FTSE Mib Futures solointraday - Cap. 1

Stato
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ciao solo, non pensi che le tensioni politiche in italia si stiano sentendo in borsa e nessno se n'è accorto? mi sembra che stiamo sovraperformndo di brutto.

io sono short sul dax, anche a me a c....ta di febbraio è costata cara....
 
ciao solo, non pensi che le tensioni politiche in italia si stiano sentendo in borsa e nessno se n'è accorto? mi sembra che stiamo sovraperformndo di brutto.

io sono short sul dax, anche a me a c....ta di febbraio è costata cara....
si certo mike

una volta sarebbe crollata del 5-6% dopo quanto è accaduto oggi
ma ora crollano i governi e la borsa del paese può andare tranquillamente su sostenuta dalla speculazione. diciamo che se le altre fossero salite dello 1% noi magari avremmo fatto + 0,5%.
certo, la grecia, il portogallo e l'italia sono nella medesima sistuazione e quindi le tensioni politiche in italia sicuramente possono influire. ma mai quanto un pil a -5,2 e previsioni ridicole per uno +0,8. eppure tenevamo.
in definitiva se si scenderà, non sarà per la tensione politica.
almeno penso
 
OBAMA E I MERCATI: QUATTRO PARTI DI REALISMO E UNA DI IDEALISMO
di *Alessandro Fugnoli
La ripresa economica è molto più importante della riforma della finanza. Quindi: niente populismo distruttivo in America (rimanere investiti). L'analisi sugli altri fronti caldi: crisi Grecia e contagio PIIGS, surriscaldamento dell'economia cinese.

(WSI) - Mettersi nei panni degli altri e provare a ragionare con la loro testa era considerato da Max Weber non un gioco, ma una delle più potenti basi per un’analisi scientifica della storia umana. Weber si oppose per tutta la sua vita al tentativo dei positivisti di utilizzare il metodo delle scienze naturali per studiare l’infinita complessità della realtà storica e sociale.

Il fisico può contare su una costante ripetibilità dei risultati di un esperimento o quanto meno su una prevedibilità statistica. Per contro, lo scienziato sociale non può fare esperimenti e, anche se li potesse fare, non potrebbe contare sulla ripetibilità dei risultati in contesti storici differenti. Al fisico che studia come cade un sasso non interessa se il sasso, soggettivamente, attribuisca un significato al suo cadere per terra, mentre lo scienziato sociale deve indagare la soggettività e interpretarla se vuole capire qualcosa di quello che studia.

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Proviamo allora a utilizzare questo metodo per capire ad esempio che cosa si propone l’Amministrazione Obama quando attacca Goldman Sachs, o il governo cinese quando aziona i freni sulle case e sul credito o, ancora, che cosa possono avere in mente la Bundesbank e la classe politica tedesca quando pensano alla Grecia.

Obama non è un idealista alla Woodrow Wilson. Ha probabilmente quattro quinti di realismo e un quinto di idealismo. Se non fosse così, difficilmente avrebbe potuto emergere nella Chicago politica, uno dei mondi più duri e spietati che si possano immaginare in un contesto democratico. Possiamo quindi supporre che il suo imperativo darwiniano sia, come per quasi tutti i politici, quello di sopravvivere (ovvero avere consenso ed essere rieletti) facendo in più qualcosa, se possibile, che vada nella direzione della componente ideale.

Come dice giustamente Simon Johnson, ex capo economista del Fondo Monetario, i presidenti sono ricordati (ed eventualmente rieletti) per un massimo di due o tre scelte politiche o eventi che hanno caratterizzato il loro primo mandato (nel secondo fanno in genere ben poco). Obama ha incassato la riforma sanitaria, ma dovrà rinunciare all’ecologia, se non nella forma di una carbon tax sulla benzina. Il secondo e il terzo punto della sua eredità saranno quindi, probabilmente, la ripresa economica e la riforma della finanza.

La ripresa economica è molto più importante della riforma della finanza. Lo è oggettivamente, ma lo è anche e soprattutto dal punto di vista soggettivo di qualcuno che vuole essere rieletto. L’opinione pubblica notoriamente non ama le grandi banche e in periodi di crisi detesta qualsiasi figura o atteggiamento che le ricordino Gordon Gekko. I mercati finanziari, tuttavia, seguono un’altra logica. Accettano una volontà riformatrice prudente e gradualista ma si rivoltano immediatamente se colgono nell’aria un atteggiamento punitivo.

E’ stato così in gennaio dopo che la sbandata psicologica seguita alla sconfitta elettorale in Massachusetts ha risvegliato velleità populiste, subito rientrate quando si è visto che le borse cominciavano a pensare al peggio.

Come dice Greenspan, il rialzo delle borse non ha seguito e nemmeno anticipato la ripresa, l’ha trainata. Questa funzione di traino verso l’alto puo' in un attimo trasformarsi in un traino verso il basso. Un politico accorto come Obama sa fare i suoi conti. Una borsa spaventata può indebolire la ripresa e accrescere il senso di insicurezza in chi è disoccupato e in chi ha un lavoro ma non è più tanto sicuro di poterlo conservare. Gli elettori americani non perdonerebbero in nessun modo un presidente che non li facesse uscire dalla crisi.

Quanto all’attacco alle banche, può certamente portare consenso, ma i repubblicani sono abbastanza accorti da non lasciare questa bandiera ai democratici e seguono un doppio binario. Alla Sec votano contro la messa in accusa di Goldman Sachs, ma in Congresso e in televisione criticano le banche tanto quanto i democratici.

Simon Johnson e molti liberal invocano la dissoluzione di Goldman. E’ più probabile però che ci si limiti a mantenere una certa pressione e che si provi a indurre qualche cambiamento ai vertici. Un attacco duro può essere tenuto nel cassetto per un momento successivo nel caso drammatico di una ricaduta del ciclo economico. Il populismo aggressivo è l’ultima spiaggia cui si ricorre se non si possono vantare successi economici. Anche Roosevelt divenne quasi anticapitalista solo quando il ciclo tornò a volgere al peggio nel 1937.

Solo con le spalle al muro, quindi, la classe politica si rivolgerà contro una delle poche industrie, la finanza, in cui l’America ancora primeggia. Simon Johnson cita la dissoluzione della Standard Oil nel 1911 e quella della Att nel 1982 per dire che l’attacco ai monopoli può non essere devastante.

Dimentica però di dire che l’America di quei tempi era più forte e non considera che le banche non sono un settore qualsiasi, ma un ganglio vitale del sistema. Obama quindi cercherà di arrivare a una riforma moderata e bipartisan. Dopo la lacerazione politica prodotta dalle forzature sulla riforma sanitaria, una riforma più tranquilla e consensuale gli darà modo di ribadire uno dei tratti che lo hanno portato alla Casa Bianca, quello di essere un unificatore.

Veniamo ora alla Cina, dove il crescendo di misure restrittive sul credito (in particolare immobiliare) ha rimesso in circolazione i timori di gennaio su una brusca caduta della crescita con effetti negativi a cascata sulle materie prime.

Se ci mettiamo nei panni dei governanti cinesi vediamo che la percezione che hanno della solidità del loro potere è corretta. In altre parole sanno che il loro grande potere non è assoluto come appare ma è il risultato di un patto implicito che li impegna ad assicurare ai governati crescita e posti di lavoro. Da un punto di vista soggettivo, dunque, una frenata brusca o addirittura una crisi immobiliare e bancaria sono semplicemente impensabili e irricevibili.

Alla bolla immobiliare cinese vanno poi prese le misure correttamente prima di proclamare crolli imminenti e inevitabili. Nel lungo termine i prezzi delle case sono funzione del Pil nominale e della sua crescita. Come nota Capital Economics, il Pil nominale cinese è cresciuto dal 2005 del 15 per cento l’anno. Questo significa, aggiungiamo noi, che il prezzo delle case ha diritto di crescere del 15 per cento l’anno senza violare nessuna legge anti-bolle. Nell’ultimo anno i prezzi sono saliti del 19 per cento e il governo sta già intervenendo.

Molti commentatori sopravvalutano la bolla perché vivono o guardano a Pechino e a Shanghai, dove effettivamente i prezzi (in particolare a Pechino) sono saliti di molto. A Pechino (dati di Morgan Stanley) il prezzo di un metro quadro ha raggiunto i 25mila renminbi, circa 2700 euro. A Shanghai siamo sui 1850 euro e la salita è stata meno impressionante. La Cina però ospita 1300 milioni di persone e solo 36 vivono nelle aree metropolitane di Pechino e Shanghai. Nel resto del paese i prezzi sono molto più bassi e soprattutto si sono mossi poco.

Nessun occidentale vive a Chongquing e nessun turista va a visitarla perché è brutta e inquinata, ma Chongquing è pur sempra la più grande metropoli cinese (35 milioni di abitanti) e le case costano 445 euro al metro e salgono molto lentamente. Non a caso, se si leggono con attenzione le misure di questi giorni, si nota un’enfasi sulla selettività regionale. Solo nelle aree surriscaldate si interviene con energia.

Quanto alle materie prime, la Cina continuerà a comprarle. Il ritmo di crescita rallenterà, ma va ricordato che la Cina accumula materie prime non solo per usarle ma anche come riserve. C’è poi una motivazione cosmetica. Comprare rame o qualsiasi altro metallo fa diminuire il surplus commerciale e può alleggerire (così almeno sperano i cinesi) le pressioni per una rivalutazione del renminbi.

Indossiamo ora panni tedeschi e proviamo a guardare la Grecia da Berlino. Il Wall Street Journal riporta di una riunione a porte chiuse in cui il presidente della Bundesbank Axel Weber ha presentato al governo il vero costo finale di un salvataggio della Grecia. La cifra indicata da Weber è di 80 miliardi di euro, ovvero 35 in più dei 45 già messi a disposizione (30 dai paesi europei e 15 dal Fondo Monetario).

Facciamo ora l’ipotesi che i 35 miliardi in più siano tutti a carico dei paesi europei e facciamo i conti in tasca alla Germania. La quota tedesca, stabilita con il bilancino utilizzato nella linea di credito già annunciata, sarebbe di ulteriori 9.78 miliardi, facciamo 10.

Dieci miliardi sono dunque il prezzo tedesco per risolvere in modo radicale e credibile la crisi greca, evitare il contagio a Spagna e Portogallo, impedire che un euro del nord schizzi verso l’alto e tolga competitività all’industria tedesca, risparmiarsi l’ennesimo salvataggio delle banche che sono piene di titoli greci e spagnoli (e che costerebbe ben più di 10 miliardi) ed evitare il naufragio politico dell’Europa.

Che cosa sono 10 miliardi (prestati, si noti, non regalati) per la Germania? Sono 30 giorni di surplus commerciale. Può la Germania fare a meno per 30 giorni del suo surplus con l’estero e accontentarsi di un pareggio per il quale gli Stati Uniti metterebbero cento firme? Fate voi.

In conclusione, abbiamo provato a soppesare i tre problemi che hanno procurato ansia ai mercati negli ultimi sette giorni, Goldman Sachs, la Cina e di nuovo la Grecia, e ne abbiamo ricavato l’idea che non sono insormontabili, soprattutto in una fase di crescita globale senza inflazione e con alti margini di profitto. I mercati sono arrivati alla stessa conclusione e la correzione, in sette giorni, è stata dello 0.93 per cento sull’S&P 500. In compenso il long bond è salito dell’1.29 per cento. Rimanere investiti.

Copyright © Il Rosso e il Nero, settimanale di strategia di Kairos Partners SGR. All rights reserved

*Questo documento e' stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist Kairos Partners SGR. ed e' rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell'art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita' alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita' di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.
 
FABER SCATENATO, IL GOVERNO CI FARA' FALLIRE
di WSI
Le politiche economiche attuali non sono sostenibili e il pianeta e' destinato ad attraversare un periodo buio, perche' "i governi hanno preso il controllo". Appuntamento con apocalisse solo rimandato. Correte al riparo, accumulando oro.

Le politiche economiche attuali non sono sostenibili e il pianeta e' destinato ad attraversare un periodo buio, perche' "i governi hanno preso il controllo".

E' l'opinione di un Marc Faber scalpitante, senza peli sulla lingua. L'autore ed editore del famoso report "The Gloom, Boom & Doom" ha dichiarato ai microfoni della CNBC: "Ci cacceranno in bancarotta e ci esproprieranno, ma magari non succedera' subito. Ci daranno qualche giocattolo da trastullare, finche' il sistema intero non si rompera'.. stamperanno denaro e ancora altro denaro".

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"Quello che contesto e' che l'intervento governativo che dovrebbe 'risolvere la crisi', non ha risolto nulla. Hanno solo rimandato l'appuntamento".

Faber ha avvertito che "the ultimate armageddon" sara' molto peggiore questa volta, perche' "i governi falliranno", il che li spingera' a stampare altro denaro.

A preoccupare l'esperto e' anche la crescita esplosiva della Cina, che e' "assolutamente insostenibile alla lunga", in particolare per quanto riguarda il bollente settore immobiliare.

Faber ha rincarato la dose, prendendo le difese di Goldman Sachs. Nel sottolineare che le accuse di frode mosse dalla Sec contro la banca sono solo una mera scusa per stampare altro denaro.

Il cash in eccesso sara' un disastro per l'economia e la finanza, il consiglio di Faber e' pertanto quello di accumulare oro.
 
PIIGS E DEBITO: LA CRISI STA CONTAGIANDO TUTTI
di WSI
Il gufo Roubini lancia l'allarme: il debito pubblico non e' piu' sostenibile in Italia, Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, ma anche in molte altre economie dell'OCSE, Usa compresi. La crisi di Atene non verra' risolta con un...

La crisi del debito sovrano in cui e' invischiato il Vecchio Continente e che e' partita con la Grecia non riguarda piu' solo l'Europa industrializzata. I problemi si stanno infatti espandendo a macchia d'olio nei Paesi dell'OCSE (Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico).

A lanciare l'allarme e' il professore dell'Universita' di New York Nouriel Roubini, noto ai piu' come "il gufo" perche' teorizzo' e fu in grado di prevedere la crisi finanziaria.

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In una nota pubblicata sul suo sito Internet Roubini Global Economics, il professore ha avvertito che "la sostenibilita' del debito pubblico e' esplosa come un problema molto grave nelle economie avanzate, come ad esempio i PIIGS della zona euro — Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna - ma anche in molte grosse economie dell'OCSE, tra cui gli Stati Uniti".

Mentre ad Atene e' in corso di svolgimento un incontro tra il governo ellenico e i funzionari del Fondo Monetario Internazionale, Roubini avverte che i problemi della Grecia non verranno risolti con un piano di salvataggio.
 
PAULSON CAMBIA IDEA, E' BULLISH SULL'IMMOBILIARE
di WSI
Colui che ha fatto soldi scommettendo contro titoli legati ai mutui subprime e' ottimista sul settore residenziale. Chi ha sofferto di piu' (la California) si riprendera' piu' in fretta. Invariata la strategia sull'oro.

Nel 2007, subito prima dell'inizio della crisi, aveva fatto (probabilmente) carte false per scommettere contro titoli strutturati legati ai mutui subprime. Adesso il famoso manager nell'industria degli hedge fund John Paulson sembra aver cambiato idea dicendosi bullish, ossia molto ottimisita, sul settore immobiliare a stelle e strisce e sull'economia in generale.

Il timing dell'annuncio, dato nel corso di una conference call con gli investitori, e' quanto mai curioso, visto che arriva nel bel mezzo delle indagini avviate dalla Sec, che ha accusato di frode Goldman Sachs per aver ingannato grandi operatori su derivati collegati proprio ai mutui subprime. Vicenda in cui lo stesso Paulson sembra aver avuto un ruolo chiave.

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Saranno le indagini a portare a galla la verita' sul passato. Nel frattempo meglio guardare al futuro. Il famoso money manager soltanto tre mesi fa si era detto preoccupato di una possibile doppia recessione ma ora non c'e' piu' da temere. "Al giorno d'oggi non sono piu' preoccupato. La forma della ripresa potrebbe essere a V", ha detto l'esperto aggiungendo che i prezzi delle case si sono stabilizzati e potrebbero crescere dell'8-10% in media negli States nel 2011.

Gli utili societari si stanno rivelando in generale al di sopra delle stime, l'azionario e' ben impostato e c'e' un mercato del credito che mostra segni di "vitalita'". L'outlook per il settore residenziale "nel 2011 potrebbe essere davvero molto solido", ha spiegato.

Paulson gestisce masse per $32 miliardi, cifra che pone la sua societa' al terzo posto tra gli hedge fund mondiali dietro a JP Morgan Chase e Bridgewater Associates. Il gruppo e' cresciuto rapidamente macinando miliardi. Come? Scommettendo contro prodotti legati ai mutui prima che il settore immobiliare andasse a gambe all'aria nel 2007. E guarda caso, una di queste scommesse era proprio contro un cdo (collateralized debt obligation) chiamato Abacus 2007-AC1 confezionato da Goldman Sachs. Lo stesso diventato famoso da venerdi' scorso, da quando l'autorita' della borsa americana l'ha messo sotto la lente.

L'accusa, ormai lo sanno tutti, e' di frode. L'istituto avrebbe omesso informazioni rilevanti che avrebbero potuto evitare grandi perdite a chi aveva scelto di investirci mentre lo stesso cdo avrebbe garantito lauti guadagni a chi lo aveva voluto (Paulson) per scommetterci, ma in modo contrario a quanto stava facendo la clientela.

Ma torniamo alle prospettive future. Paulson si dice molto piu' rassicurato sul fronte di doppia recessione e bancarotta di un paese dell'Europa del sud. "Attualmente sono molto meno preoccupato delle probabilita' che una di queste due eventualita' possa realizzarsi", ha ribadito. I problemi della Grecia, ha spiegato, ora sono molto chiari e compresi e ci si sta lavorando su.

Tornando al comparto immboliare, per il gestore del fondo hedge, la caduta dei prezzi si sta per arrestare. E gli ultimi saranno i primi: la California, la prima ad aver sofferto, sara' la prima a risollevarsi, ha sostenuto. I prezzi nello stato governato da Arnold Schwarzenegger hanno fermano la loro discesa oltre sei mesi fa e i dati piu' recenti dimostrano che ora sono in crescita dell'8-10%. A livello nazionale, ha ricordato Paulson, un simile incremento e' atteso l'anno prossimo.

Paulson non vede rosa solo sul settore case. Siete preoccupati della montagna di debito che le aziende hanno accumulato e che deve essere rifinanziato a partire dai prossimi tre anni? Non serve, ha detto Paulson. Lui si dice tranquillo a tal proposito liquidando coloro che ne sono preoccupati dicendo "c'e' cosi' tanta domanda di debito...". "La fame di credito e' simile a quella di chi e' ingordo", ha aggiunto facendo notare che l'offerta supera "ampiamente la domanda".

Cosa dire sul bene rifugio per eccellenza? Paulson e' stato recentemente il piu' grande investitore in SPDR Gold Trust e possiede importanti quote in almeno una miniera d'oro. All'inizio dell'anno, inoltre, ha dato il via a un hedge fund dedicato al trading del metallo prezioso che pero' ha perso il 14% nel primo mese con la ritirata dei prezzi dell'oro. Ma la sua strategia non cambia: l'oro e' visto come un buon modo per contrastare un'inflazione galoppante. La corsa dei prezzi al consumo pero' non ci sara' fino ai prossimi 3-7 anni, ha anticipato.
 
TREND AZIONARIO: UN RARO SEGNALE DI BUY
di WSI
Succede solo una volta ogni 4 anni minimo. Mai dire mai in Borsa, ma sicuramente e' dimostrato come non convenga andare contro questo trend, che vanta un record invidiabile.

Se i trend sono i vostri migliori amici, come recita uno dei cliche' di Wall Street, allora il mercato azionario americano e' stato in un posto incredibilmente accoglievole e comprensivo ultimamente.

Non solo per quanto riguarda il mercato azionario, che senza troppi sforzi e' riuscito a superare anche le notizie uscite venerdi' circa le accuse di frode mosse dalla Sec a Goldman Sachs, che in altri tempi avrebbero scatenato il finimondo. Basti pensare che il Dow Jones ha guadagnato 73 punti lunedi' e altri 25 martedi'.

Quello a cui si fa riferimento in questo caso e' un segnale di Buy molto raro che e' stato generato un paio di settimane fa da un indicatore dei trend con un record invidiabile. Dal 1967 a oggi, si e' infatti verificato solo 12 volte e in tutte le occasioni non ha deluso le aspettative.

Ma c'e' di piu'. Gli ultimi 2 segnali si sono palesati soltanto negli ultimi dodici mesi. In parole povere, tra il 1967 e marzo 2009, questo indicatore ha offerto solo 10 segnali di Buy. Una media di uno ogni 4.3 anni. Da marzo 2009 si e' invece verificato una volta ogni quattro mesi circa. E la terza e' appena arrivata.

Chiaramente un indicatore molto ma molto amichevole, da tenere sempre sotto osservazione essendo rarissimo si palesi. Adesso dipinge un quadro roseo per il mercato a stelle e strisce, non solo azionario.

>>>>>QUESTO ARTICOLO E' RISERVATO A MONEY MANAGER E GESTORI DI FONDI. PER PROSEGUIRE LA LETTURA E SCOPRIRE QUAL E' L'INDICATORE DI CUI SI PARLA E' RICHIESTO L'ABBONAMENTO A INSIDER. Ci si puo' abbonare in pochi secondi. Per 1 mese, costa solo 0.86 euro al giorno.
 
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