Trading Bar 2011 by gli amici di Windjets

...di interessante ci sarebbero molti titoli ...ormai la settimana è andata ...meglio aspettare la prossima ...stuzzicano nokia fiat cir mn pc azm ...mi hanno smezzato un pò tutto oggi ...................meglio conservare i fondi per la prossima
 
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...piaggio se scende potrebbe innescare un bel lupone ...xbr che ricordo non era male ...sul settimanale mi sembrava al test di un lupastro rialzista ...vediamo
 
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...gli oscillatori sono spariti ancora :rolleyes: ...ogni tanto prt mi resetta tutto ...fortunatamente le 3d le conserva ...anche se qualche volta le sposta ...bisogna stare attenti che cambiano le cose a seconda della forma di schermo che utilizzi
 
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...di lungo potrebbe formare un bel hs ...dani ...mi spiace ...per quei dati devi avere una piatta a pagamento ...le piatte gratis permettono di vedere solo i grafici ...il massimo che puoi trovare sono su amibroker.it i daily
 
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...minisp ...1323-24 50% ritraccio discesa 61 e 38 per altri conteggi ...1330 decade la conta a scendere ...32-34 i livelli del solito quadrato ...sotto 1309 1291 ...qualcuno potrebbe richiedere test ...sotto 1291 possibile lupo abbissale
 
...boh ...domani non tocco niente ...il bond dovrà correggere le candele di questi giorni ...usd rosso con chf rosso ...il 5y sulla 200 ...credo sia più saggio attendere ...anche ftsemib è ancora sotto la rossa spessa
 
...minisp ...1323-24 50% ritraccio discesa 61 e 38 per altri conteggi ...1330 decade la conta a scendere ...32-34 i livelli del solito quadrato ...sotto 1309 1291 ...qualcuno potrebbe richiedere test ...sotto 1291 possibile lupo abbissale

buon giorno a tutti,
buon giorno free,
quanto abissale? giuseppe verdi?

Banco Popolare: Saviotti non esclude la banca unica, basta aumenti di capitale

(30 Giugno 2011 - 16:23)

lg.php


Trasformazione in vista per il Banco Popolare. Come anticipato questa mattina da Finanza.com, ai piani alti di Verona si starebbe iniziando a ragionare sulla possibilità di arrivare alla Banca Unica. Una discussione ancora nelle fasi preliminari all’interno del Consiglio di Sorveglianza che sancirebbe però il nuovo modello popolare di banca del territorio. La conferma è arrivata dal consigliere delegato del Banco, Pier Francesco Saviotti, che durante la presentazione del nuovo piano industriale dell’istituto scaligero ha dichiarato che “non è esclusa la banca unica”. In sostanza, già entro la fine dell’anno, la struttura organizzativa del Banco Popolare potrebbe subire un deciso snellimento: Cda unico a Verona e cancellazione dei Consigli di amministrazione delle controllate core (Lodi, Verona, Novara e Lucca). Non però l’eliminazione dei brand territoriali, “che restano uno dei nostri principali punti di forza” ha assicurato il management della banca. Dall’operazione potrebbero rimanere esclusi il Credito Bergamasco e Banca Aletti.
Dopo un triennio impegnativo, il Banco Popolare ha quindi fissato i paletti per il futuro. Negli ultimi anni l’istituto scaligero ha dovuto affrontare il riassetto problematico di Banca Italease, la riorganizzazione della Popolare di Lodi e il rafforzamento patrimoniale. Saviotti ha escluso categoricamente un altro aumento di capitale, dopo quello da 2 miliardi di euro terminato pochi mesi fa che ha permesso il rimborso dei Tremonti Bond. “Non faremo più nessun aumento – ha dichiarato il top manager – se dovessero impormelo mi dimetterei”. Esclusa anche la conversione del soft mandatory da 1 miliardo di euro, che sarebbe “una tragedia e una diluizione pazzesca per gli analisti”. Le linee guida del piano industriale 2011-2015 parlano quindi di crescita, ottimizzazione delle strutture centrali, incremento della base clienti e della redditività. La Borsa ha apprezzato le strategie messe a punto dal management della banca e il titolo del Banco mostra un progresso a Piazza Affari di quasi 3 punti percentuali a 1,567 euro.
Per quanto riguarda i piani di ottimizzazione del gruppo, la struttura-obiettivo, 5 banche del territorio più Banca Aletti, sarà raggiunta con alcune operazioni già annunciate: la Popolare di Cremona e la Popolare di Crema verranno integrate nella controllante Popolare di Lodi, Efibanca verrà assorbita dalla capogruppo, mentre la rete estera, che ha già visto la cessione delle 7 filiali in Repubblica Ceca, sarà ulteriormente alleggerita con la dismissione della controllata ungherese. “Se riuscissimo a semplificare la struttura dovremmo rivedere al meglio le stime del business plan”, ha annunciato Saviotti. Un business plan ricco di numeri e obiettivi ambiziosi. Secondo le indicazioni fornite dal management, entro il 2013 verranno aggiunti 250 mila nuovi clienti, mentre l’evoluzione del personale è indirizzata verso la riduzione dell’organico di 1120 risorse e verso l’arricchimento della rete con 1100 risorse interne, per cui i dipendenti totali al 2013 saranno 18.808 rispetto ai 20.078 di inizio 2011.
Il piano dell’istituto guidato da Pier Francesco Saviotti punta a una decisa riduzione del cost/income, visto in calo dal 65,9% del 2010 al 60,4% nel 2013 ed al 55% nel 2015. Il ROTE (Return On Tangible Equity) è stimato pari al 9,3% nel 2013 ed al 12,6% nel 2015. Per quanto concerne la struttura patrimoniale, il Core Tier 1 ratio dovrebbe portarsi dal 6,5% attuale al 7,6% nel 2013 come Common Equity Ratio in linea con Basilea III e fissarsi nel 2015 all’8,3%. Prevista anche una decisa crescita dei fondamentali: l’utile netto (308 milioni di euro nel 2010) dovrebbe raddoppiare a 603 milioni nel 2013 e triplicare a 930 milioni nel 2015. L’impatto atteso in termini di utile netto dall’insieme dei progetti di riassetto organizzativo ammonta a 177 milioni al 2013 e a 272 milioni al 2015. I proventi operativi, 3,7 miliardi di euro nel 2010, sono previsti a 4,1 miliardi nel 2013 e 4,5 miliardi nel 2015. Le rettifiche sui crediti dovrebbero mostrare una progressiva diminuzione dai 771 milioni di euro del 2010: a 541 milioni nel 2013 e a 492 milioni nel 2015.
 
E' arrivato anche il secondo sì dal Parlamento greco che ha così accolto la legge di attuazione del pacchetto di austerity. Il premier ellenico George Papandreou ce l'ha fatta, ha allontanato lo spettro del default. Il provvedimento è stato approvato con 155 voti favorevoli (gli stessi della prima votazione) e 136 contrari (2 in meno rispetto a ieri). Il via libera di oggi al piano di risanamento da oltre 78 miliardi di euro (circa 28 miliardi dai tagli e 50 miliardi dal progetto di privatizzazioni) sblocca la quinta tranche di aiuti da 12 miliardi di euro da parte di Ue e Fmi. Non solo, per Atene si apre ufficialmente la strada alla concessione di un nuovo pacchetto di salvataggio.
Immediata la reazione dei mercati, che hanno accelerato al rialzo, appena è trapelata la notizia. Un ottimismo diffuso nel Vecchio continente che ha portato il Ftse Mib a chiudere la giornata con un rialzo dell’1,62%, sopra i 20 mila punti. Il Dax ha terminato le contrattazioni in crescita dell’1,13% a 7.376,2 punti, +1,53% del Ftse100 che si è portato a 5.945,7, +1,48% del francese Cac40 a 3.982,2 e +2,13% dell’Ibex a 10.359,9.
Adesso dunque non sembrano esserci più ostacoli al versamento della quinta tranche da parte di Ue e Fmi, che verrà discussa il prossimo 3 luglio. Per un secondo piano di aiuti, con un possibile coinvolgimento del settore privato si dovrà aspettare fino al prossimo 11 luglio, quando si riunirà l'Ecofin. Indicazioni positive per i listini sono arrivate anche dalle parole del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, che ha annunciato che le istituzioni finanziarie teutoniche contribuiranno al salvataggio di Atene rinnovando 3,2 miliardi di titoli in scadenza.
Il voto del Parlamento greco è il "secondo passo decisivo" che in condizioni così difficili rappresenta un “altro atto di responsabilità nazionale". Questo il commento a caldo del presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e quello dell'Unione Europea, Herman Van Rompuy, in una nota congiunta diffusa poco dopo del nulla osta al piano di austerity di Atene. E aggiungono: “Adesso ci sono tutte le condizioni per l'erogazione della prossima tranche di aiuti finanziari alla Grecia e per fare rapidi progressi sul secondo pacchetto di salvataggio''.
"Diciamo che non è una grande sorpresa, ci si aspettava il via libera”, commenta Anna Maria Grimaldi, economista di Intesa Sanpaolo, rimarcando tuttavia che “il voto è un ulteriore elemento di conferma che una soluzione di tipo catastrofico alla crisi greca è stata allontanata”. A questo punto la prossima tappa è quella del 3 luglio quando i ministri delle Finanze della Zona euro dovranno dare l'ok per sbloccare la quinta tranche di aiuti del fondo monetario e dell'Unione europea e nel contempo dovrebbero discutere i dettagli del nuovo pacchetto di aiuti per 100 miliardi di euro per gli anni a partire dal 2012. “Rimane comunque il nodo della partecipazione dei privati al finanziamento del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia – rimarca l’esperta - E non è detto che nell'incontro di domenica questo nodo venga sciolto in via definitiva".
E cosa succederà nei prossimi mesi? "Ora siamo di fronte ad una schiarita, che con tutta probabilità si protrarrà fin dopo l'estate, successivamente potrebbero emergere nuove criticità, con delle ripercussioni per il resto dell'Euro Zona – sottolinea Grimaldi -. Questa è una crisi che potrebbe tornare ancora per un po' a ondate"
 
Fondi comuni, da domani in vigore la nuova fiscalità

(30 Giugno 2011 - 18:34)

lg.php


Domani, primo luglio, segnerà una data di svolta per il mondo dei fondi comuni italiani. Con l’entrata in vigore del Decreto legge 225/2010, noto come Milleproroghe, la tassazione degli investimenti in fondi comuni italiani sarà allineata a quella già prevista per i fondi comuni europei. Da domani l’aliquota del 12,5% sui guadagni in conto capitale non verrà più applicata ogni giorno sui rialzi della quota ma solo nel momento in cui l’investitore dovesse decidere di smobilizzare il suo investimento realizzando una plusvalenza.
Fino a oggi l’investimento in fondi italiani è stato invece tassato sul maturato e in capo al fondo. In pratica era la stessa società di gestione a occuparsi di prelevare giornalmente l’aliquota del 12,5% applicata all’eventuale incremento di valore della quota del fondo e di accantonarla per versarla al fisco a fine anno. Allo stesso modo veniva tenuto conto delle eventuali minusvalenze generate da una riduzione nella quotazione. Uno dei difetti più evidenti di questo sistema di tassazione “duale” era il differente valore che le quote di un fondo italiano e di uno straniero potevano avere a parità di performance. La prima sarebbe stata già al netto della tassazione e quindi inferiore alla seconda.
La tassazione sul maturato era infatti prevista solo per i fondi comuni italiani e non per quelli stranieri autorizzati a operare in Italia. Per questi ultimi valeva il principio che ora è stato esteso a tutti: la tassazione deve essere sul realizzato e in capo all’investitore. Finisce dunque l’era della discriminazione dei fondi comuni italiani, alla quale gli operatori italiani hanno attribuito parte della difficoltà di crescita incontrata negli anni dal risparmio gestito del Belpaese. Una condizione che ha spinto in passato molti risparmiatori a rivolgersi a operatori esteri autorizzati a operare in Italia e molti operatori italiani a creare apposite società di gestione all’estero.
Il Decreto Milleproroghe inoltre, recepisce e attua la direttiva europea Ucits IV che introduce una nuova regolamentazione per il passaporto dei fondi europei, prevede la vigilanza del Paese d’origine sulle Sgr, armonizza le procedure di fusione, disciplina le strutture master-feeder e prevede nuovi elementi di tutela degli investitori.
Particolarmente importante per gli investitori, per le conseguenze che potrà generare sulla circolazione dei prodotti di risparmio gestito e quindi sulla concorrenza nell’Unione europea, è il nuovo passaporto europeo. Un gestore di fondi italiano che intenda offrire un proprio prodotto al di fuori dei confini nazionali non dovrà più aprire una sede nello Stato prescelto e registrare in tale Stato un duplicato del fondo, ma gli basterà disporre di una banca depositaria.
Per quanto riguarda infine la tutela degli investitori, verrà introdotto il key investor informations, documento sostitutivo del prospetto semplificato che conterrà in uno schema predefinito e confrontabile le informazioni che gli investitori devono ricevere prima di effettuare un investimento.
Complessivamente le norme favoriscono la competizione e la trasparenza dell'industria di fondi italiani mentre cancellano un'ostacolo, quello del diverso trattamento fiscale che è stato sempre considerato una discriminazione ingiusta dalle società del risparmio gestito italiane. Levato l'ostacolo ora le Sgr nostrane dovranno dimostrare che non si trattasse solo, come molti pensano, di un alibi.
 

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