova potentissima Segreteria dell'Economia, ha capito che qualcuno aveva girato al pontefice tutte le voci di spesa fatte finora dal dicastero.

Un elenco di spese pazze che nemmeno le cene con tartufo di Tarcisio Bertone. Il prelato venuto da Melbourne per mettere a posto i conti, però, non ha battuto ciglio. Ha guardato in faccia Bergoglio e ha risposto secco: «Santità, si fidi di me. Ho comprato solo quello che serve. So io quello che faccio». Sarà.

Ma Oltretevere sono in tanti ad essere rimasti di stucco davanti alle uscite del centro di costo del ministero (numero D70000) nato un anno fa con un "motu proprio" con l'obiettivo dichiarato di moralizzare la corrotta curia romana. Da luglio 2014 a gennaio 2015 gli esborsi hanno toccato infatti i 501 mila euro, tra computer, stampati interni, stipendi monstre per amici degli amici, vestiti messi in conto al Vaticano, affitti, biglietti aerei, arredi di lusso e tappezzeria su misura.

GEORGE PELL E DANEY CASEY
Non male, per un ente che non è ancora operativo (gli statuti sono stati approvati solo domenica scorsa) e per un ufficio dove lavorano appena tre persone. Per fare un confronto, il neo Consiglio per l'economia ha speso nello stesso periodo 95 mila euro, meno di un quinto, nonostante sia composto da ben 15 membri. Le cifre scovate da "l'Espresso" sono un paradosso per chi, come Pell, in un rapporto sulle "Politiche di Financial Management" ha invitato gli altri cardinali a capo di ministeri a «rafforzare il processo di pianificazione affinché le risorse economiche siano destinate alla missione della Chiesa secondo criteri di efficienza, efficacia e una gestione saggia e ragionevole delle risorse».

«Siamo passati dalla padella alla brace», mormorano alti prelati delusi dall'homo novus venuto dal Paese dei canguri. Se Bertone è stato crocifisso per essersi trasferito in un mega appartamento con terrazzo panoramico, il primo atto di George è stato quello di assumere il suo economo personale, Danny Casey, con un appannaggio da 15 mila euro al mese. Esentasse, naturalmente. Il monsignore per il suo protégé vuole il meglio.

George Pell
Così la Segreteria gli ha pure affittato una casa da 2900 euro al mese a via dei Coronari e ha pagato arredi di qualità per l'ufficio e per l'abitazione: le tabelle segnano alla voce «tappezzeria» 7.292 euro, quasi 47 mila euro per «mobili e armadi» (tra cui il «sottolavello» da 4.600 euro), oltre a lavoretti vari da 33 mila euro.

Spulciando i dati riservati, il cardinale ha messo in nota spese anche gli acquisti fatti al negozio Gammarelli, sartoria storica che dal 1798 veste la curia della città eterna: in genere i porporati pagano di tasca loro tuniche e berretta, ma stavolta la segreteria ha fatturato direttamente abiti per 2.508 euro (che si sia fatto cucire la Cappa Magna, l'abito con strascico chilometrico indossato nelle occasioni solenni?).

George Pell
Il nuovo boss del Vaticano non ha badato a spese nemmeno per i viaggi. Il "ranger", come lo chiamò Francesco presentandolo alla stampa, per andare da Roma a Londra lo scorso 3 luglio ha speso 1.103 euro. Un prezzo da business class. Il suo accompagnatore, il prete australiano Mark Withoos ne ha pagati sullo stesso aereo solo 274: Pell probabilmente lo ha piazzato in economica.

Quando vola, il cardinale al lusso non rinuncia mai: quattro giorni dopo si è fatto rimborsare dal suo ministero un volo Roma-Dresda, in Germania, da 1.150 euro, un altro per Monaco da 1.238, mentre lo scorso settembre la Scuola dell'Annunciazione del Devon, di cui l'ultraconservatore è diventato "patrono", ha dovuto sganciare per un Roma-Londra 1.293 euro.

Joseph Zahra
Pell e Casey si accomodano in business anche quando devono partire per Malta, dove vanno ad ascoltare i consigli del finanziere Joseph Zahra. Ma sono tutti gli uomini vicini al cardinale a volare in prima classe: da Lord Christopher Patten (ex presidente della BBC che dovrebbe riformare la comunicazione della Santa Sede) all'industriale di Singapore George Yeo, sugli aerei Pell paga champagne e tartine a tutti. Qualcuno, in Segreteria, ha provato a fargli notare che in Vaticano «chi predica bene deve razzolare benissimo», pare senza successo. Lui è uno che fa di testa sua, e non è un caso che sia il cardinale Reinhard Marx, a capo del Consiglio dell'Economia, sia il segretario del dicastero Alfred Xuereb contino pochissimo.

Se lo zar che dovrebbe fare spending rewiew ha speso più denari del previsto, contemporaneamente i risultati della sua azione tardano a manifestarsi. Le invidie dei colleghi sono tante, le resistenze pure, i tempi biblici della curia leggendari, mentre è innegabile che i capi dei vecchi dicasteri sono assai restii a mollare il loro potere.

JEAN BAPTISTE DE FRANSSU
Ma anche le gaffe dell'australiano pesano sullo stallo: il prelato non solo ha irritato le gerarchie sparando cifre a caso su presunti "tesoretti" nascosti fuori bilancio (vedere l'articolo precedente), ma resta obiettivo facile per lo scandalo dei preti pedofili australiani. Dopo le proteste delle vittime per alcune dichiarazioni di Pell («i pedofili sono come camionisti che molestano autostoppiste: né la Chiesa né l'azienda di trasporto possono esserne considerati responsabili»), l'ultima tegola è caduta in testa a Pell la scorsa settimana: il cardinale amante del buon vino quando era vescovo di Sydney non avrebbe agito da buon cristiano, negando con forza le accuse delle vittime e offrendo risarcimenti ridicoli in sede civile.

PAPA BERGOGLIO PENSIEROSO
«Pell così facendo voleva scoraggiare altri potenziali querelanti dal citare in giudizio la Chiesa per abusi sessuali», si legge sul Rapporto preliminare della Commissione nazionale d'inchiesta sulla pedofilia voluta dal governo. «Il prelato mancò di agire equamente da un punto di vista cristiano. L'arcidiocesi preferì difendere il suo patrimonio piuttosto che dare giustizia e compassione».

Parole durissime, ma è improbabile che Pell perda la poltrona. Non solo perché a Roma la stampa non le ha praticamente riportate, ma perché è stato Bergoglio in persona a promuoverlo prima tra i membri del cosiddetto C9 (il gruppo di cardinali che deve consigliare il papa nel governo della Chiesa universale) e poi prefetto del nuovo dicastero. Sarebbe impossibile per la Chiesa fare marcia indietro dopo appena un anno dall'investitura: i contraccolpi, innanzitutto mediatici, rischierebbero di essere devastanti.
bertone IOR VATICANO, SEDE IOR
 
Pubblichiamo uno dei brani del libro di Melania Mazzucco “Sei come sei”, al centro dello scandalo scoppiato al liceo Giulio Cesare di Roma, dove gli studenti sarebbero stati costretti di professori a leggere il volume. Avvertiamo i lettori che il brano sotto riportato ha dei contenuti particolarmente espliciti.

".. Nessuno avrebbe mai sospettato che quel muscoloso, ruvido, stopper la notte si stancava la mano sulle foto di Jimi Hendrix, Valerij Borzov e Cassius Clay. Pure, benchè sapesse che Mariani Andrea non soltanto lo avrebbe respinto ma anche tradito e sputtanato, un pomeriggio, quando dopo la partita indugiò nello spogliatoio e si ritrovò solo con lui, Giose decise di agire - indifferente alle conseguenze.

Si inginocchiò, fingendo di cercare l'accappatoio nel borsone, e poi, con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò l'uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce.

Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all'ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripetè altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita..."
 
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The Sunday Sport printed a mad story over the weekend about the tragic death of the Newcastle United fan.
The Geordie, 38-year-old John Kearsley, was killed by a zebra while on safari with his family.
According to the Sunday Sports’ headline, the Newcastle fan was “bummed to death” by the animal.
In a sad tale, John Kearsley was on a vacation in Tanzania with his wife Doreen, as the couple celebrated their 10 year wedding anniversary. However the holiday of a lifetime turned into a disaster when, as the Sunday Sport reports, “John took it upon himself to sexually taunt a male zebra that was around 100 yards from their vehicle”.
The report also states Kearsley was intoxicated at the time, having drunk “many, many lagers” while he was also said to have ingested unspecified “so-called legal highs”.
John was also wearing a black and white Newcastle replica top at the time.
Widow Doreen is said to have told a hearing:
John never had the slightest idea what hit him. What a way to go – bummed to death by a zebra.
 
Ultima modifica:
Siamo nel settembre 2011 e a Montecitorio circolano come sempre dicerie e pettegolezzi d’ogni genere. In mancanza d’altro, comincia a darne forma Riccardo Barenghi in un corsivetto satirico sulla Stampa: «Al punto in cui siamo ci mancherebbe solo che uscisse un’intercettazione in cui Berlusconi dice volgarità sulla Merkel». Ma sin qui ci sta, è il nulla, e nel nulla ritorna.

MERKEL BERLUSCONI BACIO
Anzi no. In Transatlantico il vociferare continua, fisiologico, poi ovviamente si trasfonde ai giornalisti. Ma siamo sempre a livello di chiacchiera: chi la pubblicherebbe una cosa del genere, fondata sul nulla? «Forse Dagospia» insinua qualcuno, ma a Dagospia non sono mica scemi, e non pubblicano niente. Anche su Facebook qualche collega ci gira attorno, allude, ma siamo alle battute, mica è giornalismo.

Ci pensa Il Fatto Quotidiano a risolvere subdolamente tutto: raccontando la storia del pettegolezzo e mettendo nero su bianco l’espressione «culona inchiavabile». Anzi, la mette anche nel titolo di prima pagina («Berlusconi ha detto culona alla Merkel») e poi in quello di pagina 3 («Cucù, la Merkel è inchiavabile»).
BERLUSCONI E MERKEL AL G VENTI DI CANNES jpeg

E hanno anche la faccia di tolla di cominciare l’articolo - di Sara Nicoli - così: «La calunnia, si sa, è un venticello». E siccome ogni refolo di ***** va trasformato in tornado, accorre subito il principe dell’accatto giudiziario, Marco Travaglio, che addirittura nell’editoriale annota: «La posizione dell’Italia non migliorerebbe se, per rimediare, Berlusconi dicesse che Merkel è un culetto inchiavabile...certo, se fosse tutto vero, non vorremmo essere tra i titolisti del Corriere».

Vero non è, ma al Fatto, nei giorni successivi, fanno come se lo fosse. Il giorno dopo comincia l’ex magistrato Bruno Tinti a pagina 18: «Se la storia di Berlusconi che dice della signora Merkel “è una culona inchiavabile” fosse vera...». Due giorni dopo Il Riformista scrive che la calunnia-notizia sta facendo il giro del mondo.

BERLUSCONI BACIA MERKEL
Il 13 settembre Luca Telese, sul Fatto Quotidiano, la considera cosa assodata in un articolessa sulle «gaffe planetarie di Silvio», e spiega che «ci dev'essere una nemesi, se l'ingiuria goliardica che fino a ieri sarebbe stata archiviata con un’alzata di spalle, sul piano internazionale, oggi è stata punita dal flagello vendicativo del tasso impazzito».

C'è una nemesi, certo: non un giornalismo di *****. La patacca scivola lentamente sinché il 15 settembre arriva l’economista: «L’intercettazione sulla culona Merkel pesa sull’euro» annota Stefano Feltri ovviamente sul Fatto: «Poco importa ormai che sia vera o falsa, perché sta diventando uno degli elementi che alimentano la ritrosia tedesca nei confronti dell’Italia». In effetti il tabloid tedesco Bild, scambiando il giornalismo italiano per una cosa seria, si era appena chiesto: «Berlusconi ha insultato la Merkel?».

BERLUSCONI INTERVISTATO DA JEREMY PAXMAN DI BBC SULLA CULONA INCHIAVABILE-1
Da qui la conclusione di Feltri: «Se l’intercettazione dovesse materializzarsi, giustificare il salvataggio dell’Italia per la Merkel sarebbe ancora più difficile». Ma non c’è bisogno che si materializzi: basta la macchina azionata dal Fatto. Gli schizzi finiscono anche su Die Welt e vengono ripresi da Repubblica, poi tutto di conseguenza.

Si legge che l’ambasciatore tedesco medita di lasciare l’Italia e che solo un intervento del Quirinale scongiura la crisi. Il 30 settembre l’autrice del primo articolo sul Fatto, Sara Nicoli, ha addirittura la faccia di scrivere che Berlusconi sta approntando apposta una legge-bavaglio per impedire che esca l’intercettazione sulla culona. Prima pagina. La storia e la leggenda è proseguita per anni, inutile tirarla lunga: non sapremo mai con precisione quanti miliardi di euro e quanti punti di spread ci sia costata, sappiamo che quell’intercettazione, ora, non esiste, non esisteva.

Berlusconi Gelmini Carfagna Baraldi via Nonleggerlo
Era una gigantesca palla che rotolava a valle e via via si ingigantiva: ma non era di neve. Non era neppure la prima volta, in fondo: la storia è identica a quella che riguardò le tre ministre Brambilla e Carfagna e Gelmini, quando si vociferò di un’intercettazione fantasma secondo la quale la Carfagna avrebbe detto di aver fatto una fellatio (pompino) a Berlusconi, e che la pratica era tra le predilette dell’allora premier.

GELMINI CARFAGNA
Anche quella sciocchezza fece il giro del mondo e si guadagnò pagine soprattutto in Sudamerica: a scriverla fu uno specialista, Fabrizio D’Esposito; scrisse che il contenuto hard delle intercettazioni poteva aver spinto Berlusconi a forzare la mano sull’ennesima legge-bavaglio. Solo che le intercettazioni non esistevano. D’Esposito queste cose le scrisse su Il Riformista, giornale che poi chiuse: dato il curriculum, lo assunsero immediatamente al Fatto Quotidiano.
 

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