Aggiornamento Websim sull'impatto dell'esproprio forzoso dei profitti delle banche con il cap annunciato ieri notte da Giorgetti:
Abbiamo ricalcolato l'imposta sugli extra-profitti per le principali banche italiane, tenendo conto delle indicazioni ricevute. Per Unicredit e Intesa Sanpaolo abbiamo considerato gli asset della casa madre italiana. Per tutte le banche, secondo le nostre stime, verrà applicato un limite dello 0,1% degli attivi. Secondo i nostri calcoli, gli effetti fiscali saranno limitati in media all'8% dell'EPS del 2023 e corrispondono all'1,4% della capitalizzazione di mercato delle società che seguiamo. Rispetto alle ipotesi iniziali, gli effetti sono molto più contenuti per le banche retail italiane e gli asset gatherers.
Nel dettaglio:
- UCG: tassa stimata di €436 milioni, con una riduzione dell'EPS del 6% nel 2023 e una diminuzione del 1% della capitalizzazione di mercato.
- ISP: tassa stimata di €715 milioni, con una riduzione dell'EPS del 10% nel 2023 e una diminuzione del 1,5% della capitalizzazione di mercato.
- BAMI: tassa stimata di €190 milioni, con una riduzione dell'EPS del 16% nel 2023 e una diminuzione del 2,8% della capitalizzazione di mercato.
- BPER: tassa stimata di €152 milioni, con una riduzione dell'EPS del 14% nel 2023 e una diminuzione del 3,8% della capitalizzazione di mercato.
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aggiornamento anche da Jefferies:
Nella serata di ieri una nota del Mef ha indicato che l`ammontare massimo
dell`imposta addizionale sugli extraprofitti delle banche non potra'
superare lo 0,1% del totale attivo. "Le nostre stime aggiornate" dopo la
nota del Mef "sono di un impatto in media di 30 punti base sul Cet1 per le
10 banche su cui abbiamo copertura, dimezzato rispetto a uno scenario
senza cap. Le societa' che beneficiano maggiormente dall'applicazione del
cap rispetto alle nostre stime precedenti sono FinecoBank, B.Generali,
B.Mediolanum e Bper", commentano gli analisti di Jefferies.