perché l'art 18 va abolito

in questo paese é tutto da rifare, Monti non ce la farà, occorre cambiare la Costituzione e per questo non basta un governo tecnico.. bisogna ridare voce al Parlamento... ed al più presto
 
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senza voler gettare altra benzina sul fuoco della polemica @lr vs nmarchig


dal punto di vista dei principi della costituzione ha pienamente ragione nmarchig


non esistono cittadini di serie a e di serie b


siamo cosi' solerti vs i diritti dei neri,rom,ladri,gay etc. etc.:D:D


LA COSTITUZIONE CITA :



Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche




ora credo che uno puo' anche avere la prima elementare come titolo di studio :D:rolleyes:

ma capisce lo stesso benissimo che vi è una palese violazione di questo principio base della costituzione con l' articolo 18
 

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Io senza futuro:
i cinesi mi hanno tolto il lavoro


di Fabio Savelli

Rassegnazione, incredulità, malinconia. “Per carità non è colpa di nessuno – dice subito Angela per placare l’affannosa ricerca di responsabilità – ma la verità è che ho solo 41 anni e anche mio marito è in cassa integrazione a zero ore. Con due figli adolescenti la sensazione è che dobbiamo ripensare tutto il nostro modo di vivere”.

La Natuzzi, cinque stabilimenti in Italia nel distretto del mobile della Murgia, ha ripensato negli anni il modello di business privilegiando gli stabilimenti esteri (di cui uno in Cina con oltre 4mila operai) per un costo del lavoro più basso e una maggiore vicinanza ai mercati di sbocco.

“Qui non c’è neanche la stazione”, dice Angela fornendo subito una (parziale) chiave interpretativa di una vertenza che si protrae da anni con i sindacati alla disperata ricerca di una soluzione politica per disinnescare una bomba sociale. In attesa di un prossimo incontro (previsto per la metà di marzo al ministero dello Sviluppo Economico) e il tentativo di un accordo di programma con il sostegno del governo e delle regioni interessate, la sintesi del tutto può essere affidata ai numeri.

Degli oltre tremila dipendenti italiani, circa 1.800 godono di una forma di ammortizzatore sociale e ulteriori 1.100 hanno deciso di abbandonare negli anni le sorti di un gruppo che – accusano i sindacati – starebbe progressivamente dismettendo la produzione nel nostro Paese.

A Santeramo nel barese (al confine con la Basilicata) – quartier generale della Natuzzi – il 70% delle famiglie ha almeno un parente che ha lavorato qui, legando di fatto i destini della comunità a quelli societari.

“Sono stata assunta a 17 anni nel 1987 – racconta non nascondendo un filo di commozione –. All’inizio c’era un bel clima di collaborazione o forse è quell’età ad evocarmi un ricordo così bello e gratificante. Lavoravo come cucitrice in uno spazio anche non molto accogliente, nulla a che vedere con l’organizzazione del lavoro attuale, ma a me non importava”.

Poco tempo e Angela conosce in fabbrica anche l’amore. Quell’uomo che sposerà poco dopo e diventerà il padre dei suoi figli ora è un cassintegrato come lei senza alcuna prospettiva di ricollocazione in azienda. “Con due stipendi in tasca alla fine del mese vivevamo in maniera più agiata – spiega Angela – e per questo ringraziamo comunque la famiglia Natuzzi”. Ma è a un certo punto che le esigenze della proprietà finiscono per divergere da quelle individuali.

“Ad un tratto mi sono accorta – prosegue Angela – che era diventata una guerra tra poveri. Siamo stati messi l’uno contro l’altro e l’azienda ha fatto le sue scelte decidendo chi tenere e chi lasciare a casa”. Le motivazioni sono essenzialmente due: il lavoro nero e le retribuzioni degli operai cinesi.

Qui nella Murgia è pieno di piccole e medie imprese dell’arredo che per restare sul mercato hanno puntato sul lavoro in nero. Prima vivevano grazie alle forniture richieste dalla Natuzzi, poi sono scesi sensibilmente i volumi e c’è stata una corsa al ribasso dei diritti sindacali. Il contratto in regola è ormai un’eccezione e non ci sono alternative se vuoi continuare a mangiare”.

Senza contare la competizione degli operai in Cina: “Non è colpa loro – si affretta a dire Angela – ma è ovvio che il problema è culturale, perché ignorano le nostre forme di protezione sociale. Quello che più mi spaventa non è la mia condizione attuale, quanto quella dei miei figli: non hanno alternative se non quella di andare via da qui”.
 
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a Prato e Napoli, ci sono scatinati dove schiavi cinesi e senza alcun diritto, lavorano 12 ore al giorno... mi chiedo se la finanza anziché andare a rompere le palle a Cortina o Portofino (che intanto chi evade lo si vede a pc, della serie non c'é bisogno di alcun blizt), andasse mai a fare un blizt in quegli orribili scantinati... dove vige schiavitù ed illegalità..nonché evasione stratosferica
 
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a Prato e Napoli, ci sono scatinati dove schiavi cinesi e senza alcun diritto, lavorano 12 ore al giorno... mi chiedo se la finanza anziché andare a rompere le palle a Cortina o Portofino (che intanto chi evade lo si vede a pc, della serie non c'é bisogno di alcun blizt), andasse mai a fare un blizt in quegli orribili scantinati... dove vige schiavitù ed illegalità..nonché evasione stratosferica


der blitz

lamprom, auf italienish
 

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