un,dos,tres,un pasito bailante by mototopo

Mario Draghi ci aiuta a capire

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Mario Draghi ci aiuta a capire: Come dice l'ARS, la soluzione e' ferma ad attenderci alle nostre spalle: voltiamoci e studiamo la storia.

Mario Draghi in questo video ci aiuta a capire com'erano le cose e come sono diventate, con l'aiuto della shock therapy della crisi petrolifera.

Nel 1981 la politica monetaria in italia ha cambiato corso...
Fornire moneta agli stati o mettere al primo posto il contenimento dell'inflazione...


Draghi:
"la Banca d'Italia ha in quel tempo scarsa autonomia nel controllo della base monetaria e nella fissazione dei tassi di interesse a breve termine"
"i tassi di interesse reali sono da tempo negativi"
"in occasione della riforma del mercato dei Bot del 1975 la banca si e' impegnata ad acquistare alle aste tutti i titoli non collocati presso il pubblico, finanziando quindi gli ampi disavanzi del tesoro con emissione di base monetaria"
(leggi: moneta creata dal nulla)
"il tesoro puo' attingere a un'apertura di credito di conto corrente presso la banca per il 14 per cento delle spese iscritte in bilancio"
"detiene il potere formale di modificare il tasso di sconto"


(non siamo poi cosi' lontani dai concetti dalla mmt)


Ma poi ci mette lo zampino il progetto dell'Euro, evoluzione del Sistema Monetario Europeo (SME):


"in queste condizioni l'adesione italiana al Sistema Monetario Europeo, in vigore dal marzo del 1979 (...) rischia di decadere (...) per la difficolta' di rendere le politiche economiche interne coerenti con quel vincolo"


"la convinzione e' che il ritorno a una moneta stabile richieda una "costituzione monetaria" fondata sui tre pilastri della 1)indipendenza del potere di creare moneta da chi determina la spesa pubblica 2)procedure di spesa rispettose del vincolo di bilancio 3)una dinamica salariale coerente con la stabilita' dei prezzi"



Siccome ci raccontano che la colpa del debito pubblico e' nostra e che dobbiamo tutti sentirci in colpa, perche' abbiamo speso piu' delle nostre possibilita' e adesso dobbiamo ripagarlo anche a costo di finire come la Grecia beh guarda questo grafico e potrai vedere che fino al 1981, l'anno del divorzio tra tesoro e banca d'italia, il debito pubblico era sotto il 60% del pil e il suo andamento era quasi stabile (non aumentava).
Mentre il cambiamento di politica monetaria ha prodotto un'impennata del debito.
L'immagine e' tratta dal volantino (che ti invito a leggere) pubblicato su:
La solitudine dei numeri reali: Volantino strategico n°1 - La colpa del debito pubblico è dello Stato sprecone... e i bambini nascono sotto i cavoli!



Oh, ma c'era l'inflazione.
In quegli anni l'Italia era al secondo posto al mondo per risparmio privato, dopo il Giappone.



In un sistema in cui - parole di Draghi - la Banca d'Italia "finanzia i disavanzi del tesoro con emissione di base monetaria", ed e' lo stato che gestisce la politica monetaria, il debito pubblico e' un falso problema.


Ma quando si toglie agli stati il potere di creare moneta, che puo' solo essere presa in prestito sui mercati, e' evidente che il debito pubblico progressivamente crescente e inestinguibile e' una certezza matematica.








Pubblicato daMaurizio Barbero *****************Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su TwitterCondividi su Facebook




Reazioni:



#Europa #Tuttobene : Esplode il Debito Pubblico Spagnolo (al Top dal 1910)

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#Europa #Tuttobene : Esplode il Debito Pubblico Spagnolo (al Top dal 1910):
Va tutto bene Madama la Marchesa. Anzi per l’Italia va benissimo, anche se alla fine del primo trimestre 2013 avremo raggiunto quota 130% nel rapporto debito PIL (ho fatto 2 calcolini veloci veloci, direi che un 130,5% non ce lo toglie nessuno per fine Marzo 2013)
 
febbraio 2013 alle 15:58 da carloscalzotto@finanza


La saga MPS continuerà per molto tempo e molte persone politicamente famose andranno nelle mani della giustizia, anche se lenta e in parte poco giustizia, sabato Grillo ci ha delizziato con altri interrogativi su questa antica salassante e salassata banca QUI l’articolo


Si cominciò con i 490 milioni del fresh, l’inizio del tracollo.
Finalmente sembra che sia chiaro a tutti quello di cui chiedevamo il rendiconto già il 29 novembre 2011: i debiti segreti della Fondazione. Fin dall’aumento di capitale del 2008 Palazzo Sansedoni aveva fatto debiti per 490 milioni – che non aveva – per partecipare all’acquisto di Antonveneta.
Debiti segreti per i cittadini senesi ma probabilmente palesi a chi dirigeva.
Ora possiamo spiegarci i trucchi contabili e finanziari impliciti nel Fresh “per non rischiare una diluizione futura … decise di farsi finanziare l’operazione da Credit Suisse e Mediobanca con la stipula degli ormai famosi contratti Tror, che di fatto erano un debito”.
Chissà se la delibera della Deputazione Amministratrice al riguardo è carente di informazione per la Deputazione Generale.
Segreti di palazzo invece della trasparenza: la città non doveva sapere, non doveva giudicare.
Nei mesi seguenti all’accordo col Santander ci fu una capillare campagna di informazione tesa a sottolineare la giustezza dell’operato di Banca e Fondazione, senza fornire alcun elemento utile, al punto che perfino i bene informati delle Liste Civiche Senesi (tra cui c’era un ex sindaco), scoprirono solamente il 3 giugno (tre giorni dopo il closing del contratto Antonveneta), che “la Fondazione ha stipulato un debito di 580 milioni”.
La stampa dell’epoca ne fa fede, come i verbali del Consiglio comunale.
Borsa Italiana testimonia che il 18 febbraio 2008 il titolo MPS valeva 2,132 euro, mentre oggi parte da 0,2359; esattamente il contrario di quanto aveva previsto Mussari nell’annunciare l’affare padovano: come meravigliarsi se le scommesse finanziarie chiamate derivati sono state tutte padellate?
Nel 2011, poi, il pallone avvelenato si fa imparabile visto che si vuole aderire al nuovo aumento di capitale. Parlangeli salta come il tappo di uno champagne scaduto, firma Pieri. Firmano anche Mancini e la Deputazione Amministratrice, mentre il resto degli amministratori stanno in silenzio.
Firma anche il ministro Tremonti, distratto forse al punto di non leggere i due numeri messi nel provvedimento. Perché da buon commercialista avrebbe dovuto farsi due conti semplici per capire che non si doveva fare: mancavano i requisiti di cui all’art. 3 dello Statuto della Fondazione.
Così invece di chiederne conto a chi ha firmato, girano per la città dei cultori del pubblico interesse, che vorrebbero modificare lo statuto insieme a chi lo ha infranto.
Grazie alle illuminate scelte della Deputazione Amministratrice e al ferreo controllo di Banca d’Italia, Consob, Ministero dell’Economia, la Fondazione si ritrovò con debiti superiori al miliardo.
Il pool di banche finanziatrici conosce l’incapacità della Fondazione di creare reddito.
Non ha una propria attività economica, non ha diversificato gli investimenti, dipende in tutto e per tutto dai dividendi della banca (quella che chiede l’aumento di capitale) e in più viene finanziata in base a un piano economico che prevede la dismissione delle partecipazioni come Cassa Depositi e Prestiti (che dividendi ne ha sempre dati). source
C’è chi pensa che il covenant – che proteggeva i creditori dal possibile rischio di default della banca – sia alla stregua di un patto leonino, una cosa che assomiglia parecchio allo strozzinaggio, ma anche questo sarà di pubblica discussione quando sarà troppo tardi come per tutto il resto della vicenda.
Una considerazione finale amara: le ispezioni della Banca d’Italia nel 2010 hanno dato qualche risultato dopo tre anni, ma quasi solo per parare le critiche all’operato dei Vigilanti e non alla salvaguardia del patrimonio dell’istituto bancario.
Oggi gli ispettori romani stanno spulciando tutto quello che possono trovare dentro Rocca Salimbeni: corriamo il rischio che quanto possa emergere adesso nelle loro mani diventi di dominio pubblico fra altri tre anni, quando la banca sarà altrove e cinquecento anni di gloria bancaria sfumati nel ricordo del tempo che fu.
TUTTI I NOMI E POLITICI LEGATI ALLE FONDAZIONI leggete qui
VN:R_U [1.9.20_1166]







Fondazione MPS ecco la lunga stagione dei debiti comunisti, 10.0 out of 10 based on 1 rating
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Il G20 prende tempo in attesa della bufera finanziaria

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Il vertice di Mosca dei Paesi del G20 almeno un risultato lo ha prodotto. Le prime potenze del mondo avvertono infatti che un'altra e più pesante crisi finanziaria è in arrivo e che essa lascerà dietro di sé soltanto macerie, aggravando la recessione in atto, anzi trasformandola in una depressione in confronto alla quale quella seguita al 1929 sembrerà uno scherzetto. La parola d'ordine emersa è stata quindi quella di spargere tranquillità e di non aggravare la situazione parlando di "guerra delle valute".

In realtà non parlare di qualcosa che fa paura non è altro che l'ammissione che la situazione è gravissima sia perché i segnali di una ripresa non ci sono sia...
Filippo Ghira
 
:) Un saluto, con i dovuti, ringraziamenti per la costanza degli aggiornamenti che cortesemente, e generosamente, posti,..... Ciao Andrea,......... :bow: un saluto "anche" a Iulius,... ;)
 
ciao duca .grazie.
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Paolo Cevoli Palmiro Cangini a Desenzano 19-06-08[/ame]
 
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