FTSE Mib Futures solointraday - Cap. 1

Stato
Chiusa ad ulteriori risposte.
Alert debiti: Usa vicini al baratro?
E Pechino potrebbe iniziare a fare i conti in tasca al suo grande creditore e a dubitare del suo effettivo grado di solvibilità.


Pubblicato il 22 giugno 2010 | Ora 09:05
Fonte: FXCM ITALIA

(WSI) – La rivalutazione dello yuan cinese, quindi lo spostamento verso un tasso di cambio più forte, potrebbe modificare la forma di espansione dell’economia mondiale più di quanto avrebbe potuto fare senza questo allentamento da parte delle autorità cinesi.

Lo si sa, da diverso tempo, e tutti gli analisti, almeno una volta ne hanno parlato nei propri pezzi: la rigidità dello yuan ed il fatto che fosse (e continua, seppur in maniera inferiore, a rimanerlo) sottovalutato nei confronti del dollaro americano, è sempre stato motivo di grande preoccupazione.

La manipolazione del tasso di cambio cinese ha infatti rallentato la crescita mondiale per parecchio tempo (era stata cominciata una graduale rivalutazione dello yuan nel luglio 2006, interrotta bruscamente durante l’estate del 2008) e se ad essa, aggiungiamo anche il continuo aumento delle riserve valutarie cinesi, il problema non può che aggravarsi.

A tutto questo dobbiamo aggiungere un dato di fatto divenuto quanto mai d’attualità e motivo di grossissima preoccupazione: il continuo aumento del debito pubblico americano. La Cina infatti è detentrice di parecchi miliardi di dollari (superano tranquillamente i 1.000) in Treasury Bonds, e mano a mano che passa il tempo, va a consolidare sempre di più la sua posizione di principale finanziatrice planetaria degli Stati Uniti.

Il valore assoluto e relativo (più di un terzo del totale delle riserve valutarie cinesi oggi sono impiegate in titoli del debito americano) di questa partecipazione potrebbe cominciare a sollevare qualche perplessità nel Governo cinese.

Dopo il riconoscimento delle responsabilità pubbliche e private, riconducibili agli Stati Uniti per quanto riguarda il collasso del sistema finanziario internazionale, Pechino potrebbe cominciare a fare i conti in tasca al suo grande creditore, a dubitare del suo effettivo grado di solvibilità e a mettere in dubbio le prospettive future di quello che è da considerare a tutti gli effetti un gigantesco investimento.

La tesi su cui potrebbero fare perno le critiche degli economisti è inconfutabile: un paese già indebitato in maniera pesante, che ha varato diversi piani di salvataggio o di rilancio dell'economia da svariate centinaia di miliardi di dollari, rischia di scivolare progressivamente nel baratro.

Un deficit statale da record (rapportato ad un Pil atteso al 3% - mentre il debito ha superato quota 13.000 miliardi di dollari) potrebbe finire per alimentare un'inflazione da record. Il dollaro non potrà che indebolirsi. Il valore degli investimenti cinesi negli Stati Uniti si deprezzerà. Inoltre, un’eventuale indebolimento del dollaro potrebbe avere un altro effetto negativo indiretto sull'economia cinese.

Il valore di mercato di gran parte delle valute asiatiche è strettamente correlato ai corsi del biglietto verde americano. Un consistente deprezzamento di quest'ultimo, quindi, finirebbe per trascinare con sè le valute asiatiche, riducendo così i margini di competitività del made in China rispetto ai suoi concorrenti regionali sui mercati internazionali.

Attualmente, con queste prospettive di rafforzamento dello yuan però, le aspettative sulla crescita mondiale vedono la possibilità di realizzare un incremento già dello 0,1% quest’anno, in quanto si stima che il consumatore cinese potrebbe aumentare il suo potere d’acquisto, mentre le controparti americane potrebbero arrivare a tagliare consistentemente le spese, per esempio quelle relative all’acquisto di merci da importare negli Stati Uniti.

Il tasso stimato si potrebbe portare al 4%, mentre alcuni economisti rimangono ancorati alle aspettative pre-rivalutazione, sostenendo che, più che sulla crescita globale, tale mossa potrebbe incidere sulla composizione del prodotto interno lordo globale e potrebbe rendere il recupero più duraturo, riducendone la dipendenza dal debito dei consumatori americani.

Passiamo ora all’analisi tecnica dove troviamo, abbastanza con sorpresa, un ripiegamento di due tra le tre majors.

Il cambio eurodollaro è riuscito solamente in parte a risalire ieri sul supporto di 1.2360, per poi definitivamente scivolare, ieri in serata, al di sotto e giungere a 1.23 figura. Se questo è l’inizio di una nuova ondata ribassista non è facile intuirlo, ciò che possiamo invece vedere è quali punti in passato si sono rivelati importanti: il primo è un supporto a 1.2240 ed il maggiore e più importante è dato da 1.2160. Continuiamo a considerare importante il livello di 1.2360, per cui un ritorno dei prezzi al di sopra potrebbe condurre a nuovi rialzi della moneta unica.

L’altro cambio fondamentale che ha subito una correzione è il cable. Siamo passati in una giornata dal massimo di 1.4935 al minimo di 1.4735: 200 punti che hanno condotto i prezzi direttamente al livello di supporto chiave per le prossime evoluzioni, 1.4760.

Qui transita infatti la linea rialzista con origine a 1.4355, livello dell’8 giugno scorso. Se non ce la dovesse fare a mantenere il supporto, il cambio avrebbe un obiettivo a più di 100 punti a ribasso, esattamente a 1.4640.

Stabile invece la situazione sul cambio UsdJpy. Abbiamo effettivamente visto più di 100 punti di range tra il minimo ed il massimo di ieri, salvo però vedere ritornare i prezzi in area 91 figura. C’è ora un livello che potrebbe chiarire meglio le evoluzioni nella prossime ore, 91.30. Un mancato superamento riaprirebbe la strada al ribasso con primo obiettivo a 89.50.

Interessante l’ennesimo test di 135.90 ieri sul cambio GbpJpy. Sviluppi futuri non possono prescindere da questo livello, che da una settimana esatta impedisce ai prezzi una risalita. Al di sotto di 133.10 aumentano le prospettive di rivedere a breve il cambio nuovamente sul supporto di 130.50.

Purtroppo, per chi è posizionato a lungo a favore della moneta unica, dobbiamo registrare un nuovo minimo storico sul cambio EurChf. Siamo arrivati a 1.3650 rendendoci conto che le proiezioni ribassiste in area 1.35, fatte qualche settimana fa, non erano poi così lontane dalla realtà. La trendline ribassista che sta seguendo il cambio da una settimana esatta, dal picco temporaneo a 1.4035, suggerisce ovviamente resistenze sempre più a ribasso: per oggi parliamo di 1.37 figura.

La ripresa del cambio UsdChf, dal minimo di ieri a 1.10, ha come obiettivo 1.1140. Dato anche il posizionamento degli oscillatori stocastici, vicini alla correzione, crediamo che questa potrebbe essere una zona interessante. Ricordiamo che la resistenza sul grafico giornaliero si trova a 1.1250.

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potrebbe essere una spiegazione del fatto che i cinesi continuino a comprare treasury
 
FINANZA UNIVERSALE

ITALIA: NON PERDIAMO DI VISTA IL QUADRO GENERALE
Nei momenti di incertezza come questo dobbiamo fermarci e riflettere. Questo post si prefige di fare il punto della situazione del mercato italiano, esattamente del derivato dell'indice FTSE MIB, il vecchio Fib per capirci. Partendo da una visione di lungo periodo possiamo dire che l'andamento dell'ultimo decennio è stato ribassista, infatti abbiamo avuto un max nel 2000, a marzo a 51335 e a seguire max e min decrescenti a che hanno portato nel 2003 al minimo di marzo a 20550. Da qui abbiamo avuto un rialzo di 4 anni fino a toccare 43905 nel maggio del 2007. Da qui sono seguiti due anni di discese che hanno portato ai minimi di marzo 2009 a 12340. Quindi possiamo dire che in queti dieci anni abbiamo avuto due massimi e due minimi decrescenti che hanno indubbiamente segnato un decennio ribassista. Ora concentriamoci sul minimo del 2009, esso è arrivato a solo 2 anni di distanza dal max del 2007 e questo potrebbe far pensare che non sia il minimo definitivo in quanto in un ciclo discendente solitamente il mercato orso dovrebbe durare più di un paio di anni. Da quei minimi siamo ripartiti toccando un max nell'ottobre del 2009 a 24495, un grande rimbalzo di oltre 12000 punti in dieci mesi a cui è seguita una fase laterale ribassista che ha fatto segnare dopo il max a 24495 due max decrescenti a 24075 nel gennaio 2010 e 23175 in aprile 2010, con susseguente minimo a 17910 in maggio. Qeusto non è affatto un minimo da sottovalutare in quanto esso rappresenta esattamente il 50% di ritracciamento dell'ultimo rialzo. Il calcolo è presooche immediato, la metà tra 24000 e 12000 è 18000. Questo supporto è importantissimo. Dal mio punto di vista il trend rimane ancora ribassista in quanto il rialzo in atto in questi giorni porterà un max molto probabilmente inferiore ai 23175 di aprile, quindi ancora un max decrescente che potrebbe essere al massimo 21700 entro giugno, ma ciò che dobbiamo vedere è l'andamento del mercato nel mese di luglio. Da questi livelli, ora siamo a 20925, si potrebbero iniziare a piazzare posizioni short ma consiglio ai più prudenti di attendere la fine di giugno, vedere il massimo che si forma e poi far partire una trend line che potrebbe tenere il mercato sotto di essa, e quindi al ribasso fino a settembre o addirittura febbraio 2011. Ricordatevi che i 18000 sono fondamentali, rotti quelli si va ai minimi a 12000. Ma io non sono qui a prevedere il futuro ma solo ad analizzare. Quindi per adesso la situazione è che il 50% ha tenuto, c'è stata accumulazione e il mercato è ripartito, da qui io aspetterò che si formi un max di breve, o questa o la prossima settimana, quindi farò partire una trend line ribassista che indicherà la direzione del marcato...se dovesse essere violata al rialzo vorrebbe dire che l'orso è tornato in letargo. Continuerò a postare operatività con livelli di prezzo più precisi per eventuali ingressi...per adesso spero di esservi stato utile. Buon trading.
Pubblicato da FINANZA UNIVERSALE a 11.47 0 commenti
 
lo snpcash 4 ore
la div di cci sta rientrando. purtroppo
se scendesse sotto 1115 sarebbe ben diverso, soprattutto se con usd a 86. vediamo

e verifichiamo anche la ema8 in caso dovesse respingere l'eventuale attacco. la ema8 è la rossa e passa proprio sulla tline ora

1277194505snpcash.png
forse ci siamo

85.96 e 115,75
 
Solo chiusura della barra sul 15min sopra la 55... respinto attacco aribasso sull'euro... di poco ma respinto...
la mm21 si avvicina a rialzo alla mm55... adesso sono moto vicine...
mm21 ha virato in long mentre mm55 ancora short
 
Solo chiusura della barra sul 15min sopra la 55... respinto attacco aribasso sull'euro... di poco ma respinto...
la mm21 si avvicina a rialzo alla mm55... adesso sono moto vicine...
mm21 ha virato in long mentre mm55 ancora short
io ho visto lo usd che superava 86 e lo snpcash che invece teneva i 1115 quindi il segnale short non si è concretizzato .

però lo snp non ha forza. alle 11.01 vedo se c'è qualche novità, e se lo usd dovesse tornare sopra 86 potrebbe voler dire che questo rimbalzello è finto. in quel caso potrei aprire un altro short di fib
 
Stato
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