Cazzeggiando per il web,,ho incontrato queste news..

BANCHE E SUBPRIME: ECCO COME MORGAN STANLEY AVREBBE INGANNATO GLI INVESTITORI
di WSI-IL SOLE 24 ORE

La dinamica sarebbe la stessa seguita da Goldman Sachs: la banca avrebbe impacchettato dei prodotti finanziari che includevano vari titoli immobiliari con il marchio di fabbrica. Peccato però che la banca abbia poi giocato contro questi...


È arrivato il turno di Morgan Stanley. Anche la prestigiosa banca d'affari americana è sotto il microscopio degli inquirenti per aver condotto operazioni non del tutto trasparenti nel settore mutui immobiliari, cartolarizzazioni e connessi, in particolare su pool di obbligazioni CDO (collateralized-debt obligations).

La dinamica sarebbe la stessa seguita da Goldman Sachs: la banca avrebbe impacchettato dei prodotti finanziari che includevano vari titoli immobiliari con il marchio di fabbrica Morgan Stanley e con rendimenti considerati quasi sicuri secondo le agenzie per la valutazione del credito.

Peccato però che la banca abbia poi giocato contro questi stessi titoli derivati, pacchetti non enormi, del valore di circa 200 milioni di dollari ciascuno, accumulando enormi profitti a scapito dei suoi clienti originari.

Per ora non vi sono dettagli. Le accuse formali contro Morgan Stanley non sono ancora partite, ma secondo indiscrezioni raccolte dal Wall Stree Journal è questione di poco.

Una curiosità però è trapelata: le operazioni in questione erano chiamate dai trader di Morgan Stanley con il soprannome di "Dear Presidents", perché a differenza di nomi più astratti e asettici scelti da Goldman, come Abacus, quelli scelti da Morgan Stanley portavano i nomi degli ex presidenti James Buchanan e Andrew Jackson.

I titoli sono poi stati sottoscritti e venduti al pubblico attraverso le reti di vendita di Citigroup e della svizzera Ubs.

Le autorità sottolineano che per ora si tratta di inchieste preliminari, di simili ne partono a decine ogni anno senza che poi si arrivi necessariamente a nulla, anche perché provare la frode nei confronti dei clienti è molto difficile.

I profitti accumulati da quelle operazioni sono poi stati cancellati dalle perdite di 9 miliardi di dollari che la banca ha accumulato durante la crisi 2007-2009.

Un portavoce di Morgan Stanley ha precisato che l'istituto non ha ricevuto la "Wells Notice", il documento con cui la Sec segnala a una società l'intenzione di formalizzare un'accusa. Da Tokyo, dove si trova in viaggio, l'amministratore delegato James Gorman ha detto che «non siamo stati contattati dal dipartimento di Giustizia a proposito di transazioni menzionate dall'articolo del Wall Street Journal e non siamo al corrente di alcuna indagine del dipartimento di Giustizia».

Ma a Wall Street le voci dicono che l'inchiesta andrà avanti a piano piano finirà per colpire un po' tutti gli istituti.

È chiaro che quest'atmosfera porta attenzione alla necessità di riforma per il sistema finanziario, in discussione molto a rilento al Senato. Proprio ieri Barack Obama ha diramato una nota in cui attacca i senatori che cercano di emendare «la creazione di un'agenzia per la protezione dei consumatori: in queste situazioni di mercato è essenziale proteggere i deboli».

Obama si riferiva anche alla volatitità degli ultimi giorni, non solo agli scandali finanziari/immobiliari. Proprio su quel fronte le autorità di regolamentazione hanno affermato in Congresso che si dovranno migliorare sia il coordinamento che la qualità dei "fusibili", i "circuit breakers", che dovrebbero togliere la corrente quando gli scambi rischiano di scappare fuori di mano come è successo giovedì scorso.
 
TREMANO 8 BIG DELLA FINANZA PER I GIOCHETTI CON LE AGENZIE DI RATING
di WSI-ANSA

Goldman Sachs, Morgan Stanley, UBS, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Credit Agricole e Merrill Lynch (Bank of America) sono indagate dal procuratore di New York Cuomo sulle truffe coi derivati. E ci sarebbero anche tre banche europee.


Otto banche internazionali sono nel mirino del procuratore di New York, Cuomo, in un' inchiesta su informazioni diffuse alle agenzie di rating L'inchiesta tende ad accertare se gli istituti abbiano fornito informazioni false alle agenzie di rating, secondo il New York Times. Oltre ai grandi istituti di Wall Street come Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup e Merrill Lynch (controllata da Bank of America), sarebbero coinvolte nell'inchiesta UBS, Credit Suisse, Deutsche Bank e Credit Agricole.

***

Il procuratore generale di New York Andrew Cuomo avrebbe aperto, secondo quanto rivela il New York Times, un'inchiesta su 8 tra le principali banche del mondo: Goldman Sachs, Morgan Stanley, UBS, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Credit Agricole e Merrill Lynch, ora controllata dalla Bank of America.

L'ACCUSA - L'accusa è di aver fornito false informazioni ad alcune tra le principali agenzie di rating tra le quali Standard & Poor's, Fitch e Moody's allo scopo di far sopravvalutare l'afffidabilità di titoli creati per sostenere i mutui da loro concessi.

Si tratta in sostanza di far sopravvalutare le obbligazioni create dal raggruppamento di tanti mutui in un maxibond, a sua volta frazionato in titoli trasferiti al pubblico degli investitori. In pratica le banche che prestano il denaro in questo modo trasferiscono il rischio del pagamento delle rate al mercato dei risparmiatori.

Se i mutui sono classificati dalle agenzie di rating come «prime» il rischio è minore perchè gli indebitati sono più affidabili, se sono classificati come «subprime» è ovviamente maggiore.
 
TREMANO 8 BIG DELLA FINANZA PER I GIOCHETTI CON LE AGENZIE DI RATING
di WSI-ANSA

Goldman Sachs, Morgan Stanley, UBS, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Credit Agricole e Merrill Lynch (Bank of America) sono indagate dal procuratore di New York Cuomo sulle truffe coi derivati. E ci sarebbero anche tre banche europee.


Otto banche internazionali sono nel mirino del procuratore di New York, Cuomo, in un' inchiesta su informazioni diffuse alle agenzie di rating L'inchiesta tende ad accertare se gli istituti abbiano fornito informazioni false alle agenzie di rating, secondo il New York Times. Oltre ai grandi istituti di Wall Street come Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup e Merrill Lynch (controllata da Bank of America), sarebbero coinvolte nell'inchiesta UBS, Credit Suisse, Deutsche Bank e Credit Agricole.

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Il procuratore generale di New York Andrew Cuomo avrebbe aperto, secondo quanto rivela il New York Times, un'inchiesta su 8 tra le principali banche del mondo: Goldman Sachs, Morgan Stanley, UBS, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Credit Agricole e Merrill Lynch, ora controllata dalla Bank of America.

L'ACCUSA - L'accusa è di aver fornito false informazioni ad alcune tra le principali agenzie di rating tra le quali Standard & Poor's, Fitch e Moody's allo scopo di far sopravvalutare l'afffidabilità di titoli creati per sostenere i mutui da loro concessi.

Si tratta in sostanza di far sopravvalutare le obbligazioni create dal raggruppamento di tanti mutui in un maxibond, a sua volta frazionato in titoli trasferiti al pubblico degli investitori. In pratica le banche che prestano il denaro in questo modo trasferiscono il rischio del pagamento delle rate al mercato dei risparmiatori.

Se i mutui sono classificati dalle agenzie di rating come «prime» il rischio è minore perchè gli indebitati sono più affidabili, se sono classificati come «subprime» è ovviamente maggiore.

Questa notizia è talmente surreale che neanche monty phiton avrebbe potuto far di meglio.

Ma se è evidente anche ai polli e alle gallinnelle padovane che le agenzie di rating sono gli sgherri dei padroni, ci vuole Cuomo o Einstein per trovare le prove?

Questi americani peggiorano sempre di più, quei qazzo di documentari di Fox TV gli stanno mandando in pappa il cervello. Ma mandiamogli Piero angela no? Un po' di sano positivismo scientifico non potrebbe che fargli bene.
 
" LA CRISI E' DEVASTANTE " INTERVISTA A JACQUES ATTALI

Finché c’è vita c’è speranza, per dirla alla Alberto Sordi. Ciononostante anche se non tutto è perduto siamo messi male e non ce ne rendiamo conto come dovremmo.


A partire da noi europei, cittadini, governanti, élites, almeno a leggere Sopravvivere alla crisi dell’intellettuale francese Jacques Attali. Il quale, se deve indicare un film che rispecchi il suo pensiero sul nostro oggi fosco e turbolento, indica Blade Runner , capolavoro di Ridley Scott tratto da un romanzo di Philip K. Dick che immagina un futuro cupo, devastato nell’ambiente e nelle relazioni umane, e che solo nella prima versione tagliata e piegata al mercato prefigura una possibile speranza.

Di Attali l’editore Fazi ha appena dato alle stampe il suo saggio-pamphlet Sopravvivere alla crisi . Conferenziere, giornalista, considerato una delle menti più brillanti d’Europa, già primo presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, già alla guida della Commissione per la liberazione della crescita nel governo Sarkozy e al contempo direttore della Ong per il microcredito nei paesi in via di sviluppo Planet Finance, questo intellettuale sempre di corsa nel libro uscito in Francia nel 2009 scrive, sulla scorta del quasi crack finanziario mondiale, che la crisi non è finita, che nessuno può ritenersi in salvo. I fatti della Grecia sembrano avergli dato ragione. Ne parla dal suo studio parigino con la scure dei minuti a scandire il tempo della conversazione telefonica.

Professore, a suo parere come si stanno comportando i paesi europei di fronte a quanto accade ad esempio in Grecia?

«Il fatto è che in Europa la gente e gli Stati non vogliono valutare cosa accade, i governi non vogliono sembrare pessimisti, ma non ci rendiamo conto del pericolo e della sua gravità, non lo si vuole vedere».

In un passaggio del libro lei muove un’accusa dura all’Unione Europea: non dispone di creatività sufficiente per fronteggiare le sfide attuali.

«Sì, perché non facciamo abbastanza innovazione, non ce ne occupiamo e non ci investiamo a sufficienza, non c’è innovazione ad esempio nel rapporto tra università e aziende e non vengono prese decisioni per sviluppare la crescita. C’è un difetto di creatività, col che intendo che manca un modo nuovo di porsi di fronte a situazioni nuove».

A suo giudizio l’Unione europea attraverso l’Euro sta proteggendo in misura adeguata i paesi membri da un collasso?

«Sono convinto che fin quando non avremo un ministro delle finanze europeo che possa controllare le tasse, fino a quando la banca centrale non avrà un ministro che possa esercitare il controllo adeguato, l’euro sarà una moneta fragile».

In un passo del suo saggio lei scrive che in situazioni estreme e di pericolo per la sopravvivenza è legittimo opporsi anche con mezzi illegali. Ad Atene ci sono stati scontri. Prefigura moti violenti?

«È bene chiarire che sono contrario a qualsiasi violenza, che non penso sia giusto reagire violentemente. Ma il fatto è che tutti, il governo, i cittadini greci, sono stati in qualche modo truffati, anche il governo greco dovrebbe essere infuriato».

Sempre dal suo saggio: lei sostiene che ognuno di noi dovrà affrontare i problemi da solo. Però, per restare alla Grecia, se Atene si salverà sarà grazie al soccorso europeo. Questo non la contraddice?

«No. La Grecia doveva risolvere il problema da sola, non fare troppi debiti, se avesse agito così in modo corretto non saremmo ora qui a discuterne. E nel futuro non può sperare in una seconda chance perché non l’avrà. Non ci si può aspettare aiuti da altri, un supporto dall’esterno, perché la crisi c’è, è innegabile. Neppure l’Italia è lontana da una “lista” di crisi».

Perché l’Italia?

«Perché il vostro paese, come la Spagna, ha molti, troppi debiti, e dovrebbe impegnarsi per diventare credibile».

Possiamo farcela?

«Avete tutti i mezzi e le risorse per uscire dalla crisi, serve che abbia un governo sufficientemente forte e che si renda conto che non stiamo affatto uscendo dalla crisi. A mio parere il governo italiano, ma anche l’opposizione e l’opinione pubblica, sono troppo ottimisti, nel senso che non c’è piena consapevolezza della situazione».

Però ad Atene, come accade quasi sempre, chi paga lo scotto più caro e sulla propria pelle sono i ceti più popolari e chi ha meno garanzie. Non è ingiusto?

«Quando una nazione ha un deficit eccessivo perché spende troppo tutti dovrebbero pagare ma in modo equo. E tutti dovrebbero pagare sempre le tasse. Il dramma autentico è che questa generazione ha speso troppo, ha speso i soldi della prossima generazione».

A suo parere le innovazioni e le ricchezze saranno gestite sempre più spesso in modo autoritario. Considera le democrazie a rischio?

«No, tutt’altro, non penso che le nostre democrazie siano in pericolo. Anzi, non solo le giudico sufficientemente forti ma credo che questa crisi le renderà più forti e che il Parlamento europeo alla fine ne uscirà o potrà uscirne rafforzato».

Trasformare le minacce in opportunità: è quanto lei auspica nel libro. Scusi, ma come, in che modo?

«È importante e anzi essenziale vedere una minaccia quando non la si può evitare. Solo ora iniziamo a capire, nel nostro mondo, che siamo minacciati. Faccio un paragone calcistico: è come una partita, se non sai la forza dei tuoi avversari perdi perché non puoi prendere le contromisure, se invece sai quanto sono forti puoi studiarli e prepararti e allora potrai vincere il match».

Se dovesse indicare un libro che rispecchia il suo pensiero, che titolo darebbe?

«Il mio».

E un film?

«Blade Runner, il film di Ridley Scott».

( Fonte: l'Unità.it)
 
E ora scopriamo che la Fed è di proprietà delle banche che salva

di Marcello Foa – 18/05/2010

Fonte: il giornale

Ma chi possiede davvero la Federal reserve ovvero la Banca centrale americana? La risposta sembra ovvia: dovrebbe essere un’istituzione pubblica, indipendente dal governo. E invece no: è privata e i suoi azionisti sono le principali banche americane. Sì, proprio quelle banche che la stessa Federal Reserve ha salvato un anno e mezzo fa, d’intesa con il Tesoro Usa, stampando vagonate di dollari e di Buoni del Tesoro, trascinando governi e Istituti centrali del mondo occidentale nella stessa direzione, con le conseguenze che oggi ben conosciamo ovvero l’esplosione dei debiti pubblici nei Paesi più progrediti. E’ come se a controllare la Federazione degli arbitri fossero le squadre di calcio. Sorpresi?

Eppure non è l’unica anomalia. Per capire che cosa sta avvenendo in questi giorni sui mercati ci si può limitare alle solite spiegazioni oppure chiedersi se all’origine di sommovimenti brutali e non sempre giustificati ci siano delle asimmetrie, delle falle di sistema, interessi lobbistici. Sia chiaro: non si tratta di scovare Grandi Fratelli, ma di capire come va il mondo e, dunque, in campo finanziario, come va l’America. Il responso non è affatto confortante. Il Paese che siamo stati abituati a considerare come un modello, mostra lacune sconcertanti per chi, seguendo i principi liberali, ritiene indispensabile la trasparenza delle regole e l’indipendenza assoluta di chi governa o stabilisce le regole. Purtroppo la crisi del 2008 sembra essere passata invano. Le tare emerse allora non sono state corrette. Anzi…

La Federal Reserve non è un attore imparziale e nemmeno trasparente. Non è sottoposta ad alcun organismo di controllo e non risponde al Congresso del suo operato. E’ un’immensa scatola nera che rifiuta di aprirsi, anche a distanza di anni. Ancora oggi, ad esempio, i cittadini americani non sanno come sono stati usati centinaia di miliardi stanziati dal governo per salvare le banche. Sono state presentate petizioni, il Congresso ha votato, i giudici hanno emesso sentenze: tutto inutile. La Federal Reserve non spiega come ha aiutato… i propri azionisti. E non è l’unica anomalia. Quegli azionisti, ovvero le banche, continuano ad essere molto potenti, troppo potenti; al punto di influenzare il mondo politico. Se si scorre la lista degli ultimi ministri del Tesoro ci si accorge che Clinton nominò Robert Rubin, dapprima banchiere di Goldman Sachs e poi di Citigroup; Bush scelse Heny Paulson, presidente di Goldman Sachs; il riformista Obama ha chiesto consiglio allo stesso Rubin che gli ha piazzato come superconsulente Lawrence Summers e, al timone, il suo pupillo, il raccomandatissimo Timothy Geithner, che come presidente della Federal Reserve di New York si segnalò per la sua strettissima amicizia con i grandi banchieri di Wall Street. Risultato: negli ultimi 15 anni non è stata approvata una sola legge contraria agli interessi del mondo finanziario, che anzi ha ottenuto quello che voleva, a cominciare dall’abolizione del Glass Steagal Act, che ha fatto saltare le separazioni tra banche commerciali e banche d’affari. Gli Hedge funds continuano ad operare senza regole, spesso da paradisi fiscali. Nessun limite è stato posto agli Otc, ovvero i mercati fuori dai circuiti borsistici tradizionali. E le banche che nel 2008 stavano per fallire non sono state costrette a ricapitalizzare adeguatamente. Insomma, tutto è rimasto come prima. Una gran festa per gli speculatori, che dopo aver scaricato sulla comunità delizie come i subprime ora si avventano sull’euro.
 
I bastardi britannici ci provano un’altra volta

di Lyndon H. LaRouche, Jr.
10 maggio 2010 – Leesburg (Virginia, USA)

Alla fine della scorsa settimana, quei PIGS dei britannici sono riusciti ad imporre alla Germania, per una seconda volta, come nel 1923, una dinamica iperinflattiva di collasso economico, grazie allo schema trilionario di “salvataggio” imposto alla zona dell’euro. Soltanto l’adozione immediata di una legge simile alla Glass-Steagall potrà impedire agli Stati Uniti d’America di condividere lo stesso destino della Repubblica Federale della Germania, che è il principale tra gli obiettivi – le vittime designate dell’Europa continentale – di distruzione totale.

Alla Germania della Cancelliera Sig.ra Merkel non è stata data altra scelta. Soltanto l’adozione repentina di misure equivalenti al ritorno alla legge Glass-Steagall, varata sotto il Presidente americano Franklin Roosevelt, potrebbe determinare quella svolta nelle condizioni globali capace di impedire che la politica iperinflattiva, che i britannici hanno imposto all’Europa, scaraventi l’intero pianeta nell’epoca più buia della storia a noi nota.
 
Come ottenere l’obbedienza – l’indottrinamento scolastico

Link: la scienza marcia e la menzogna globale: Come ottenere l’obbedienza - l'indottrinamento scolastico
Immaginiamo una ristretta cerchia di persone, un’oligarchia, che voglia mantenere il proprio potere politico/economico sopra una nazione sfruttandone il popolo: quali sono i metodi migliori per consolidare tale potere e renderlo inattaccabile?

I metodi sono diversi, anche perché ci sono due strategie di fondo per mantenersi al potere:

1) Quella di esercitare il potere in maniera ferrea e dittatoriale, mostrando palesemente che chi si oppone rischia di venire incarcerato, torturato, ucciso
2) Quella di fingere di fare tutto il possibile per il popolo, peccato che ci siano i nemici esterni, i nemici interni, le calamità naturali, le crisi ricorrenti del sistema economico, le recessioni, fattori difficilmente controllabili che vanificano gli sforzi che il potere fa “per il bene del popolo”.

Ovviamente questi sono due schemi di massima, che in realtà non si realizzano mai in maniera “pura”.

Anche le dittature esplicite nel corso della storia hanno cercato di presentarsi di volta in volta come “necessarie per il bene del popolo, della repubblica, del regno, della nazione” ed hanno cercato di fingere di fare del bene per i propri sudditi.

Anche le dittature implicite (come le odierne “democrazie”) pur fingendo di agire per il bene dei sudditi utilizzando il pungo duro con gli avversari più irriducibili, quelli che hanno capito l’ipocrisia del sistema politico e la denunciano, la combattono. Anche nelle nostre finte democrazie che si oppone radicalmente al sistema di potere smascherandone le menzogne rischia di essere incarcerato, torturato, ucciso.

In tutti i casi però ci sono degli strumenti che vengono utilizzati da quasi tutte le oligarchie/dittature (esplicita o implicita) per mantenersi saldamente al potere:
- la creazione di finti nemici
- la divisione del popolo in due o più fazioni che si contrappongono su tematiche di poca importanza (come dicevano i romani “divide et impera” ossia “dividi e governa”)
- il grande risalto dato a manifestazioni di nessun valore, giochi, sport, intrattenimenti futili (ai tempi dei romani c’erano i “circenses”, ossia i giochi del circo)
- la garanzia della sopravvivenza alimentare, senza la quale si rischia una seria rivolta (per governare i romani distribuivano “panem et circenses”, “pane e giochi circensi)
- l’infiltrazione nei movimenti di opposizione di massa per manovrarli a loro insaputa
- l’utilizzo di tecniche di controllo di massa (tramite l’applicazione delle più raffinate tecniche derivate dallo studio della psicologia di massa, della sociologia)
- il controllo dell’emissione della moneta
- il controllo sulla formazione della cultura
- il controllo della scuola
- il controllo dell’informazione (il cui utilizzo distorto serve anche a nascondere agli occhi della gente la maniera in cui si utilizzano tutti gli altri strumenti di controllo)

Quando avrò più temo forse mi metterò a dimostrare che le nostre “democrazie” sono oligarchie mascherate, che i veri poteri forti che stanno dietro ai burattini che siedono in parlamento non hanno scrupolo ad usare le peggiori forme di violenza e di coercizione contro chi si oppone ad essi.

Basterebbe ricordare il clima di violenza e di repressione totalitaria che si è respirato a Genova nel 2001 (governo di destra), e a Napoli pochi anni prima (governo di sinistra) in occasione di due manifestazioni dei no-global per rendersi conto che il potere che comanda le nostre “democrazie” è violento per natura (detto questo non mi confondete con un aderente ai movimenti no-global per carità, non rientro né in quella né in altre etichette).

Quando avrò più tempo mi impegnerò a dimostrare come i governi utilizzino tutte le strategie sopra elencate. Per adesso mi limito ad una sola affermazione: sarebbero stupidi se non le utilizzassero. Volete che governi che utilizzano le migliori e più raffinate tecnologie scientifiche (ad esempio per spiare e controllare tutto e tutti) e non usino le più sottili e raffinate strategie di controllo sociale, pensate davvero che si astengano dall’infiltrarsi nei gruppi di opposizione per pilotarli nascostamente ed utilizzarli per i propri fini?

Non vi rendete conto che il leader della cosiddetta “opposizione no-global” è un medico che porta acqua al mulino del Nuovo Ordine Mondiale diffondendo il pregiudizio che l’AIDS sia causato dall’HIV?

Non vi ricordate di quando il TG della RAI disse che “i servizi segreti italiani erano a conoscenza del piano per il rapimento di Aldo Moro due settimane prima che avvenisse la strage di Via Fani?”. Non vi ricordate di come in quei giorni arrivò una soffiata sul posto in cui era nascosto Moro e di come la polizia evitò di controllare l’informazione? Lo so, l’informazione dei mass-media non aiuta certo a ricordare certi “dettagli” di fondamentale importanza.

Se riuscirò un giorno parlerò di come vengono utilizzate tutte queste tecniche di manipolazione/controllo/dominio, ma oggi voglio parlarvi di una di esse in particolare, perché ci lavoro: la scuola.

Cosa c’è di meglio della scuola per indottrinare le persone? Se n’era accorta subito la chiesa quando lo Stato Italiano ha deciso di istituire una scuola elementare pubblica.

“Orrore! Orrore! – hanno gridato il papa e tutti i preti in coro – sacrilegio! L’istruzione l’abbiamo sempre gestita noi fino ad ora, guai a chi la sottrae al nostro controllo”.
Con questo non voglio certo affermare che lo stato abbia inaugurato una scuola pubblica incentrata sulla libertà, perché se l’educazione gestita dai preti era sicuramente di parte, anche la scuola pubblica serviva ad inculcare nei futuri cittadini tutta una serie di idee preconcette: “lo stato è buono”, “il potere è buono”, “il re è buono”, “il re è bello”, “il papa è santo”, “è giusto morire per la patria”, “non ribellarti al potere”.

Un tipico esempio è quello della Germania/Prussia ai tempi di Bismarck , il quale affermò senza giri di parola che voleva utilizzare la scuola per infondere uno spirito militaresco nei allievi. A giudicare dai risultati che si sono ottenuti nel giro di 50 anni (Hitler, il nazismo, la seconda guerra mondiale) bisogna dire che quell’indottrinamento militare è stato decisamente “proficuo”.

Cosa pensate che sia cambiato da quei lontani termini? La forma sì, certamente la forma è cambiata, ma la sostanza?

Nel 2001 ad esempio è stato decretato dal ministro dell’istruzione Moratti l’osservanza di tre minuti di silenzio per commemorare i morti delle torri gemelle a New York, squallida manovra per indurre un’approvazione della guerra USA contro l’Afghanistan e della partecipazione Italiana al conflitto (sebbene in una maniera minore e molto subdola, inviando un contingente al comando degli USA solo dopo l’occupazione militare di quella Nazione e la caduta del vecchio governo).

Forse qualcuno pensa che la scuola, almeno quella pubblica, garantisca un confronto fra diversi modi di pensare, diverse opinioni politiche, idee contrapposte.
In realtà questo succede limitatamente al fatto che i professori e i maestri hanno diversi orientamenti politici, votano per partiti differenti, e quindi si lasciano sfuggire discorsi e battute contro questo o quell’uomo politico.

Per il resto l’omologazione all’interno della classe docente é fortissima, soprattutto quando entrano in gioco la storiografia e la scienza ufficiale, oppure il “sentimento religioso” ed il cosiddetto “amor patrio” (che raramente coincide con il vero amore per la propria terra e per i propri connazionali, mentre troppo spesso é bieco nazionalismo). In tutti questi casi non solo vi é un quasi totale allineamento dei docenti sulle stesse posizioni, ma chi tenta di esprimere il suo dissenso viene spesso trattato come un folle o come un fastidioso rompiscatole.

Nei primi anni del 2000 nella scuola italiana (a partire dal già menzionato episodio relativo ai morti dell’11 settembre 2001) si é preso il brutto vizio di indire dei minuti di silenzio per commemorare la morte di alcune persone, facendo così una ben curiosa distinzione fra morti da commemorare e su cui riflettere, e morti su cui é meglio non soffermarsi col pensiero. A quanto pare qualcuno vuole inculcare nelle menti delle persone, e dei alunni in particolare, l’idea che le vite degli esseri umani non abbiano tutte uguale dignità e valore. Per due volte l’iniziativa é stata imposta direttamente dal governo, ma le altre volte sono stati i singoli dirigenti scolastici a decidere “autonomamente” (le virgolette sono dovute al fatto che lo hanno fatto praticamente tutti adeguandosi ad un andazzo nazionale).

Di conseguenza l’istituzione scolastica ha cercato di imporre una particolare visione politica della realtà secondo la quale, ad esempio, i 3000 morti delle torri gemelle sono da ricordare e commemorare e sono più importanti sia del milione di iracheni uccisi dalla guerra e dall’embargo negli anni ‘90, sia dei 3000 bambini che muoiono di fame ogni giorno.

Alla stessa maniera i militari italiani (superpagati e volontari) morti a Nassirya sono da ricordare e commemorare per il loro “sacrificio per la pace” a differenza degli operai (sottopagati e sfruttati) che muoiono quotidianamente negli incidenti sul lavoro.

In quell’occasione una mia timida espressione di dissenso é stata stigmatizzata dal preside (che era persino contrario alla guerra in Iraq). Non credo che abbia capito che, per quanto mi dispiacesse per la morte di quelle persone, non ritenevo opportuno che la scuola venisse utilizzata per imporre simili commemorazioni dal fine prettamente politico.

Avete mai visto una simile commemorazione quando sono morti 10 operai di una fabbrica? A quanto pare per i mass media e per le istituzioni, scuola compresa, la vita di un operaio é meno importante di quella di un militare. Per altro molti militari inviati in Iraq facevano sfoggio nei loro alloggi di simboli fascisti, ed é quindi più che legittimo dubitare del fatto che fossero lì a rischiare la vita per la pace; forse molti di loro si sono ritrovati in Iraq perché attratti dall’alta paga e dalla voglia di un’avventura esotica.

Ma la scuola con le sue commemorazioni calate dall’alto impone implicitamente un punto di vista, ed invece che organizzare una riflessione sul conflitto iracheno, una discussione sull’opportunità di quella missione militare all’estero, fa semplicemente da grancassa al trambusto mediatico, e contribuisce al risorgere di quel discutibile “sentimento della patria” che nasconde il rilancio della funzione offensiva dell’esercito; un esercito che, in barba alla costituzione, è stato impiegato in 15 anni per ben 4 volte in operazioni militari al seguito delle guerre statunitensi.

Anche quando c’è stata la strage dei bambini in una scuola della Cecenia si è ripetuta a scuola la commemorazione silenziosa; curiosamente questa volta non é stata imposta direttamente dal governo, ma organizzata dal solito trambusto dei mass-media. Ma il copione non è per questo cambiato di molto: siccome i terroristi Ceceni venivano presentati come islamici e siccome gli USA ed i loro alleati erano impegnati in una serie di guerre contro il “terrorismo islamico” qualcuno deve avere deciso di utilizzare anche questo triste avvenimento per orientare la coscienza delle masse, e degli alunni in particolare.

E che dire del Papa commemorato col solito minuto di silenzio e ricordato come “uomo di pace”? Proprio lui che col riconoscimento precipitoso delle repubbliche secessioniste della ex-jugoslavia aveva accelerato un processo che avrebbe portato alla guerra fratricida? Proprio lui che dei preti uccisi nella guerra civile spagnola, aveva beatificato solo quelli fedeli al fascista Franco? E non parliamo delle sue discutibili scelte in ambito religioso per evitare di scrivere un trattato sull’argomento.
Intendiamoci, non mi interessa in questa sede discutere sulla bontà o sulla presunta santità del defunto Papa Giovanni Paolo II, quello che intendo rilevare é che la scuola rendendo omaggio alla memoria di alcune persone e dimenticandosi invece di altre, fa una scelta che ha dei significati politici ben precisi, e che puzza tanto di indottrinamento.

“La scuola dell’indottrinamento scientifico”

Quanto al resto, o meglio, per quanto riguarda tutti gli aspetti controversi della cultura ufficiale che vengono esaminati in questo sito, di confronto e di contrapposizione ce n’é ben poca, ma quello che é peggio è che il confronto o viene vietato o viene ostracizzato in ogni maniera.

Se é comprensibile il fatto che i docenti siano stati ingannati da un certo sistema di gestione del potere e della cultura e che quindi non discutano quasi mai argomenti che mettano in dubbio certe presunte verità (in particolare sull’affidabilità della medicina ufficiale, sugli espianti, sull’aids, sulla psichiatria, sulla preistoria), ben diverso é il fatto che quando ci si prova a prospettare un confronto su questi tempi si scatenino i peggiori isterismi che portano perfino a vietare l’approfondimento di certe tematiche controverse.

La mia pluriennale esperienza di docente nella scuola superiore mi ha permesso purtroppo di verificare che su certe questioni l’atteggiamento di rifiuto del dissenso e di condanna di chi esprime opinioni difformi é del tutto generalizzato. Ecco un primo esempio

Espianti e trapianti

Liceo scientifico di Caravaggio, agli inizi del 2000, su proposta di una professoressa la scuola approva una visita ad un ospedale per andare ad assistere in diretta ad un’operazione di trapianto.
Al di là del fatto che una simile iniziativa si potrebbe subito giudicare di cattivo gusto, la cosa peggiore è stata la maniera in cui la scuoa ha reagito alle proteste contro tale iniziativa.

In seguito ad un volantinaggio di protesta della “Lega nazionale contro la predazione degli organi” che cosa ha pensare di fare l’istituzione scolastica per garantire una serena discussione di approfondimento su questo tema controverso? Semplice, ha chiamato un medico favorevole ai trapianti per tenere una conferenza rivolta soprattutto agli alunni delle ultime classi, senza pensare minimamente a prevedere alcun contraddittorio.

Come lo volete chiamare questo? … “orientamento guidato”? …

Il caso ha voluto che il giorno stesso in cui era prevista quelle conferenza a favore dei trapianti io fossi stato invitato nella stessa scuola a tenere una relazione sull’embargo in Iraq. Si trattava di iniziative all’interno di quella che viene (spesso impropriamente) chiamata “autogestione”, uno spazio di alcuni giorni dedicato a dibattiti, discussioni, approfondimenti su tematiche sociali e politiche di attualità.

Finita la mia relazione sull’Iraq sono venuto a sapere che subito dopo iniziava la conferenza sui trapianti. Allora ho chiesto ad alcuni alunni responsabili dello svolgimento di quella “autogestione” se potevo partecipare alla conferenza per esprimere pareri opposti a quelli del conferenziere e permettere un contraddittorio. Per essere corretto non sono entrato nella sala in cui si svolgeva la conferenza prima di chiedere ed ottenere un permesso.

Risultato: dopo 10 minuti in cui ho contestato alcune affermazioni del relatore ufficiale arriva il vicepreside ha “espellermi”. Ma come, non era un’autogestione? No, risponde il vicepreside, in realtà si trattava di una “co-gestione”, ossia un’iniziativa gestita dalla direzione scolastica in collaborazione con gli studenti, ed il mio intervento non era previsto. L’idea di approfittare della presenza di un esperto che potesse ravvivare il dibattito e creare un contraddittorio é ovviamente fuori dalla portata di certe persone.

Dopo qualche anno è successo il bis in una scuola in cui insegnavo, quando con una collega di Italiano abbiamo affrontato il tema dei trapianti, facendo leggere articoli pro e contro la donazione degli organi (da notare che la mia collega è moglie di un medico che ha lavorato in rianimazione e certificato alcune “morti cerebrali”), ed a fine anno abbiamo pure organizzato una presentazione ai genitori ed alla scuola il lavoro da noi svolto.

In questo “happening di fine anno” sono stati anche presentati i dati:

fra gli alunni di quella classe (primo liceo) che hanno approfondito l’argomento, nonché fra i genitori che erano stati coinvolti nella discussione, l’80% era contrario alla “donazione degli organi”

fra gli alunni di un’altra classe (sempre una prima liceo), che non aveva mai approfondito la tematica, nonché fra i loro genitori, l’80% era favorevole alla “donazione degli organi”

In quell’occasione io ho anche espresso (cercando persino di moderarmi a causa della mia “veste istituzionale”) alcune mie perplessità sulla donazione degli organi, mentre un dottore (il marito della mia collega) ha espresso la sua convinzione sulla correttezza della dichiarazione di “morte cerebrale” pur facendo alcuni distinguo sulle modalità con cui avveniva la “donazione”.

Risultato: il preside mi ha additato al pubblico disprezzo come indottrinatore durante una riunione collegiale dei docenti della scuola (lo ringrazio per avermi considerato così bravo da indottrinare e convincere non solo i miei alunni ma persino i loro genitori che hanno solo ricevuto dei materiali di opposte tendenze sul trapianto e la donazione degli organi).

Come se non bastasse durante un colloquio personale mi ha precisato che i docenti che avevano fatto propaganda esplicita alla donazione degli organi hanno agito bene, mentre io che ho provato (con tutti i miei limiti) ad informare sul pro e sul contro della questione ho agito male ed ho indottrinato gli studenti !!!

Ah dimenticavo, il mio preside si vantava di “essere di sinistra” (e che vuol dire)?

Ah dimenticavo, due anni dopo hanno fatto in un’altra classe un lavoro di ricerca sui trapianti, avendolo saputo mi sono offerto come collaboratore per contribuire ad una informazione non settaria. Non solo mi hanno escluso, ma nei lavori dei ragazzi non ho visto traccia del dubbio, nemmeno del dubbio, che trapianti/espianti potessero essere poco utili e poco etici.

Avete capito come funziona la scuola?

e poi c’è ancora un’altra storia

“Raccogliamo soldi contro il cancro”

Sempre nella stessa scuola mi sono opposto alla raccolta di fondi per un’associazione che “lotta contro la leucemia”, che sostiene i trapiantati di midollo (e che quindi propaganda, sebbene indirettamente, il trapianto di midollo).

Ho provato per 4 anni a chiedere su quali basi scientifiche si potesse affermare che il trapianto di midollo fosse utile nella cura della leucemia, e devo dire che a volte ho litigato ferocemente con alcuni docenti (povero me, com’ero ingenuo a quei tempi!).

Per 4 anni mi hanno detto che “le prove ci sono”, “te le porteremo prima o poi”.

Poi ho chiesto per telefono all’associazione “contro la leucemia” e avessero tali dati.
“Non ne abbiamo – è stata la risposta – si rivolga ai medici dell’Ospedale”.

Poi finalmente mi sono rivolto a Internet (perché non ci ho pensato prima?) e ho scoperto che la mortalità per leucemia è del 67%, quella per trapianto di midollo … indovinate! Intorno al 66% (con la maggior parte dei decessi nei primi due anni dal trapianto). Un’ottima cura quella del trapianto non c’è che dire, tanto è vero che in quella scuola si usava raccogliere fondi per “la lotta alla leucemia” in memoria di una ragazza leucemica che era stata trapiantata ben due volte ed era morta. Due insuccessi non sono bastati per aprire gli occhi.

E adesso cosa credete che sia successo quando ho stampato quei dati (presi dal sito del ministero della sanità e dal sito dell’Istituto nazionale dei tumori) e li ho mostrati ai miei colleghi?

Niente, niente di niente, tutto come prima. E si continuano a raccogliere fondi

Avete capito come funziona la scuola?

No, no, non è finita, perchè è la volta del’AIDS!

AIDS: Vietato dissentire

Sempre la solita scuola, propongo di realizzare in alcune classi un lavoro di confronto pro e contro l’ipotesi che l’HIV causi l’AIDS, mi riesco persino a procurare due medici relatori di opposte tendenze.

Inizio ad approntare il materiale di studio, pro e contro, presento il progetto in presidenza (anche per i finanziamenti, per quanto piccoli, del caso), e per correttezza lascio (con grande anticipo) una copia del progetto ai colleghi di scienze per stimolare il dibattito e per verificare se da parte loro ci fossero eventuali perplessità.

Risultato: i colleghi di scienze non dicono niente fino allla riunione del collegio docenti in cui si discutono i vari progetti … poi d’imporovviso in quell’occasione esplodono tuonando contro di me e dicendo che il mio progetto è pericoloso.

E d’altronde come dargli torto? Sì, è pericoloso, i ragazzi potrebbe iniziare a pensare con la loro testa.

Ma di cosa avevano paura? Se l’AIDS fosse sicuramente una malattia virale ci vorrebbe poco a smontare le tesi di chi pensa che siano altri i fattori che scatenano tale mortale sindrome. Se fosse tutto così vero, così sicuro, un approfondimento tematico da parte degli studenti, persino un confronto coi fautori di teorie differenti li rassicurerebbe sul fatto che l’AIDS è una malattia infettiva e che bisogna difendersi con ogni mezzo dal contagio dell’HIV.

Eppure … vietato, sissignori, vietato! I dogmi sull’AIDS non si possono discutere. Ovviamente tutti i colleghi intimoriti dalla levata di scudi del team di scienze cosa pensate che abbiano votato? Vietato, vietato, proposta da bocciare!

Però questa volta c’è il lieto fine. Uno dei colleghi di scienze ha avuto il coraggio di approfondire la questione, leggere i libri dei “dissidenti” e degli “eretici”, confrontare le loro tesi con quelle ufficiali, e poi alla fine dell’anno dichiarare di fronte ai docenti tutti che si era convinto che l’AIDS non fosse una malattia infettiva. Un’altra collega a fine anno mi ha confessato che aveva più dubbi che certezze sull’argomento.

Due docenti di scienze su 5 non è poco, specie se sono gli unici che si mettono in discussione, perchè in tal caso la percentuale sale al 100%. Poi ho scopeto che una docente di scienze era particolarmente contraria al mio progetto: aveva lavorato come volontaria in Africa per “curare i malati di AIDS”! Penso proprio che non avrebbe mai accettato di mettere discussione il proprio operato.

Ooops, non è finita! Che ne dite di Telethon?

Soldi per la ricerca genetica

A me non piace per niente (a dire poco) perchè finanzia la vivisezione, perchè la ricerca genetica credo abbia finalità ben diverse da quelle dichiarate, perchè i geni sono solo una parte del problema ma è fondamentale l’interazione con l’ambiente: ci sono diversi casi di malattie “genetiche” che non si manifestano se si segue una certa alimentazione. Ma la lista sarebbe è lunga.

Per farla breve, in un’altra scuola (tanto il problema è sempre lo stesso) l’anno scorso si sono raccolti fondi per Telethon, io ero contrario, ho comunicato la mia contrarietà ai docenti che hanno sostenuto l’inziativa (tali iniziative ovviamente non vengono discusse in nessuna sede, vengono approvate tout court!) e al preside.

Dietro mia richiesta e insistenza l’unica motivazine che sono riusciti a produrre per una tale raccolta di fondi è che “si spera che queste ricerche alla fine producano qualche risultato positivo”. Qualcuno mi ha detto che però “i ragazzi sono stati informati”, non hanno donato soldi a scatola chiusa.

“Informati come?” chiedo io.

“Con gli opuscoli Telethon!” è l’ingenua risposta.

A quanto pare quando si parla di medicina la par condicio non esiste, la scienza ufficiale non si tocca.

Avete capito come funziona la scuola?
 

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