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Il verdetto finale legato al calcolo dei voti provvisori nello Stato del nord
Kerry ammette la sconfitta, Bush verso la rielezione



E alla fine John F. Kerry ha gettato la spugna. Dopo un'intera giornata vissuta sul filo di lana, il candidato democratico ha telefonato al presidente uscente George W. Bush per ammettere la sconfitta. Un'uscita attesa dai repubblicani e che dovrebbe, ma il condizionale d'obbligo, vuotare di senso la battaglia legale che si stava per ingaggiare sull'Ohio, lo stato che non ha ancora assegnato i suoi 20 grandi elettori. La Casa Bianca, da parte sua, non ha dubbi: Bush ha vinto, il vantaggio di cui gode in Ohio è «statisticamente insormontabile».


corriere.it
 
E' davvero finita... mai avrei detto quando ho aperto questo post di doverlo concludere in questo modo :(


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da Repubblica.it:

Kerry ammette la sconfitta

BOSTON - Sono le undici del mattino quando il senatore democratico John F.Kerry, chiama al telefono il presidente Bush per ammettere la sconfitta elettorale. "Il senatore si è congratulato con il presidente", ha detto alla Cnn un collaboratore di Kerry. "La nazione è troppo divisa, bisogna fare qualcosa per riunificarla". Con queste parole Kerry abbandona la corsa. Si chiude così, senza l'annunciata battaglia legale, la corsa alla Casa Bianca. Il senatore del Massachusetts parlerà ai suoi sostenitori alle 19, ore italiane. Poi sarà la volta di Bush, che con un discorso alla nazione annuncerà la vittoria. I democratici avrebbero valutato che non ci sono speranze di vincere nello Stato conteso, l'Ohio, senza il quale Kerry non ha possibilità di essere eletto. Bush dovrebbe essersi imposto nello Stato con un margine di 130.000 voti.


(3 novembre 2004)
 
Kerry:"Congratulazioni, signor presidente",

Elezioni Usa: Kerry chiama Bush, ammette sconfitta -3-
"Congratulazioni, signor presidente", avrebbe detto l'ormai ex candidato democratico alla Casa Bianca. Il presidente avrebbe riconosciuto a Kerry l'onore delle armi, definendo il suo sfidante come "forte, onesto e di valore" mentre il senatore Kerry avrebbe chiesto al presidente di riflettere sulla Nazione. "Il Paese è troppo diviso. E dobbiamo davvero fare qualcosa per l'Iraq" ha detto Kerry a George W. Bush, nel corso della telefonata inoltrata verso la Casa Bianca.
Una telefonata che secondo fonti democratiche sarebbe durata meno di cinque minuti. Kerry avrebbe scelto di riconoscere la sconfitta dopo aver visto l'andamento inequivocabile del voto in Ohio, lo Stato che ha deciso anche questa tornata elettorale, e volendo ad ogni costo evitare uno scenario di incertezza come quello del 2000, insostenibile questa volta per le scelte che peseranno anche sui primi giorni dell'agenda presidenziale. Kerry parlerà in televisione alle 19 mentre il presidente Bush terrà un discorso alle 21 (ora italiana). mm/cat
 
Kerry : "Il Paese deve trovare l'unità"

Il candidato democratico annuncia la sconfitta nelle presidenziali
"Dobbiamo vincere la guerra in Iraq e quella contro il terrorismo"
Kerry commosso si inchina a Bush
"Il Paese deve trovare l'unità"
Promessa ai suoi sostenitori: "Non smetterò di lottare per voi"


John Kerry

BOSTON - "Vorrei avere braccia abbastanza grandi da abbracciarvi tutti". E' un John Kerry commosso quello che si presenta davanti alla platea dei suoi sostenitori nel quartier generale di Boston per annunciare, con la voce rotta dall'emozione, la sua sconfitta nelle elezioni presidenziali statunitensi.

"Mi sono congratulato con il presidente Bush per la sua vittoria", ha esordito Kerry. Parole che tagliano sul nascere la prospettiva di una lunga battaglia legale per il conteggio dei voti negli stati contesi, in particolare nell'Ohio. "Se ci fosse stata una sola possibilità di vittoria, non mi sarei arreso", ha detto il senatore, spiegando che, se anche i voti ancora da contare fossero stati tutti a suo favore, il collegio elettorale sarebbe stato assegnato a Bush. "Le elezioni si vincono con l'appoggio degli elettori, non con le battaglie legali", ha sottolineato.

Kerry ha dedicato una lunga parte del suo discorso al ricordo della lunga campagna elettorale. "E' stato un onore e un privilegio", ha detto. "Ho ascoltato le vostre storie non le dimenticherò mai e non smetterò di lottare per voi". Il senatore del Massachusetts ha aggiunto di aver fatto del suo meglio per spiegare agli americani la sua visione. Ringraziando i sostenitori, la famiglia e i collaboratori, Kerry ha espresso l'auspicio che "da oggi ricominci la risalita" dei democratici.

Dallo sfidante democratico è venuto anche un forte richiamo all'unità del paese. Chi vince oggi, democratico o repubblicano, è il presidente di tutti gli americani, ha sottolineato Kerry. "Ho avuto una buona conversazione con il presidente Bush", ha detto. "L'America ha bisogno di unità", ha aggiunto, "e spero che il presidente Bush difenderà questi valori negli anni a venire". E rivolto ai suoi sostenitori ha detto: "So che questo è un momento difficile, ma ora più che mai, con i nostri soldati in pericolo, dobbiamo stare uniti e vincere la guerra in Iraq e quella al terrorismo".

Prima di Kerry, aveva parlato il candidato vicepresidente John Edwards. "La nostra causa continuerà ad essere la vostra causa", aveva detto Edwards rivolto alla platea dei sostenitori democratici, dichiarando che, nonostante la fine della campagna per le presidenziali, proseguirà la lotta per i diritti sociali e civili.

repubblica.it
 
Bush: "Onorerò il mio impegno, sarò il presidente di tu

21:38 Moody's: "Rielezione Bush migliorerà attività economica"
In una nota riservata agli abbonati l'agenzia di valutazione Moody's scrive che "La rielezione di Bush migliorerà la futura attività economica e la profittabilità della Corporate America".


21:15 Bush ha concluso ringraziando il Texas
Bush ha chiuso il suo discorso ringraziando in particolare il suo stato. "Sarò sempre grato alla gente del mio stato - ha finito - Gli Stati Uniti d'America vanno avanti con fede. Dio vi benedica e Dio benedica l'America".


21:13 Bush: "I nostri soldati torneranno a casa con l'onore che meritano"
"Combatteremo questa guerra con il terrorismo con ogni risorsa - ha continuato il presidente - in modo che i bambini possano vivere in liberta' e in pace". "I nostri soldati hanno bisogno del nostro sostegno - ha continuato Bush - li faremo tornare a casa quando il nostro dovere sarà compiuto, con l'onore che meritano".


21:12 Bush: "Sosterremo Iraq e Afghanistan"
"L'America è sottoposta a grandi test - ha detto Bush - e noi vogliamo affrontarli al meglio. La nostra nazione ha le qualità per salvaguardare la sua libertà e quella di altri paesi. Abbiamo fatto un grande lavoro e continueremo. La nostra nazione si è difesa, è stata al servizio della libertà di tutta l'umanità, ed io sono orgoglioso di poter guidare questo paese. La ripresa economica proseguirà e onoreremo i valori di patria e famiglia. Sosterremo i processi democratici in Iraq e Afghanistan".


21:08 Bush: "Onorerò il mio impegno, sarò il presidente di tutti"
Bush, nel parlare ancora delle telefonata con Kerry, ha detto che perseguirà i valori di unità. "Onorerò il mio impegno - ha detto - sarò il presidente di tutti gli americani". Il presidente si è poi rivolto agli elettori democratici dicendo "Avrò bisogno anche del vostro sostegno. Abbiamo un paese, una costituzione e quando noi lavoriamo insieme non c'è nulla che può fermare l'America'". In seguito il rieletto presidente ha ringraziato la famiglia, la moglie Laura "amore della vita" e tutti i collaboratori, in particolare coloro che con un "incredibile lavoro" sono andati casa per casa a fare campagna elettorale.


21:06 Bush alla nazione: le prime parole per vittoria storica e Kerry
"Abbiamo passato una lunga notte, ma è stata una grande notte - ha esordito Bush - Gli elettori ci hanno regalato una vittoria storica. Kerry ed io abbiamo avuto una splendida telefonata, è stato davvero molto caro con me. I suoi sostenitori devono essere orgogliosi della sua campagna. Auguro il meglio a lui e alla sua famiglia".


21:03 Cheney sottolinea record voti di Bush
Il vice presidente Cheney ha sottolineato, accolto da un lungo applauso, che George Bush ha ottenuto il più alto numero di voti della storia".


21:02 Il vice presidente Cheney: "Elezione storica"
Prima del rieletto presidente George W. Bush ha parlato alla nazione il vice Cheney. Al solo "Grazie a tutti" c'è stata un'ovazione. "E' stata un'elezione storica e ancora una volta ho l'onore di essere al fianco di Bush. E' stata una campagna dura, ma ora il risultato è chiaro".
 
La lunga sconfitta

La lunga sconfitta
Se Kerry piange, Hillary un po’ ride. Che cosa succederà tra i democratici
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New York. La sconfitta di John F. Kerry apre una voragine dentro quel partito democratico che un tempo era il dominatore della politica americana. La crisi del centrosinistra d’oltreoceano risale al 1968. Da allora i democratici hanno vinto solo tre volte su dieci elezioni presidenziali, e solo grazie alle scorie di uno scandalo (il Watergate) e a uno straordinario politico centrista come Bill Clinton. La radicalizzazione della sinistra liberale negli anni del Vietnam ha allontanato via via intere fasce di elettori dal partito, quasi tutto il sud delpaese e gran parte del Midwest. Gli intellettuali neoconservatori nacquero in quel periodo e si staccarono dalla sinistra per trovare riparo a destra. Negli anni Ottanta emersero i “Reagan’s democrats”, la working class che assieme alla pancia dell’America aveva sempre votato per il centrosinistra prima di sentire i propri diritti e i propri valori più tutelati dalla rivoluzione conservatrice e liberalpopolare di Ronald Reagan. Negli anni Novanta, infine, il partito democratico ha perso anche la maggioranza alla Camera e ora è in minoranza anche al Senato.
La cartina di tornasole di questo declino è stato l’anno 2000, quando il vice di Bill Clinton, Al Gore, non riuscì a entrare alla Casa Bianca nonostante l’America di Clinton (e Gore) avesse regalato otto anni di benessere economico, di surplus di bilancio, di ottimismo, di pace, di prosperità, di speranza, addirittura anche “la fine della storia”. Tutto sembrava andare per il verso giusto, tanto più che l’erede designato di questo ben di Dio affrontava George W. Bush, un candidato provinciale, giudicato poco intelligente, impreparato, raccomandato e inadatto al ruolo. Vinse Bush, sia pure d’un soffio, e i democratici non si sono più ripresi. Anziché presentarsi da continuatore dell’era centrista di Clinton, Al Gore scelse di dare una curvatura liberal e di sinistra alla sua campagna, e finì male.
Clinton vinse perché a contrastare Bush padre c’era un terzo candidato di destra, Ross Perot, che prese il 20 per cento dei voti. Capita l’antifona, cioè la bilancia a destra del paese, il neopresidente governò subito dal centro, stando sempre attento a “triangolare”, cioè a presentarsi da uomo della sintesi delle aspettative liberal e conservatrici del popolo americano. Clinton ha avuto successo soprattutto quando s’è avvicinato a destra, tagliando il bilancio, riducendo il peso dello Stato, firmando la legge in difesa del matrimonio, non aumentando le tasse, non abbracciando i trattati internazionali e così via. Con l’eccezione delle guerre buoniste in Bosnia, Kosovo e Haiti (che la destra non voleva) ogni volta che Clinton ha cercato di imporre la sua visione di sinistra (i gay nell’esercito e la riforma sanitaria) ha sempre fallito.
Le elezioni di midterm del 2002 hanno confermato questa tendenza conservatrice degli Stati Uniti, e ora è arrivata quest’altra sconfitta “nel voto più importante della nostra vita”, nonostante uno sforzo organizzativo e finanziario mai visto.

Clinton o Edwards?
C’è da chiedersi che cosa succederà ora ai democratici. John Kerry s’è battuto bene, è apparso presidenziale e, infine, anche abbastanza coerente nel messaggio, ma gli è mancata la “vision thing”, come si diceva ai tempi di Clinton, cioè non ha offerto né una strategia né un sogno agli elettori americani. Non era stato scelto per questo, in realtà. Era stato scelto perché sembrava il più eleggibile contro Bush. E’ stato un eroe del Vietnam, e la cosa si pensava bastasse a convincere gli americani della sua affidabilità a occupare il ruolo di comandante in capo. Contemporaneamente è stato anche un eroe pacifista, Kerry. Insomma, era il leader democratico più facilmente digeribile dalle diverse anime del partito, anche per essere stato un po’ a favore di Iraqi Freedom e un po’ contro. Ma è andata come è andata. Ora parte la corsa per il 2008, quando Bush non potrà più candidarsi per il limite del doppio mandato. I democratici più di sinistra spiegheranno che Kerry ha perso perché non si è distinto a sufficienza dal presidente. I più centristi diranno il contrario, che ha perso perché non s’è liberato del suo snobismo da radical chic. In prima fila per raccogliere l’eredità di Kerry ora c’è il suo compagno di strada, John Edwards, giovane, brillante, positivo, efficace, del sud, ma rivelatosi un peso leggero in questa campagna elettorale. Poi c’è la senatrice di New York, la vera speranza dei liberal: Hillary Clinton, probabilmente la democratica che ha più faticato a mantenere una faccia triste per la sconfitta di Kerry. Due anni fa decise di rimandare la sua candidatura perché era certa, almeno quanto il Foglio, della riconferma di Bush. Tra quattro anni sarà un’altra partita, e si vedrà.

ilfoglio.it
 
Kerry: «Niente guerre legali, rispettiamo il voto»

«L'America ha bisogno compassione e noi continueremo a lottare»
Kerry: «Niente guerre legali, rispettiamo il voto»

BOSTON - «Dobbiamo rispettare il voto degli elettori»: queste le parole del senatore John Kerry, il candidato democratico alla Casa Bianca, che ha parlato ai suoi sostenitori riuniti a Boston. «Ogni voto conta e deve essere contato, le elezioni si vincono con gli elettori non con i ricorsi legali», ha spiegato il senatore, annunciando che non intende portare a termine un'azione legale in Ohio anche perché, ha riconosciuto, «il margine è tale che anche se venissero contati i voti provvisori non potremmo vincere». All'inizio del suo emozionato discorso, interrotto dagli applausi dei sostenitori, familiari ed amici, Kerry ha pronunciato la frase tecnica del riconoscimento della sconfitta :«Ho offerto al presidente e alla first lady le congratulazioni per la vittoria».


Bush vs. Kerry clicca su una foto


FERITE - Del colloquio con Bush, ha detto: «Abbiamo avuto una buona conversazione. Insieme abbiamo parlato dell’importanza ora di rimarginare le ferite del Paese, di sanare le differenze di posizione che esistono ora tra Democratici e Repubblicani. Il momento della guarigione deve iniziare da oggi». Poi il senatore ha aggiunto: «La nostra battaglia non finisce qui, anzi questo è solo l’inizio. Abbiamo combattuto per avanzare i nostri valori e grazie allo straordinario lavoro di milioni di volontari abbiamo compiuto grandi progressi. Questo non è il momento di lasciarsi andare: dico a tutti voi, non dovete perdere la speranza e la fiducia, potremo costruire su questa base per vincere un'altra volta. Arriverà questa volta, arriverà il momento in cui i vostri voti cambieranno il mondo». Il Senatore è poi tornato a esprimere la speranza che il presidente riesca a unificare il Paese, che accolga le istante di tutti. «L'America ha bisogno di unità e di una maggior compassione: spero che il presidente Bush vada in questa direzione nei prossimi anni. Quanto all'Iraq, so che non tutti tra quelli che mi sono vicini saranno d'accordo, ma ora che siamo lì e i nostri soldati sono in pericolo, dobbiamo fare di tutto per vincere la querra al terrorismo. Ma noi continueremo a lottare anche qui: per l'assitenza per l'ambienteper rendere l’assicurazione sanitaria accessibile a tutti e per ridurre il livello di povertà». Infine ha ringraziato tutti: «I milioni di persone che sono stati al fianco mio e di John Edwards - ha detto con voce all’improvviso rotta dall’emozione -. E' stato un grande onore. Avrei tanto voluto vincere per tutti voi...».




LE PAROLE DI EDWARDS - «Continueremo a combattere per voi perché per noi ogni voto vale. Non smetteremo di combattere ora che la campagna è finita: la nostra campagna è la vostra campagna». John Edwards, che ha affiancato Kerry come vice nella corsa persa alla Casa Bianca, ha preceduto il candidato democratico nei discorsi al Faneuil Hall di Boston. Un discorso sobrio, ma deciso e chiaro, in cui sono stati ricordati passi dei discorsi pronunciati negli ultimi mesi. E che indica in Edwards la grinta di chi vuole guardare avanti come leader del futuro. Edwards ha introdotto Kerry definendolo «un grande americano». «E’ stato un onore lavorare al fianco di John Kerry - ha detto l’ex senatore della Carolina del Nord - Abbiamo lavorato tanto - ha aggiunto Edwards - e abbiamo sperato che il risultato fosse diverso».

corriere.it
 
CAPISCO LA TUA COSTERNAZIONE

fo64 ha scritto:
E' davvero finita... mai avrei detto quando ho aperto questo post di doverlo concludere in questo modo :(


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da Repubblica.it:

Kerry ammette la sconfitta

BOSTON - Sono le undici del mattino quando il senatore democratico John F.Kerry, chiama al telefono il presidente Bush per ammettere la sconfitta elettorale. "Il senatore si è congratulato con il presidente", ha detto alla Cnn un collaboratore di Kerry. "La nazione è troppo divisa, bisogna fare qualcosa per riunificarla". Con queste parole Kerry abbandona la corsa. Si chiude così, senza l'annunciata battaglia legale, la corsa alla Casa Bianca. Il senatore del Massachusetts parlerà ai suoi sostenitori alle 19, ore italiane. Poi sarà la volta di Bush, che con un discorso alla nazione annuncerà la vittoria. I democratici avrebbero valutato che non ci sono speranze di vincere nello Stato conteso, l'Ohio, senza il quale Kerry non ha possibilità di essere eletto. Bush dovrebbe essersi imposto nello Stato con un margine di 130.000 voti.


(3 novembre 2004)




:D :daisy: :babbo:
 

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