News, Dati, Eventi finanziari debito pubblico ......moneta.....e nonna abelarda

se i biglietti della banca d'italia costituiscono una semplice merce di proprietà della banca centrale e che tale merce si basa esclusivamente sulla fiducia degli utilizzatori , quali garanzie di espressione tangibile di effettivo valore si può attribuire a codesta merce ? Ve lo dico o lo sapete ?
Nessuna Fiducia ...
Si può mettere sulla bilancia che pesa le libbre di grano od orzo la fiducia delle persone nel riflesso delle banconote create da entità o gruppi autonomi che autorano la merce moneta fittizia ?
Se io porto i 10 centesimi alla bce essa me li cambia in 500 euro se lo chiedo ?
Poi esco , vado in altra banca , consegno la banconota e gli dico , cambio tutto in monetine da 10 centesimi .. e ritorno alla bce ? Vogliamo proprio estirpare la bugia di questi bari della bce ?
Loro pagano la banconota da 500 euro 10 centesimi , fossero anche 20 o 30 ... la creano a quel costo .. perchè per loro è permesso ed ai cittadini no ? E' retorico come esempio e si potrebbe pensar chissà cosa .. perchè per chi lavora onestamente 10 centesimi sono sempre 10 centesimi ma per la bce 10 centesimi diventano 500 euro ..
A questo punto .. ci si potrebbe domandare quale possa essere la reazione dei vertici della Banca d’Italia a queste chiare ed ineluttabili considerazioni . Cosa vuoi che rispondano ? Che si approfittano dell'innocenza e della stupidità delle persone ? .. Che .. visto che le persone non hanno mai detto niente sperano-speravano .. che il comando continuasse ed altri che i pasti gratis di 15 - 30 paghe mensili continuassero ?
.. Il simec era in pieno attrito con i proprietari privati della " valuta monetaria " ..
C'è un luogo e un tempo per tutto e le coppe della pazienza si stanno .. riempiendo
 
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Occidente-Russia. Primi passi di guerra

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“Vedo il futuro del Southstream piuttosto fosco”, perché la crisi ucraina “metterà anche in discussione le autorizzazioni Ue necessarie per portare avanti il progetto: non so se si realizzerà”. Lo ha detto l’ad dell’Eni Paolo Scaroni, descrivendo il negativo effetto delle vergognose sanzioni decise da Usa e Ue in funzione antirussa. L’amministratore delegato dell’Eni che si è detto comunque “felice per l’ordine ottenuto da Saipem (il progetto di gasdotto detto South Stream sostenuto da Gazprom ed Eni, oltre che dalla francese EDF e la tedesca BASF, prevede un contratto del valore di circa 2 miliardi di euro con Saipem Italia per costruire il tratto off-shore del percorso sotto il Mar Nero dalla Russia alla Bulgaria, lavori che dovrebbero partire a giugno ), anche se forse non lo porterà avanti”.
D’altra parte gli Usa tentano da anni di far saltare il progetto South Stream che legherebbe la Russia e alcune nazioni europee in un’alleanza energetica sfavorevole per gli americani, per sostituirlo con il TAP, gasdotto che metterebbe l’Europa nelle mani turche, disegno geopolitico americano da decenni.
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Come si ricorderà questa è stato il vero motivo dell’assalto mediatico occidentale a Berlusconi iniziato nel 2008, come ben esplicitato dalle comunicazioni riservate dell’ambasciatore Usa a Washington rese poi pubbliche dai files Wikileaks di Assange.
Per quel che riguarda la guerra delle sanzioni, a prescindere dalle rassicurazioni di Putin in particolare ai clienti della “Banca Russa”, colpita dall’embargo Usa, non solo la banca centrale e le banche pubbliche Sberbank e Vtb ma anche società russe come la Lukoil hanno già ritirato miliardi di dollari e di euro dai depositi nelle banche occidentali, e ciò sta determinando un allarme per il sistema europeo delle imprese già colpito da un congelamento del credito. La stretta non potrà che peggiorare, se diminuiscono i depositi.
A questo si aggiunga che al blocco dei crediti russi verso l’Occidente (calcolati dalla Bri in 75 miliardi di dollari) Mosca potrebbe verosimilmente rispondere sommergendo il mercato valutario internazionale con parte delle proprie vaste riserve in dollari, provocando un effetto domino sulla finanza e il sistema monetario occidentale.
Prospettive oscure che vengono deliberatamente rimosse dalle notizie pubblicate dai media omologati d’Occidente.
l.m.
 
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LA WAR BANK USA CONTRO LA RUSSIA
Postato il Giovedì, 20 marzo @ 18:10:00 GMT di ernesto
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Una pallottola spuntata: guerra di banche contro la Russia
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VALENTIN KATASONOV
Strategic Culture
Secondo il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier continueranno le minacce di sanzioni «se la Russia non farà concessioni "last minute" sulla Crimea». L'ex capo della FRS Alan Greenspan ha consigliato di mettere in atto tattiche da guerra economica, come il targeting del mercato azionario russo ed una serie di misure chiamata «Bank war».
Se le decisioni di Washington saranno assunte da gente responsabile, sarebbe logico supporre che non faranno niente di tutto ciò, perché una guerra bancaria tra USA e Russia avrebbe gli stessi effetti di attacchi nucleari - sarebbe una scelta «no win, no gain».


Ci sono molti fattori che possono influenzare l'esito della guerra. L'International Investment Position permette di comprenderne la vera importanza. Si tratta di un indice che normalmente viene calcolato dalle banche centrali di molti paesi per mostrare la correlazione che esiste tra attività e passività di paesi stranieri. Ecco i dati :
Posizione patrimoniale della Russia al 1 ottobre 2013 (US$billion) Assets
Russian assets abroad
Foreign assets in Russia
Net International Investment Position
Total
267,92
276,57
-8,65
Direct Investment
13,19
36,06
-22,87
Portfolio Investment
37,34
41,42
-4,08
FinancialDerivatives
5,74
4,51
+1,23
Other Investment
211,67
194,59
+ 17,08
Loans
62,73
0,92
+61,81
Currency accounts and deposits
132,33
189,49
-57,16

Come si può vedere le attività estere delle banche russe superano le attività delle banche estere in Russia di 8,65 miliardi di dollari. Significa che la Russia non avrà nulla da temere nella prima fase di questa guerra, se fosse dichiarata, da Washington. Le cifre però sono piuttosto approssimative in quanto bisognerebbe prendere in considerazione altri due fattori:

- Quali paesi oltre gli Stati Uniti potrebbero prendere parte ad «azioni di combattimento» contro la Russia?

- Quali attività russe sarebbero prese di mira dagli Stati Uniti?
Secondo la Banca di Russia, l'80% degli asset russi è investito in otto paesi: Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Cipro, Paesi Bassi, Svizzera, Francia e Italia. La maggior parte delle attività correnti delle banche russe (depositi, crediti, conti e valute) non è investito negli Stati Uniti, come molti credono, ma in Gran Bretagna. Secondo i dati della Banca di Russia, il 13,6% delle attività bancarie russe sono investite negli USA e il 26,4% nel Regno Unito. Questo significa che c'è una ben piccola possibilità che gli USA potrebbero iniziare una guerra - soli contro tutti - senza l'appoggio della Gran Bretagna. E da come vanno le cose, Londra non sta correndo per unirsi all'avventura Usa per la Crimea.
Va detto che fino ad oggi gli USA hanno limitato le sanzioni imposte agli altri Stati per congelare i loro depositi e i loro conti nelle banche nazionali e le banche degli stati alleati. Come regola generale, gli investimenti diretti e di portafoglio, così come i prestiti sono stati esentati dalle azioni punitive. I «conti correnti e depositi» indice sono il punto di forza della Russia che, avendo un - 57 miliardi di dollari vede gli avversari della Russia in rosso, con una perdita netta pari a questa cifra. L'agenzia di stampa Bloomberg arriva alla stessa conclusione nella sua relazione pubblicata su Match 7 che afferma che le banche americane ed europee potrebbero subire danni dagli effetti provocati dalle sanzioni pecuniarie contro la Russia.
Il rapporto si riferisce al Bank for International Settlements (BIS), che rileva che, a settembre 2013, persone fisiche e giuridiche russe avevano un investimento di 160 miliardi di dollari in banche di 44 paesi. Nel caso in cui quei beni fossero congelati, la Russia rifiuterebbe di onorare le sue passività. A settembre 2013, le banche estere avevano prestato alla Russia almeno 242 miliardi di dollari, quasi il doppio del suo patrimonio stimato in Occidente (dati BIS basati su 24 paesi). Come risultato, Bloomberg dice, le banche statunitensi ed europee sarebbero le prime ad andare in sofferenza per le sanzioni imposte. La Francia (oltre 50 miliardi dollari investiti in Russia) e gli Stati Uniti (oltre 35 miliardi di dollari) saranno le più gravemente colpite poi seguite dall'Italia, dalla Germania e dalla Gran Bretagna. L'agenzia Bloomberg dice che anche se i suoi numeri differiscono in parte da quelli riprodotti nella Tabella, la conclusione a cui giunge è la stessa. L'Occidente ha troppo troppo da perdere per cominciare una guerra bancaria contro la Russia ... Fino al punto che, già girano voci tra i personaggi più influenti delle elite russe, di negare la restituzione delle passività in caso di congelamento dei loro capitali.
***
Ora qualche parola sui metodi che si possono utilizzare per questa guerra, come, per esempio, il blocco delle transazioni internazionali delle banche. La Società per le Telecomunicazioni Finanziarie Interbancarie Mondiali (SWIFT) svolge un ruolo cruciale. La SWIFT è una organizzazione co-operativa che appartiene ai suoi soci ed si dedica alla promozione e allo sviluppo delle interattività globali standardizzate per le transazioni finanziarie ed agisce in base alla legge belga. Allo stato attuale SWIFT collega più di 10.000 istituti finanziari, tra cui circa 1000 corporations ed effettua annualmente una media di oltre 2,5 miliardi di operazioni di scambio per un valore di circa 6.000 miliardi di dollari ogni giorno.
Dopo l'Undici Settembre la CIA e il Tesoro americano hanno avuto accesso alle informazioni finanziarie della SWIFT e Washington ha anche cercato di bloccare le attività di certe specifiche banche utilizzando la SWIFT, ma non ci è riuscita, essendo SWIFT un ente privato non-USA, ultimamente è ancora più difficile intromettersi nelle sue attività. E' vero che nel 2012 gli Stati Uniti sono riusciti a fare scollegare SWIFT dalle banche iraniane, ma l'Iran era stato preparato a questa azione (SWIFT aveva mandato un "avvertimento di allerta" pochi mesi prima che fosse presa quella misura). C'era stato anche un precedente con risultati poco chiari. Alcune Banche iraniane erano riuscite ad aggirare SWIFT per mezzo di banche-intermediarie. E' un sistema un pò più caro e lento, ma si può fare. E poi l'Iran ha anche rifiutato di usare il dollaro per molte transazioni, e la cosa può suscitare qualche preoccupazione per gli Stati Uniti.
Oltre 600 banche russe sono collegate a SWIFT e la Russia è il secondo più grande utente SWIFT dopo gli Stati Uniti. CNews, un noto organo di stampa russa, ha condotto un sondaggio tra i banchieri russi sulla possibilità di imposizione di un regime di sanzioni e dei rischi connessi, tra cui il blocco delle transazioni internazionali. Gli intervistati ritengono che gli USA non possano limitare l'accesso diretto della Russia a SWIFT, in quanto la sede dell'organizzazione si trova in Belgio. Gli esperti di CNews non credono che le banche russe resteranno staccate da SWIFT, perché né l'organizzazione stessa, né le grandi aziende occidentali che operano in Russia, sarebbero più in grado di trasferire i loro guadagni fuori dal paese. Comunque anche se questo dovesse accadere, le banche potrebbero ancora utilizzare i conti di corrispondenza dei loro partner in Europa e negli Stati Uniti o evitare il divieto con l'aiuto di altri sistemi (TARGET, SEPA) che operano fuori della giurisdizione degli Stati Uniti.
Servirà a dare un'altra spinta per abbandonare il dollaro come valuta per le transazioni internazionali.
Valentin Katasonov
 
LA CRISI IRREVERSIBILE DEGLI STATI UNITI LA CRISI IRREVERSIBILE DEGLI STATI UNITI 20/03/2014
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Resi noti i dati del debito estero degli USA di gennaio: Russia e Cina vendono. Inventano che il piccolo Belgio da solo finanzia il gigante USA!


Attilio Folliero, 18/03/2014


Gli Stati Uniti stanno vivendo una profonda crisi economica ed il debito pubblico continua a crescere; il 17 marzo (ultimo dato disponibile) il debito pubblico statunitense è arrivato a 17.546, 81 miliardi di dollari, ennesimo massimo storico.


Il 17 marzo sono stati pubblicati anche i dati del debito estero, aggiornati al 31 gennaio 2014. Mentre i dati del debito pubblico totale sono pubblicati giornalmente (aggiornati al giorno precedente), i dati del debito estero sono pubblicati mensilmente, a metà di ogni mese e sono relativi a due mesi anteriori; quindi a metà marzo si publicano i dati del debito estero relatvi a gennaio, a metà aprile quelli relativi a febbraio e così di seguito.


Il debito estero degli Stati Uniti alla fine di gennaio era 5.832,70 miliardi di dollari, ossia il 33,73% di tutto il debito pubblico statunitense, che al 31 gennaio 2014 era pari a 17.293,02. Come si evince dalle cifre, tra il 31 gennaio ed il 17 marzo il debito pubblico USA è cresciuto di oltre 253 miliardi.


Un terzo del debito pubblico USA è quindi detenuto all’estero. Chi sono i detentori del debito estero? Il principale detentore del debito estero è la Cina che possiede titoli di stato USA pari a 1.273,50 miliardi di dollari, ossia il 21,83% di tutto il debito estero, pari al 7,36% di tutto il debito pubblico statunitense. Al secondo posto tra i detentori del debito estero USA c’è il Giappone con 1.201,40 miliardi.


Anche la Russia ha una importante quota del debito estero USA: 131,80 miliardi di dollari. Con la crisi in Ucraina in atto e le annunciate sanzioni da parte di USA e Unione Europea, la Russia potrebbe decidere di vendere tutti i titoli di stato USA, anzi è probabile che lo faccia o lo stia facendo visto che negli ultimi mesi ha già ridotto la quantità di titoli USA in suo possesso: ad ottobre del 2013 deteneva titoli per 149,90 miliardi; ad ottobre del 2012 la cifra era ancora più alta, ben 171,10 miliardi.


Non solo il governo russo, ma anche i cittadini russi stanno smettendo di investire in USA; è di ieri la notizia, riportata da Bloomberg, che l’uomo più ricco di Russia, Alisher Usmánov, ha venduto le sue azioni di Facebook ed Apple per investire in Cina, comprando azioni di Alibaba, la più importante compagnia di Internet dopo Google, valutata circa 200 miliardi di dollari.


Analizzando i dati del debito estero USA, si nota chiaramente che anche la Cina sta vendendo: a novembre aveva titoli USA pari a 1.316,70 miliardi di dollari, quindi ha venduto titoli per oltre 43 miliardi.


La Cina avendo questa gran massa di titoli USA non può vendere grandi quantità, perchè la mancanza di acquirenti farebbe crollare il loro valore ed alla fine a rimetterci sarebbero proprio i principali creditori, a paritire dai cinesi. Probabilmente i cinesi venderanno i loro titoli poco per volta.


Anche altri paesi stanno vendendo, per vari motivi, i titoli USA posseduti, anzi sono in aumento i paesi che vendono: tre mesi fa erano 13 i paesi che vendevano titoli USA rispetto al mese precedente; nell’ultimo mese disponibile (gennaio) sono stati 18 i paesi che diminuito il possesso di titoli USA rispetto al mese anteriore, quindi hanno venduto. Oltre a Cina e Russia, stanno riducendo il possesso di titoli USA anche Norvegia, Olanda, Tailandia, Germania, Brasile, Taiwan, Irlanda, Peru, Singapore ed altri.


Se i principali detentori del debito USA continuassero a vendere i titoli USA in loro possesso ciò determinerebbe un crollo del valore di questi titoli. Non solo, gli USA nell’impossibilità di finanziare il loro debito, sarebbero costretti sempre più a ricorrere alla stampa di dollari (il famoso Quantitative easing). Elevare ancora di più il numero di dollari stampati significa accellerare il tracollo della moneta USA, che sarebbe sempre più sostituita da altre monete negli scampi commerciali.


Gli Stati Uniti continuano a mentire sia sul presunto recupero dell’economia, che sull’acquisto di titoli del debito pubblico da parte di altri stati. Che gli USA non sono mai usciti dalla recessione lo dimostra il fatto che solo il 47% dei cittadini ha un lavoro a tempo pieno, il 40% guadagna meno di 20.000 dollari all’anno e ben 47 milioni di cittadini sopravvivono grazie alle sovvenzioni alimentari del governo. Secondo noi mentono anche sul fatto che ci siano paesi disponibili ad acquistare titoli del debito pubblico statunitense.


Infatti, secondo l’ultimo rapporto sul debito estero, pubblicato dal Tesoro USA, rispetto a due mesi prima, hanno comprato titoli del debito USA paesi come Hong Kong (+18,60 miliardi), Giappone (+15,00), i paesi esportatori di petrolio (+10,20), Corea del sud (+9,20), Messico (+7,70) ed altri con un minore investimento. In realtà il totale di tutti i titoli acquistati da questi paesi non avrebbe compensato minimamente i titoli venduti e le nuove necessità, se non fosse intervenuto l’acquisto massivo del governo belga; infatti il Belgio negli ultimi due mesi, secondo i dati pubblicati dal Tesoro, avrebbe acquistato titoli per 109,70 miliardi; addirittura rispetto a dicembre 2012 avrebbe accresciuto il possesso di titoli USA di ben 171,50 miliardi. In definitiva, oggi il Belgio sarebbe il terzo detentore di titoli del debito USA dopo Cina e Giappone. Il piccolo Belgio, dunque starebbe finanziato il gigante USA. Usiamo il condizionale, perchè noi riteniamo che questa sia una balla, una invenzione, una manipolazione evidente dei dati: come potrebbe il Belgio acquistare in due mesi titoli USA per quasi 110 miliardi di dollari, quando il suo PIL annuale nel 2012 (ultimo dato annuale conosciuto) è stato di 483 miliardi, tra l’altro in diminuzione rispetto ai 514 miliardi del 2011? Come potrebbe un piccolo paese come il Belgio passare agli USA oltre 100 miliardi di dollari in due mesi?


Visto come stanno le cose, tra due mesi, quando saranno resi noti i dati al mese di marzo, possiamo scommettere che il Belgio arriverà a 400 miliradi di dollari in titoli USA.


Dietro le cifre attribuite al Belgio c’è forse un paese che non vuole o non può apparire come finanziatore degli USA? Oppure, dietro tali cifre si nasconde la stampa di dollari? Non è poi tanto folle ipotizzare ciò, visto che gli USA stanno stampando soldi, ufficialmente ottanta miliardi al mese (Quantitative easing). Ricordiamo che l’operazione di alleggerimento quantitativo o facilitazione quantitativa (in inglese Quantitative easing) è una pratica mediante la quale una banca centrale può creare moneta. La banca centrale crea dal nulla nuova moneta, ossia stampa moneta per acquistare attività finanziarie dalle banche del sistema (azioni o titoli, anche tossici), con effetti positivi sulla struttura di bilancio di queste ultime. L'intervento della Banca centrale può essere diretto anche all'acquisto di titoli di stato, come nel caso degli USA, con l'obiettivo di ridurre i costi di indebitamento dello stato. Ovviamente questo tipo di politica monetaria ha possibili effetti collaterali, come la iperinflazione. A caso gli USA, attribuendo l’acquisto di titoli di stato al piccolo Belgio, stanno nascondendo una ulteriore stampa di denaro, oltre quella annunciata?


Se così fosse, staremmo assistendo al tracollo degli USA. Il debito pubblico continua ad aumentare ed allo stesso tempo vengono meno i finanziatori per cui si ricorre ad ulteriore stampa di dollari. Ovviamente se cosi fosse veramente non riuscirebbero a nasconderlo per molto tempo; se adesso ci potrebbe ancora essere qualche bamboccione che crede o fa finta di credere che un paese come il Beligo possa acquistare titoli per 100 miliardi in pochi giorni, fra qualche tempo dovranno inventare un altro paese “amico”, ma non potranno certo andare avanti all’infinito.


Come è evidente, Russia, Cina ed altri paesi stanno smettendo di finanziare il debito pubblico USA ed al tempo stesso stanno utilizando monete alternative al dollaro per il commercio internazianale; ciò semplicemente significa che si avvicina il momento del tracollo del dollaro e degli USA. Con il tracollo degli USA sarà trascinata nel baratro anche l’Europa occidentale.


In ogni caso è evidente che l’economia USA stia cominciando a vacillare proprio a causa del disprezzo verso il dollaro di Russia e Cina.


Articolo di Attilio Foliero
 
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QUANDO RIUSCIRANNO A TOGLIERE DI MEZZO TUTTO IL CONTANTE e a mangiarsi tutto, saremo finiti, non ci rimarra' nulla, se non riusciremo a pagare, ci toglieranno anche l'unica casa e venderanno l'Italia a pezzi con sopra la popolazione, come nel medioevo, quando la terra si vendeva con sopra i servi della gleba.
 
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Il trucco dei banchieri spiegato ad un bambino



Il trucco dei banchieri spiegato ad un bambino
by The Money Doctor

In una famiglia, il figlio dice alla madre: "Mamma, ho un debito con dei compagni di scuola, mi dai 10 euro". La mamma: "Assolutamente ! I debiti vanno pagati. Aspetta che chiedo a papà". E al padre: "Mi dai 10 euro per il piccolo ?". Il papà mugugna un po', ma poi glieli da. E va a lavorare. La mamma dà i soldi al figlio dicendogli: "Mi raccomando però, non fare più debiti!". La storia del debito però era falsa ed il bimbo nasconde i soldi in un salvadanaio. Risultato: il bilancio familiare è a meno 10 euro, il bilancio del figlio è apparentemente in pari, ma il figlio ha rubato 10 euro alla famiglia. Ora cambiamo i personaggi: il figlio è il banchiere, il falso debito è l'iscrizione al passivo del valore NOMINALE di tutta la moneta emessa. la mamma è lo stato, il papà è il popolo che lavora. Il salvadanaio sono dei conti off-shore dove vengono nascosti i soldi, sono dei conti intestati a famiglie di banchieri anonimi... La storiella si ripete "a piacere". Chi mai manderebbe in galera un bambino ?

P.S. Il salvadanaio si può trovare SOLO facendo un audit dei conti delle banche presso le camere di compensazione internazionali (In Europa: Clearstream, Euroclear, SWIFT) rend.monetaria e democrazia
 
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