Telecom, trattative su Olimpia, banche fuori da aumento
Telecom, trattative su Olimpia, banche fuori da aumento - fonti
di Stefano Rebaudo
MILANO, 3 dicembre (Reuters) - Trattative serrate tra i soci di Olimpia, casasaforte del gruppo, per una possibile ricapitalizzazione, mentre la fusione tra Telecom Italia e Tim è virtualmente già realizzata, almeno nei prezzi delle azioni e nelle aspettative del mercato.
Secondo una fonte vicina alla vicenda, ieri "un rappresentante del gruppo Benetton è stato alla sede di Pirelli fino a serata inoltrata", per sciogliere il nodo dell'eventuale ricapitalizzazione di Olimpia, la holding che detiene la partecipazione di riferimento di Telecom Italia.
Secondo un'altra fonte, a un eventuale aumento di Olimpia, "sicuramente non parteciperanno le banche".
"E' possibile che in questi giorni continuino gli incontri con i soci per definire la questione", aggiunge. "Il cda Telecom per il via libera alla fusione potrebbe essere molto vicino".
I giornali hanno ipotizzato questo fine settimana o il 7 dicembre a Sant'Ambrogio, ipotesi data per probabile da alcune fonti.
MERCATO PRONTO ALL'OPERAZIONE
I titoli hanno risposto bene alle indiscrezioni di stampa su un'operazione imminente, che si sono susseguite nelle ultime settimane, e incentivano il management ad andare avanti, considerato che il mercato apprezza l'operazione.
La fusione potrebbe essere realizzata con un esborso di liquidità relativamente contenuto, senza quindi mettere a rischio il rating sul debito.
"Il gruppo su questo fronte sta tenendo contatti anche con le principali agenzie di rating", dice una fonte finanziaria.
Secondo la previsione di una fonte di mercato, la fusione potrebbe essere realizzata con un concambio intorno a 1,8 e un esborso di liquidità per riacquistare il 10% di Tim, operazione già scontata dal mercato prima delle dichiarazioni del numero uno del gruppo Marco Tronchetti Provera su un nuovo accorciamento della catena.
Il riacquisto di azioni proprie potrebbe essere realizzato dalla stessa Tim o da Telecom Italia, lanciando un'offerta su Tim, al 90% con carta e per il restante 10% con liquidità.
IL NODO OLIMPIA, BANCHE FUORI DALL'AUMENTO
La fusione porterà la quota di Olimpia, ora al 17% di Telecom Italia, a circa l'11%.
La holding, partecipata al 50,4% da Pirelli, al 16,8% da Edizione Holding dei Benetton, al 16% dalla Hopa di Emilio Gnutti e con l'8,4% ciascuno da Unicredito e Banca Intesa, per riportare la partecipazione al livello originario ha bisogno di circa 3 miliardi.
In caso di un aumento da 3 miliardi, il peso degli istituti nella holding si ridurrebbe in modo significativo.
Da ambienti vicini a Olimpia non trapela nulla, una fonte si limita a dire che "non è detto che si rifinanzi Olimpia solo con equity, la holding potrebbe aumentare il suo debito".
Inoltre il rifinanziamento non deve per forza essere realizzato in via preventiva rispetto alla fusione e in una singola tranche. Non è poi escluso neanche un rimescolamento nell'azionariato della holding.
Pirelli, per finanziare un eventuale aumento, avrà i ricavi (stimati 1-1,5 miliardi) della cessione dei cavi - che si prevede sia conclusa a febbraio-marzo 2005 - e potrebbe lanciare un aumento di capitale che costringerebbe le società a monte, quindi Camfin tra le quotate, a seguire.
Emilio Gnutti ha detto in diverse occasioni di essere pronto a partecipare a un eventuale aumento, anche se la cifra su cui si ragionava al momento delle sue dichiarazioni era un miliardo.