Si parla tanto di auto elettriche, il problema principale sono le batterie e come ricaricarle in tempi brevi e comunque accettabili;
i costi lasciamoli al momento da parte.
Mi vengono spontaneamente due cose
Utopia, e fino a qui ……..con il tempo e con la paglia……..ogni cosa matura.
La relazione causa-effetto:
ecco, e qui …..
ho letto che si potrebbero mettere delle bobine affogate sotto asfalto nelle strade;
sembrerebbe un ottima idea ma vi viene un dubbio:
come la mettiamo con le onde elettromagnetiche?
Dobbiamo dotarci di gabbie di Faraday dentro le braghe?
No, i progetti pilota (anche in Italia) mostrano che i campi elettromagnetici generati rimangono ampiamente entro i limiti fissati da ICNIRP e normative europee;
le strade a ricarica induttiva sono una versione “muscolosa” dei caricabatterie wireless dei telefoni, ma con schermature e controlli molto più rigorosi.
Le misurazioni effettuate nei test su strada indicano che l’esposizione per i passeggeri è inferiore a quella che si ha stando vicino a un elettrodomestico acceso.
A meno che con queste braghe non si voglia lanciare una nuova linea di moda cyberpunk.
Quindi ottimo, ma siamo sicuri che tutto funzioni sempre correttamente? fare manutenzione puntuale a migliaia di km di strade mi pare un utopia;
la tecnologia può anche funzionare benissimo in laboratorio, ma poi arriva l’Italia reale, quella dove l’asfalto dura quanto un gelato al sole e i tombini hanno una vita interiore più ricca della nostra;
l’idea di fare manutenzione capillare a chilometri di bobine sotto strada ha un che di fantascienza… e non del tipo ottimista.
Poi arriva il solito trombone (vaccinato) sottuttoio:
Signori, abbiamo deciso: l’Italia sarà il primo Paese al mondo con la ricarica induttiva sotto l’asfalto.
Funziona così:
tu passi con l’auto e lei si ricarica;
se invece passi con l’autobus… si ricarica l’autobus;
se passa un cinghiale… si ricarica il cinghiale.
È l’innovazione.