L'angolo della poesia

E' una tempesta anche la tua dolcezza

La tua irrequietudine mi fa pensare
agli uccelli di passo che urtano ai fari nelle sere tempestose:
è una tempesta anche la tua dolcezza,
turbina e non appare, e i suoi riposi sono anche più rari.


Eugenio Montale
 
In un punto

In un punto ci sono due magnolie giganti
e sotto l’erba folta contro tutte le leggi conosciute
noto nello stesso istante una folata di vento
che attraversa il piccolo giardino
lambisce i bordi dei tennis lucenti
nel gelo dell’aria sospinge la vita di continuo
e intreccia i semi tra loro, li annoda alla terra
Io sono come una vela piena ma
questa notte al cadere improvviso del vento
mi preparo a cadere tra le braccia immobili dell’alba.

Antonio Porta
 
Sto rifacendo la punta al pensiero,
come se il filo fosse logoro
e il segno divenuto opaco.
Gli occhi si consumano come matite
e la sera disegnano sul cervello
figure appena sgrossate e confuse.
Le immagini oscillano e il tratto si fa incerto,
gli oggetti si nascondono:
è come se parlassero per enigmi continui
ed ogni sguardo obbligasse
la mente a tradurre.
La miopia si fa quindi poesia,
dovendosi avvicinare al mondo
per separarlo dalla luce.
Anche il tempo subisce questo rallentamento:
i gesti si perdono, i saluti non vengono colti.
L'unica cosa che si profila nitida
è la prodigiosa difficoltà della visione.

Valerio Magrelli
 
Istruzioni per dormire


Certo, addormentarsi.
Scacciare la luna
dalla finestra.
Mettere in contumacia
le zanzare.
Stabilire per i gatti
lo spazio notturno.
Zittire i malinconici
cani dei vicini.
Chiudere l’udito
a tutti i rumori
tranne a quello della pioggia.
Relegare tutti i pensieri
angosciosi nel posto
che gli spetta,
nel tempo passato
o futuro.
sistemare i sentimenti
nei reconditi
meandri del cuore,
in astucci
chiusi a chiave fino all’alba.
Reprimere i dolori.
Controllare i desideri
e superare le offese.
Non comporre poesie.
Afferrare il filo di una storia
e inventare una favola.
Fungere da mamma a se stessi.
Essere la propria amata.
Coprire di baci
il cuore insoddisfatto.
Coprire con una coperta
le membra infreddolite.
Entrare
nell’enclave monastica
del buio e del silenzio.
Andare lontano.
In capo al mondo.
Al confine dei sogni e dei non sogni.
E magari
ancora più lontano.

Kajetan Kovič
 
La nuit n’est ni plus sereine
ni plus inquiète
qu’au solstice

partagée simplement
entre le désir de mots
qui la contraignent

et les beautés du silence.

Jean-Claude Tardif
 
La ragazza che piangeva

Nel sonno profondo sentivo
la ragazza che piangeva.
Con un cero in mano
incideva la notte.
Col suo dolore vestiva l'oscurità
e cercava.
Or si inchinava e il segno trovava
ma di nuovo lo perdeva nel suo.
Altro passo.
Nel seno il dolore si allargava
e l'anima si piegava, s'inchinava
sotto le ombre implacabili
pesanti come massi.
Nella stanza vuota
la ragazza piangeva
e fingeva l'amore perduto.
Cercava di trovare
luci, voci spente, colori
per impastarli con le lacrime,
per dare vita al suo corpo.
E piangeva.
Piangeva l'amore perduto.
La luna partiva
e lasciava dietro la notte.
Travolto nelle risacche
del gran fiume
piangeva il suo amore
che mai più ritornerà.

Alexis Zervanos
 
IMMAGINI SOMMERSE

L'amore non è più lo stesso.
Si è appassito nel vento,
si è sbiadito nel tempo
e le sue foglie cadono
gialle come l'affanno.
L'amore è mutato.
Ha perduto il suo ridente colore
e viene
nel mio ricordo
come eco lontana
come immagine nell'abisso
che un battello di pescatori di spugne
ha raccolto dalle acque.
Sento un indicibile dolore
nelle mie sere di veglia
che i venti portano
coperti nei suoi brandelli
l'amore di un tempo.
Dagli occhi mi passano intrecci strani
di figure di neve e di luce,
ed in mezzo,
sempre la stessa visione,
simile a un tempo, col suo tenero affanno,
parla con forme mute
che corrono intorno senza ritorno

Alexis Zervanos
 
Io guardo spesso il cielo


Io guardo spesso il cielo. Lo guardo di mattino nelle
ore di luce e tutto il cielo s'attacca agli occhi e viene a
bere, e io a lui mi attacco, come un vegetale
che si mangia la luce.

Mariangela Gualtieri
 
Sii dolce con me, sii gentile
(Mariangela Gualtieri)

Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.
Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci -
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore. nei libri.
 
La sposa infedele

E io che l’ho portata al fiume
credendo che fosse ragazza,
e invece aveva marito.
Fu la notte di Santiago
e quasi per un impegno.
I lampioni che si spensero
e i grilli che si accendevano.
Svoltati gli ultimi angoli
toccai i suoi seni assopiti,
e all’improvviso si aprirono
come mazzi di giacinti.
L’amido della sottana
mi risuonava all’orecchio
come in un drappo di seta
squarci di dieci coltelli.
Senza argento nelle chiome
gli alberi sono cresciuti,
e un orizzonte di cani
latra lontano dal fiume.
*
Passati i rovi di more,
la giuncaia ed il pruneto,
sotto i suoi capelli sciolti
scavai un buco nel limo.
Io mi tolsi la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io cinturone e pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Non i nardi né le chiocciole
hanno pelle così fina,
né i cristalli con la luna
brillano con quel bagliore.
Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci trasaliti,
per metà pieni di fuoco,
per metà pieni di freddo.
Quella notte ho percorso
il migliore dei sentieri,
su una puledra di perla
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo,
le cose che lei mi disse.
La luce della ragione
mi rende molto compito.
Sporca di baci e di sabbia,
io la riportai dal fiume.
Si battevano a duello
spade di gigli col vento.
Mi comportai come sono.
Come un gitano legittimo.
Le donai un gran cestino
tutto in raso paglierino,
e non volli innamorarmi
ché pur avendo marito
mi disse che era ragazza
mentre la portavo al fiume.

Federico Garcia Lorca
 

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