giuseppe.d'orta
Forumer storico
...assumendo la bellezza di trentamila persone. Si tratta di dipendenti assunti a tempo determinato (i "trimestrali") che avevano fatto ricorso, spesso vincendolo, per essere assunte a tempo indeterminato.
Decisione da tipico carrozzone politico quali le Poste sono sempre state, condizione da cui stanno (stavano?) da pochi anni liberandosi sistemando i conti da sempre in deficit ( spingendo all'inverosimile, però, dei pessimi prodotti finanziari, come ben sappiamo: http://www.investireoggi.it/io/canali/Risparmio/index.php?pag_id=63&p_id=351455 ).
Le elezioni molto vicine hanno inciso non poco sulla decisione, infatti. Trentamila persone moltiplicato una media di cinque voti a testa fanno sempre centocinquantamila voti.
Trionfanti i sindacati, ovviamente: "E' un accordo che ha una grande valenza politica e oggettiva in un momento in cui l'azienda postale ha bisogno di serenità per affrontare la fase di liberalizzazione dei mercati postali".
Un monopolista che sta gradualmente perdendo il monopolio (dal primo gennaio è liberalizzato il servizio di consegne a partire da 50 grammi, il grosso della liberalizzazione ci sarà in futuro coi pesi inferiori) assume decine di migliaia di persone? Si è sempre visto il contrario.
La decisione peserà non poco sul progetto di quotazione delle Poste. Già si discuteva sull'opportunità di scorporare i servizi finanziari dal resto dell'attività, ora con un fardello ulteriore costituito da trentamila dipendenti del ramo postale sarà ancora più complicato gestire la privatizzazione.
Potremmo facilmente assistere ad appetiti da parte dei big del settore creditizio ad accaparrarsi una rete di oltre quattordicimila sportelli, presente ovunque e consolidata tra il pubblico al punto tale da riuscire a vendere a man bassa prodotti finanziari molto mediocri. Poste Vita, ad esempio, partendo da zero è diventata in pochi anni una delle principali aziende assicurative nazionali.
Le pesantissime reazioni delle banche francesi alla fresca trasformazione in banca delle Poste ne testimoniano, appunto, il potenziale di vendita. Le banche italiane, a quel punto, potrebbero decidere di allearsi ad un nemico altrimenti difficile da combattere.
Decisione da tipico carrozzone politico quali le Poste sono sempre state, condizione da cui stanno (stavano?) da pochi anni liberandosi sistemando i conti da sempre in deficit ( spingendo all'inverosimile, però, dei pessimi prodotti finanziari, come ben sappiamo: http://www.investireoggi.it/io/canali/Risparmio/index.php?pag_id=63&p_id=351455 ).
Le elezioni molto vicine hanno inciso non poco sulla decisione, infatti. Trentamila persone moltiplicato una media di cinque voti a testa fanno sempre centocinquantamila voti.
Trionfanti i sindacati, ovviamente: "E' un accordo che ha una grande valenza politica e oggettiva in un momento in cui l'azienda postale ha bisogno di serenità per affrontare la fase di liberalizzazione dei mercati postali".
Un monopolista che sta gradualmente perdendo il monopolio (dal primo gennaio è liberalizzato il servizio di consegne a partire da 50 grammi, il grosso della liberalizzazione ci sarà in futuro coi pesi inferiori) assume decine di migliaia di persone? Si è sempre visto il contrario.
La decisione peserà non poco sul progetto di quotazione delle Poste. Già si discuteva sull'opportunità di scorporare i servizi finanziari dal resto dell'attività, ora con un fardello ulteriore costituito da trentamila dipendenti del ramo postale sarà ancora più complicato gestire la privatizzazione.
Potremmo facilmente assistere ad appetiti da parte dei big del settore creditizio ad accaparrarsi una rete di oltre quattordicimila sportelli, presente ovunque e consolidata tra il pubblico al punto tale da riuscire a vendere a man bassa prodotti finanziari molto mediocri. Poste Vita, ad esempio, partendo da zero è diventata in pochi anni una delle principali aziende assicurative nazionali.
Le pesantissime reazioni delle banche francesi alla fresca trasformazione in banca delle Poste ne testimoniano, appunto, il potenziale di vendita. Le banche italiane, a quel punto, potrebbero decidere di allearsi ad un nemico altrimenti difficile da combattere.