Non è facile essere ottimisti sul Recovery plan guardando alla gestione della seconda ondata e a come si prospetta la distribuzione dei vaccini anti-Covid
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In Italia al momento possiamo essere fiduciosi sui progetti che vedono impegnate società pubbliche o partecipate come Enel, Snam ed Eni, che hanno strutture in grado di portarli avanti fino alla realizzazione nei tempi dovuti. Ma in altri settori, come la sanità o la scuola, dove non esistono operatori di questo tipo, con un’impostazione aziendale, emerge come lo Stato sia ormai esclusivamente burocrazia e non più un’entità in grado di realizzare veramente i progetti.
Un problema che riguarda quindi anche le strutture ministeriali…
Negli anni i ministeri si sono purtroppo svuotati di personalità tecniche operative, tanto che sono ormai affollati di consulenti esterni. Con il Recovery plan lo Stato è chiamato ad ammodernarsi e sarebbe importante che ci venisse spiegato come si intende raggiungere questo obiettivo, altrimenti si rischia solo di avere un elenco di risorse, con le relative destinazioni, senza sapere chi si occuperà di autorizzazioni, permessi e procedure. Questo è un problema non solo perché le risorse arriveranno in base allo stato avanzamento lavori, ma perché ci mette in cattiva luce agli occhi europei, cui già non stiamo offrendo un bello spettacolo."