Cazzeggiando per il web,,ho incontrato queste news..

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IN PORTOGALLO COME IN GRECIA
500.000 lavoratori
del pubblico impiego in sciopero
RIVOLUZIONE DEMOCRATICA: IN PORTOGALLO COME IN GRECIA




Un referendum per il default.
WOLFSTEP®: Un referendum per il default.





Un italiano su 4 si vergogna dell'Italia
Un italiano su 4 si vergogna dell'Italia - In Breve - ANSA.it




GEORGE SOROS E’ EFFETTIVAMENTE IN GRADO DI PROVOCARE IL CROLLO DELL’EURO ?
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6831




Put Call Ratios
Put Call Ratios - Borsa Italiana



:ciao::ciao::ciao:
 
SE ATENE FALLISCE E' MEGLIO PER TUTTI
di WSI

Bacchettata all'Ue da parte del noto investitore Jim Rogers. Intervenuto da Vienna ha parlato di effetti benefici per l'euro e per la stessa Grecia e si e' schierato in difesa dei fondi hedge, che non avrebbero nessuna responsabilita'.


Una bancarotta della Grecia farebbe bene a tutti, in primis all'euro. Il motivo e' semplice: il fallimento di Atene dimostrerebbe che i requisiti per far parte dell'Unione Europea sono forti e quindi la valuta europea potrebbe apprezzarsi.

E' questa la chiave di lettura proposta da Jim Rogers. Parlando da Vienna, il presidente di Rogers Holdings ha spiegato ai microfoni di Bloomberg che "questo scenario non si sta ancora realizzando ma e' quanto potrebbe accadere. Il default di Atene sarebbe positivo per la stessa nazione ellenica, per l'euro...insomma, per tutti".

Secondo l'esperto, l'euro verrebbe considerato come una valuta "seria" perche' "il messaggio che arriverebbe agli osservatori e' che non si possono spendere quattrini senza averne a disposizione, che non si puo' peggiorare il deficit oltre il 12% del Pil, e che non si puo' semplicemente stampare moneta per far si che tutti corrano in soccorso al problema di alcuni".

Rogers minimizza l'importanza del peso della Grecia all'interno dell'Unione Europea e dunque delle conseguenze di un eventuale fallimento per il Vecchio Continente: "rappresenta soltanto il 2% del Prodotto interno lordo di tutta l'Eurozona".

Attenua anche i toni accusatori rivolti contro gli hedge fund, considerati responsabili dello scivolone dell'euro nei giorni in cui la crisi di Atene aveva portato le preoccupazioni ai massimi livelli. "Hanno semplicemente capito che le condizioni di quel paese erano brutte e quindi hanno iniziato a vendere. E' accaduto esattamente quanto osservato in America con Fannie Mae. Quando gli investitori capirono che l'agenzia governativa viaggiava in cattive acque hanno venduto i relativi titoli. Ovviamente ci sono anche gli speculatori che cercano di prendere vantaggio dalla situazione, cosi' come farebbe chiunque alla notizia di un nuovo giacimento di oro".
 
RIVOLTA CONTRO LE BANCHE USA: L'EUROPA SI VENDICA E CHIUDE LE ASTE DI BOND
di WSI

Accusati di aver provocato la crisi, agli istituti americani verra' proibito di partecipare alle emissioni di titoli sovrani europei. "Di loro non ci si puo' fidare", prendono ancora troppi rischi. Fuori pure Goldman
.

Piovono accuse pesanti contro i big della finanza americana da parte dei governi europei. Gli istituti di Wall Street non hanno imparato nulla dalla crisi e dagli errori commessi in passato. Il loro atteggiamento non e' cambiato di una virgola: i profitti vengono prima della stabilita' del sistema finanziario.

Come rappresaglia contro il ruolo chiave giocato dalle banche Usa nella crisi finanziaria, i Paesi europei stanno cercando di impedire alle banche di fare accordi troppo redditizi nell'emissione di titoli del debito governativo del valore di centinaia di miliardi di euro.

Per la prima volta in cinque anni, infatti, nessuna banca americana compare nella lista dei bookrunner in Europa, stando ai dati raccolti da Dealogic e messi a disposizione del quotidiano britannico the Guardian. Morgan Stanley e' la prima Usa ma solo al numero 10.

Goldman Sachs e' sempre stata quella piu' attiva, ma e' sparita. Nel 2006 era al numero cinque, mentre l'anno successivo figurava all'ottavo posto. JP Morgan era nella top ten l'anno scroso, nel 2007 e nel 2006 ma quest'anno non compare nella speciale classifica.

"I governi non hanno fiducia nelle banche piu' grandi di Wall Street, non credono che la loro eccessiva propensione al rischio sia cambiata, con i profitti che vengono prima della stabilita' del sistema finanziario", ha osservato Arlene McCarthy, vice presidente del comitato di affari economici e monetari del parlamento europeo.
 
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IL PIÙ GRANDE ATTACCO VALUTARIO DEGLI ULTIMI ANNI
I lavori, per la verità, sono già in corso da tempo: a novembre i mercati davano la possibilità di una tale discesa del dollaro a 33 a 1.

Oggi le puntate vengono accettate a 14 a 1. Quello che agli occhi dei comuni mortali potrebbe sembrare un complotto, nel linguaggio dei manager degli hedge fund ha un nome molto più rispettabile: «Idea dinner», una sorta di brain storming della speculazione. Abbattere la moneta unica europea è infatti solo uno di 23 possibili spunti d'investimento messi nel menù della serata: si parla anche di scommettere sul rialzo del dollaro canadese e della Philip Morris, e di trafiggere con «put» al ribasso la Bank of America e la Wells Fargo.

ComeDonChisciotte - IL PIÙ GRANDE ATTACCO VALUTARIO DEGLI ULTIMI ANNI




L’Agenzia delle Entrate dà i numeri?
?L’Agenzia delle Entrate dà i numeri?




Parliamo di “stop loss”
Il blog di NAFOP … bussola per il risparmiatore navigante




Il giochino della Confidence ha colpito ancora: anche il caso Grecia è stato momentaneamente archiviato ristabilendo semplicemente la "fiducia sulla carta", senza cambiare una virgola nella realtà attuale
LA GRANDE CRISI




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Occhi puntati sulla Gran Bretagna: sarà la prossima Grecia?

Ormai siamo al delirio di onnipotenza. Francia e Germania, attraverso i rispettivi leader, stanno trattando l'Unione Europea come fosse il loro collegio elettorale: fanno, disfano, propongono e poi ritirano, correggono il tiro e poi tornano alla carica.
Il compiacente José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea in lizza per farci rimpiangere amaramente Romano Prodi, lancia strali contro gli speculatori e il mercato: «Questi mercati sono tanto mobili quanto opachi. La Commissione chiederà spiegazioni e soprattutto porterà all'attenzione dei partner mondiali la questione a livello di G20». Al centro della discussione, come sempre, i cds, ovvero quegli strumenti finanziari di hedging che funzionano come assicurazione sul rischio di controparte di una terza unità.

Nella volontà di Sarkozy, Merkel e Barroso, infatti, ci sarebbe il bando totale del naked short sui cds di debito sovrano al fine di evitare casi di speculazione come avvenuto - a loro avviso - per la crisi greca. Il naked short, in parole povere, significa trattare al ribasso un cds di cui non si è in possesso: pratica malvagissima ma sicuramente meno inaccettabile del ridurre uno Stato a una sorta di deposito di debiti come fatto dalla Grecia e, come tra poco scopriremo, dalla Spagna del tanto decantato Zapatero.

Peccato che questi signori parlino di cose che non conoscono. Primo, i cds non sono trattati in Borsa ma privatamente, non sono azioni od obbligazioni: quindi, se bando deve essere, questo deve essere anche globale. Se infatti si vieta lo short in Europa, nessuno può vietare a chicchessia di andare a trattare l'acquisto a New York. E, secondo voi, gli americani acconsentiranno alle richieste di Barroso e soci solo per il bene della povera Grecia? Soprattutto mentre mezza Wall Street sta scommettendo contro l'euro e l'altra sta cercando il modo per scaricare su qualcuno dei Pigs il costo, in fatto di affronto, della volontà franco-tedesca di dar vita a una sorta di Fondo Monetario Europeo?

Non fateci ridere, per favore. Inoltre c'è un altro particolare che il triumvirato si scorda: occorre definire per bene cosa si intende per naked shorting sui cds. Il perché è presto detto: significa che una banca o un investitore deve essere in possesso del bond sottostante per poter operare oppure possono farlo anche se sono in possesso di assets sottostanti, ad esempio equities? Non è questione da poco, se vogliamo ragionare seriamente di regolamentazione e non di chiacchiere populistiche.

Facciamo un esempio pratico: molte banche e investitori, infatti, hanno usato i cds greci come copertura per le loro esposizioni non solo verso il mercato dei bond ellenici, ma del mercato degli assets di quel paese in generale, come equities o partecipazioni azionarie nelle aziende di quel paese. Come ci si regola in quel caso? Non è loro sacrosanto diritto mettersi in posizione difensiva verso uno Stato alle soglie dell'insolvenza argentina i cui cittadini più abbienti, in nome del bene comune, hanno già spostato 7 miliardi di euro a Cipro, in Svizzera e in Germania per paura di perdere tutto?

È colpa delle banche - sì, le stesse banche che piangono miseria e attaccano gli speculatori e poi si comportano allo stesso modo, se non peggio - e degli hedge funds se il governo di Papandreou ha ereditato dei conti pubblici da terzo mondo e ora deve stringere draconianamente la cinghia per non andare in default e rifinanziare prima e ripagare poi i debiti contratti? I quali, solitamente e per buona creanza, andrebbero onorati e non dilazionati attraverso piagnistei in sede europea o al Fondo Monetario dopo che per anni Atene si è rivolta a ben altre entità per nascondere i debiti, leggi Goldman Sachs.

Ma questo non si sa, non è dato a sapere: il triumvirato parla di ghigliottina contro la speculazione ma lo fa solo perché in questo periodo va di moda. E soprattutto perché deve distogliere l'attenzione dall'altra colossale topica in cui è incorso: la creazione del cosiddetto Fondo Monetario Europeo, entità di fatto parallela alla Bce che ha già fatto saltare i nervi alla Bundesbank (dove i conti su pro e contro sanno farli) e al Bundestag ma che, soprattutto, per essere creata necessita di modifiche, deroghe e stravolgimenti dei Trattati in atto, complicazione che la Francia ha già detto di voler evitare non vedendo la questione «come prioritaria».

Perché l'hanno proposto allora? Perché danno fiato alla bocca invece di pensare seriamente a cosa fare della Grecia, ovvero lasciarla al suo destino salvo intervenire in caso di rischio di effetto domino sulla Spagna e quindi su tutta l'eurozona e la tenuta della moneta unica in generale?

Chissà. Una cosa è certa, come faceva notare ieri Martin Wolf sul Financial Times: la tesi tedesca della rigidità fiscale necessita, kantianamente, dell'antitesi spagnola del deficit. Insomma, la Germania deve scegliere se continuare il suo cammino solitario all'interno dell'Ue, forte dei dati macro e dei surplus, oppure essere meno Germania per rendere l'eurozona più forte e soprattutto possibile come spazio politico e non solo monetario. Wolf definisce l'attuale crisi «il peggior incubo tedesco dai tempi della riunificazione»: e ha, come spessissimo capita, ragione.

Il deficit fiscale di Spagna e Irlanda, ad esempio, è spaventoso e non più sopportabile: quale dei due sarà la prossima Grecia? Chi li salverà? Un altro piano congiunto franco-tedesco? La Bce? Il nuovo Fondo Monetario Europeo o quando le leve dello short colpiranno davvero pesante si smetterà di chiacchierare a vuoto rispetto a bandi e tagliole e si correrà a chiedere pietà all’Fmi? La situazione generale è grave, molto grave e quindi serve estrema serietà da parte di politici, burocrati e regolatori: nessuna delle tre categorie, però, ce la sta fornendo.

In compenso le società di rating, socie degli speculatori, che invece si ammantano della postura di giudici imparziali e regolatori del mercato, stanno spianando la strada alla prossima scommessa: l'abbassamento del rating della Gran Bretagna con il downgrading da AAA «in caso non venga posto, seriamente e in fretta, un argine all'aumento del debito pubblico, il peggiore in assoluto nel club dei paesi a tripla A». Lo dice, chiaro e tondo, Fitch attraverso Brian Coulton, capo del dipartimento dei rating sovrani dell'agenzia: il deficit britannico sul Pil è al 12,6%, e quindi si potrebbe anche pensare a una soluzione shock del genere.

Ma, come abbiamo detto giorni fa, l'indipendenza monetaria è ciò che mette al riparo la Gran Bretagna da rischi di rifinanziamento del debito, a differenza della Grecia ad esempio. Certo il mercato dei bond inglesi patisce molto l'inflazione e l'ipotesi di una maggioranza non qualificata alla prossime elezioni spaventa i mercati ed elettrizza gli speculatori, ma vedrete che nulla di questo accadrà: anzi, la sterlina si riprenderà e a pagare il conto sarà il sopravvalutato euro, destinato a finire a quota 1,30-1,40 sul pound entro settembre.

La grande incognita globale ora resta la Cina: accetterà la rivalutazione della sua moneta e il peg con il dollaro come annunciato oppure userà ancora il ricatto della diversificazione di riserve e investimenti per spaventare Washington? Una cosa è certa: avendo acquisito tutti i porti del Pireo, oltre a molto altro, tantissimi cds a copertura delle equities greche sono stati comprati da Pechino: chissà come mai né Barroso, né la Merkel, né Sarkozy hanno lanciato strali e puntato il dito.

Lo strabismo verso New York, Londra e il libero mercato è davvero grave nel caso del nostro triumvirato: o, come diceva Nicholas Ridley, ministro della Thatcher, nel 1990, riferendosi all'unione monetaria europea, si tratta di «un racket tedesco creato per conquistare l'Europa». Certo i termini furono forti e gli costarono il posto ma, alla luce di quanto sta accadendo in queste ore, forse non aveva tutti i torti a livello di contenuti.

Mauro Bottarelli
 
fonte:Icebergfinanza

INSIDER: LA GRANDE FUGA!

Non di rado negli ultimi mesi abbiamo evidenziato come spesso gli insider, ovvero coloro che come manager o dirigenti di azienda sono in possesso di informazioni riservate spesso di dominio non pubblico, sono alcuni dei migliori termometri ed indicatori di mercato.

Che si tratti di assimetrie o di informazioni privilegiate, gli insider sono spesso l'ago della bilancia dei mercati, in maniera particolare quando alleggeriscono le loro posizioni, scaricando azioni sul mercato. Inutile ricordare al lettore che spesso gli insider a conoscenza del possibile fallimento della propria azienda trovano il modo di liberarsi dei propri pacchetti azionari senza destare il minimo sospetto o quasi. Il loro tempismo talvolta è a dir poco leggendario, ma nella sostanza complessivamente agiscono con riflessi incondizionati, che preannunciano movimenti importanti nei mercati.

Su Pragcap.com scopriamo che la recente esuberanza dei mercati non è stata accolta con molto entusiasmo dagli insider, i quali nella settimana terminata il 26 febbraio, hanno venduto la bellezza di 1, 88 miliardi di azioni rispetto ai soli 13, 22 milioni acquistati, con vendite aumentate sostanzialmente la scorsa settimana. Questo è il più alto livello di vendita dall'inizio dell'anno. Naturalmente come sottoline l'articolo non è tanto il volume di vendita che attira l'attenzione o il suo rapporto, ma la mancanza di acquisti, di fiducia nella dinamica del rialzo stesso, dinamica che si sta presentando anche sul mercato cinese. Alcune interessanti tendenze nelle vendite, aiutano a comprendere meglio le dinamiche dei vari settori.

Bloomberg inoltre segnala che alcuni fondi stanno bruciando liquidità al ritmo più veloce da oltre 18 anni, facendo scendere al 3,6 % le riserve di liquidità, rispetto al 5,7 % del gennaio 2009. Ecco che allora torna alla mente l'alba dell'ormai famigerato ottobre rosso 2007, quando lo S&P500 si avviò sullo scivolo che l'avrebbe portato 18 mesi più tardi a scendere all'inferno, toccando l'esoterico livello 666 virgola punti.

Oltre 369 miliardi di dollari immessi nei fondi obbligazionari a reddito fisso (...e meno male che sono in pochi a leggere Icebergfinanza ) dal marzo 2009, contro le briciole dei 23,4 miliardi destinati alla favola della ripresa. Secondo l'articolo vi sono oltre 3000 miliardi di dollari giacenti nei fondi monetari a rendimento nullo che attendono il momento di tornare a dipingere cieli blu infiniti nei rendimenti ( Bloomberg ) Ovviamente è tutto da dimostrare ma l'unica cosa certa è che i volumi raccontano il basso livello di riserve dei fondi azionari, che prelude ad una nuova dinamica per lo S&P500.

Confesso di essere ancora oggi affascinato dall'oceano di ingenuità di coloro che guardano a questa ripresa dei mercati azionari, come un atto di fiducia costruito su fragili basi derivate, che dimenticano la realtà dei volumi che accompagna questo movimento. Ma non solo, se date un'occhiata al Commitments of Traders vi accorgerete che non sono solo gli Insider che si stanno disfando delle proprie azioni ma anche alcuni pezzi da novanta. I volumi sono ai minimi degli ultimi decenni!

Non ho idea di quanto potrà durare questa illusione, sostenuta da un oceano di liquidità che foraggia la speculazione, ma per chi non lo avesse ancora compreso questo è solo un sussulto intermedio, all'interno di un profondo mercato orso secolare, un ridimensionamento di medio e lungo termine che accompagnerà il prossimo decennio perduto dell'economia occidentale. Fanno francamente sorridere gli "happy birthday bull market" sparati in prima pagina nei maggiori siti americani.

Non importa se i media e il consensus si sforzerà di dipingere i dati che verranno come influenzati dalla neve o dalla luna, la realtà occupazionale, profonda, quella nascosta, la dinamica immobiliare con la prossima ondate di mutui Arms con i suoi inventari ombra, le vendite allo scoperto, la tentazione di posporre la realtà, modificando regole e contabilità, il deleveraging e l'immenso arsenale di derivati che tuttora è presente nei mercati insieme alla speculazione più selvaggia, unitamente alle dinamiche deflative in corso, confermeranno nel tempo il prossimo decennio perduto.

Ho parlato con un ragazzo che lavora in una grossa ditta di commercio di materie prime, il quale mi ha confermato che prevedono almeno quattro o cinque anni, prima di tornare al "business as usual" e i livelli pre crisi molto probabilmente non si rivedranno per lungo tempo. Figurarsi cosa significa per l'occupazione una simile aspettativa, confermata ultimamente da alcune autorevoli voci.

Riconfermo per l'ennesima volta la mia visione di sopravvalutazione dei mercati di almeno il 25/30 % rispetto alla media storica degli utili attesi negli ultimi dieci anni, evidenziati dall'indice CAPE SHILLER. Tutto ciò non significa che l'intervento divino non possa spingerli alla ricerca di una nuova e devastante bolla seguita da un crollo improvviso e violento.

Il recento dibattito apparso sul WSJ WSJ tra Robert Shiller e Jeremy Siegel, non può che non vedermi d'accordo con una delle mie stelle polari in questa crisi, ovvero Robert. I due amici, importanti economisti duellano sul futuro dello S&P500, sulle dinamiche che verranno. Shiller sostiene che nonostante i due crolli dell'ultimo decennio, le azioni hanno passato tutto il loro tempo degli utlimi due decenni, ben oltre la media storica del 16,36 sotto evidenziata e che il mercato immobiliare di cui è un autentico luminare, sta per svoltare di nuovo verso il basso.

Siegel dal canto suo ricorda a tutti che ... "This is an extremely cheap market," he says, and its future is bright. ... questo è un mercato estremamente a "buon mercato" e il suo futuro è luminoso!

Oh Yes, mister Siegel, ascoltandola mi tornano alla mente le leggendarie parole di un certo Irving Fisher quando prima del crollo del '29, dichiarò pubblicamente, ma non solo lui, che un altipiano permanente di prosperità attendeva l'America e i mercati azionari. Bene si tratta solo di scegliere, di scegliere da quale lato della regata stare, se controvento o a favore e....buona fortuna. Noi la nostra scelta l'abbiamo già fatta da tempo, da ormai un anno, l'isola di Robinson Crosue, la nostra isola ha datto i suoi frutti.

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Icebergfinanza segue da tempo alcuni indicatori di fiducia che spesso sono snobbati dai mercati ed in particolare quello della National Association of Independent Business NFIB, che contribuisce per oltre due terzi alla creazione di posti di lavoro nel settore dei servizi americano.

Ebbene il loro indice di fiducia, quello delle piccole e medie imprese americane, spina dorsale dell'economia americana come di quella italiana, è scesco di 1,3 punti a febbraio, cancellando l'ottimismo del mese di gennaio e registrando un persistente pessimismo che non trova eguali nelle storia dell'associazione. Difficoltà di accesso al credito, poca propensione ad investiomenti in conto capitale e espansione degli inventari, unitamente a vendite anemiche, sono solo alcuni dei fattori che determinano il pessimismo delle piccole medie imprese.

Comunque vada ognuno è libero di scegliere la sua rotta, la nostra stella polare è l'analisi fondamentale, una stella polare che fa rima con il nostro moto, ovvero " La Verità è figlia del Tempo " il tempo in grado di mitigare qualsiasi illusione, di un mondo che non vuole riconoscere il suo epocale ridimensionamento.
 

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