Piero Welby (2 lettori)

Fleursdumal

फूल की बुराई
io ringrazio Piero perchè sta dando la possibilità di discutere su importanti temi civili

melodie io non capisco , sarà perchè son diffidente di natura verso la giustizia itagliana che non si sa mai bene come funziona e viene amministrata , perchè sti magistrati hanno perso mesi a rimpallarsi la responsabilità di dire qualcosa di chiaro a proposito e appena la faccenda si è tristemente conclusa col solito protagonismo , invece di rispettare la volontà dei parenti che volevano la camera ardente in casa , con la solita barbara prepotenza hanno immediatamente trafugato il corpo per fare una autopsia che non si sa bene a cosa può servire.
 

melodia

Forumer storico
fleur, rispetto il vostro pensiero e comprendo pure che sia dettato da
un filo, ma giusto un filino appena appena, di anarchia, ma il punto di vista
dal quale io osservo la questione è diverso dal vostro :)
 

genesta

Forumer attivo
Bello questo accomunare i pensieri di ciascuno di noi con "vostro" pensiero che si differisce dal "mio" ... il che manifesta un eccesso di egocentrismo.

A parte questo disappunto, la cura di cui parli, melodia, che non é accanimento, chi credi che l'abbia voluta?

Perché, se credi l'abbiano imposta i medici, é qui che assorbi l'equivoco comune.

La scelta la fa il malato, nessun medico può importi di curarti.

Ci sei?

Bene, a questo punto, il malato che ha scelto di farsi curare, può chiedere, sempre per scelta, di interrompere la cura?

No? Non può farlo? Gli imponi di continuarla? Ti ostini a somministrargliela? Allora é accanimento!
 
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell’Associazione Coscioni

Caro Presidente,

scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”.

L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna.
Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Piergiorgio Welby
 

genesta

Forumer attivo
Per la cronaca, ecco l'articolo della costituzione, che poteva avere un qualche valore quando la costituzione italiana aveva un qualche valore.

Articolo 32 della Costituzione Italiana

"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della

collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un

determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in

nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana."
 

felixeco

Forumer storico
premesso che sono totalmente contrario alla eutanasia

Noi non siamo padroni della ns vita.
Creato un precedente si andrà a scalare e si arriverà a decidere "nell'interesse del malato"
..............magari danaroso.

Il caso Welby è diverso.Se fosse arrivato un alluvione..........e fosse andata via la luce per qualche ora sarebbe finita comunque.
Senza tirare in ballo la Chiesa e tutte le solite frasi trite contro.

Se i radicali non avessero messo dentro tutto il repertorio di cosa vogliono cambiare, ricordandoci aborto ,droga libera ecc. il discorso sarebbe stato diverso e forse meno partigiano.
Pace all'anima di Welby :(
 

felixeco

Forumer storico
tu credi di esserlo

Ma qualcuno te l'ha data.Fosse anche solo tuo padre e tua madre................e loro non staccherebbero la spina.
 

alias333

Forumer attivo
genesta ha scritto:
Beh! Parla per te.

Io sono padrone della mia vita.
:-o

Altrimenti chi dovrebbe esserne il padrone?
Chi potrebbe arrogarsi il diritto di decidere per noi quando non andiamo ad intaccare le libertà degli altri?

Purtroppo certi poteri arroganti, spesso in nome dell'amore universale, erigendosi sopra gli altri ed interpretando a proprio piacimento certe assurde scritture spesso si autoinvestono del diritto di decidere per gli altri autoponendosi su un piedistallo.

Così, a seconda del momento possono bruciare vivi coloro che stanno bene, tanto come tenere in vita chi soffre e non desidera altro che spegnere la luce.

PURTROPPO DA QUI ALLA LIBERTA' NE DOBBIAMO FARE ANCORA MOLTA DI STRADA!
 

alias333

Forumer attivo
melodia ha scritto:
io rimango sbalordita quando le persone fanno finta di non sapere,
o forse non lo sanno sul serio, che determinate sentenze o è meglio
dire "fattispecie giuridiche", più in generale, producono DIRITTO. nonchè un PRECEDENTE.

cercate di essere più sereni, sia tu genesta che tu alias,
qui nessuno vuol accanirsi, ma ripeto: welby non è, per la legge,
un caso isolato. PER LA LEGGE. lo è per voi e per noi, perchè
abbiamo seguito la sua vicenda facendola nostra, abbiamo sofferto
e pianto per lui, quasi fosse un fratello... ma la legge non è fatta
di sentimenti, bensì di articoli, commi, codici e codicilli ed è
lo specchio non di una parte della popolazione, ma dell'intera società (italiana).

quindi specchio di chi la pensa come voi... e di chi non la pensa come voi.


state sereni, per cortesia.

Secondo me la legge dovrebbe stare fuori da noi.

Che motivo avremmo di eleggere dei rappresentatanti perchè poi essi ci vengano a rappresentare contro noi stessi.

Secondo il mio parere la legge dovrebbe autolimitarsi.

Purtroppo è solo un'assurda religione che si è inventata che noi apparteniamo ad un dio, ma uno stato laico e libero non dovrebbe nemmeno prendere in considerazione una mostruosità simile.

Purtroppo viviamo in uno stato che non è nè laico nè libero.

(Al 77° posto per libertà d'informazione tra Turchia ed Israele)
 

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