Ultras: a mali estremi inglesi rimedi

Cip1

Forumer storico
Negli anni Ottanta, specie all’indomani della strage dell’Heysel di Bruxelles, dove le violenze che precedettero la finale di Coppa dei Campioni 1985 tra Juventus e Liverpool provocarono 39 morti di cui 32 italiani, nessuno avrebbe immaginato che in capo a vent’anni gli inglesi ci avrebbero dato lezioni. Eppure adesso la legislazione italiana insegue proprio quella britannica per arginare un fenomeno apparentemente incontrollabile. Vale dunque la pena ricordare quali furono i principali provvedimenti presi da Margaret Thatcher e dalle autorità calcistiche a seguito di quella tragedia e di quella dello stadio Hillsborough di Sheffield nel 1989, quando il crollo di una barriera provocò 96 morti. Al di là dell’esclusione di tutte le squadre di club inglesi dalle competizioni internazionali a tempo indeterminato (un provvedimento non congruo rispetto all’attuale situazione italiana) la lotta alla violenza negli stadi si basò su tre punti fondamentali: l’adeguatezza degli impianti, la responsabilizzazione delle società e la creazione di una speciale squadra anti-hooligans che lavora fianco a fianco con i vari club. Per quanto riguarda gli impianti, in particolare, sono stati predisposti biglietti numerati con posto a sedere per tutti i settori, abbattute le barriere tra campo e tribune per evitare casi come quello di Hillsborough, e si è fatto ampio uso di telecamere a circuito chiuso. Inoltre, nella maggioranza degli impianti sono addirittura previste celle per i facinorosi, che vengono processati per direttissima entro 24 ore e spesso inibiti a lungo alla frequentazione degli stadi.

L’introduzione di steward stipendiati dai club ha poi consentito di responsabilizzare le società di calcio, alle quali è stato proibito ogni contatto con le tifoserie se non al fine di prevenire possibili incidenti. In precedenza, così come qui in Italia fino a pochi mesi fa, i capi dei gruppi organizzati potevano ricattare i club minacciando incidenti se non fossero state accolte le loro richieste. In occasione di un’inchiesta su incidenti avvenuti a Milano, a febbraio il procuratore capo di Monza Antonio Pizzi fece una perfetta disamina del fenomeno: “I capitifoseria hanno un potere enorme. Ricattano le società che forniscono loro biglietti sottocosto o in omaggio. Il giro d’affari per una curva è nell’ordine di milioni di euro”. “A questo fiume di soldi – aggiungeva un’inchiesta del Corriere della Sera dopo la morte di Raciti - bisogna aggiungere gli aiuti per le coreografie (negati dalle società) e la vendita dei gadget: cappelli, felpe, magliette. Questa è la montagna di soldi da spartire. Che non arriva a tutta la curva, ma nelle tasche dei pochi che comandano. Conseguenza: i capi degli ultrà milanesi pensano più agli affari che alla violenza. Ma appena gli equilibri si spostano, c’è qualcuno che per entrare nel business è pronto a sparare”.

Che molti episodi di violenza siano riconducibili a ricatti nei confronti delle società è stato denunciato più volte anche dal presidente del Cagliari Calcio, Massimo Cellino: “Se un imbecille porta un petardo allo stadio – disse Cellino lo scorso 23 ottobre a una radio napoletana - viene penalizzata la società con una multa o una squalifica. Così facendo, loro raggiungono il loro intento: ricattano la società e alla lunga noi siamo costretti ad accettare il loro gioco. Mi sembra quasi che l'Osservatorio finisca così per punire il club e non i colpevoli”. Quattro anni prima lo stesso Cellino aveva fatto la stessa denuncia dopo che l’aggressione da parte di un tifoso al portiere del Messina Emanuele Manitta durante una partita di serie B aveva causato una lunga squalifica al campo del Cagliari. Al di là delle violenze “organizzate” è evidente come sia necessario un totale cambio di registro nei rapporti tra tifosi e forze dell’ordine. In Inghilterra gli steward hanno svolto proprio la funzione di “cuscinetto” tra le due entità, diventando il primo contatto con i tifosi ma svolgendo compiti non troppo dissimili da quelli delle forze dell’ordine. Possono fermare sospetti e persino condurre test alcolemici consentendo così la necessaria comunanza di interessi tra club e forze dell’ordine. In quest’ottica l’altro provvedimento cruciale preso dagli inglesi dopo l’Heysel è stato la creazione della National Football Intelligence Unit, con agenti forniti alle società che si infiltrano tra i tifosi soprattutto in occasione delle trasferte, e con una sorta di telefono rosso che accoglie le denunce di chi assiste a fatti di violenza con ricompense in danaro quando le “soffiate” conducono all’accertamento di un crimine. È chiaro che probabilmente nessuno di questi provvedimenti ieri avrebbe potuto evitare l’assurda morte di Gabriele Sandri. Tuttavia, forse si sarebbe potuta evitare la guerriglia urbana che ne è seguita in numerose città. Infine, va detto che l’ipotesi di fermare il campionato, che ora in Italia costituisce uno dei principali temi di dibattito, in Inghilterra dopo l’Heysel non fu neanche presa in considerazione.





http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=444868
 
Cip1 ha scritto:
Negli anni Ottanta, specie all’indomani della strage dell’Heysel di Bruxelles, dove le violenze che precedettero la finale di Coppa dei Campioni 1985 tra Juventus e Liverpool provocarono 39 morti di cui 32 italiani, nessuno avrebbe immaginato che in capo a vent’anni gli inglesi ci avrebbero dato lezioni....

Tutto molto giusto, ma c'è un però...
un errore di fondo che tutta la stampa italiana continua a fare quando parla del fenomeno degli hooligans della Gran Bretagna.
Che non sono affatto spariti dal calcio inglese, non è che adesso son diventati tutti dei gran sportivoni che seguono la loro squadra ma rispettono ed applaudono gli avversari.
Hanno semplicemente trasferito le loro gesta al di fuori dagli stadi.
Nei parcheggi vicini, nelle metrò o nelle stazioni ferroviarie, o anche nei pub dove si ritrovano i vari gruppetti, quelli che noi chiamiamo ultras e che da loro sono le "firm".
Basta vedere come si sfogano i suddetti appena ne hanno modo, seguendo in trasferta all'estero la loro squadra e peggio ancora la loro nazionale ai vari europei, mondiali etc
Quindi stadi tranquillissimi, grazie alle leggi e alla loro applicazione rigorosa, ma fuori va tutto avanti come prima
 

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