L'angolo della poesia

La vita, a volte, è sopportabile.

(Wisława Szymborska)

Altre volte meno:-o


Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

E. Montale
 
Mandarti con un bacio
a fare colazione
Ti porto qualcosa? - mi chiedi
Ritorna! - rispondo.

(Mihai Mircea Butcovan)
 
‒ Buona sera Contessa.
‒ Buona sera carissimo Aldo.
‒ Oggi giornata bella, Contessa.
‒ Troppo bella, carissimo Aldo,
non fa né freddo né caldo.
‒ E la noia. Contessa?
‒ Ah! Oh! Ih! Hum!
‒ Sempre la stessa!
‒ Già. Questo mi dite di nuovo?
Bravo.
‒ Cosa dirvi di nuovo?
Mi credete così ingenuo?
Non mi ci provo.
‒ Bravo! E passate per giovine bizzarro,
per uomo così strano....
strano.... bizzarro....
bizzarro.... strano....
Bravo....
‒ Cotesta bella veste, Contessa,
V’ò vista proprio ieri sera
precisa a una borghese.
‒ E fu inventata a Parigi
che non è ancora bene un mese,
sempre così, si sa già.
‒ A Parigi fumano l’oppio.
‒ Ma a Parigi....
‒ Oh! Verrà presto la moda anche da noi,
‒ Altro che verrà, poi;
le belle cose da noi sono un mito,
noi, siamo quelli di ieri, o di poi.
Che governo pitocco!
Ma.... di nuovo?
‒ Di nuovo?
‒ E dire che vorrei, solo per una volta,
vedermi nuova nel mio specchio.
‒ Come?
‒ Nuova, diversa da sempre,
e diversa da tutte.
‒ Aver due bocche?
‒ Magari, ma è un caso comune.
‒ Un occhio dietro?
‒ Dove?
‒ Nella testa.
‒ Ah! Sì....
‒ Un dente sulla punta del naso?
‒ Meglio senza naso nel caso.
‒ Due teste?
‒ Comune, comune.
‒ Tre teste, quattro gambe?
‒ Comune comune.
Iersera, per dormire, mi son fatta
tre volte la puntura di morfina.
‒ Tre volte!?
‒ Sono poche? Sono molte?
‒ Ma vi pare, la morfina!
‒ La morfina! La morfina!
‒ Vorreste d’un tratto
diventare Regina, Imperatrice?
Antonietta, Messalina?
‒ Uhm.... forse sarebbe meglio....
una poveretta.
‒ Povera molto? Vivere di limosina?
Essere giù, nel fango!
‒ Oh! Sì!
‒ Insultata, battuta,
essere vilipesa, prostituta.
‒ Oh! Prostituta! Insultata! Battuta!
Magari nel mezzo della strada
come una donna perduta!
Almeno per provare, ma come fare?
Noi.... chi ci può insultare?
‒ Chi, voi? Io!
‒ Siete troppo gentile.
‒ Mi proverò.
‒ Siete troppo corretto, e non
riuscirete che a farmi annoiare di più.
Dirò io per la prima.
Piccolo sciocco!
‒ Stupida d’una donna!
‒ Poetucolo pitocco!
‒ Vescica colla gonna!
‒ Imbecille, cretino!
Omuncolo da nulla!
‒ Povera grulla!
‒ Grullone, libertino, buffone,
ruffiano, lenone!
‒ Smencitissima vacca!
Porcona, puttana, vigliacca....
‒ Basta basta basta
mio carissimo Aldo,
non crediamo di dirci
qualche cosa di nuovo,
sensazione nuova, io già non provo,
la cerco, ma non la trovo.
Amiamoci piuttosto,
l’amore è tanto vecchio
mi sembrerà più nuovo.
‒ Si? Purché voi ritorniate
come allora, ma ora....
‒ Quando?
‒ Quando m’ascoltavate
senza pensare al male,
ed erano assai meno noiose
le vostre serate.
‒ Mi avete amata voi?
Ed io vi ò amato?
Doveva essere molto noioso
il nostro povero amore, se lo abbiamo
troncato e nemmeno ce ne ricordiamo.
‒ Era.... una parola sola allora....
‒ Vi ricordate ieri sera?
‒ Ieri sera?
‒ Quella mia parola....
‒ Quale? Dite, mi fate venir male.
‒ Quando fu?....
‒ Certamente vi sbagliate,
fu la sera avanti.
‒ Ve l’avevo già detta?
‒ Uh! Centomila sere,
capirete se è sempre la stessa!
Basta basta, non la ridite,
lasciatemi morire in pace,
sono malata.
‒ Che sarà di Voi?
‒ Di me?
‒ Buona notte Contessa.
‒ Buona notte carissimo Aldo.

Aldo Palazzeschi
 
L'incontro

Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.

Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.

E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.

La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell'incontro che non c'è stato.

Anna Achmatova
 
La Sera Fiesolana

Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscìo che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s'attarda a l'opra lenta
su l'alta scala che s'annera
contro il fusto che s'inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sè distenda un velo
ove il nostro sogno giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe'; tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l'acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
tepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pinidai novelli rosei diti
che giocano con l'aura che si perde,
e su 'l grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e su 'l fieno che già patì la falce
e trascolora,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali reami
d'amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l'ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le colline su i limpidi orizzonti
s'incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perchè la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l'anima le possa amare
d'amor più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!

G. D'Annunzio
 
San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto.
Ma nel cuore
nessuna croce manca
E’ il mio cuore
il paese più straziato

G. Ungaretti
 
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosìli vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Cesare Pavese
 
[SIZE=+1]Tu mi fissavi... Nei begli occhi fissi[/SIZE]
[SIZE=+1]leggevo uno sgomento indefinito[/SIZE]
[SIZE=+1]le mani ti cercai, sopra il cucito,[/SIZE]
[SIZE=+1]e te le strinsi lungamente, e dissi:[/SIZE]
[SIZE=+1]"Mia cara signorina, se guarissi[/SIZE]
[SIZE=+1]ancora mi vorrebbe per marito?"[/SIZE]
[SIZE=+1]Tu ti piegasti sulla tua panchetta[/SIZE]
[SIZE=+1]facendo al viso coppa con le mani,[/SIZE]
[SIZE=+1]simulando singhiozzi acuti e strani[/SIZE]
[SIZE=+1]per celia come fa una scolaretta.[/SIZE]
[SIZE=+1]Ma nel chinarmi su di te, m'accorsi[/SIZE]
[SIZE=+1]che sussultavi come chi singhiozza[/SIZE]
[SIZE=+1]veramente, né sa più ricomporsi:[/SIZE]
[SIZE=+1]"Piange?" E tentai di sollevarti il viso[/SIZE]
[SIZE=+1]inutilmente. Poi colto un fuscello,[/SIZE]
[SIZE=+1]ti vellicai l'orecchio, il collo snello...[/SIZE]
[SIZE=+1]Già tutta luminosa nel sorriso[/SIZE]
[SIZE=+1]ti sollevasti vinta d'improvviso,[/SIZE]
[SIZE=+1]trillando un trillo gaio di fringuello.[/SIZE]
[SIZE=+1]donna: mistero senza fine bello![/SIZE]
[SIZE=+1]Tu m'hai amato. Nei begli occhi fermi.[/SIZE]
 

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