Cina: dopo il Sudamerica, l'Africa

sharnin

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Un altro antagonista in Africa, per gli americani, oltre la Francia

Africa «special partner» della Cina
In un documento Pechino spiega la sua strategia nel continente
IRENE PANOZZO *

Che il gigante cinese sia lanciato alla conquista economica dell'Africa è un fatto acclarato. Ma pochi si sarebbero aspettati l'articolazione di una politica specifica nei confronti del continente da parte di Pechino, arrivata invece qualche giorno fa. Intitolato "La politica della Cina in Africa", il documento è il secondo del suo genere in tutta la storia della Cina popolare. Solo nel 2003 Pechino aveva preparato qualcosa di simile per la sua politica nei confronti dell'Ue. Ora è il turno dell'Africa, dove la Cina è presente in massa. Attirata dalle ricchezze minerarie del continente, in primis dalle sue riserve di petrolio e gas, necessari per far correre l'economia del paese. Alla Cina servono anche mercati in cui vendere i propri manufatti e l'Africa può soddisfare entrambe le necessità, traendo nel contempo vantaggio dai consistenti investimenti cinesi. Un rapporto interessante per tutti, fotografato nel nuovo documento che non tralascia nessun possibile ambito di cooperazione: politica, economica, sociale, infrastrutturale, culturale e via dicendo, per un totale di circa trenta diversi settori su cui costruire «un nuovo modello di partnership strategica». Naturale evoluzione di decenni di relazioni tra Pechino e i paesi africani. Non a caso il documento è stato presentato il 12 gennaio al ricevimento offerto dal ministero degli esteri cinese ai rappresentati diplomatici africani per ricordare il cinquantesimo anniversario dell'apertura delle prime relazioni diplomatiche bilaterali tra la Repubblica popolare e un paese africano. Era l'Egitto di Nasser, in rotta coi paesi del blocco occidentale per Suez e pronto a guardare a quelli comunisti per ottenere i fondi necessari alla costruzione della Grande Diga di Assuan, che arrivarono dall'Urss.
Cinquant'anni dopo è la Cina l'alternativa al monopolio Usa. E non è concorrenza che riguardi solo l'ambito economico. «La Cina continuerà a rinforzare la solidarietà e la cooperazione con i paesi africani nell'arena internazionale», recita il documento «e a cercare posizioni comuni sulle principali questioni internazionali e regionali». L'inequivocabile offerta di sostegno e copertura diplomatica in tutte le piazze che contano, a partire dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu, non è elemento di poco conto per regimi che spesso hanno molto da nascondere. E i paesi africani sanno che la Cina non promette invano. Lo si è visto negli ultimi due anni ogni volta che il Consiglio di Sicurezza ha cercato di censurare il governo del Sudan per le sue responsabilità nel conflitto del Darfur. La Cina ha fatto muro, difendendo quello che è al momento il suo principale fornitore di greggio in Africa (primato messo ora in discussione dall'accordo siglato il 9 gennaio tra la Nigeria e la Cnooc, la principale azienda petrolifera cinese, per lo sfruttamento di giacimenti offshore).
Il connubio affari-diplomazia è quindi un binomio già sperimentato. Ed è particolarmente vantaggioso per i governi del continente. Perché Pechino non pone condizioni politiche. O, meglio, ne pone solo una, facile da rispettare: aderire al principio di «una sola Cina», rifiutando di avere relazioni ufficiali con Taiwan. Una scelta conveniente, visto che la stragrande maggioranza dei paesi africani ha deciso di farla. Ultimo in ordine di tempo a rompere con Taiwan è stato il Senegal. Subito premiato. Il ministro degli esteri Li Zhaoxing, in visita fino al 19 gennaio in sei paesi dell'Africa occidentale, ha fatto tappa anche a Dakar. Dove ha dichiarato che la Cina vuole espandere la cooperazione tra i due paesi in tutti i campi. Nel frattempo, ha firmato assieme alla sua controparte senegalese un accordo di cooperazione economica e tecnologica.

*Lettera22
 
mentre gli USA sono stati concentrati a combattere un nemico che si sono costruitiad hoc


la Cina li sta surclassando
e presto diventerà la prima potenza mondiale
 

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