Anche le scuole superiori si stanno americanizzando

Infatti mai categoria di lavoratori è bistrattata così tanto come gli insegnanti. Nessuno stimolo a far meglio, famiglie assenti o scassa palle, il ministero chiede loro di fare sempre più cose senza offrire gli strumenti (finanziari e umani), precarietà diffusissima fino a 40 anni nessun avanzamento di carriera per merito e stipendi da fame


...e privi di autorità, suppongo, ricollegandomi a quello che dicevi prima a proposito del disinteresse di genitori che escono dal letargo solo quando si tratta di difendere l' amor proprio o lo scorrere del tran tran quotidiano (bhè, non tutti, ovviamente...) e a certi episodi riportati dalle cronache.

La deprivazione dell' autorità e la perdita del riconoscimento sociale del ruolo dell' insegnante trovo siano devastanti nei loro effetti, in termini di demotivazione, sia per i docenti (ad insegnare) che per gli alunni (ad apprendere)...
 
Almeno danno ai ragazzi libri da leggere durante le vacanze, per poi commentarli in classe?



P.S. scusa se ti tempesto un po' di domande, ma l' argomento è interessante e di solito non mi "coinvolge", non avendo prole. Ma è di grande importanza
Non scusarti, mi fa piacere :)

Dipende da insegnante a insegnante.

Alle elementari, mi son trovata benissimo, su questo. Alle medie (ancora in corso, per la figlia), il nulla assoluto sia per lei, sia per lui e quest'anno al liceo, la professoressa (precaria), arrivata a GENNAIO ( :-x nomine tardive come sempre), è bravissima anche con le letture assegnate a casa.
Vedremo il prossimo anno :rolleyes:
 
...e privi di autorità, suppongo, ricollegandomi a quello che dicevi prima a proposito del disinteresse di genitori che escono dal letargo solo quando si tratta di difendere l' amor proprio o lo scorrere del tran tran quotidiano (bhè, non tutti, ovviamente...) e a certi episodi riportati dalle cronache.

La deprivazione dell' autorità e la perdita del riconoscimento sociale del ruolo dell' insegnante trovo siano devastanti nei loro effetti, in termini di demotivazione, sia per i docenti (ad insegnare) che per gli alunni (ad apprendere)...
È proprio così e, da mamma attentissima (su questo punto), mi do un gran da fare a casa, sia nel dialogo con la prole in tema, sia sullo stimolo all'approfondimento, alla fatica, e allo studio, sia nel rafforzare la figura delle docenti, sia nel mostrare loro quanto sia non solo utile, ma anche bello, poter studiare. È comunque un privilegio che nel mondo non tutt* hanno.

Ma è molto faticoso. Il clima attorno alla scuola va in tutt'altra direzione. :(
 
...e privi di autorità, suppongo, ricollegandomi a quello che dicevi prima a proposito del disinteresse di genitori che escono dal letargo solo quando si tratta di difendere l' amor proprio o lo scorrere del tran tran quotidiano (bhè, non tutti, ovviamente...) e a certi episodi riportati dalle cronache.

La deprivazione dell' autorità e la perdita del riconoscimento sociale del ruolo dell' insegnante trovo siano devastanti nei loro effetti, in termini di demotivazione, sia per i docenti (ad insegnare) che per gli alunni (ad apprendere)...

siamo arrivati a quella che un conoscente (insegnante) chiama "didattica difensiva"
caso eclatante nella classe di mio figlio (non entro nel dettaglio) che ha avuto come esito principale quello di "atomizzare" le relazioni tra i ragazzi
 
la soggettività della valutazione che ricomprende anche altri criteri personali (e che proprio per questo fa di un maestro/professore anche e soprattutto un educatore) lascia il posto all'oggettività nuda e cruda dei numeri.

stiamo preparando le nuove generazioni a confrontarsi con (subire?) il metodo con cui saranno misurati nel mondo del lavoro. solo numeri, appunto.
 
la soggettività della valutazione che ricomprende anche altri criteri personali (e che proprio per questo fa di un maestro/professore anche e soprattutto un educatore) lascia il posto all'oggettività nuda e cruda dei numeri.

stiamo preparando le nuove generazioni a confrontarsi con (subire?) il metodo con cui saranno misurati nel mondo del lavoro. solo numeri, appunto.
Sicuramente quel metodo porta vantaggi, tuttavia non riesce proprio a piacermi :(
 
Non scusarti, mi fa piacere :)

Dipende da insegnante a insegnante.

Alle elementari, mi son trovata benissimo, su questo. Alle medie (ancora in corso, per la figlia), il nulla assoluto sia per lei, sia per lui e quest'anno al liceo, la professoressa (precaria), arrivata a GENNAIO ( :-x nomine tardive come sempre), è bravissima anche con le letture assegnate a casa.
Vedremo il prossimo anno :rolleyes:



Per esempio, se posso...? (Solo per avere un' idea di come funziona oggi)

Ricordo che a me, durante le vacanze natalizie in prima liceo (sc), affibbiarono "I Buddenbrook" e "Opinioni di un clown"
 
È proprio così e, da mamma attentissima (su questo punto), mi do un gran da fare a casa, sia nel dialogo con la prole in tema, sia sullo stimolo all'approfondimento, alla fatica, e allo studio, sia nel rafforzare la figura delle docenti, sia nel mostrare loro quanto sia non solo utile, ma anche bello, poter studiare. È comunque un privilegio che nel mondo non tutt* hanno.

Ma è molto faticoso. Il clima attorno alla scuola va in tutt'altra direzione. :(


siamo arrivati a quella che un conoscente (insegnante) chiama "didattica difensiva"
caso eclatante nella classe di mio figlio (non entro nel dettaglio) che ha avuto come esito principale quello di "atomizzare" le relazioni tra i ragazzi


Certo che il quadro che delineate non è proprio bellissimo, almeno per me che ho vissuto esattamente l' opposto e non riesco a riconoscere un modello di scuola di questo tipo...
 
Per esempio, se posso...? (Solo per avere un' idea di come funziona oggi)

Ricordo che a me, durante le vacanze natalizie in prima liceo (sc), affibbiarono "I Buddenbrook" e "Opinioni di un clown"
Ogni mese hanno letto un libro diverso, anche accogliendo le indicazioni della classe: a febbraio, mese di S. Valentino, avevano da leggere un romanzo d'amore (difficilissimo, specialmente per i ragazzI:D ). Non ricordo la lista tra cui scegliere, ma mio figlio ha scelto "Le notti bianche" di Dostoevskij. L'ha poi presentato, da ragazzino di 14 anni, che ancora non sa nulla di letteratura russa dell'800, ponendo l'accento sulle diversità del corteggiamento tra quei tempi e oggi e, soprattutto, su come è stata resa l'atmosfera, che ha tinto di sogno tutto quanto, Sanpietroburgo compresa.

A marzo, romanzo fantastico, o fantascientifico o fantasy. Lui ha scelto il romanzo fantastico: "Il ritratto di Dorian Gray", ma non gli è piaciuto moltissimo. L'ha presentato focalizzandosi sulla personalità del protagonista.

Ad Aprile, il giallo. E lui ha scelto "Dieci piccoli indiani", la cui presentazione gli è valsa un grande apprezzamento. Si è concentrato sull'autrice e sulle peculiarità di quel giallo per la sua epoca: il macabro fil rouge della filastrocca, l'inevitabilità del finale tragico con varie simbologie.

Maggio, romanzo storico e ha appena finito "il gattopardo" ma non credo che verrà chiamato per la presentazione, e poi non gli è piaciuto. Credo che farà un lavoretto schifosetto. :D
 
la soggettività della valutazione che ricomprende anche altri criteri personali (e che proprio per questo fa di un maestro/professore anche e soprattutto un educatore) lascia il posto all'oggettività nuda e cruda dei numeri.

stiamo preparando le nuove generazioni a confrontarsi con (subire?) il metodo con cui saranno misurati nel mondo del lavoro. solo numeri, appunto.


Sicuramente quel metodo porta vantaggi, tuttavia non riesce proprio a piacermi :(



Verissimo.
Purtroppo, dal mio punto di vista.

Il monopolio del numero come criterio di giudizio unico non piace neppure a me: ha il pregio della chiarezza, ma difetta nell' eccesso di sintesi ed elimina le inibizioni, se
utilizzato come solo obiettivo da conseguire senza i filtri che solo una "noiosa" pedagogia può dare.
Il monopolio del numero è la via più rapida per giustificare il moral hazard
 

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