Alla cortese attenzione di Tashtego

Quali sono i cibi da assaporare per essere al top a letto? Insomma, come mangiare? Innanzitutto occorre evitare una alimentazione sana e ricca cibi infiammanti per la prostata, come ad esempio quelli che un tempo non a caso venivano considerati afrodisiaci. Quindi il buon sesso non va d’accordo con la birra, gli insaccati, le spezie in generale ma anche superalcolici, caffè e aragoste. Insomma mente sana ed equilibrata con dieta efficace. Dunque chi ha una alimentazione ricca di cibi che contengono antiossidanti come carote, spinaci, kiwi e carni rosse avrà più chances ed un migliore rendimento nel sesso. Infine, per essere davvero al top a letto bisogna bere almeno due litri d’acqua al giorno per migliorare l’attività diuretica ed è necessario regolarizzare la funzione intestinale. Dunque occhio a come mangiare se si vuol essere dei maghi a letto ed avere prestazioni al top.
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Il buon sesso parte dalla tavola ecco la dieta ideale, fonte immagine: kezia-noble.com

Non che dalla tavola debbano partire i preliminari, sia chiaro, però mangiare bene è il primo presupposto per essere al top della forma nel sesso. Ovviamente per ottenerla è necessario considerare l’idea di modificare il proprio modo di mangiare. Sembra infatti che, stando a quanto affermato dagli esperti della Società europea di Urologia, sia necessaria una dieta equilibrata per avere altrettante qualità a letto con il partner.
 
Chi è dominato dai ricordi e dai progetti si trova sempre fuori tempo e si abbuffa senza accorgersene. Più il cervello resta ancorato al passato più si ingorga, si chiude in se stesso e si intossica.
 
Fra le parole d’ordine contro il cancro ce n’è una molto semplice: muoversi. I benefici dell’esercizio fisico sono ormai noti e dall’ultima European Breast Cancer Conference è arrivata una conferma importante: fare attività fisica con costanza riduce del 12 % il rischio di ammalarsi di tumore al seno per le donne di qualunque età e peso corporeo.
L’ANALISI
"Abbiamo considerato tutti gli studi sulla relazione fra cancro al seno e esercizio fisico apparsi finora" ha spiegato Mathieu Boniol, autore della ricerca e ricercatore dell’Istituto internazionale di ricerca sulla prevenzione di Lione, in Francia. Vale a dire 37 studi clinici che negli ultimi 27 anni hanno coinvolto quattro milioni di donne. Da notare, sottolineano gli autori, che il beneficio è risultato indipendente dal peso corporeo e dall’età delle donne, il che conferma che l’azione anticancro dell’attività fisica deriva da diversi processi, non solo dal controllo della bilancia.
PERCHE’ FA BENE
Daniela Lucini, professore associato Università di Milano, internista e specialista in psicologia clinica, responsabile dell’unità di Medicina dell’esercizio e patologie funzionali dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Mi). "E’ ormai dimostrato che correggere alcuni aspetti dello stile di vita (attività fisica, alimentazione, fumo e stress) ha una funzione preventiva nei confronti dei tumori in generale e, in particolare, dei tumori di seno e colon".
Fare movimento fa bene per vari motivi: "L’attività fisica aiuta a modulare il sistema immunitario da cui dipende, a sua volta, la modulazione della malattia oncologica. Aiuta a controllare il peso corporeo, che ha una relazione strettissima con il rischio di tumore. Influenza aspetti del metabolismo legati ai meccanismi di insulinoresistenza. Inoltre, esistono benefici sulla modulazione del sistema nervoso autonomo, più spesso correlata con le malattie cardiovascolari, ma che ha anche importanti correlazioni con il controllo immunologico". Va poi detto che esiste un effetto virtuoso, per cui, spiega Daniela Lucini: "Chi svolge attività fisica o inizia a praticarla in genere tende ad adottare altri comportamenti salutari: mangia in maniera più corretta, non fuma, beve poco alcol».
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Il decalogo per la prevenzione del tumore al seno di Paolo Veronesi


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Il decalogo di Paolo Veronesi / Tips





QUALE ATTIVITA’?
Non tutti i tipi di esercizio portano gli stessi benefici. "Le linee guida internazionali indicano una riduzione di mortalità per tutte le malattie, tumori compresi, con un esercizio di tipo aerobico detto di “endurance”, ovvero tutte quelle attività che fanno muovere il corpo intero: correre, camminare, andare in bicicletta, nuotare". Quanto e con quale frequenza? "L’attività fisica – prosegue la professoressa Lucini - andrebbe prescritta come un farmaco e, esattamente come il tipo, la dose e la durata dei medicinali, anche il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio andrebbero misurati sulla persona. In generale, però, suggeriamo almeno 30 minuti di attività fisica aerobica al giorno, almeno 5 giorni a settimana. L’intensità dovrebbe essere moderata, tale da permetterci di svolgerla senza troppa fatica, ma da lasciarci alla fine un po’ sudati".
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Privilegiare una dieta mediterranea, ricca soprattutto di alimenti che contengono fitoestrogeni (ormoni vegetali simili agli estrogeni femminili, la cui azione è però molto più blanda e aiuta a proteggere dall’esuberante temperamento degli estrogeno prodotti dal corpo). Essi sono presenti nella soia e nei suoi derivati, ma anche nelle alghe, nei semi di lino, nel cavolo, nei legumi, nei frutti di bosco, nei cereali integrali.

Aumentare il consumo delle verdure sia cotte ma ancora meglio crude. In special modo sono consigliate le crucifere: cavoli in tutte le loro varietà – broccoli, cime di rapa, cavolfiore, verza, cavolo nero e rosso – ma anche rape, rapanelli, rucola e crescione. Sono infatti alimenti che contengono gli indoli (una varietà di fitoestrogeni) in grado di agire in modo positivo nei confronti del metabolismo degli ormoni.

Scegliere ancora, tra le verdure, quelle a foglia. Secondo lo studio Epic (European prospective investigation into cancer and nutrition study), spinaci, cicoria, bietola, lattuga e tutta la loro famiglia hanno una azione protettiva contro il tumore al seno grazie alla ricchezza di antiossidanti che si concentrano sulle foglie. Se mangiate crude, un ulteriore vantaggio deriva dal condimento con olio extravergine di oliva.

Preferire il pesce rispetto alle altre proteine animali, accompagnato da grandi quantità di fibre (attraverso il consumo di frutta, cereali, verdura, legumi) utili per il loro contenuto di fitoestrogeni e perché riducono l’assorbimento degli ormoni presenti nell’apparato digerente.

Limitare l'apporto di latticini e uova, tenendo però d'occhio la quantità totale di calcio per prevenire l'osteoporosi.

Ridurre il consumo di zuccheri raffinati, a favore di zuccheri grezzi e di amidi. Un eccessivo apporto di zuccheri ha come conseguenza l’aumento ponderale, un possibile fattore che influisce sull’insorgenza del tumore del seno.

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Limitare l'apporto di latticini e uova, tenendo però d'occhio la quantità totale di calcio per prevenire l'osteoporosi.


TRA IL DIRE E IL FARE
Perché si parla tanto di attività fisica ma poi la si pratica col contagocce? Secondo l’Istat (dati 2010) il 38% degli italiani dichiara di non praticare alcuna attività fisica. I dati 2010 del CONI indicano che in Italia praticano sport 71 donne ogni 100 uomini (nel 1995 erano 61). Risponde Lucini: "Si fa fatica. Cambiare stile di vita è più impegnativo di prendere una pillola, significa assumersi una responsabilità. Se si sta bene, si tende a sottovalutare il beneficio della prevenzione (e il piacere legato allo sport, che fa star meglio anche chi non è malato). I medici, infine, spesso non se ne occupano o lo fanno con superficialità".
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che l’effetto benefico dell’esercizio è risultato indipendente dall’età delle donne e dal “curriculum” sportivo. "E’ la riprova che non è mai troppo tardi per cominciare a muoversi".

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Falso

Il dolore al seno è un sintomo di tumore della mammella. In genere le forme iniziali non provocano dolore; questo è di norma correlato alle naturali variazioni degli ormoni durante il ciclo mestruale e solo di rado, nello 0,4% dei casi, a lesioni maligne. Lo stesso va detto del dolore traumatico che è spesso la conseguenza (e non l’origine) della scoperta di una lesione in realtà già esistente.

Falso

Il volume del seno incide sul rischio di tumore della mammella. Le dimensioni del seno non hanno nulla a che fare con il rischio di tumore. Ciò che rappresenta un fattore di rischio è invece la densità del tessuto ghiandolare nella mammella, una caratteristica che può essere presente anche delle donne con un seno piccolo.
 
Intanto il termine «incapienti» stava nel famoso programma elettorale di 281 pagine con cui l’Unione (cioè l’alleanza di centro-sinistra capeggiata dal professore bolognese) si presentava alle elezioni del 2006. I neologismi, in quel documento, si sprecavano: «pattizia», «allocazione», «reingegnerizzare», «degiurisdigionalizzazione», soprattutto «montanità», con la “t”, «concetto che non può più prescindere da un elemento altimetrico coniugato con il grado di accessibilità dei territori», eccetera. Lei sa che queste epifanie del cretino mi divertono da pazzi, e dunque mi perdoni la piccola digressione. In quel catalogo di orrori c’erano pure gli «incapienti», a cui però Prodi dedicò davvero un intervento da 150 euro nella Finanziaria del 2008. Non gli portò fortuna alle elezioni, ma insomma… Dunque gli incapienti, questi poveri disgraziati, sono dei nostri vecchi amici. Solo che come niente ce li dimentichiamo. Quanti sono?
Le cifre che girano adesso parlano di 3,9 milioni di persone, italiani che guadagnano in media 407 euro netti al mese.
 
La leggenda di papa Giovanni (di Ugo Tognazzi) Velletri, dove abito io, si trova a pochi chilometri da Castelgandolfo, una residenza di ben altro prestigio. Un giomo di qualche annetto fa venni raggiunto da una telefonata quantomeno sconcertante... Era da Castelgandolfo e proprio da "quella" residenza. Dall'altro capo del filo, una voce vellutata, molto gentile (l'accento poteva essere tra il napoletano e il pugliese, ma forse era "basilicato") mi preannunciava con garbo una visita "molto importante". E mi si chiedeva assoluto rispetto della riservatezza e una estrema cautela in ordine all'evento, data la sua delicatezza... Mi si ricordavano le mie origini cremonesi... che Cremona ha molte affinità con il Suo paese natale, che... la Sua permanenza a Roma Lo aveva privato, purtroppo, di... insomma di una delle poche gioie terrene delle quali sentiva di non poter fare a meno, sicuro che poi I'Altissimo lo avrebbe perdonato. E poiché io ero lì a due passi, ed... essendo note le mie capacità gastronomiche e il culto che, come la Persona in questione, ho per tutto ciò che produce la natura... Non ricordavo? Quella volta in piazza San Pietro quando, venendo giù un improvviso acquazzone, invitò i fedeli a tornare alle proprie case ma senza maledire I'acqua perché I'acqua è manna del Cielo, con I'acqua crescono i prodotti della terra... il grano... e con il grano si fa la polenta, che è tanto buona... No, proprio non ricordavo, ma misi a fuoco l'unico dato concreto e mangereccio di tutto il discorso: polenta. Una polenta, perbacco, anche se sei confuso, emozionato e portato alle "gaffe", è sempre una polenta. «Che cosa devo fare?» dissi. «La devo mandare a Castelgandolfo?» «No, no» fu la risposta, molto premurosa, «Verrebbe a degustarla personalmente da lei...» Proposi allora una polenta taragna. Sarebbe stata gradita? In fondo, era una specialità bergamasca. «Aspetti un attimo», rispose la voce flautata, e nei pochi attimi di attesa mi parve di sentire un sussurrio di inattesa pregustazione. «Mi dice» riprese poi l'interlocutore, «mi dice che sono almeno dieci anni che non mangia la polenta taragna...» Insomma andava bene, ma che avessi fatto attenzione a contenere il resto in una necessaria frugalità. E che, inoltre, cosa altrettanto necessaria, questo menu I'avessi servito io personalmente, onde evitare la presenza di persone estranee. Ero come pietrificato. Non riuscivo a trovare qualcosa da dire per continuare la conversazione. Allora, feci riferimento alla stanza che il sacerdote di Velletri aveva benedetto e che, per la sua conformazione architettonica, mi sembrava quanto mai confacente all'evento. «Pensi» dissi, «che il Frontini... il muratore... ha appena terminato la sala da pranzo, costruita con delle pietre bianche che non si vedono molto da queste parti... penso proprio che debbano essere pietre delle montagne bergamasche. Annunci questo particolare... anzi dica pure che... insomma, a questo punto balbettavo proprio, a parte tutto il resto mi preoccuperò di far tornare il prete di Velletri... per benedire anche il pranzo». Così terminò la telefonata più sconvolgente della mia vita, una telefonata che, di lì a qualche giorno, mi avrebbe consentito di scrivere nell'albo d'oro dei miei ospiti più illustri anche il nome di Papa Giovanni XXIII, il papa buono.
 

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