Un fisco ostile all'attività d'impresa, da riformare in fretta. Questione nota da tempo, e che tuttavia acquista ancor più rilevanza all'inizio di un anno, il 2014, cui è affidata la chance di avviare finalmente un percorso virtuoso di crescita, da sostenere con atti concreti in direzione della riduzione della pressione fiscale. È il Centro studi di Confindustria a confermare, con una dettagliata analisi, che il carico fiscale effettivo sui redditi d'impresa e sul lavoro ha raggiunto livelli elevatissimi, ben oltre il rapporto diretto tra l'incidenza del gettito fiscale e contributivo sul Pil. In sostanza, il dato ufficiale sulla pressione fiscale (che è attualmente nei dintorni del 44%) fotograva solo in parte l'effettivo peso di tasse e contributi sull'economia. Se si utilizza il parametro dell'aliquota implicita, quale emerge dal rapporto tra il gettito fiscale e la relativa base imponibile, ecco che il quadro cambia e non di poco. La tassazione dei redditi d'impresa da noi è superiore sia alla media dell'eurozona che a quella dell'intera Unione europea: l'onere che grava sui profitti nel 2011 è stato pari al 2,8% del Pil, contro il 2,5% dell'eurozona e il 2,6% della Ue a 27. Solo la Gran Bretagna, tra i quattro più importanti partner europei, è andata oltre, con il 3,1 per cento. L'aliquota implicita in Italia è del 24,8%, inferiore, tra i paesi euro, solo a Portogallo (36,1%), Francia e Cipro (26,9%).
È solo una parte del problema. Se si guarda all'incidenza complessiva del prelievo fiscale e contributivo sul lavoro, l'Italia si attesta al secondo posto nella classifica europea, con il 42,3% (il Belgio è al 42,8%). La Francia è al 38,6%, la Germania al 37,1 per cento. Da metà degli anni Novanta - rileva il CsC - il livello dell'imposizione sul lavoro «si è innalzato in modo netto al di sopra di quello dei principali partner europei, aprendo così un divario sostanziale, in termini di costo del lavoro, che ha effetti negativi sulla competitività delle imprese».
Se poi l'attenzione si sposta sull'indicatore analizzato dalla Banca mondiale, il «Total tax rate», vale a dire l'ammontare complessivo delle imposte che grava sugli utili di impresa, il nostro paese si colloca in vetta alle classifiche mondiali: nel 2012 l'Italia ha raggiunto quota 65,8 per cento. È il sedicesimo livello più elevato al mondo, il più alto tra i più importanti paesi avanzati. La Francia è al 64,7%, la Spagna al 58,6%, la Germania al 49,4%, il Regno Unito al 34 per cento.