LA MM passa 1043 in closed
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di solito la storia si ripete ...solo per nn dimenticare ........,
ottobre è vicino........ , occcioooooo....
VEnerdì al max LUnedì dovrebbe accadere qualcosa
ti consiglio vivamente di mettere ke nn è un consiglio all'acquisto ......, ognuno opera con la propria testa.
IMPORTANTE
Cosa è successo martedì 29 ottobre 1929 a Wall Street?
Durante la crisi del ‘29, e la seguente Grande Depressione, americana e mondiale, produzione, reddito, salari, consumi, e risparmi si ridussero considerevolmente e rapidamente.
Nel decennio precedente l’economia americana era cresciuta ininterrottamente, il reddito nazionale crebbè del 23% tra il 1923 ed il 1929.
Gli anni venti furono definiti “gli anni ruggenti”, la seconda Rivoluzione Industriale portava all’umanità la Ford T, la catena di montaggio, l’aereoplano, la radio, il cinema, salari alti, le grandi industrie, interessi bassi sui prestito, una fiducia incondizionata (una fede religiosa) sui benefici di un mercato senza limiti di crescita.
Non c’era discorso al bar o per la strada che non toccasse alla fine il campo degli investimenti.
Dice il giornalista John Brooks, nel 1929, “tu puoi parlare di Proibizionismo, di Hemingway, di aria condizionata, musica, cavalli, ma alla fine devi perlare del mercato azionario, ed è lì che il discorso si fa serio”.
La "gente" pensava che il mercato non potesse far altro che salire, verso le stelle e ancor più su.
Quando il presidente Hoover fu eletto nel 1928, disse “Noi in America siamo più vicini al trionfo definitivo sulla povertà di quanto non sia mai accaduto nella storia di un paese.
La povertà sta svanendo”. L’editoriale del New York Times del gennaio ‘29, suggella, “Sono stai 12 mesi di progresso senza precedenti, di prosperità meravigliosa.
Se esiste la possibilità di giudicare il futuro dal passato, quest’anno sarà pieno di felicità e speranza”.
Sempre nello stesso anno il CEO della General Motors pubblicò un articolo, “Tutti devono essere ricchi”, in cui afferma che chiunque può diventarlo investendo solo 15$ alla settimana nella Borsa.
Si dimenticò di considerare che il reddito medio settimanale dei lavoratori americani era di circa 20$.
L’economista di Yale Irving Fisher, 5 giorni prima del martedì nero: “La nazione è avviata verso un livello elevato e stabile di prosperità”.
La speculazione in borsa cresceva a ritmi incredibili, ben oltre il valore reale dei beni trattati, i cittadini chiedevano prestiti alle banche per poter acquistare azioni. Malgrado il vento di ottmismo che soffiava neel vele di Wall Street, il paese reale erà però già in stato di depressione: la produzione industriale scese in 3 mesi da 126 a 117.
Malgrado i rischi di questo eccesso di speculazione ed ottimismo i giornalisti erano comunque invogliati (o costretti) a scrivere articoli compiacenti (l’era dell’ottimismo, il profumo della vita), seguendo a pappagallo il vociare degli esperti.
Solo una voce discorde, subito messa a tacere, dell’economista Roger Babson, che avvisava dei rischi di un imminente crollo gigantesco dei mercati.
Sempre lo stesso guru dell’economia Irving Fisher: “i dividendi stanno salendo, i dubbi svanendo… ci potrà essere una recessione nei prezzi delle azioni, ma nulla di simile ad un crollo del mercato”.
In fondo, aveva ragione, fino all’ottobre ‘29 il declino dell’attività industriale era stato modesto.
Ma già venerdì 18 il mercato si mostrò piuttosto debole, con alcune compagnie che subirono dei vistosi crolli.
Alcuni giornali avevano in copertina titoli allarmanti, ma il benemerito esperto Irving Fisher: “Mi aspetto che il mercato ritorni a valori ben più alti di adesso entro pochi mesi”.
Lunedì 21 ottobre 6 milioni di titoli vennero venduti, inizia lo sconcerto.
A quei tempi, senza l’informatica, esisteva un ritardo di qualche ora tra la chiusura del mercato e la quotazione finale, questo bastava a preoccupare gli investitori, che corsero a vendere.
Alla fine le perdite risultarono contenute, e l’immancabile dott. Fisher commentò “si tratta solo di frange lunatiche di investitori”.
Martedì 22 e mercoledì 23 le vendite continuarono a crescere, malgrado gli avvisi degli esperti di turno che si trattava solo di normali correzioni di prezzo.
Giovedì 24 vennero vendute 13 milioni di azioni a prezzi stracciati (4 milioni di scambi erano già una giornata intensa).
La maggior parte degli scambi avvennero al mattino.
A causa del ritardo nelle telescriventi (1,5 ore) le persone furono prese dal panico e vendevano ancora prima di sapere il reale prezzo delle azioni.
La polizia dovette intervenire davanti alle sedi delle Borse, dove molte persone si erano riunite.
Alle 12.30 alcune sedi furono chiuse, 11 famosi speculatori si erano suicidati gettandosi dalla finestra.
Le tre maggiori banche nazionali intervennero per fermare l’emoraggia: “Ci sono stati dei piccoli problemi negli scambi, per cause tecniche, ma la situazione è suscettibile di miglioramento”.
Richard Whitney, vice-presidente della Borsa di New York, si presentò nella sala scambi, e acquistò 10.000 azioni della US Steel.
La paura scemò rapidamente ed il mercato quel pomeriggio si risollevò un pochino.
Nei giorni successivi al giovedì nero il mercato sembra più tranquillo. Venerdì 25 e sabato 26 i prezzi si mantennero relativament stabili, il presidente Hoover affermò che l’economia era sana e stabile.
La "gente" era otttimista,
sapendo che i grandi banchieri potevano intervenire nell’evenienza di un nuovo giovedì nero.
La falsa speranza durò fino a lunedì 28, giorno di riapertura del Mercato. Ricominciarono le vendite, ancora più sostenute della settimana precedente (9 milioni di titoli), questa volta vendevano anche le banche ed i grandi investitori. Nessun eroe della finanza intervenne per ristabilire la fiducia nel mercato.
Time Industrials scesero di 49 punti, General Electrics di 48, Westinghouse di 34, Tel & Tel di 34 e Steel di 18.
Il peggio doveva ancora venire.
Martedì 29 il crollo definitivo.
L’indice Dow-Jones subì in quel giorno un crollo pari all’intero incremento dell’anno precedente, bruciando in un giorno la ricchezza accumulata in un anno. E’ il giorno più disastroso dell’intera storia del mercato azionario.
Già all’apertura del mercato quantità immense di azioni erano state messe in vendita e nessuno voleva acquistarle, ben 16 milioni di titoli.
Ma il crollo non era temporaneo, dovuto ad un panico irrazionale.
Alla fine del mese di ottobre l’indice di New York scese del 37%, ma il minimo si raggiunse nel marzo 1933, quando il mercato aveva ormai perso il 90% del valore che aveva nel ‘29.
Ci vollero 22 anni per recuperare quello che si era perso in 3 anni.
Ed in questi 3 anni il PIL americano crollò del 28%, la disoccupazione salì al 25%, aziende e famiglie non furono in grado di pagare i debiti.
L’intero mercato manifatturiero mondiale era sceso del 30-50%.
Il commercio mondiale si era ridotto di un terzo,
33 milioni di persone rimasero senza lavoro.
Numerose piccole banche fallirono, specialmente nel sud agricolo.
Ecco l’andamento della produzione industriale italiana dal 29 al 33 (indice 100 nel 1937): 90, 85, 77, 77, 82.
Sempre in Italia la disoccupazione (in migliaia): 301, 425, 734, 1,006, 1,019.
Tra le conseguenze della Grande Depressione: povertà e disoccupazione, abbandono scolastico, proteste organizzate, tensioni sociali.