filibuster
Forumer attivo
(Pring, 2a puntata)
Si parlava degli “indicatori infallibili” e delle delusioni che possono provocare. A volte smettono di funzionare del tutto, ma in quei casi di solito c’è un motivo ben preciso.
Pring fa l’esempio dello SHORT INTEREST RATIO. Di che si tratta? Lo “short interest” è il totale delle posizioni short aperte su un determinato titolo, o più esattamente il numero delle azioni date in prestito agli short sellers e non ancora restituite. Lo “short interest ratio” indica invece il numero di giorni necessari per chiudere tutte le posizioni scoperte, nell’ipotesi che i volumi giornalieri restino gli stessi del periodo precedente. Per ottenere il dato, basta dividere lo short interest per il volume medio giornaliero.
Se lo short interest ratio è molto elevato, si può (=si poteva) concludere che c’erano alte probabilità di uno short squeeze. Per esempio, se su un titolo ci sono 20 milioni di azioni shortate (“short interest”) e i volumi medi sono di 1 milione di contratti scambiati al giorno, chiaramente lo short interest ratio è 20. In teoria occorrerebbero 20 giorni per coprire tutti gli short, quindi se su quel titolo escono all’improvviso delle notizie molto positive (vere o create ad arte) i ribassisti verranno massacrati, perché le news spingeranno in alto le quotazioni, e gli shorter nel disperato tentativo di coprirsi provocheranno un’ulteriore impennata dei prezzi… le poche azioni disponibili verranno contese a prezzi inverosimili, con la rovina completa dei ribassisti. Questo è il classico “short squeeze”. L’ultimo esempio risale appena all’ottobre 2008 e ha causato ai ribassisti –soprattutto Hedge Fund inglesi e americani- una perdita fra i 30 e i 100 miliardi di euro. Mi riferisco alla magistrale operazione della Porsche, naturalmente.
Secondo Pring, lo short interest ratio funzionò perfettamente dagli anni ‘30 agli anni ’70. Quando il totale delle azioni shortate era superiore al doppio dei volumi giornalieri si entrava long sul titolo perché c’erano buone potenzialità di rialzo causato dagli acquisti effettuati per le ricoperture, anche senza la drammaticità di un vero e proprio short squeeze.
L’indicatore smise di funzionare quando i mercati regolamentati cominciarono a offrire le opzioni (che prima erano trattate solo OTC) e i futures finanziari. Da allora lo short selling spesso fa parte di operazioni complesse non riferibili ai ribassisti e quindi le possibilità di short squeeze sono diventate difficili da prevedere.
La conclusione di Pring è che l’indicatore perfetto non esiste e non potrà mai esistere, per un motivo che mi sembra molto sottile ma efficace. Cerco di fare un esempio. Immaginiamo che qualcuno scopra un indicatore infallibile, che preveda l’ entrata long al livello 100. A poco a poco, inevitabilmente, la fama e l’uso dell’indicatore si diffonderanno… a quel punto cosa succederà secondo voi? Forse tutto il mondo resterà in attesa di quota 100, col ditino pronto sul tasto BUY? Chiaramente no. La gente comincerà ad anticipare: chi comprerà a 95, chi a 98 e così via. Quando l’indicatore arriverà a 100, tutti avranno già comprato e il mercato non potrà far altro che scendere per l’assoluta mancanza di compratori.
Tornando alla correlazione borsa/tassi citata nella puntata precedente, Pring osserva che di norma gli investitori cominciano a vendere le azioni DOPO l’aumento dei tassi. Nel periodo 1976-1980 la vendita delle azioni IN ANTICIPO impedì il funzionamento del segnale di vendita dato dall’effettivo rialzo dei tassi… così mercato azionario e tassi salirono insieme verso le stelle. Insomma, la funzione dell’indicatore perfetto o della correlazione perfetta è quella di anticipare i fatti, ma se un indicatore svolge questo compito allaperfezione gli operatori vorranno anticiparlo, quindi occorrerà un nuovo indicatore che anticipi ancora di più e così via all’infinito. Per questo l’indicatore perfetto non esisterà mai. Mi sembra un ragionamento impeccabile, e anche elegante.
In questo periodo non si parla d’altro che della correlazione col dollaro, neanche se tutti fossero cresciuti a pane e carry-trade… Quando un indicatore diventa così popolare al nostro livello, qui alla periferia dell’Impero, forse non è più il caso di mettere la mano sul fuoco sulla sua infallibilità. Potrebbe funzionare ancora, ma potrebbe anche diventare una trappola mortale.
(fine della 2a puntata)
x Argema
Forse dovrei scusarmi… Ti ho visto alle prese con alcuni personaggi un po’ particolari e mi sono reso conto di essere stato molto riduttivo. Oltre ad avere le caratteristiche di un amicone e di un investigatore, l’amministratore di un forum finanziario deve essere anche un grande psicologo e deve possedere le qualità degli impresari teatrali del ‘700-‘800, costretti ad affrontare con la santa pazienza i capricci, le fisime e le rivalità delle primedonne. “Perché il camerino di quella stupida ha due specchi mentre il mio ne ha uno solo?” “ “Perché il suo vestito è più scollato del mio, forse è più bella di me?” “Io non canto se sui manifesti il mio nome è più piccolo del suo!”. “Voglio assolutamente cinque nei, uno in più di quella piccola sgualdrina!”
Eh, davvero non dev’essere facile fare l’amministratore di un forum finanziario. Se posso dirlo, chissà che faccia fai quando –magari in vacanza- qualcuno ti chiede qual è il tuo lavoro… “sono amministratore di un forum”… e ti rispondono: “Ah, beato lei!”
x Saila
Troppo buono. So tutto? Ma dai, il fatto è che me la cavo discretamente con Google… per di più, con astuzia diabolica, cerco di parlare solo di cose che MI SEMBRA di aver capito.
x Drenaggio
Drenaggio… uno dei miei interlocutori preferiti nell’altro forum… Ti rivedo davvero con gioia. Ho notato che qui sei apprezzatissimo, in cima alla Top Ten. Lo meriti in pieno per bravura, serietà e onestà intellettuale.
x Vulcan 900
Grazie per il benvenuto e per le letture nell’altro forum. Penso anch’io che le correlazioni –così come una parte dell’AT- siano abbastanza utili come campanelli d’allarme, per dare un’idea generale della situazione ecc. Può darsi che si verifichi quella specie di “rotazione delle correlazioni” a cui accenni tu, però forse gli indicatori che citi non sono così indipendenti: l’inflazione spaventa perché sarà combattuta con l’aumento dei tassi, e così via… Prendi la cosa con le molle perché, come forse già sai, gli argomenti tipicamente macro non sono il mio pane. Non farmi sentire in imbarazzo definendo “lungo” il tuo messaggio… allora i miei che sono?
Operativamente questa mia prima settimana nel nuovo forum si è chiusa nel migliore dei modi... Sarà merito della novità, sarà merito dell’ottima accoglienza, fatto sta sono stato disciplinatissimo e non ho messo in piedi una sola delle mie dannate “operazione collaterali”. In settimana ho preso profitto quattro volte, nonostante un mercato piuttosto fiacco e non ideale per un trend-follower di stretta osservanza. Cambiando forum, ho modificato un po’ la mia operatività, puntando apertamente e sistematicamente alle rapide prese di profitto invece di tenere le posizioni in portafoglio per un mesetto, almeno come obiettivo. A giudicare dai primi risultati, la scelta potrebbe rivelarsi molto felice. Ma prima di sbilanciarmi conviene aspettare. Verso il 20 dicembre farò un primo consuntivo.
Ovviamente non ho la minima idea del futuro dei mercati. In questo momento secondo me ci troviamo in una fase laterale secondaria –iniziata ai primi di novembre- del trend rialzista primario partito a marzo. Ormai è in fase di piena definizione uno squeeze delle bande di Bollinger che POTREBBE portare qualche chiarimento, guidandoci verso chissà quale delle TRE direzioni. Mi riferisco all’ S&P500.
Buon week end a tutti e grazie ancora per la bellissima accoglienza.
Si parlava degli “indicatori infallibili” e delle delusioni che possono provocare. A volte smettono di funzionare del tutto, ma in quei casi di solito c’è un motivo ben preciso.
Pring fa l’esempio dello SHORT INTEREST RATIO. Di che si tratta? Lo “short interest” è il totale delle posizioni short aperte su un determinato titolo, o più esattamente il numero delle azioni date in prestito agli short sellers e non ancora restituite. Lo “short interest ratio” indica invece il numero di giorni necessari per chiudere tutte le posizioni scoperte, nell’ipotesi che i volumi giornalieri restino gli stessi del periodo precedente. Per ottenere il dato, basta dividere lo short interest per il volume medio giornaliero.
Se lo short interest ratio è molto elevato, si può (=si poteva) concludere che c’erano alte probabilità di uno short squeeze. Per esempio, se su un titolo ci sono 20 milioni di azioni shortate (“short interest”) e i volumi medi sono di 1 milione di contratti scambiati al giorno, chiaramente lo short interest ratio è 20. In teoria occorrerebbero 20 giorni per coprire tutti gli short, quindi se su quel titolo escono all’improvviso delle notizie molto positive (vere o create ad arte) i ribassisti verranno massacrati, perché le news spingeranno in alto le quotazioni, e gli shorter nel disperato tentativo di coprirsi provocheranno un’ulteriore impennata dei prezzi… le poche azioni disponibili verranno contese a prezzi inverosimili, con la rovina completa dei ribassisti. Questo è il classico “short squeeze”. L’ultimo esempio risale appena all’ottobre 2008 e ha causato ai ribassisti –soprattutto Hedge Fund inglesi e americani- una perdita fra i 30 e i 100 miliardi di euro. Mi riferisco alla magistrale operazione della Porsche, naturalmente.
Secondo Pring, lo short interest ratio funzionò perfettamente dagli anni ‘30 agli anni ’70. Quando il totale delle azioni shortate era superiore al doppio dei volumi giornalieri si entrava long sul titolo perché c’erano buone potenzialità di rialzo causato dagli acquisti effettuati per le ricoperture, anche senza la drammaticità di un vero e proprio short squeeze.
L’indicatore smise di funzionare quando i mercati regolamentati cominciarono a offrire le opzioni (che prima erano trattate solo OTC) e i futures finanziari. Da allora lo short selling spesso fa parte di operazioni complesse non riferibili ai ribassisti e quindi le possibilità di short squeeze sono diventate difficili da prevedere.
La conclusione di Pring è che l’indicatore perfetto non esiste e non potrà mai esistere, per un motivo che mi sembra molto sottile ma efficace. Cerco di fare un esempio. Immaginiamo che qualcuno scopra un indicatore infallibile, che preveda l’ entrata long al livello 100. A poco a poco, inevitabilmente, la fama e l’uso dell’indicatore si diffonderanno… a quel punto cosa succederà secondo voi? Forse tutto il mondo resterà in attesa di quota 100, col ditino pronto sul tasto BUY? Chiaramente no. La gente comincerà ad anticipare: chi comprerà a 95, chi a 98 e così via. Quando l’indicatore arriverà a 100, tutti avranno già comprato e il mercato non potrà far altro che scendere per l’assoluta mancanza di compratori.
Tornando alla correlazione borsa/tassi citata nella puntata precedente, Pring osserva che di norma gli investitori cominciano a vendere le azioni DOPO l’aumento dei tassi. Nel periodo 1976-1980 la vendita delle azioni IN ANTICIPO impedì il funzionamento del segnale di vendita dato dall’effettivo rialzo dei tassi… così mercato azionario e tassi salirono insieme verso le stelle. Insomma, la funzione dell’indicatore perfetto o della correlazione perfetta è quella di anticipare i fatti, ma se un indicatore svolge questo compito allaperfezione gli operatori vorranno anticiparlo, quindi occorrerà un nuovo indicatore che anticipi ancora di più e così via all’infinito. Per questo l’indicatore perfetto non esisterà mai. Mi sembra un ragionamento impeccabile, e anche elegante.
In questo periodo non si parla d’altro che della correlazione col dollaro, neanche se tutti fossero cresciuti a pane e carry-trade… Quando un indicatore diventa così popolare al nostro livello, qui alla periferia dell’Impero, forse non è più il caso di mettere la mano sul fuoco sulla sua infallibilità. Potrebbe funzionare ancora, ma potrebbe anche diventare una trappola mortale.
(fine della 2a puntata)
x Argema
Forse dovrei scusarmi… Ti ho visto alle prese con alcuni personaggi un po’ particolari e mi sono reso conto di essere stato molto riduttivo. Oltre ad avere le caratteristiche di un amicone e di un investigatore, l’amministratore di un forum finanziario deve essere anche un grande psicologo e deve possedere le qualità degli impresari teatrali del ‘700-‘800, costretti ad affrontare con la santa pazienza i capricci, le fisime e le rivalità delle primedonne. “Perché il camerino di quella stupida ha due specchi mentre il mio ne ha uno solo?” “ “Perché il suo vestito è più scollato del mio, forse è più bella di me?” “Io non canto se sui manifesti il mio nome è più piccolo del suo!”. “Voglio assolutamente cinque nei, uno in più di quella piccola sgualdrina!”
Eh, davvero non dev’essere facile fare l’amministratore di un forum finanziario. Se posso dirlo, chissà che faccia fai quando –magari in vacanza- qualcuno ti chiede qual è il tuo lavoro… “sono amministratore di un forum”… e ti rispondono: “Ah, beato lei!”
x Saila
Troppo buono. So tutto? Ma dai, il fatto è che me la cavo discretamente con Google… per di più, con astuzia diabolica, cerco di parlare solo di cose che MI SEMBRA di aver capito.
x Drenaggio
Drenaggio… uno dei miei interlocutori preferiti nell’altro forum… Ti rivedo davvero con gioia. Ho notato che qui sei apprezzatissimo, in cima alla Top Ten. Lo meriti in pieno per bravura, serietà e onestà intellettuale.
x Vulcan 900
Grazie per il benvenuto e per le letture nell’altro forum. Penso anch’io che le correlazioni –così come una parte dell’AT- siano abbastanza utili come campanelli d’allarme, per dare un’idea generale della situazione ecc. Può darsi che si verifichi quella specie di “rotazione delle correlazioni” a cui accenni tu, però forse gli indicatori che citi non sono così indipendenti: l’inflazione spaventa perché sarà combattuta con l’aumento dei tassi, e così via… Prendi la cosa con le molle perché, come forse già sai, gli argomenti tipicamente macro non sono il mio pane. Non farmi sentire in imbarazzo definendo “lungo” il tuo messaggio… allora i miei che sono?
Operativamente questa mia prima settimana nel nuovo forum si è chiusa nel migliore dei modi... Sarà merito della novità, sarà merito dell’ottima accoglienza, fatto sta sono stato disciplinatissimo e non ho messo in piedi una sola delle mie dannate “operazione collaterali”. In settimana ho preso profitto quattro volte, nonostante un mercato piuttosto fiacco e non ideale per un trend-follower di stretta osservanza. Cambiando forum, ho modificato un po’ la mia operatività, puntando apertamente e sistematicamente alle rapide prese di profitto invece di tenere le posizioni in portafoglio per un mesetto, almeno come obiettivo. A giudicare dai primi risultati, la scelta potrebbe rivelarsi molto felice. Ma prima di sbilanciarmi conviene aspettare. Verso il 20 dicembre farò un primo consuntivo.
Ovviamente non ho la minima idea del futuro dei mercati. In questo momento secondo me ci troviamo in una fase laterale secondaria –iniziata ai primi di novembre- del trend rialzista primario partito a marzo. Ormai è in fase di piena definizione uno squeeze delle bande di Bollinger che POTREBBE portare qualche chiarimento, guidandoci verso chissà quale delle TRE direzioni. Mi riferisco all’ S&P500.
Buon week end a tutti e grazie ancora per la bellissima accoglienza.