I DAZI di Donald Trump

I DAZI di Donald Trump scatenano il CROLLO dei Mercati​

Mercati ai massimi!!!!
Ma ci pensate alle ca7_7_ate che avete detto ogni tanto?
🤣


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Di seguito, evidenziate nel grafico con i puntini rossi, le principali decisioni in tema di dazi adottate dall'amministrazione americana, durante il primo mandato di Trump. Da notare che nel 2017 l'indice S&P 500 era a soli 2200 punti
- 22 gennaio 2018 – Dazi su pannelli solari e lavatrici importate.
- 8 marzo 2018 – Dazi del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio.
- 22 marzo 2018 – Memorandum per colpire 50 mld di beni cinesi (IP theft).
- 3 aprile 2018 – Lista preliminare dei prodotti soggetti a dazi (50 mld).
- 15 giugno 2018 – Conferma dazi al 25% su 50 mld di beni (prima tranche dal 6 luglio).
- 10 luglio 2018 – Annuncio dazi al 10% su altri 200 mld di importazioni cinesi.
- 17 settembre 2018 – Entrata in vigore dazi del 10% sui 200 mld (24 settembre), con previsto aumento al 25% (poi rinviato).
- 5 maggio 2019 – I dazi su 200 mld passano dal 10% al 25%.
- 1 agosto 2019 – Annuncio nuovi dazi al 10% su ulteriori 300 mld di beni (dal 1° settembre, parzialmente rinviati).
- 23 agosto 2019 – La Cina risponde con dazi su 75 mld di beni USA; Trump aumenta i dazi esistenti (dal 25% al 30% e dal 10% al 15%).
Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo 3800 DAZI E ANDAMENTO S&P 500 DURANTE IL PRIMO MANDATO DI TRUMP 3600 3400 3800 3200 3600 3000 3400 2800 3200 2600 3000 2400 2800 2200 2600 2017 S&P 500 COMPOSITE 2018 2400 2019 2020 2200 Source: LSEG Datastream/Paolo CardenĂ 


Tutte le reazioni:
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Tariffe doganali: cosa emerge da 150 anni di dati

Un nuovo studio della Federal Reserve di San Francisco appena pubblicato, basato su un’analisi storica di 150 anni negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Francia, giunge a conclusioni opposte, rispetto alla narrazione prevalente, sugli effetti dei dazi.

Quando le tariffe aumentano:
- l’inflazione diminuisce
- l’attività economica rallenta
- la disoccupazione aumenta


Questo risultato contraddice l’idea tradizionale secondo cui i dazi generano pressioni inflazionistiche. Storicamente, infatti, l’aumento delle tariffe si è comportato come uno shock di domanda negativa: aumenta l’incertezza, cresce la volatilità dei mercati finanziari, diminuisce la ricchezza finanziaria delle famiglie. La domanda interna si indebolisce e i prezzi tendono a scendere.

L’evidenza è robusta e coerente in tutti i periodi analizzati, compresa l’epoca recente. E suggerisce che, in presenza di nuovi dazi, l’impatto macroeconomico più probabile non è un aumento dell’inflazione, ma un rallentamento dell’economia.

https://www.frbsf.org/wp-content/uploads/wp2025-26.pdf
 

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