EST - Grecia, Papandreou: Risposta Ue alla crisi "lenta e timida"
Roma, 12 feb (Velino) - Il primo ministro greco George Papandreou ha definito la risposta dell’Unione europea alla crisi finanziaria del suo Paese “timida e troppo lenta”. In un incontro in teleconferenza tenuto ad Atene con i ministri del suo governo, Papandreou ha affermato – secondo quanto riporta il sito internet della
Bbc – che l’Ue è priva di coordinamento e mette a repentaglio la credibilità della Grecia. Malgrado il sostegno ottenuto dai partner al Consiglio europeo straordinario di giovedì, secondo il primo ministro i ritardi dell’iniziativa comunitaria e le incoerenti dichiarazioni diffuse negli ultimi mesi hanno peggiorato la situazione. Di conseguenza, i rimedi messi a punto a Bruxelles, “nella battaglia contro le impressioni e la psicologia dei mercati, sono quanto meno timidi”. Le troppe ipotesi circolate prima del Consiglio sulle misure da intraprendere per salvare l’economia di Atene “hanno creato una psicosi di collasso imminente”.
I leader dei Ventisette, giovedì, hanno annunciato di aver varato una strategia comune per affrontare il problema della Grecia, senza tuttavia renderne del tutto noti i connotati. Il Consiglio ha anche invitato Atene a prendere ulteriori provvedimenti per ridurre il pesantissimo deficit (al 12,7 per cento, oltre quattro volte al di sopra dei limiti imposti dal Trattato di Maastricht). Papandreou, tuttavia, ha sottolineato l’approccio non coordinato delle varie istituzioni europee, dalla Commissione agli Stati membri fino alla Bce.
Per il governo ellenico non sarà del resto facile varare nuove misure anticrisi, dopo che il blocco dei salari e l’innalzamento dell’età pensionabile hanno indotto i sindacati a promuovere un’ondata di agitazioni. Gli analisti, spiega la
Bbc, sono convinti che alcuni partner europei, in particolare la Germania, sarebbero in grado di dare una mano importante alla Grecia tramite garanzie sui titoli di Stato emessi dal governo di Atene. Una misura, quella degli aiuti bilaterali, che i leader europei preferirebbero rispetto a iniziative del Fondo monetario internazionale, che potrebbero danneggiare l’immagine della moneta unica presso i mercati.