Manca una visione a lungo termine, stabile.
Non si fa un figlio se ti senti precaria in tutto.
Questa frase può essere falsificata karlpopperianamente in vari modi.
- prima del 1970 (data di nascita dello Statuto dei Lavoratori), la natalità era zero?
- quando - parecchi decenni fa - la sopravvivenza della popolazione dipendeva prevalentemente dall'incerto andamento dei raccolti, non si facevano figli?
- la natalità è più bassa tra i neo-arrivati in Italia rispetto ai più garantiti "italiani da tempo"?
- data la proverbiale impossibilità di perdere il lavoro se assunti dalla Pubblica Amministrazione, le cifre confermano che i dipendenti pubblici figliano e i dipendenti privati (o, peggio ancòra, lavoratori autonomi) no?
Insomma, la tua mi sembra una frase komunistoide.
Oltre che all'introduzione del controllo delle nascite, assente nei decenni precedenti, il nuovo fenomeno è dovuto prevalentemente alla Cultura.
In breve: non si respira più l'opprimente aria cattolico-nazionalista ("diamo figli a Dio / alla Patria") di una volta. Si respira un'aria edonista, disimpegnata.
I rapporti sono
fluidi, questo sì può riferirsi alla mancanza di "stabilità". Per il resto, la precarietà economica secondo me non c'entra.
I figli portano via soldi, ma soprattutto tempo e libertà individuali.
Da quello che percepisco, pare che sia meglio farsi una serie di sbronze, di canne (o altre sostanze) o di viaggi piuttosto che sopportare un marmocchio rompiballe che poi diventa un adolescente rompiballe e un giovane adulto che non si decide a ridare la libertà ai genitori.