Stellantis, 22,2 miliardi di oneri per cambio di strategia sull’elettrico
Consegnati 1,5 milioni di vetture nel quarto trimestre 2025 in crescita del 9%
di
Matteo Meneghello
6 febbraio 2026
Consegnati 1,5 milioni di vetture nel quarto trimestre 2025
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Le svalutazioni colpiscono anche Stellantis, che non passa indenne dal
cambio in corsa delle strategie di motorizzazione (dal focus sull’elettrico a una strategia ad ampio raggio) e, come
Ford e Gm nei mesi scorsi, si prepara a una maxi-correzione in bilancio.
Il gruppo italo-francese ha annunciato - in vista dei risultati dell’intero esercizio - oneri per circa 22,2 miliardi di euro nel 2025. È il costo (la possibilità di svalutazioni una tantum era stata segnalata già in occasione del terzo trimestre) del riposizionamento dell’azienda: la nuova strategia porta, infatti, alla cancellazione di modelli e programmi che non hanno prospettive di redditività. L’obiettivo - spiega Stellantis, che presenterà agli investitori il suo
nuovo piano industriale a maggio - è soddisfare le preferenze dei clienti e sostenere una crescita profittevole. I risultati finanziari preliminari per il secondo semestre 2025 evidenziano un miglioramento dei ricavi netti e del free cash flow industriale.
A causa della perdita netta del 2025 (attesa tra 19 e 21 miliardi) non saranno distribuiti dividendi.
Il gruppo automobilistico europeo - che ha annunciato anche la cessione della quota del
49% in Nextstar Energy, impianto per la produzione di batterie per veicoli elettrici in Canada, a LG Energy -
La stima consegne consolidate nel quarto trimestre 2025 pari a 1,5 milioni di unità, in crescita del 9% su base annua.
A trainare la crescita è il Nord America, dove le consegne sono aumentate del 43%,
in crescita anche Sud America, Medio Oriente e Africa, Cina e India e Asia-Pacifico.
Ciò è stato parzialmente compensato - spiega l’azienda - da un
calo nell’Europa allargata, (26mila in meno pari al -4% su base annua) per l’effetto combinato di un mercato dei veicoli commerciali leggeri in contrazione e di pressioni competitive.
«La reimpostazione che abbiamo annunciato - ha commentato il ceo Antonio Filosa - si inquadra nel percorso avviato nel 2025 per tornare a porre i clienti come punto di riferimento di ogni nostra decisione. Gli oneri riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, oltre che l’impatto delle criticità pregresse».
In questi mesi è mutato anche il contesto regolatorio, sia in Europa, con l’apertura alla possibilità di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nel territorio dell’Unione europea con elementi di maggiore progressività,
ma soprattutto negli Stati Uniti, con la decisione dell’amministrazione Trump di eliminare, lo scorso 30 settembre, il credito d’imposta federale di 7.500 dollari per gli acquirenti, e ridurre gli standard Cafe sull’efficienza di carburante, azzerando alcune sanzioni legate agli sforamenti di questi standard.
È in questo contesto che si inseriscono le recenti decisioni di altri due big player (come Stellantis) del mercato Usa,
come Gm e Ford. La prima ha annunciato all’inizio di ottobre altri 6 miliardi di oneri straordinari legati alla revisione della propria strategia (portando a 7,6 l’impatto complessivo, considerando altre correzioni precedenti), mentre la seconda, già in precedenza, aveva stimato in 19,5 miliardi la svalutazione, da spalmare però in più trimestri.