.......................................bla bla bla copio incollo
Se, dunque, lo yen dovesse rivalutarsi pesantemente, le borse andrebbero in picchiata perché tutti quelli che hanno comprato azioni in "carry trade" (ovvero con denari presi a prestito in yen) sarebbe travolti dal panico e venderebbero tutto, per restituire i prestiti prima possibile, ovvero prima che lo yen si rivaluti pesantemente.
Aggiungiamo che il Giappone è il paese più indebitato del mondo (200% del Pil) che, tuttavia, riesce a reggere quel livello di indebitamento grazie ai risparmi delle famiglie (le famiglie nipponiche detengono il 100% del debito pubblico del loro paese) e grazie al forte attivo degli scambi con l'estero, con cui i giapponesi sono diventati i primi prestatori del pianeta (più della Cina).
Il finanziamento del debito pubblico, dunque, fin qui non è mai stato un problema perché il risparmio dei giapponesi e l'attivo con l'estero, hanno consentito di "coprirlo" agevolmente (a differenza, ad esempio, degli Statu Uniti che, non potendo contare né sui risparmi privati né sull'attivo con l'estero, sono costretti ad indebitarsi sul mercato dei capitali stranieri per coprire il loro debito).
Fin qui, dunque, tutto bene; ma per coprire l'ulteriore debito pubblico di cui si è detto sopra, i cittadini giapponesi dovrebbero "richiamare" i loro capitali impiegati all'estero, in modo da essere in grado di comprare i "nuovi" titoli di stato del loro paese.
Ed essendo un popolo disciplinato, non c'è dubbio che lo farebbero senza esitazione.
A questo punto, una massa enorme di denaro, investita al momento in dollari, euro o altre valute, verrebbe disinvestita e "cambiata" in yen per tornare in patria. Col risultato di premere sul cambio della valuta giapponese in modo da farla rivalutare pesantemente.
Se questo succedesse, tutti i carry-trade sarebbero in grosso rischio (di notevole perdite) e gli operatori farebbero a gara per uscirne.
Risultato: un sell-out planetario.