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Tempo di lunedì 4 luglio 2011, pagina 1
Perché la Grecia deve fallire - Salvare la Grecia. E le banche
di Martino Antonio
Oli aiuti e gli interessi PERCHÉ IA GRECIA DEVE FALLIRE SALDARE LA GRECIA, E LE BANCHE ...
di ANTONIO MARTINO a strategia europea nei confronti della crisi greca sembra consistere nel guadagnare tempo nella speranza che si risolva. Almeno, questo è quanto appare in superficie. In realtà, potrebbe benissimo valere un'altra interpretazione.
li "aiuti" europei alla Grecia altro non sono altro che il tentativo di salvare quelle banche, specie francesi e tedesche, che, avendo investito in titoli pubblici grechi, rischiano di fallire se la Grecia è costretta a non onorare i suoi debiti. Gli aiuti vanno cioè in Francia e Germania, passando per così dire dalla Grecia. Secondo un vecchio scampolo dell'umorismo inglese, "se devi mille sterline alla tua banca sei nelle sue mani, se gliene devi un milione è lei a essere nelle tue"! Ma non è questo il punto. Anche ammettendo che nel caso della Grecia (come prima nel caso dell'Irlanda per altre ragioni) sia nazionale non europeo, il problema importante diventa: "salvare" la Grecia è nell'interesse anche dell'Europa? La mia risposta, come i lettori di questo giornale sanno, è negativa. Vale la pena tornare sul tema perché è essenziale anche per noi italiani. Sul tema interviene The Wall Street Journal (30 giugno) con uno splendido editoriale che, anzitutto, dà le cifre del problema: il debito pubblico greco è in questo momento pari al 155% del pil ed è destinato a raggiungere il 170% l'anno prossimo, il che significa che è quasi impossibile che il problema possa risolversi da solo. Anche se l'UE e il Fondo monetario internazionale versassero miliardi nelle casse dell'erario greco e se il governo di Papandreu riuscisse a fare tutte le riforme necessarie, le prospettive di evitare il fallimento sarebbero minime o nulle. Secondo l'autorevole quotidiano finanziario, le ripercussioni di un fallimento della Grecia sulle banche di altri paesi sarebbero contenute. Le banche che detengono la maggiore quantità di obbligazioni greche fuori dalla Grecia sono francesi e tedesche, che ne hanno per ventotto miliardi di euro. Ma, persino se perdessero la metà di questa cifra, non ne sarebbero distrutte. BNP Paribas, che è la maggiore detentrice di titoli greci, ammette che, anche se perdesse il 30% dei suoi crediti con la Grecia, il rendimento delle sue azioni diminuirebbe soltanto del 3%. Invece Sarkozy vorrebbe che fosse accettato un piano di salvataggio che si tradurrebbe nel raddoppio del debito greco, anche se la sua scadenza sarebbe allungata a trenta anni, nell'intento di evitare il fallimento del paese e il danno alle banche francesi. L'ideale dei fautori della moneta comune, da Luigi Einaudi in poi, era di porre fine alla monetizzazione del debito, cioè al finanziamento dei disavanzi pubblici con l'inflazione. Fu per questa ragione che i Trattati di Maastricht posero a base dell'autonomia della Bce il divieto di acquistare titoli di Stato dei paesi membri. E fu sempre per la stessa ragione che furono imposte regole, magari stupide per un noto genio bolognese, ma rigide per la condotta fiscale dei governi: un tetto al rapporto deficit/pil e uno a quello del debito.
Queste regole, già gravemente compromesse in passato, sono ora state abbandonate: l'UE compra di fatto titoli pubblici (prima irlandesi, ora greci e portoghesi, domani spagnoli) e, anche se l'entità è finora modesta, opera una monetizzazione del debito, violando lo spirito e la lettera del trattato. Il fatto che, a quanto pare, l'intervento europeo invece di risolvere il problema abbia scatenato un'ondata di speculazione, conferma la mia tesi: gli speculatori, a differenza degli eurosauri, vedono aldilà del loro naso. Se a questo si aggiunge che è assai dubbio che gli aiuti europei riescano a risolvere i problemi dei paesi insolventi, non è esagerato temere che sia i paesi interessati sia le banche francesi e tedesche che detengono le loro obbligazioni saranno costretti a fallire. Per fortuna questo esito non riveste carattere di assoluta necessità e potrebbe darsi che sia scongiurato, ma se così non fosse tutti i paesi della zona dell'euro si troverebbero a dover fronteggiare una sorta di tsunami monetario e finanziario.
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