l'IMU federalista è la pietra tombale per le imprese?

tontolina

Forumer storico
Salasso fino 3 miliardi, Lombardia in testa
Salasso fino 3 miliardi, Lombardia in testa
Repubblica.it 28 Febbraio 2011


Così l'imposta municipale colpirà le imprese



ROMA - I ministri Calderoli e Tremonti continuano ad assicurare che con il federalismo municipale il fisco sarà più leggero, ma dalle proiezioni di Confartigianato emerge esattamente l'opposto: le imprese si ritroveranno a pagare in totale 812 milioni in più l'anno con il passaggio dall'Ici all'Imu (+17%). E se i Comuni scegliessero l'aliquota massima, il 10,6 per mille, si arriverebbe a tre miliardi, che per il singolo immobile si tradurrebbero in un salasso di 507 euro (è il record stabilito dalla Lombardia).

"Così altro che scossa all'economia", commenta il segretario generale di Confartigianato Cesare Fumagalli. A subire le peggiori conseguenze del passaggio dall'attuale aliquota Ici, pari in media al 6,49 per mille, all'Imu (imposta municipale unica, entrerà in vigore nel 2014 in base al decreto sul federalismo), che avrà l'aliquota base del 7,6 per mille, saranno gli imprenditori delle Regioni che hanno scelto una tassazione più moderata.
E' il caso della Valle d'Aosta, che avrà un incremento del gettito del 73,5% applicando l'aliquota base dell'Imu.
Seguono la Sardegna (+29,1%)
e il Friuli Venezia Giulia (+24,7%).
Arriva poi la Lombardia, Regione con altissima concentrazione di imprese e partite Iva, e quindi di immobili strumentali (categoria catastale che comprende uffici, studi, negozi, magazzini, laboratori, opifici, alberghi e pensioni, teatri, cinematografi, sale da concerti, fabbricati industriali e commerciali). Con l'attuale Ici la Lombardia ha incassato nel 2009 ben 960 milioni; con l'Imu arriverebbe a 1180 milioni con l'aliquota base (+22,9%) e a 1646 con quella massima del 10,6 per mille (+71,4%).
Significa un aggravio di 163 euro per immobile nel primo caso, e di 507 euro nel secondo.

L'incremento medio per unità immobiliare è pari a 87 euro, ma nel caso dell'aliquota massima diventa di 322 euro.
Anche nel caso in cui il passaggio fosse più morbido, perché si tratta di Regioni che hanno optato per un'aliquota Ici già mediamente alta, l'aggravio sarebbe enorme.
Le variazioni più contenute si registrano in
Toscana (+12,4%),
Emilia Romagna e Marche (+12%),
Liguria (+11,7%),
Umbria (+11,5%)
e Lazio (+11,4%).
Ma anche nel caso del Lazio l'Imu peserà molto sulle imprese: si pagheranno 66 euro in più per immobile nel caso dell'aliquota base, 318 con l'aliquota massima.

C'è un'altra ipotesi, che Confartigianato non trascura, per amore di equilibrio. Il decreto prevede che i Comuni possano anche ridurre l'aliquota base del 3 per mille, oltre che aumentarla. In questo caso, naturalmente, si registrerebbero delle riduzioni generalizzate rispetto all'attuale Ici: il gettito generale si ridurrebbe di 1389 milioni (-29,2%, 149 euro in meno per immobile) nella media di 19 Regioni (lo studio non considera le province autonome di Trento e Bolzano perché non sono comprese nelle statistiche dell'Agenzia del Territorio).
Ma non è realistico aspettarselo, considerato il peso per i Comuni dell'esenzione dall'Imu per gli enti ecclesiastici e dell'abolizione di alcune imposte locali.
ROSARIA AMATO
 
ultimo articolo del SOLE24H
Il calendario delle nuove imposte con il fisco federalista, una partita da 80 miliardi l'anno - Tutte le imposte

di Gianni TrovatiCronologia articolo07 marzo 2011

Finalmente si parla davvero di fisco. Con il decreto sull'autonomia comunale arriva al traguardo il primo dei pilastri del federalismo fiscale, che finora aveva portato all'approvazione solo provvedimenti meno cruciali - Roma capitale e demanio - o destinati ad avere effetti futuribili come i fabbisogni standard di comuni e province.



Il decreto approvato giovedì scorso dal consiglio dei ministri, invece, va al cuore del problema e getta le basi di un'architettura tributaria che - nella sua estensione massima (cioè con tutte le addizionali applicate al livello più alto) - potrà muovere in regioni, province e comuni 80 miliardi all'anno: insieme ai 68 miliardi di compartecipazioni (si veda Il Sole 24 Ore del 28 febbraio), la partita federalista arriva a ridisegnare la sorte di 150 miliardi di soldi pubblici ogni anno.
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Non si tratta, ovviamente, di tasse tutte nuove che si aggiungono al prelievo esistente. Il mix di vecchio e nuovo cambia voce per voce, così come cambiano tempi e modalità applicative dei futuri protagonisti del fisco locale.

Il debutto concreto del federalismo porta con sé anche i suoi aspetti meno piacevoli, cioè lo sblocco parziale dell'addizionale Irpef e l'introduzione dell'imposta di soggiorno. In entrambi i casi saranno disciplinate da un decreto dell'Economia, da scrivere entro due mesi insieme agli enti territoriali.

Visti i numeri ballerini che caratterizzavano la maggioranza di governo fino a qualche settimana fa, però, i sindaci sono riusciti a ottenere un automatismo che permetterà loro di applicare le imposte anche senza regolamento.

L'addizionale Irpef per ora potrà alzarsi - al massimo del 2 per mille - in poco più di 3.500 comuni, quelli che oggi chiedono un'aliquota inferiore al 4 per mille; e in ogni caso non potranno superare questo tetto. Per gli altri rimane tutto com'è fino al 2014, quando l'Irpef dei sindaci sarà "scongelata" tutta.

L'imposta di scopo è destinata invece a ritentare la sorte nel 2012, perché il regolamento applicativo va scritto entro ottobre 2011, troppo tardi per applicarla quest'anno. Potrà durare 10 anni e finanziare integralmente le opere, ma andrà chiarito come applicarla all'Imu quando, dal 2014, l'Ici andrà in pensione.


Nel 2012 comincia a sbloccarsi anche l'addizionale Irpef regionale che, una volta rivista la componente base che va alle regioni a scapito del prelievo statale, lascerà ai governatori la possibilità di ritoccarla del 5 per mille (fino al 21 per mille nel 2014).

Salvi dai rincari, nel testo attuale, solo i primi due scaglioni di reddito, e solo per lavoratori dipendenti e pensionati. Per gli autonomi l'addizionale sarà libera, ma uno dei temi caldi nell'analisi del decreto in bicamerale sarà senza dubbio sulle modalità per provare a far convivere l'autonomia delle regioni e l'esigenza di non aumentare la pressione fiscale.

Nel 2013 l'autonomia regionale acquisterà un tassello ulteriore, con la possibilità di istituire nuovi tributi territoriali su basi imponibili ignorate dal fisco statale; da quella data i governatori potranno anche intervenire a disciplinare in modo flessibile tributi locali (non fissati da leggi nazionali), che gli enti applicheranno con scelte autonome.

Il 2014 è l'anno del traguardo e della nascita dell'Imu, che con il nuovo sistema è destinata a favorire i privati e punire le imprese: a meno che il dibattito porti a correggere questo effetto collaterale, magari sfruttando i tempi supplementari offerti dalla legge delega.
 
i sindacati avvertono... tra Ipref regionale e irpef comunale...

quando l'irpef provinciale?



Fisco: Uil, con addizionali Irpef "stangata" in 4 Regioni Dowjones
ROMA (MF-DJ)--Gli aumenti automatici delle Addizionali regionali Irpef comportano per i contribuenti di Lazio, Molise, Campania e Calabria un aggravio, per il 2011, di 156 euro.
E' quanto calcola la Uil, prendendo a riferimento un reddito imponibile annuo di 26 mila euro per un lavoratore dipendente (in busta paga 1.500 euro mensili netti per 13 mensilita') che risiede nelle quattro regioni con l'extra-deficit sanitario. Sono 5,8 milioni i contribuenti interessati, residenti in tali Regioni, e di questi quasi 5,3 milioni sono lavoratori dipendenti e pensionati. Uil segnala un conto piu' salato per chi abita a Roma: gli abitanti della capitale dovranno pagare altri 234 euro di Irpef comunale (+104 euro rispetto al 2010) derivanti dall'aumento della Addizionale Comunale Irpef che, per il 2011, e' fissata allo 0,9%.
La Uil esprime forte preoccupazione in quanto tali aumenti rischiano di essere solo un antipasto di quello che potra' succedere con l'attuazione del federalismo fiscale. com/mar
(END) Dow Jones Newswires
March 08, 2011 10:10 ET (15:10 GMT)
 
Mi sembra il minimo. In italia la casa e' tassata pochissimo.

dipende da chi l'acquista e da chi vende


mi spiegavano ieri
che se una società
acquista un immobile paga subito il 10% del Valore e non della rendita catastale


poi quando lo vende
il netto
è tassato come un reddito...


spero non mi abbiano detto cassate


a me sembra un vero ladrocinio
 
quello l'avevo già visto....
anche se la materia fiscale non è stata nel mio curriculum...

si dovrebbe chiedere al notaio che è sostituto d'imposta


però mi dicono che con il leasing... quando la società si intesta l'immobile paga il 10% sul valore di compravendita e non sul valore catastale


a te, super espertone di tutto, risulta?
 
Spiego perche' la casa in italia è tassata pochissimo. Proviamo a paragonare la casa alla macchina . La casa è tassata o al 10 o al 4 , se è prima casa con iva agevolata. La macchina sempre al 20. La casa se è prima non ha nessuna tassa di possesso , ne' ici , ne' altro . L'auto ha il bollo. Se ristrutturi puoi detrarre o il 36 , o il 55. Io ho cambiato la cinghia dell'auto e la batteria e non ho detratto nulla. Poi qualcuno dira' che la casa è piu' utile e necessaria dell'auto , ma dipende da molte cose , non è cosi' per tutti.
 
La bassa tassazione della casa , insieme alla eccessiva lunghezza dei mutui sono i maggiori problemi che hanno oggi le societa' occidentali. In pratica queste due cose insieme tengono molto alti i prezzi delle case distorcendo la societa' , tenendo fermi grandissimi capitali per anni e anni , impedendo l'utilizzo del denaro per altre cose . Bisognerebbe aumentare le tasse sulla casa e stabilire la lunghezza massima dei mutui a 10 anni , in questo semplice modo i prezzi delle case calerebbero , cosi' come gli affitti , e sarebbero piu' adeguati agli stipendi medi italiani. Piccolo problema , chi ha acquistato da propaganda fide una casa a 10 , oggi vale 20 , se ritorna a 10 non è molto contento , quindi quello che ho sopra scritto non accadra' mai per tutelare gli imbroglioni .
 
Ultima modifica:
dipende da chi l'acquista e da chi vende


mi spiegavano ieri
che se una società
acquista un immobile paga subito il 10% del Valore e non della rendita catastale


poi quando lo vende
il netto
è tassato come un reddito...


spero non mi abbiano detto cassate


a me sembra un vero ladrocinio


hai fatto la domanda

ho ampiamente risposto

ma non hai basi per capire
e hai sfottuto

al che' ti ho rinviato alla tua valle

e tu hai offeso
quando non capisci,anche cose basiche,offendi

uhm a proposito
da Consulenza Immobiliare : Acquisto di immobile da privato.
IMPOSTA DI REGISTRO 7%
IMPOSTA IPOTECARIA 1%
IMPOSTA CATASTALE 2%

SUL REALE VALORE DELL'IMMOBILE, CHE POI SAREBBE QUELLO DICHIARATO AL MOMENTO DEL ROGITO NOTARILE.
 

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