News, Dati, Eventi finanziari le NEWS del 26 gennaio 2006

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Per un panorama completo delle news di oggi, e per discuterle insieme, vi invito a navigare il consueto topic sul Forum di Piazza Affari

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Borse asiatiche: Tokyo chiude in buon rialzo

Borse asiatiche: Tokyo chiude in buon rialzo

(Teleborsa) - Roma, 26 gen - La borsa di Tokyo ha terminato gli scambi odierni con un buon vantaggio. L'indice Nikkei in chiusura si è portato a 15.891,02 punti, con un progresso dell'1,53% mentre il Topix si è fermato a quota 1.643,29 con un +1,53%. Acquistati alcuni tecnologici come Sony (+5,25%) ed Advantest (+3,24%), in attesa dei conti trimestrali.
Tra le altre piazze asiatiche ha chiuso in terreno positivo Seul, con un guadagno dello 0,76%, mentre tra quelle ancora attive Hong Kong lima lo 0,08%, Jakarta cede lo 0,51%, Singapore avanza dello 0,21% e Kuala Lampur sale dello 0,30%.
 
Giappone: in calo surplus bilancia commerciale 2005

Giappone: in calo surplus bilancia commerciale 2005

(Teleborsa) - Roma, 26 gen - Nell'intero esercizio 2005 il surplus della bilancia commerciale giapponese si è attestata a 8,785 mld di yen in calo del 26,5% rispetto al 2004. Lo ha comunicato il Ministero delle Finanze del Giappone (MOF). Nello stesso periodo le esportazioni sono salite del 7,3% a/a e le importazioni del 15,6%.
 
AMGA/AEM Torino: via libera all'aggregazione

AMGA/AEM Torino: via libera all'aggregazione

(Teleborsa) - Roma, 26 gen - I Consigli di amministrazione di AEM Torino S.p.A. e AMGA S.p.A. hanno approvato ieri il progetto di aggregazione fra AMGA - Azienda Mediterranea Gas e Acqua - di Genova S.p.A. e AEM Torino S.p.A.
Il progetto di integrazione, si legge in una nota, prevede la fusione per incorporazione di AMGA in AEM Torino secondo un rapporto di cambio di 0,85 azioni AEM Torino per ogni azione AMGA. La fusione per incorporazione si realizzerà mediante un aumento del capitale sociale di AEM Torino - a servizio del concambio azionario relativo alla fusione, con esclusione del diritto di opzione degli azionisti di AEM Torino S.p.A. - con emissione di n. 295.823.014 nuove azioni ordinarie che verranno assegnate agli azionisti di AMGA sulla base del rapporto di cambio infra indicato, oltre alle azioni al servizio del prestito obbligazionario convertibile emesso da AMGA.
AMGA e AEM Torino procederanno alla distribuzione del dividendo relativo all'utile 2005 anteriormente alla data di stipula dell'atto di fusione, in misura proporzionale al predetto rapporto di cambio.
L'aggregazione tra AEM Torino ed AMGA creerà il polo delle utilities del Nord Ovest e sarà presente nella filiera energetica integrata (generazione idroelettrica e cogenerazione, trasmissione - distribuzione - vendita energia elettrica, teleriscaldamento, importazione - distribuzione e vendita gas), nel settore idrico e nel settore dei servizi, con importanti volumi di attività.
In considerazione delle dimensioni economico - finanziarie, della nuova società risultante dalla fusione - su base 2005: 1.800 milioni di fatturato e 270 milioni di Margine Operativo Lordo - e dello sviluppo industriale programmato dai rispettivi piani industriali, che prevedono per il prossimo quadriennio oltre un miliardo di Euro di investimenti, la nuova entità risultante dalla fusione sarà un veicolo fondamentale per lo sviluppo complessivo del Nord - Ovest.
L'operazione di integrazione consentirà il raggiungimento di una dimensione significativa nel panorama delle utilities italiane, favorendo ulteriori aggregazioni societarie. L'integrazione verticale nei settori elettricità e gas permetterà sinergie di costo e di ricavo anche attraverso strategie commerciali in una logica dual fuel.
 
Acea: immatricolazioni veicoli commerciali dicembre

Acea: immatricolazioni veicoli commerciali dicembre +0,1% a/a in Europa Ovest

(Teleborsa) - Roma, 26 gen - A dicembre le immatricolazioni di veicoli commerciali in Europa Occidentale sono salite dello 0,1% rispetto allo stesso mese del 2004, raggiungendo quota 165.395 unità. Lo si apprende dai dati forniti dall'associazione europea dei produttori di auto (Acea). Per quanto riguarda l'Unione Europea si è registrato un calo dello 0,3% a quota 159.685 unità.
Per quanto riguarda i singoli paesi, andamento negativo per Italia, Grecia, Lussemburgo Polonia e Ungheria che hanno registrato tutte una flessione del 2%, mentre Spagna, Belgio, Austria, Irlanda, Portogallo e Finlandia hanno registrato un decremento dell'1%.
Nei primi 12 mesi dell'anno le immatricolazioni di veicoli commerciali in Europa Occidentale sono salite del 3,5% rispetto allo stesso periodo del 2004, a 1.988.870 unità.
 
Sony: +17,4% utile III trimestre, alza stime fine anno

Sony: +17,4% utile III trimestre, alza stime fine anno

Radiocor - Tokyo, 26 gen - Sony, gigante giapponese dell'elettronica, ha chiuso il terzo trimestre 2005-2006 con un utile netto di 168,9 miliardi di yen (1,20 miliardi di euro) in progresso del 17,4% sullo stesso periodo dello scorso anno. Il risultato nasce da un rimbalzo delle vendite dei prodotti di elettronica di consumo, diplay tv a cristalli liquidi in primis. Il fatturato ha raggiunto i 2.370 miliardi di yen. Il gruppo ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni sull'intero esercizio (aprile-marzo) e stima di realizzare un utile netto di 70 mld di yen contro una perdita di 10 mld precedentemente valutata. Anche il target di fatturato e' stato alzato a 7.400 miliardi di yen da 7.250 precedenti.
 
Istat: commercio estero extra-UE dicembre in surplus per 129

Istat: commercio estero extra-UE dicembre in surplus per 129 mln euro

(Teleborsa) - Roma 22 nov - Nel mese di dicembre 2005, rispetto allo stesso mese del 2004, le esportazioni verso i paesi extra Ue sono aumentate del 10,7 per cento e le importazioni del 18,9 per cento. Nello stesso mese il saldo commerciale è risultato positivo per 129 milioni di euro, a fronte di un surplus di 830 milioni di euro registrato a dicembre dello scorso anno. Lo comunica l'Istat. Rispetto a dicembre 2005, al netto della stagionalità, le esportazioni sono aumentate del 3,4 per cento e le importazioni del 2,8 per cento. Complessivamente nel 2005, rispetto al 2004, le esportazioni sono cresciute del 7,5 per cento e le importazioni del 15,5 per cento. Nell'intero anno 2005 il saldo è stato negativo per 8.336 milioni di euro a fronte di un surplus di 629 milioni di euro nello stesso periodo del 2004. Nel mese di dicembre 2005, rispetto a dicembre 2004, le esportazioni presentano i maggiori aumenti verso la Cina (più 20,5 per cento), i paesi OPEC (più 19,1 per cento), la Turchia (più 18,5 per cento), gli USA (più 17,4 per cento) e gli Altri paesi europei (più 16,2 per cento). Flessioni si hanno per i paesi EFTA (meno 4,5 per cento) e per i paesi EDA (meno 1,3 per cento). I più elevati incrementi delle importazioni riguardano i paesi OPEC (più 45,3 per cento), la Russia (più 32,5 per cento) e la Cina (più 21,2 per cento). Riduzioni si sono avute dagli Altri paesi europei (meno 5,7 per cento), dagli USA (meno 5,3 per cento) e dal Giappone (meno 2 per cento).
 
Nokia: eps 4* trim 25 cents, fatturato 10,3 mld

Nokia: eps 4* trim 25 cents, fatturato 10,3 mld

(Teleborsa) - Roma, 26 gen - Il colosso dei telefonini e delle infrastrutture di rete Nokia ha annunciato stamane i risultati relativi al quarto trimestre, che evindenziano un aumento dell'utile per azione a 25 cents e in linea con le previsioni. Migliore delle attese il fatturato, salito a 10,3 mld contro i 9,4 mld rivisti del 4* trimestre del 2004 e contro i 10 mld circa del consensus).
L'utile netto é risultato sostanzialmente stabile rispetto allo scorso mentre l'utile operativo è sceso a 1,36 mld dagli 1,45 del quarto trimeestre del 2004.
Nokia per il 2005 proporrà un aumento del dividendo a 37 cents contro i 33 del 2004.
Nel frattempo sulla piazza di Helsinki le azioni del colosso finlandese stanno registrando una flessione del 3,44% a 14,6 euro.
 
Olimpia: uscita di Hopa servira' a mettere ordine in Telecom

Olimpia: uscita di Hopa servira' a mettere ordine in [LINK:a56aabdeab]Tit[/LINK:a56aabdeab] (Ft)

Radiocor - Milano, 26 gen - 'Tronchetti sta mettendo in ordine la sua casa. Resta da vedere se l'Italia fara' lo stesso'. Cosi' il Financial Times nella sua Lex Column dedicata al riassetto Olimpia e alla presa di posizione fatta martedi' dal presidente di Telecom Italia Marco Tronchetti Provera nei confronti di Gnutti e Consorte. L'editoriale ripercorre le trattative su Olimpia concludendo che un uscita di Hopa 'dovrebbe servire a fare ulteriormente pulizia in Telecom dopo la fusione con Tim e quella piu' controversa con Olivetti'. Quest'anno, conclude il Financial Times, due banche probabilmente eserciteranno opzioni per 1,1 miliardi per vendere le azioni Olimpia a Pirelli, lasciando nella compagine azionaria solo questa e Benetton.
 
Marchionne: "Non ci saranno altre uscite delle banche&q

da Repubblica.it:

Marchionne: "Non ci saranno altre uscite delle banche"

MILANO - Non ci saranno altre uscite delle banche, la liquidità del gruppo è elevata e gli obiettivi del 2005 confermati. L'amministratore delegato della [LINK:37140b81c2]Fiat[/LINK:37140b81c2] Sergio Marchionne, oggi al convegno per il cinquantesimo anniversario della rivista Quattroruote, ha confermato la fiducia nel risanamento e nel buon andamento del gruppo automobilistico, a pochi giorni dalla clamorosa e polemica uscita dall'azionariato di Sanpaolo Imi (che ha seguito di poco quella del Monte dei Paschi di Siena).
Della vicenda Sanpaolo anzi Marchionne non vuole parlare, e nonostante le sollecitazioni dei giornalisti si rifiuta di replicare alle affermazioni del presidente della banca torinese Enrico Salza, che in un'intervista accusa la Fiat di "comportamento da principe rinascimentale": "E' una storia finita, hanno venduto e il discorso è chiuso", dice.
Mentre assicura invece che dopo il Montepaschi e il Sanpaolo la questione vendita quote banche è chiusa: "'Non ci aspettiamo uscite clamorose, le grandi banche sono posizionate''. E aggiunge che le altre banche creditrici "hanno confermato il loro impegno con Fiat", a cominciare da Capitalia e Intesa. "Unicredit - conclude - credo che abbia forse un altro punto di vista ma a medio e lungo termine, ma non credo che uscirà immediatamente".
Escluso per il momento, dice ancora Marchionne, anche un altro eventuale maxifinanziamento delle banche: "La liquidità del gruppo è piuttosto elevata, non abbiamo bisogno di finanziarci nel primo semestre 2006".
L'amministratore delegato conferma poi "gli obiettivi sui conti 2005" e ribadisce il target di 360mila vendite per la nuova Grande Punto che ha già un portafoglio ordini di oltre 100mila unità. "La Grande Punto va bene", ha aggiunto il responsabile del marchio Fiat Luca De Meo, mentre per la nuova '16' quattro per quattro "è possibile una revisione al rialzo. Solo nella prima settimana è stato esaurito il 30% della disponibilità".
Il buon andamento delle vendite registrato nell'ultimo periodo fa sì che il gruppo automobilistico punti, ha annunciato Marchionne, per il 2006 a "una quota media di mercato al 30%".

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"Troppa supponenza dei vertici Fiat"

DAVOS - "Mi sorprende che Montezemolo si sia scandalizzato perché il Sanpaolo ha venduto il pacchetto Fiat, e mi sorprende ancora di più che Marchionne si aspettasse di essere avvertito: se lo avessimo fatto avremmo commesso un reato. Se vogliono essere rispettati devono smetterla di avere un atteggiamento da principi del Rinascimento quando il Rinascimento non c'è più. Basta essere qui a Davos, dove si parla solo di Cina e India, per capire le dimensioni del problema: la Fiat si sta risanando, bene, ma ormai non c'è più una sola azienda italiana tra le prime cento mondiali". Enrico Salza, presidente del Sanpaolo, taceva da cinque giorni ma adesso vuota il sacco e si spiega.

Salza è nell'occhio del ciclone da venerdì scorso, quando il suo istituto ha venduto di colpo le azioni Fiat del famoso prestito "convertendo", e in Borsa il titolo ha avuto uno scossone per effetto della vendita di un pacchetto consistente. I vertici Fiat hanno reagito duramente, lo hanno accusato di avere danneggiato l'azienda. La vicinanza del Sanpaolo ha accentuato lo strappo, aggiungendovi un sapore di tradimento fra alleati, una spaccatura dentro l'establishment torinese che evoca l'esistenza di altre possibili linee di tensione, dentro lo stesso azionariato familiare. Sono tornate a galla vecchie ruggini, una lunga serie di contrasti fra Salza, la famiglia Agnelli, Montezemolo. Se uno strappo c'è stato, il retroscena della tensione ha radici antiche, questa non è una crisi esplosa a freddo venerdì scorso.

Approfittando della trasferta sulle Alpi svizzere dei Grigioni, in mezzo al Gotha della politica e della finanza globale, Salza si apre e reagisce alle accuse. Il banchiere ci tiene prima di tutto a difendere la coerenza e la correttezza della vendita di venerdì scorso. "Ci sono segnali che il gruppo si sta risanando e che a fine mese presenterà dei buoni risultati. Noi che cosa ci stiamo a fare, perché dovremmo conservare un pacchetto di azioni che avevamo acquisito per l'operazione di salvataggio? Da mesi quelle azioni le avevamo collocate in un portafoglio disponibile per la vendita. Era una decisione di dominio pubblico, simile del resto a quella presa da tutte le altre banche. Si trattava solo di decidere il momento giusto per vendere. Lo abbiamo fatto secondo una logica di mercato, quando il prezzo di Borsa ci sembrava buono. Io ho avvertito la Consob venerdì alle ore 13.45 e un secondo dopo ho informato il mio consiglio d'amministrazione".

"Avrei dovuto dirlo anche alla Fiat? - continua - Quest'affermazione è stata fatta con molta leggerezza. O è una pretesa da sprovveduti, o tradisce un vecchio vizio di supponenza. La nuova direttiva europea sugli abusi di mercato, convertita di recente in legge italiana, dice chiaramente che dare informazioni riservate di questo tipo a un singolo azionista è un reato. Perciò sono molto stupito che Marchionne abbia riferito di essere stato informato preventivamente quando il Monte Paschi ha venduto le sue azioni. In quanto al presunto danno che noi avremmo inflitto al valore delle azioni, mi sembra che sia stato ampiamente riassorbito".

Il banchiere torinese appare sorpreso della virulenza delle reazioni. Gli sembra fuori misura, sproporzionata all'evento. Dietro ci legge un nervosismo interno dovuto forse ad altre cause: la fragilità dei rapporti tra i vari rami della famiglia Agnelli dopo la morte di Gianni e Umberto; il dramma personale di Lapo Elkann che ha innescato malumori dentro la dinastia sulle regole di comportamento; l'irritazione di quei familiari che sono in consiglio d'amministrazione ma contano poco mentre altri hanno incarichi operativi di rilievo; infine la posizione difficile di Montezemolo "che ha accettato quella presidenza Fiat obtorto collo ma non può fare mille mestieri". Salza osserva che la stessa crescita del titolo in Borsa negli ultimi mesi può essere il risultato di qualche fondo amico che compra per stabilizzare il controllo, se nella famiglia dovessero aprirsi fratture.

Di certo lo scontro tra Fiat e Sanpaolo indica che qualcosa si è rotto. Non era questo il costume tradizionale, pochi anni fa un evento simile sarebbe stato impensabile, una offesa al galateo nei rapporti dentro l'establishment torinese. E non è solo in gioco l'equilibrio di potere tra due forze storiche del Piemonte. La Fiat rimane nonostante tutto il primo gruppo industriale italiano, il Sanpaolo la banca più grande del paese.

La tensione si tinge inevitabilmente di una dimensione anche politica, a due mesi dalle elezioni: Salza è un ulivista, amico di Prodi, l'amministratore delegato della sua banca e il direttore generale (Iozzo e Modiano) hanno ottimi rapporti con i Ds. In quanto al ruolo politico di Montezemolo, Salza non esita a classificarlo nella schiera dei "numerosi finti progressisti".

La ruggine tra i due ha radici antiche. Cattolico riformista, Salza ha sfruttato ogni occasione per controbilanciare il potere Fiat: in Confindustria, negli enti locali, nelle banche, nei giornali. "Sono sempre stato convinto che Torino sia una città con troppi sudditi, e pochi cittadini". E' fiero di alcune sue battaglie: "Quando ero editore del Sole-24 Ore ho difeso l'autonomia del giornale dalla Confindustria e ho fatto una lunga battaglia, purtroppo perdendola, perché fosse quotato in Borsa a garanzia dell'indipendenza".

Dei suoi contrasti con l'Avvocato, con Umberto e con Romiti dice: "Ho detto il mio dissenso quando affioravano tra di loro degli elementi di cultura monopolista". Fino all'ultimo intervento delle banche per il salvataggio dell'azienda nella crisi più grave: "Sono stato il più severo tra i banchieri, in quel frangente, nel criticare la confusione strategica del gruppo. E soprattutto ho detto: o gli azionisti di famiglia tirano fuori i soldi anche loro perché credono nel rilancio, oppure non vedo perché dovremmo farlo noi. Dovevo avere la certezza che un giorno ci sarebbe stato un ritorno di quell'investimento per i miei azionisti. Non siamo un'opera pia, e fortunatamente le banche non sono più aziende pubbliche, né dovrebbero subìre influenze dalla politica".

Un elemento di contrasto con Montezemolo è stato sicuramente sulla proprietà dei giornali. "Se mi avessero chiesto di cercare altri azionisti per la Stampa lo avrei fatto volentieri, da banchiere mi sarei fatto affidare un mandato per cercare altri azionisti, a patto che loro scendessero sotto il 51%. Non intendo certo occuparmi di politiche editoriali, ma come cittadino piemontese ho interesse che la Stampa si rafforzi. Qualche alleanza sarebbe stata e sarebbe ancora possibile. La famiglia Agnelli non ha bisogno di un giornale per entrare nella buona società". Un'altra occasione di conflitto con Montezemolo riguarda la Confindustria: Salza si è opposto a farvi confluire anche l'Abi, l'associazione bancaria. "So di essere un personaggio scomodo, diciamo pure un rompiballe".

Al World Economic Forum, dice, "sono venuto per respirare un'aria diversa da quella italiana, per osservare le tendenze che muovono l'economia globale, e capire meglio i problemi del nostro sistema-paese". Di quei problemi, la querelle con la Fiat è un episodio sintomatico. "Siamo fieri di aver contribuito a salvare un grande gruppo che rimane pur sempre la prima azienda manifatturiera italiana. Ricordiamo che storicamente, in media ogni dieci anni le banche italiane sono chiamate a salvare un settore industriale in dissesto. Ma qui a Davos non posso fare a meno di osservare che nessun gruppo italiano figura tra i primi cento nel mondo. Qualche anno fa c'era l'Eni, adesso non c'è più neanche l'Eni. Di fronte a sfide immense come l'emergere di nuove superpotenze economiche globali, la Cina e l'India, l'inadeguatezza delle nostre dimensioni è il problema numero uno. Una responsabilità del sistema bancario è anche quella di sostenere la crescita nella taglia e nella internazionalizzazione delle imprese. Per riuscire ad avere imprese industriali più grandi bisogna avere anche banche più grandi, e quindi il consolidamento del nostro settore creditizio non può certo considerarsi concluso. E allora, tornando alla vendita del nostro pacchetto di azioni Fiat: è già difficile fare il mestiere di banchiere, sono contrario alla supplenza, alle banche che si sostituiscono agli imprenditori. Nella crisi Fiat siamo intervenuti come banchieri, perché se non entravano le banche l'azienda saltava. E' stato un atto intelligente, responsabile, e anche rischioso. Ma non siamo mai entrati per insegnargli a fare le automobili, né per occuparci dei loro giornali, del Corriere o della Stampa. L'intervento delle banche è positivo solo se è propedeutico, se aiuta le imprese a dotarsi di una classe manageriale adeguata".
 

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