Certificati "China opportunity" della Deutsche Ban

giuseppe.d'orta

Forumer storico
I "China opportunity" della Deutsche Bank rientrano nella categoria dei certificati: si tratta di strumenti che replicano un indice, in questo caso creato per l'occasione, rappresentativo di titoli del mercato cinese.

Potremmo addentrarci nelle spiegazioni sul capitale non garantito, sulle commissioni annue di strutturazione, sulla quotazione su un mercato estero (Francoforte), sulla mancanza dei dividendi, ma c'e' un aspetto che ci suggerisce di non perdere tempo nell'analizzare prodotto.

Come si puo' leggere dal prospetto della prima emissione dei certificati, avvenuta lo scorso luglio, i proventi dovrebbero essere tassati a mezzo della "classica" imposta sostitutiva del 12.5% ma, secondo una diversa interpretazione, i certificati potrebbero essere considerati dal fisco italiano dei titoli atipici e, pertanto, i relativi proventi assoggettati ad una ritenuta alla fonte del 27%.

Se fossi un venditore Deutsche Bank mi vergognerei di presentare ai clienti un prodotto senza poter loro comunicare con certezza quante tasse dovrebbero pagare sugli eventuali guadagni, ma evidentemente la cosa e' ritenuta normale...poi, magari, si fa prima a non dire nulla.
 
Re: Certificati "China opportunity" della Deutsche

Voltaire ha scritto:
Potremmo addentrarci nelle spiegazioni sul capitale non garantito, sulle commissioni annue di strutturazione, sulla quotazione su un mercato estero (Francoforte), sulla mancanza dei dividendi, ma c'e' un aspetto che ci suggerisce di non perdere tempo nell'analizzare prodotto.

Come si puo' leggere dal prospetto della prima emissione dei certificati, avvenuta lo scorso luglio, i proventi dovrebbero essere tassati a mezzo della "classica" imposta sostitutiva del 12.5% ma, secondo una diversa interpretazione, i certificati potrebbero essere considerati dal fisco italiano dei titoli atipici e, pertanto, i relativi proventi assoggettati ad una ritenuta alla fonte del 27%.

Se fossi un venditore Deutsche Bank mi vergognerei di presentare ai clienti un prodotto senza poter loro comunicare con certezza quante tasse dovrebbero pagare sugli eventuali guadagni, ma evidentemente la cosa e' ritenuta normale...poi, magari, si fa prima a non dire nulla.

Se non ricordo male la ritenuta alla fonte del 27% viene applicata solo sui redditi di capitale. Mi verrebbe da dire che l'eventuale plusvalenza al momento della vendita rientra nel normale ambito di applicazione della normativa su capital gain. Se vuoi posso controllare.
 
Il fatto che non sia quotato a Milano non cambia l'aspetto fiscale del capital gain (rimane l'incognita proventi ma dovrebbe riferirsi a eventuali "cedole" che in questo caso non sono peraltro previste da quello che ho capito), ma aumentano i costi. I certificati hanno costi "occulti" come dici tu: alla fine non c'è un grosso risparmio rispetto ad un normale fondo/sicav (anzi per un'operatività assidua i costi sono sicuramente superiori); rimane però il vantaggio del timing.
 
i lati negativi ci sono, infatti: ma nemmeno perdo tempo a spiegarli, perché è davvero assurdo investire in qualcosa e non sapere nemmeno quali tasse si pagheranno, sempre che si guadagni.
 

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