meglio l'irpef

bischer0tt0

mi sono già rotto
dovendo proprio scegliere fra tasse non progressive e duplicate
come l'ici, la patrimoniale e l'irap
e l'aumento dell'irpef
preferisco di gran lunga questo
che almeno è a carico di chi, avendo un reddito, può pagare

chi ha una casa o un'azienda non è detto che possa pagare senza vendere
a parte che in questo momento probabilmente vendere è un'altra perdita secca
e nel caso dell'azienda ci sono altre devastanti conseguenze :-o

a questo punto sono per l'aliquota unica al 45% con NO TAX AREA a 15000 euro
è progressiva e mancando di scaglioni non incoraggia manovre elusive/evasive nei dintorni del passaggio di scaglione
meglio ancora sarebbe già prevedere il calo di un punto l'anno fino al 33% :cool:
 
'OPINIONE ■ FRANCO AMBROSETTI*
MA I CONTI NON TORNANO AUMENTANDO LE IMPOSTE

■ Nel tumulto ge­nerale che ci cir­conda come le difficoltà della moneta unica eu­ropea, i cambia­menti epocali nel Medio Oriente, l'entrata di nuove nazioni sulla sce­na economica mondiale, gli assedi in piena regola da parte dei mercati a Paesi che in sé non sarebbero insolventi come l'Italia, creando situazioni di allar­me rosso per il futuro del progetto Eu­ropa - che tocca direttamente anche noi perché traiamo una gran parte della nostra ricchezza dalle relazio­ni commerciali con la zona euro - può succedere che i problemi del Can­tone passino in second'ordine.

Stia­mo assistendo a un cambiamento di proporzioni enormi a livello globa­le: l'incertezza sul futuro alimentata dagli stravolgimenti in atto la vivia­mo in tempo reale, grazie allo svilup­po supersonico dell' information te­chnology .

Noi poco o nulla possia­mo fare a parte assistere agli eventi che ci circondano.
Gli operatori economici sanno come muoversi in situazioni di instabilità e fragilità economica, ma non mi pa­re che a livello del Cantone si consi­deri la situazione con la stessa pre­occupazione, quasi fossimo abitanti di un altro pianeta.

Così, mentre il mondo economico privato si dà da fare per non soccombere alla tempe­sta perfetta, navigando a vista nel­l'inutile ricerca di un approdo sicu­ro, le istituzioni faticano a uscire da un comportamento genere business as usual , occupate con il quotidiano e la routine.

Non mi pare di scorge­re una visione strategica con propo­ste concrete di politica economica (che non siano la solita minestra ri­scaldata), volte a dare quella sferza­ta riformista che la Camera di com­mercio da anni sollecita.


Prendiamo i conti cantonali. Si pre­vedono 200 milioni di franchi di de­ficit per il 2012. Di per sé nulla di drammatico, corrisponde a un insi­gnificante 1,3% del PIL. Se non ché si va ad aggiungere al debito di cir­ca 2 miliardi accumulato nel passa­to portando il rapporto debito/PIL al 13%. Paragonato ai debiti dei Pae­si che ci circondano, una bazzecola, ma una brutta situazione nel conte­sto svizzero in cui, fortunatamente, Confederazione e Cantoni tendono al pareggio di bilancio e all'azzera­mento del debito. Il Ticino in Svizze­ra è uno dei Cantoni messo peggio.

Si deve intervenire. Come? Semplice: o si aumentano le entrate o si ridu­cono le uscite, vale a dire la spesa.

Per sapere dove sia corretto agire, se sulle entrate o sulla spesa si guarda se i conti in rosso derivano da un crollo delle entrate rispetto alle usci­te oppure da uscite esageratamente alte rispetto alle entrate. La sconta­tissima risposta che deriva da un os­servazione sommaria dei conti è che da anni, e sottolineo da anni, le en­trate aumentano, ma le uscite au­mentano ancor più delle entrate pro­vocando uno squilibrio fra le due vo­ci, una perdita che gli economisti chiamano deficit. La conclusione lo­gica parrebbe essere quella di incide­re sulla causa primaria che manda i conti in rosso, quindi sulle uscite. Vale a dire contenere e se necessario tagliare la spesa pubblica.
Logico, no? Orbene, molte voci inve­ce si sono levate in favore di un au­mento delle entrate, detto in soldoni un aumento delle imposte. A prescin­dere dal fatto che è del tutto immo­rale far pagare al cittadino un defi­cit che non ha causato, dovuto sem­mai a cattiva gestione o inefficienze, sprechi e quant'altro, il partito delle tasse crede nel fallace assioma più tasse = più entrate per lo Stato. Sfor­tunatamente non è così semplice. Se un fruttivendolo non ha venduto nul­la, non è aumentando il prezzo del­la verdura che potrà compensare il mancato introito, a meno di non es­sere l'unico nella regione.
In realtà un aumento delle imposte causa quasi sempre una riduzione dei consumi, soprattutto nelle classi più deboli, perché provoca una di­minuzione del reddito disponibile. Nella classe media più tasse si riper­cuotono su consumi e sul risparmio secondo la propensione dell'indivi­duo. Per le aziende si traduce in un aumento di costo che può rallentare gli investimenti, ma più che altro vie­ne ribaltato sul prezzo del prodotto finendo per essere pagato dal consu­matore, “mazziato” due volte...
Quindi ai fautori di un aumento del­le imposte chiedo: in una situazione in cui non sai se domani l'Europa Unita ci sarà ancora, nel bel mezzo di un rallentamento economico che speriamo non sfoci in una nuova fa­se recessiva, dopo aver subito la più grave crisi del dopoguerra, con un Ticino che perde competitività e at­trattiva per via della concorrenza spietata degli altri Cantoni, con la Cassa pensione statale che ha un bu­co miliardario (chissà chi dovrà pa­gare?), il franco svizzero che penaliz­za come mai prima d'ora il settore delle esportazioni, cosa volete di più? Vi serve il martello per pestarvi gli attributi o il gatto a nove code per l'autoflagellazione?
La fiscalità deve rispettare criteri di equità. In Ticino con 50'000 persone esentasse, i redditi alti che versano il 60% delle imposte delle persone fisi­che, aggiungiamo le imposte alla fon­te, imposte sugli utili, sul capitale, imposte immobiliari delle persone giuridiche, e poi tasse di successione, di donazione, di circolazione, maga­ri quelle sul sacco della spazzatura, sui cani, sull'acqua, manca solo la tassa al kg per chi è in sovrappeso (tralasciando quelle federali che in parte ritornano rimpinguando le en­trate cantonali), l'equità fiscale pare più simile a una forma di egualita­rismo spacciato per socialità.
Sappiamo bene che la riduzione del­la spesa pubblica è un tema comples­so, difficile economicamente, social­mente e politicamente. Molti Stati pe­rò l'hanno affrontato e risolto. Au­mentare le imposte è immensamen­te più facile ma non risolve il proble­ma se questo è generato dalla spesa che cresce incessantemente a ritmi maggiori delle entrate.
La questione strutturale, perché di ciò si tratta, andrebbe risolta alla ra­dice, con coraggio e determinazione senza pensare alla popolarità e ai voti che si perdono attuando quelle riforme urgenti ma altamente impo­polari che da tempo chiediamo. La politica e le istituzioni ci devono pen­sare. Pensare, sì. Ma non per troppo tempo. Perché come recita un vecchio saggio proverbio siciliano, «più lun­ga è la pensata, più grande è la min­chiata».
*presidente della Camera di commercio
 
Si colpisce sempre chi le tasse le paga, serve un governo tecnico per aumentare l'irpef e reintrodurre l'ici?

Da quel gruppo di soloni mii aspetto qualcosa di +, altrimenti anche il trota va bene...
 
Io da quel gruppo di soloni mi aspetto metodi di accertamento del reddito delle persone fisiche un po' piu' attendibili della dichiarazione dei redditi. Che gli frega dell'aumento dell'irpef ai professionisti che dichiarano 10.000 all'anno? Gli apposti a campione un ispettore del fisco fuori dalla porta dello studio e conti quanti clienti!entrano ed escono, porco mondo!
 
Si colpisce sempre chi le tasse le paga, serve un governo tecnico per aumentare l'irpef e reintrodurre l'ici?

Da quel gruppo di soloni mii aspetto qualcosa di +, altrimenti anche il trota va bene...

Dai mimmmmkia! Aspetta che finiscano di lavorare! Mica vorrai sconfiggere evasione secolare e cosa nostra millenaria in 2 semane? :):):) azz azzz
 
Sono d'accordo con bischerotto . Apparte che quando si aumentano le tasse nessuno è contento , ovvio . Pero' noi aumentiamo ora le tasse per ridurre il defit/pil . Ok . Quindi meglio tassare in modo da far aumentare il pil . Esempio, se si aumentano gli stipendi e pari pari le tasse sui redditi , la gente potrebbe prendere gli stessi soldi , ma automaticamente il deficit / pil cala perche' sale il pil (che si calcola sul lordo , comprese le tasse )
 
Sono d'accordo con bischerotto . Apparte che quando si aumentano le tasse nessuno è contento , ovvio . Pero' noi aumentiamo ora le tasse per ridurre il defit/pil . Ok . Quindi meglio tassare in modo da far aumentare il pil . Esempio, se si aumentano gli stipendi e pari pari le tasse sui redditi , la gente potrebbe prendere gli stessi soldi , ma automaticamente il deficit / pil cala perche' sale il pil (che si calcola sul lordo , comprese le tasse )

Questo significa tassare di piu' le aziende. Le aziende chiudono, addio buste paga. Zero tasse e un mucchio di disgraziati in piu' da aiutare. Non mi pare una grandissima idea...
 
Questo significa tassare di piu' le aziende. Le aziende chiudono, addio buste paga. Zero tasse e un mucchio di disgraziati in piu' da aiutare. Non mi pare una grandissima idea...


appunto, e aumentiamo il gap di scarsa competitività

sti ratios,formali, dovremmo buttarli nel cestino

riduciamo i debito tout court

abbiamo un avanzo primario...
 

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