sto leggendo un articolo sulla posizione degli asset finanziari in relazione alla massa monetaria e al bene fisico...
ho qualche difficoltà e vado a rilento... ma mi pare di intuire il motivo per cui i nostri politicanti vorrebbero tassare gli introiti finanziari...
di certo hanno capito che non è più possibile tassare e dissanguare l'economia reale
ma come riusciranno nel loro proposito?
i giochi speculativi non si fanno in italia ma il centro è USA
Il test del quoziente intellettuale per l’economia
di Lyndon LaRouche
aprile 1999
Si consideri come i risparmi dei "ceti medi" tedeschi furono cancellati dall’iperinflazione di Weimar del 1923, e come la bolla iperinflazionistica controllata dal Governatore della Federal Reserve Alan Greenspan, che è persino più folle di quella, oggi minaccia di cancellare di colpo ciò che la gente è convinta di possedere.
Ci si chieda: vista l’esperienza mondiale che fu prodotta dall’iperinflazione di Weimar del 1923, come mai oggi c’è tanta gente in posizione influente che crede alla superstizione secondo cui lo stato di salute di un’economia si possa misurare con i prezzi delle azioni e delle obbligazioni? Perché la gente diventa improvvisamente stupida o ripete con troppa convinzione sciocchezze colossali quando si tocca l’argomento economico? Un comportamento così strano è dovuto ad una serie di diversi fattori.
Di seguito prendiamo in esame alcuni fattori tipici per poi affrontare l’argomento principale: com’è effettivamente possibile determinare se l’economia stia effettivamente crescendo o meno? Perché il mio metro per misurare lo stato di salute dell’economia, la cosiddetta "funzione delle tre curve", è l’unico che consente di determinare se l’andamento di Wall Street dev’essere ritenuto positivo o negativo?
1.0 L’idea delle "tre curve"
La semplice esistenza dell’inflazione dovrebbe già di per sé rivelare che il prezzo totale dei beni in un mercato finanziario può crescere, persino rapidamente, in una situazione in cui la produzione fisica netta della stessa economia diminuisce.
Pertanto, tutti gli adulti mentalmente sani dovrebbero ritenere una sciocchezza l’idea secondo cui gli indici dei mercati finanziari, come quelli di Wall Street, possano dare una misura dell’andamento dell’economia reale associata a quei mercati.
Inoltre intendo spiegare che occorre una certa cautela verso termini come "reddito nazionale" e altre nozioni semplicistiche di circolazione monetaria, quando vengono adottati come misurazione della "crescita economica".
Allo stesso modo, l’uso di "futures finanziari", come i cosiddetti "derivati", come metodo di "copertura dai rischi finanziari", rappresenta una forma di gioco d’azzardo che non può essere in alcun modo promosso al rango di "investimenti".
Dall’epoca dell’Amministrazione Carter, sotto il controllo della Commissione Trilaterale, che per prima produsse un deficit di bilancio, che è poi diventato cronico, a seguito dei cambiamenti strutturali che introdusse nell’economia USA, la composizione funzionale del cosiddetto reddito nazionale USA ha subito una trasformazione divenuta sempre più accentuata. 1
L’effettiva produzione di beni e di servizi relativi alla produzione è diventata una parte sempre più piccola del reddito nazionale nominale (e del cosiddetto Prodotto Interno Lordo) e al tempo stesso è aumentata rapidamente la ricchezza finanziaria fittizia puramente parassitaria.
Oggi la ricchezza fittizia è soprattutto costituita dal reddito nominale derivante dal traffico delle "obbligazioni spazzatura" e dei cosiddetti "derivati finanziari". Non è l’economia USA che cresce quindi, ma a crescere è solo il cancro che succhia la vita dal paziente.
Nella situazione che si è affermata sempre di più negli USA a seguito degli effetti shock derivanti dalle misure monetarie trilateraliste imposte tra il 1979 ed il 1982 dall’allora governatore della Federal Reserve Paul Volcker, i criteri precedentemente impiegati nel calcolo del PIL non offrono più nemmeno quella relativa utilità che poterono offrire fino a verso la fine del 1983.
Molte di quelle che oggi vengono computate nel reddito nazionale sono categorie di ricchezza puramente nominale che prima del 1971 praticamente non esistevano, che giustamente erano considerate attività illecite, prima che le leggi in materia subissero delle revisioni radicali, a partire dalla legge Kemp-Roth.
In breve, gran parte di queste categorie di reddito nominale è puramente fittizia: non è qualcosa con cui sfameresti i tuoi figli, né è qualcosa che il comune senso del pudore consiglia di vestire in pubblico.
Si pone la domanda: poiché gli indici dei mercati finanziari e il "Prodotto Nazionale Lordo" non rispecchiano neanche lontanamente l’andamento d’una economia nazionale, qual è la misura che occorre adottare?
Un’economia moderna, sia quella degli USA sia di quelli che erano chiamati "stati con una costituzione socialista", come l’ex Unione Sovietica, si può descrivere come un’ interazione tra tre grandezze variabili. Queste tre grandezze, che di seguito chiamiamo aggregati, sono:
a) Il totale della circolazione monetaria, per la quale la stima più adatta è quella del valore "M3" [circolante più ogni forma di deposito bancario pubblico, privato e dei non residenti];
b) Gli aggregati finanziari: crediti insoluti su pagamenti presenti o futuri, in forme contrattuali esplicite o meno;
c) Aggregati dell’economia fisica: l’imput e l’output dell’economia fisica considerati come un tutto funzionalmente indivisibile, prescindendo dal fatto che alcuni di quegli aggregati sono contati in termini monetari mentre altri no.
Per comprendere come funziona un’economia moderna occorre misurare il crescere o il decrescere di tutti e tre questi aggregati considerati simultaneamente.
Occorre considerare queste grandezze come variabili nel senso in cui questo termine è inteso dalla fisica matematica.
L’interazione tra i cambiamenti di queste variabili dev’essere concepita come una funzione.
Così definita, questa funzione fornisce la sola misurazione ragionevole e accurata dal miglioramento o peggioramento di un’economia presa complessivamente.
Come si suol dire: "tieni gli occhi sulla palla!", intendendo con ciò che non ci si deve lasciar fuorviare dal fatto che gli acquisti e le vendite di gran parte dell’output dell’economia fisica vengono misurati in termini monetari.
Come quando si mangia qualcosa che si è acquistato, il fattore che determina l’effetto di quel cibo su chi lo consuma non è il prezzo che è stato pagato. Bisogna badare a non lasciarsi ingannare, così come succede a gran parte degli economisti da strapazzo e dei parlamentari, finendo per presumere che i rapporti fisici tra la produzione ed il consumo siano determinati dai rapporti tra i prezzi pagati per quei prodotti fisici. Le mele e i bulloni presentano spesso un’etichetta con il prezzo, ma non bisogna mai presumere, come fanno gli economisti moderni, che i prezzi dei bulloni possano far crescere le mele.
I mercati finanziari debbono essere visti come i luoghi in cui avviene soltanto lo scambio di titoli di proprietà di oggetti sia reali sia puramente fittizi.
La questione pratica è comprendere come il flusso degli scambi di questi titoli di proprietà influisca sul funzionamento dell’economia fisica.
I rapporti tra i prezzi dei titoli di proprietà ed i processi di economia fisica avvengono tra processi del tutto diversi tra loro. Ad esempio, nel linguaggio del fisico matematico, i rapporti tra denaro e prezzi sono intrinsecamente lineari, mentre invece i processi fisico-economici sono intrinsecamente non lineari 2.
La gestione di un sistema finanziario e monetario ha per scopo quello di costringerlo a comportarsi in maniera esplicitamente o implicitamente regolata, in modo che il flusso del credito e il potere d’acquisto siano diretti ad incoraggiare la crescita dell’economica fisica.
La crescita dell’agricoltura non dipende da quanti fertilizzanti e quante sementi si hanno a disposizione, ma dal fatto che questi vengano messi nel terreno con tutti gli accorgimenti necessari, altrimenti ne soffre il raccolto. È il modo fisico in cui i materiali vengono applicati, dagli agricoltori, al processo di produzione che genera una produzione utile.
Lo scopo è quello di garantire che l’agricoltore sappia ciò che sta facendo, che possa ottenere e impiegare tutte le componenti della produzione fisica, secondo le giuste procedure fisiche, e secondo i giusti tempi fisici.
Allo stesso modo l’economista, se è competente, si occupa di due questioni separate. In primo luogo si occupa dell’aspetto puramente fisico-economico del processo economico, senza badare al denaro o ai prezzi monetari. D’altro canto deve occuparsi di definire le regole fisicamente ed economicamente appropriate per regolare il commercio ed altri aspetti finanziari e monetari.
Questa regolazione ha per scopo la promozione preferenziale degli scambi e degli investimenti che collocano i beni fisici necessari là dove la loro presenza tende a produrre il risultato fisico-economico migliore.
Se l’economia fisica nonostante tutto funzionasse bene, nessuna persona normale si preoccuperebbe di una caduta dei prezzi degli investimenti finanziari 3.
Un economista sano si preoccupa dei prezzi dei titoli finanziari solo quando un crollo dei mercati finanziari, o all’opposto, un’espansione iperinflativa dei titoli di Wall Street, causa grosse sofferenze umane o il crollo dell’occupazione in particolare nei settori tecnologicamente progrediti. In fondo il denaro non ha un valore economico reale intrinseco: "È solo carta!"
La figura 2, che presentai per la prima volta nell’ultimo trimestre del 1995 4, è solo un esempio degli andamenti possibili che i rapporti funzionali tra i tre aggregati possono assumere in diverse condizioni. La figura mostra l’andamento verificatosi sia negli USA che in gran parte dell’economia mondiale nel periodo che va dal 1966 ad oggi.
La differenza principale tra i rapporti funzionali della figura e quelli vigenti nell’economia americana durante i suoi momenti migliori sta nel fatto che il periodo 1966-1967 corrisponde ad una fase in cui la crescita netta dell’economia fisica USA ha toccato lo zero, quando cioè gli investimenti nell’espansione e nel miglioramento della prod6uzione fisica cominciarono a scendere al di sotto del necessario per sostenere susseguenti tassi di aumento a lungo termine della produttività, pro-capite e per chilometro quadrato, dell’economia fisica, pari a quelli raggiunti o ancora maggiori.
Sebbene la produzione dell’economia fisica (comprese le spese militari) sia ancora aumentata per almeno un altro decennio, questa crescita fu principalmente effettuata "dando fondo" al capitale precedentemente accumulato ("risparmiato") negli investimenti in produttività e in infrastrutture economiche di base.
Con la svolta di politica economica verificatasi tra il 1966-1967 negli USA, il tasso di crescita economica reale netta pro capite iniziò a diminuire e gli effetti si cominciarono a sentire nella prima metà degli anni Settanta.
Quindi, approssimativamente, fra la metà e la fine degli anni Sessanta, i manager dell’economia USA abbandonarono la responsabilità morale di mantenere nel futuro almeno quello stesso tasso di crescita dell’economia fisica a cui si giunse nella ripresa kennediana, nel periodo successivo ad Eisenhower, tra il 1962 e il 1963. 5
Passiamo ora a spiegare quali sono i fattori utilizzati per datare questa svolta nel periodo 1966-1967.
Guardiamo di nuovo alla figura 2 per vedere com’è stata costruita. Il lato sinistro corrisponde al periodo 1966-1967, quando furono introdotti cambiamenti importanti, tra cui tagli selvaggi agli stanziamenti decisi da Kennedy per il "programma d’urto" spaziale, un programma che dal 1963 ad oggi ha costituito un fattore, purtroppo affievolitosi del tutto, di crescita dell’economia fisica e della produttività. 6
Seguiamo l’andamento delle curve verso destra, fino all’intervallo corrispondente al periodo 1997-1999, il punto al quale un’onda d’urto economica sospinge l’economia mondiale verso la fase terminale dell’attuale bolla finanziaria globale.
A questo punto la curva superiore, che rappresenta gli aggregati finanziari, raggiunge gli attuali livelli globali che i principali banchieri mondiali stimano a 300 trilioni di dollari di obblighi finanziari impagabili, mentre i livelli di output fisico pro capite s’avviano rapidamente verso il basso. A questo punto, sulla destra del grafico, la curva finanziaria s’impenna verso l’alto, assumendo un andamento pressoché verticale, mentre la curva dell’economia fisica crolla ancora più rapidamente.
L’intervallo 1997-1999 corris7ponde a dei cambiamenti fondamentali nell’economia USA e in quella mondiale. Verso la metà dell’ottobre 1998 i banchieri centrali del G7, come il Governatore della Federal Reserve Alan Greenspan, hanno abbandonato ogni remora ed hanno scantenato la più grande e la più folle bolla iperinflativa della storia.
I rapporti tra le tre curve del grafico si definiscono nel modo seguente.
Si noti come le tre curve sono coincidenti nel periodo 1966-1967. Perché ho utilizzato una scala in cui le tre curve appaiono quasi coincidere in questo modo?
Il problema è che per comprendere l’economia come un processo occorre confrontare il prezzo delle mele con il tagliando del prezzo attaccato ai bulloni.
Come ho sottolineato sopra, da una parte abbiamo grandezze fisico-economiche, che non si possono misurare in soldi, dall’altra abbiamo grandezze finanziarie, come i prezzi assegnati in un dato momento alle grandezze fisico-economiche.
Le grandezze fisico-economiche stesse sono spesso, ma non sempre, misurate dai mercati con i prezzi monetari correnti. Nel trattare questo problema di mettere a confronto le mele con il prezzo sulla loro etichetta siamo costretti ad introdurre certi tipi di indicizzazione.
Così ricorrendo all’indicizzazione si può paragonare un "paniere" di valori non monetari, valori fisici, con i prezzi di mercato attaccati ai prodotti contenuti nel "paniere". La maggior parte degli economisti professionisti lo sanno fare, quello che debbono invece imparare davvero è come farlo nella maniera giusta. 7
Così, come fanno di solito gli economisti, realizziamo un grafico adottando un indice dei prezzi, e stabiliamo i rapporti effettivi tra i tre aggregati — il prezzo nominale (tagliando) degli aggregati dell’economia fisica, il prezzo degli aggregati monetari, ed il prezzo degli agregati finanziari — ad un valore relativo comune di "100" per il punto 1966-1967.
Confrontiamo poi ciascuna delle grandezze, separatamente, per ciascuno degli anni successivi, con la grandezza misurata per l’anno indice.
Se poi "facciamo la media" degli effetti cumulativi per periodi di cinque o dieci anni (le cosiddette "medie correnti"), per il periodo 1966-1999, i risultati approssimeranno l’andamento dato in figura 2.
La figura riproduce il fatto statistico che si è verificato un incremento accelerato degli aggregati finanziari, un aumento ad un tasso minore degli aggregati monetari ed un tasso di riduzione a lungo termine della produzione fisico-economica pro capite e per chilometro quadrato pari a circa il 2% annuo (netto), o anche maggiore, fino ad un’improvisa accelerazione del tasso di riduzione tra il 1987 ed il 1992 (quando James Carville, nella campagna elettorale del 1992, venne fuori con la sua nota battuta "è l’economia, stupido!").
La prova è chiara.
Perché le cose siano andate in tal modo però non è generalmente compreso da politici ed economisti, come pure dalla maggior parte dei cittadini. Questo è il problema che stiamo qui affrontando.
La maggior parte degli economisti che dispongono di una decente preparazione matematica dovrebbe essere in grado di descrivere come si è
verificata la recente crescita cancerosa degli aggregati monetari e finanziari; a tale scopo basterebbe anche una preparazione da scuola superiore.
L’aspetto che invece rappresenta la sfida più seria è il processo di economia fisica; questo, che rappresenta lo studio da me approfondito professionalmente, costituisce l’aspetto dell’intero processo che le facoltà di economia e interi governi e parlamenti non riescono ad afferrare.
Ciò che gli economisti solitamente non riescono a comprendere è la realtà fisico-economica che sottostà alle statistiche in superficie. Da qui deve partire la nostra esposizione delle relazioni che intercorrono tra l’economia fisica e gli aggregati monetari, esaminando la differenza cruciale tra due nozioni di profitto finanziario — come questo appare nelle economie sane e nell’attuale crescita cancerosa della "bubble economy", una caricatura grottesca del normale profitto finanziario.
continua qui
http://www.movisol.org/iqtest.htm