FTSE Mib Futures solointraday - Cap. 2

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LA SCHEDA
Pensioni, le misure più discusse
si rischiano valanghe di ricorsi


Gli interventi sulle pensioni annunciati dopo la modifica della manovra lasciano sul tappeto una serie di questioni irrisolte. Ecco i principali nodi da sciogliere


ROMA - I nuovi interventi sulle pensioni, messi a punto con il vertice di maggioranza, rischiano di dare il via a migliaia di cause contro l'Inps e l'Inpdap. Se, infatti, non verranno chiariti alcuni punti, come denunciato oggi anche dal segretario della Cgil, Susanna Camusso, potrebbero essere numerosissimi i lavoratori che, rischiando di perdere quanto versato per il riscatto della laurea (e i contributi figurativi per l'anno di servizio militare), potrebbero aprire un contenzioso con gli istituti di previdenza ed anche sollevare questioni di legittimità costituzionale. Ecco, nel dettaglio, i punti su cui si rischiano di più i ricorsi.

Sistema retributivo - Chi va in pensione con il sistema retributivo a 40 anni di anzianità può al massimo ricevere l'80% della media retribuzione degli ultimi anni: di fatto, quindi, questi lavoratori non solo dovranno restare un anno in più (o cinque nel caso abbiano da "recuperare" gli anni riscattati per la laurea), ma perderanno quanto versato come riscatto di questi periodi, poiché nel calcolo della pensione con questo metodo il rendimento massimo è l'80%.

Nodo riforma Dini - Cosa succederà per coloro che a fine 1995 avevano più di 18 anni di contributi e quindi mantenevano il metodo di calcolo retributivo (chi ne aveva meno ricadeva nel misto, mentre gli assunti dal 1996 hanno il metodo contributivo)? L'anno di servizio militare e gli anni di laurea verranno considerati al di fuori di quegli anni?

Statali - C'è una norma nel decreto 78/2010 che prevede la possibilità per le amministrazioni pubbliche di interrompere il rapporto con i lavoratori che hanno 40 anni di anzianità. Gli anni che ora la nuova manovra esclude (servizio militare e laurea) saranno considerati o no nel calcolo per arrivare a 40?

40 anni e quote, rischio iniquità - Altro nodo da sciogliere, la differenziazione tra chi va in pensione con le quote (60 anni di età e 36 di contributi nel 2010, dei quali nel caso 32 di effettivo lavoro oltre agli anni di laurea) e mantiene il diritto a fare valere gli anni riscattati, rispetto a chi va con 40 che si troverebbe invece a lavorare 40 anni effettivi (non valendo ai fini dell'uscita gli anni riscattati).
 
Arriverà prima ad 1.2€ od a 0.60€ ??
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UCG

Chi indovina vince un calzino bucato oppure un btp 30ennale
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...... pero' non bisogna tradare sull'onda dell'emotivita'...
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Titoli in Portafoglio

Simb.Quotaz.P.Ingr.
(Q.tà)L/S
(StopL)Note
(Data Acq. - Data Ven.)Invest.
(Val.Att.)P/LID[SIZE=+0]I00479[/SIZE]0.00
(N/A)2
(15000)L
Call DAX 8k - sett'11
(20/07/2011-)30000
(0)-30000
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energie pulite ... crediamoci
(20/06/2011-)3448
(2694.4)-753.6
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(30000)L
Stop 17.075 - Leva 24,76 esagerata ....
(02/08/2011-03/08/2011)1500
(1500)0
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Minny long - Stop 17.156 -Ti prego non farmi male!!!
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1.80Stop loss 5,53 - Leva 3,52
(14/07/2011-25/07/2011)1000
(1062.5)62.5
(6.25%)</I>360
 
Deutsche Bank: Unicredit e Intesa nel mirino

Milano - Continuano i giudizi negativi degli esperti contro le banche italiane. Dopo la scure di JPM Morgan che si è abbattuta contro le banche popolari, oggi è il turno di Deutsche Bank, che taglia i prezzi obiettivi di Intesa SanPaolo e Unicredit. Confermati comunque i rating.

Riguardo a Intesa SanPaolo, il target price è stato portato da 2,2 a 2,1 euro. Confermato il giudizio "buy". Deutsche Bank ha reiterato il rating "buy" anche sul titolo Unicredit, rivedendo però al ribasso anche in questo caso il target price, che è stato portato da 1,8 a 1,6 euro.

Emessa una nota anche "contro" Banca Popolare di Milano, il cui rating è stato confermato a "hold", ma il cui prezzo obiettivo abbassato da 1,7 a 1,3 euro. Colpito anche Banco Popolare (rating confermato a hold), che vede il target price da 2 a 1,7 euro.

Tocca infine anche a Credem essere colpita dalla nota di Deutsche Bank. Deutsche Bank ha ribadito infatti il rating a Hold sul titolo Credito Emiliano, riducendo il target price da 4 a 3,4 euro.
 
Senza la Bce la Spagna può farcela, l'Italia no
di: WSI Pubblicato il 31 agosto 2011| Ora 09:58
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Rendimenti dei titoli a 10 anni di Italia e Spagna. Sotto grafico a 1 mese, in cui si vede l'andamento a seguito dell'intervento Bce.
Roma - Se la speculazione contro i titoli di stato italiani si è fermata, il merito è solo della Bce. Solo l’intervento nel mercato secondario da parte dell'istituto di Francoforte è riuscito a far rientrare gli attacchi contro il nostro paese, riportando il costo del finanziamento attorno al 5% nel giro di pochi giorni, dai massimi dall'introduzione dell'euro, testati oltre la soglia del 6%.

Ma con la Bce che pian piano inizia a farsi da parte per lasciar esprimere al mercato il giusto valore dei titoli, gli analisti sembrano dubitare che i rendimenti rimarranno ai valori attuali: perlomeno per l’Italia.

L'avvertimento arriva con un articolo del Wall Street Journal: "Italy living on borrowed time". Questo, mentre il Financial Times ricorda anche che "le banche italiane hanno quasi raddoppiato a luglio l'utilizzo degli strumenti di finanziamento della Bce, fino a €80 miliardi: è il valore più elevato dall'inizio della crisi, stando a un rapporto recente di Morgan Stanley.

Wall Streeet Italia aveva scritto del rischio di nuovi attacchi speculativi contro i nostri bond, qualche giorno fa. E la prova del nove è arrivata proprio ieri, quando il calo dei rendimenti dei bond emessi dal Tesoro, non è stato sufficiente a calmare i mercati - innervositi anche dalle incertezze sulla manovra. Il risultato è stato che lo spread BTP/Bund è salito fino a 300 punti base, per poi ridiscendere solo quando la Bce, secondo quanto riferito da alcuni trader, è intervenuta di nuovo ad acquistare carta italiana.

Ma la situazione è troppo precaria e già ai tempi del lancio del programma di acquisto della Bce di bond italiani e spagnoli, gli analisti avevano precisato che il piano avrebbe potuto dare risultati solo nel breve termine. E un chiaro avvertimento su quanto potrà accadere arriva anche dagli esperti intervistati dal Wall Street Journal.

"In termini di livelli assoluti di emissioni di nuovi titoli, è possibile che la Spagna possa farcela anche senza la Bce, ma è difficile vedere come l’Italia ci riesca (da sola)", ha detto Simon Penn, strategist di Ubs a Londra. "Se l’Italia non riuscirà poi a passare le misure di austerity, dovrà rispondere a dure domande che arriveranno dall'istituto di Francoforte", ha aggiunto.

Inoltre, facendo sempre un paragone con il paese iberico, se la Spagna deve procedere ancora ad aste per €33,9 miliardi, circa il 36% del piano di emissioni complessivo previsto per quest'anno a €93,8 miliardi, l'Italia è ancora molto indietro, visto che deve attingere ai mercati dei bond per raccogliere ancora €134,35 miliardi, il 48% dei €281,5 miliardi che spera di ottenere nel corso del 2011.

"Troviamo difficile vedere un interesse genuino da parte degli investitori, soprattutto ora che l’impressione è quella che ... ai livelli attuali i rendimenti sono artificialmente bassi a causa degli acquisti della Bce", ha detto David Schnautz, strategist per Commerzbank AG.

"Il motivo per il quale i mercati si stanno comportando in maniera nervosa è, secondo noi, la responsabilità dei governi", ha detto lunedì il presidente della Bce Trichet. "Emettono i loro titoli e pertanto sono responsabili (davanti al mercato) riguardo la loro credibilità".

E' poi lo stesso mercato a dare maggiore fiducia alla Spagna che all'Italia: i rendimenti spagnoli a dieci anni si attestano all'incirca al 5,046% rispetto al 5,136% di quelli italiani. E sono diversi giorni che i costi di finanziamento italiani risultano maggiori rispetto a quelli iberici. .VOTA L'ARTICOLO
 
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Consob vs SEC

Scritto da Fabio Ferrantino Sabato 20 Agosto 2011 19:18
http://www.tradingnostop.com/blog/b...l?tmpl=component&print=1&layout=default&page=http://www.tradingnostop.com/compon...zaS1tYWNyby8xNTEyLWNvbnNvYi12cy1zZWMuaHRtbA==
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Volete farvi del ridere? Anche se ci sarebbe da piangere.


Con l'amico Fiore ci siamo divertiti a spulciare i dati interni della Consob, dipendenti, giorni di ferie, malattia, stipendi ecc. Inutile dire che un ente regolatore di Borsa non ha alcun senso abbia a Roma circa il triplo dei dipendenti rispetto a Milano, ma vabbè. Curioso anche vedere come la media di tutti i dipendenti sia un giorno a casa su 5. Ma vabbè.

Passiamo ai salari? Lo sapevate che alla Consob ci sono 7 persone (almeno, 9 secondo altri files della stessa consob) che guadagnano dal doppio al triplo di quello che guadagna il Chairman della SEC? Ma non basta. In qualità di "responsabili d'ufficio" 32 persone alla Consob percepiscono uno stipendio medio pari sempre a quello del gran capoccia alla SEC. Non vi fa sorridere?

Beh, se non basta, aggiungiamo anche altri 26 "Dirigente di staff" che percepiscono appena meno della povera direttrice della SEC.
 
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