Barack Obama e le cifre della crisi
Dopo aver seguito con interesse la lunga marcia di Barack Obama verso la Casa Bianca, ascoltando i suoi discorsi elettorali e leggendo i suoi programmi per la
società e l’economia americana, ora è il momento dell’azione.
E quindi dobbiamo mettere da parte emozioni e speranze e cercare di capire quali sono le possibilità, i limiti e i vincoli che la situazione attuale pone al nuovo Presidente.
In pratica questo significa guardare i numeri che sono sul tavolo, che purtroppo costituiscono i paletti entro i quali rimanere.
Da questo punto di vista un prezioso contributo lo da
Daniel Gros su
LaVoce.info con il suo articolo “
I problemi economici di Barack” del 23 gennaio.
Cifre alla mano, è difficile che il “
piano TARP” possa essere sufficiente a rivitalizzare il settore finanziario (giusto per limitarsi a quello): non bastano le risorse del TARP, pari a circa il
5% del PIL, perchè l’intervento deve essere molto più massiccio. Ecco
le cifre del risanamento, secondo Daniel Gros:
”...Una crisi che ha contagiato l’intero mercato dei mutui americani e si è estesa alla maggior parte delle altre forme di credito alle famiglie (auto, carte credito, prestiti personali e così via), non può essere risolta a buon mercato.
Il costo complessivo dove per forza essere molto superiore al 5 per cento del Pil, se solo si considera che il debito complessivo delle famiglie americane ammonta a circa
14mila miliardi di dollari, vale a dire il 100 per cento del Pil.
Con i prezzi delle case che probabilmente scenderanno di un ulteriore 30 per cento (una stima ragionevole se si considera che il rapporto prezzi-affitti è ancora ben al di sopra dell’equilibrio a lungo termine)
le perdite sui mutui si attesteranno probabilmente tra il 20 e il 30 per cento.
Si deve poi tener presente che i mutui americani sono di fatto (e spesso di diritto) “non rinegoziabili”, il che significa che il debitore può limitarsi a mandare indietro le chiavi alla banca se il valore della casa scende al di sotto della somma che ancora deve restituire. Con un totale di mutui in sospeso di circa 10mila miliardi (70 per cento del Pil), perdite del 20-30 per cento implicherebbero
perdite per il sistema finanziario di 3mila miliardi, vale a dire circa il 20 per cento del Pil.
A questo si dovrebbero aggiungere le perdite di circa
4mila miliardi di credito al consumo alle famiglie e altri debiti in sospeso. Con una forte recessione in corso, l’insieme delle dei debiti per le famiglie può essere considerevole. Il totale delle perdite del solo sistema finanziario sui prestiti alle famiglie americane, deve essere perciò superiore ai 3mila miliardi. Se il sistema bancario americano e il sistema finanziario nel suo complesso vuole riprendersi, deve riuscire a ripulirsi da queste perdite. Altrimenti le banche non riprenderanno a erogare nuovamente credito.
Qualsiasi operazione che vuole
ripulire il settore finanziario deve perciò essere di
almeno il 20-25 per cento del Pil. Questa è la dimensione della sfida che deve affrontare il neo presidente Barack Obama.”
Sulla base di queste cifre, la sfida che il nuovo Presidente degli Stati Uniti ha di fronte a sè diventa più precisa, meno ideale e più concreta.