Fmi: petrolio su del 10%, Pil calerà dell'1,5%
dal sito del Corriere della Sera:
Fmi: petrolio su del 10%, Pil calerà dell'1,5%
Allarme del Fondo monetario internazionale: nel 2006 il prezzo del greggio alle stelle, crescita mondiale frenerà, anche l'Italia rischia
NEW YORK (USA) - Nubi fosche si addensano sull'economia mondiale e, di conseguenza, anche su quella italiana. L'aumento dei prezzi del petrolio del 10% circa potrebbe «comportare una minor crescita mondiale pari all'1-1,5%». È la stima fatta dal vicedirettore delle ricerche del Fondo monetario internazionale (Fmi), David Robinson, nel corso della conferenza di presentazione dei primi tre capitoli del World Economic Outlook 2006. Un calo non da poco, se si pensa che il governo uscente stima per l'Italia una crescita nel 2006 pari all'1,3% del Pil. Si prospetta quindi un 2006 che sia come il 2005 a crescita zero.
CARO GREGGIO - Le conseguenze dell'attuale caro greggio - spiega l'Fmi - persisteranno più a lungo di quanto accaduto in passato, aggravando gli squilibri dell'economia mondiale e aumentando il rischio che si producano shock improvvisi. Per far fronte all'emergenza il Fondo monetario internazionale raccomanda ai paesi consumatori di petrolio di trasferire integralmente l'aumento dei prezzi petroliferi mondiali sui prezzi energetici interni per ridurre il consumo di petrolio e attenuare gli squilibri globali delle partite correnti.
RISCHIO RECESSIONE - Un secondo elemento di allarme, a giudizio dell'Fmi è che il riciclaggio dei petrodollari sui mercati dei capitali internazionali contribuisce a mantenere i tassi di interesse a un livello contenuto negli Stati Uniti, «alimentando ulteriormente il deficit delle partite correnti». E «l'elevato deficit nelle partite correnti accresce il rischio di un aggiustamento verso il basso del dollaro che porterebbe a un aumento dei tassi di interesse e, in definitiva, potrebbe tradursi in una recessione».
INFLAZIONE E TASSI D'INTERESSE - Da circa due anni nei paesi industrializzati, e in diverse economie emergenti, il caro vita si mantiene su livelli «sensibilmente moderati - prosegue l’Fmi - nonostante il sensibile incremento dei prezzi delle materie prime, il vigore della crescita economica e politiche monetarie generalmente accomodanti. Tuttavia la mondializzazione non garantisce che quest’anno o negli anni a venire l’inflazione continuerà a rivelarsi debole». A pesare sono la perdurante forza della crescita globale, che si accompagna con una diminuzione delle capacità produttive inutilizzate, tendenze che hanno finito per ridurre l’effetto moderatore che il calo dei prezzi alle importazioni può esercitare sull’inflazione. In agguato potrebbe esserci una ripresa dei prezzi alle importazioni, avverte l’Fmi, con un conseguenti aumenti delle pressioni inflazionistiche e irrigidimenti delle Banche Centrali sulle politiche monetarie.
13 aprile 2006