POLITICANTI PREPOTENTI E parassiti

Fino ai miliardari della disfunzione pubblica.
Il capo della Banca d'Italia guadagna (anche se il suo stipendio è un segreto di Stato) sul milione di euro l'anno, contro i 180 mila dollari del capo della Federal Reserve, la Banca Centrale USA, che ha qualche responsabilità in più.
Il capo dello Stato della repubblica costa al contribuente più di quanto costi agli inglesi la regina.
Il funzionamento del Quirinale ci costa 250 miliardi di vecchie lire l'anno, quello che basta a far funzionare una città di 400 mila abitanti come Padova; gli stipendi della Banca d'Italia risucchiano 4 mila miliardi annui.
Un ceto di ricchi nullafacenti e arroganti divora un'Italia che impoverisce.
 
Bisogna che il popolo (se esiste) cominci a far sentire la sua rabbia, cominci a far paura.

per questo motivo fui bannata dal Fol

Investire Oggi è più democratica... e capisce che il dissenso è l'urlo dipserato di una povera nazione

sì?
:love:
 
cassettone ha scritto:
Una volta finì a monetine ma nulla cambiò.
direi che è peggiorata...

tramite internet si riescono a leggere e capire concetti "fuori dal coro"
e comunque cominciare a pensare ...
il dramma è che quasi nessuno capisce e conosce...
in italia si parla solo di calcio ... o di telenovele... stop

i telgiornali non danno più le notizie...
il popolo bue è disinformato ad arte


leggi qui scritto dal "Movimento Internazionale per i diritti civili – Solidarietà"
http://www.movisol.org/fmi.htm
 
sto leggendo un articolo sulla posizione degli asset finanziari in relazione alla massa monetaria e al bene fisico...

ho qualche difficoltà e vado a rilento... ma mi pare di intuire il motivo per cui i nostri politicanti vorrebbero tassare gli introiti finanziari...

di certo hanno capito che non è più possibile tassare e dissanguare l'economia reale

ma come riusciranno nel loro proposito?
i giochi speculativi non si fanno in italia ma il centro è USA



Il test del quoziente intellettuale per l’economia

di Lyndon LaRouche

aprile 1999







Si consideri come i risparmi dei "ceti medi" tedeschi furono cancellati dall’iperinflazione di Weimar del 1923, e come la bolla iperinflazionistica controllata dal Governatore della Federal Reserve Alan Greenspan, che è persino più folle di quella, oggi minaccia di cancellare di colpo ciò che la gente è convinta di possedere.

Ci si chieda: vista l’esperienza mondiale che fu prodotta dall’iperinflazione di Weimar del 1923, come mai oggi c’è tanta gente in posizione influente che crede alla superstizione secondo cui lo stato di salute di un’economia si possa misurare con i prezzi delle azioni e delle obbligazioni? Perché la gente diventa improvvisamente stupida o ripete con troppa convinzione sciocchezze colossali quando si tocca l’argomento economico? Un comportamento così strano è dovuto ad una serie di diversi fattori.

Di seguito prendiamo in esame alcuni fattori tipici per poi affrontare l’argomento principale: com’è effettivamente possibile determinare se l’economia stia effettivamente crescendo o meno? Perché il mio metro per misurare lo stato di salute dell’economia, la cosiddetta "funzione delle tre curve", è l’unico che consente di determinare se l’andamento di Wall Street dev’essere ritenuto positivo o negativo?

1.0 L’idea delle "tre curve"

La semplice esistenza dell’inflazione dovrebbe già di per sé rivelare che il prezzo totale dei beni in un mercato finanziario può crescere, persino rapidamente, in una situazione in cui la produzione fisica netta della stessa economia diminuisce.

Pertanto, tutti gli adulti mentalmente sani dovrebbero ritenere una sciocchezza l’idea secondo cui gli indici dei mercati finanziari, come quelli di Wall Street, possano dare una misura dell’andamento dell’economia reale associata a quei mercati.

Inoltre intendo spiegare che occorre una certa cautela verso termini come "reddito nazionale" e altre nozioni semplicistiche di circolazione monetaria, quando vengono adottati come misurazione della "crescita economica".

Allo stesso modo, l’uso di "futures finanziari", come i cosiddetti "derivati", come metodo di "copertura dai rischi finanziari", rappresenta una forma di gioco d’azzardo che non può essere in alcun modo promosso al rango di "investimenti".

Dall’epoca dell’Amministrazione Carter, sotto il controllo della Commissione Trilaterale, che per prima produsse un deficit di bilancio, che è poi diventato cronico, a seguito dei cambiamenti strutturali che introdusse nell’economia USA, la composizione funzionale del cosiddetto reddito nazionale USA ha subito una trasformazione divenuta sempre più accentuata. 1

L’effettiva produzione di beni e di servizi relativi alla produzione è diventata una parte sempre più piccola del reddito nazionale nominale (e del cosiddetto Prodotto Interno Lordo) e al tempo stesso è aumentata rapidamente la ricchezza finanziaria fittizia puramente parassitaria.

Oggi la ricchezza fittizia è soprattutto costituita dal reddito nominale derivante dal traffico delle "obbligazioni spazzatura" e dei cosiddetti "derivati finanziari". Non è l’economia USA che cresce quindi, ma a crescere è solo il cancro che succhia la vita dal paziente.

Nella situazione che si è affermata sempre di più negli USA a seguito degli effetti shock derivanti dalle misure monetarie trilateraliste imposte tra il 1979 ed il 1982 dall’allora governatore della Federal Reserve Paul Volcker, i criteri precedentemente impiegati nel calcolo del PIL non offrono più nemmeno quella relativa utilità che poterono offrire fino a verso la fine del 1983.

Molte di quelle che oggi vengono computate nel reddito nazionale sono categorie di ricchezza puramente nominale che prima del 1971 praticamente non esistevano, che giustamente erano considerate attività illecite, prima che le leggi in materia subissero delle revisioni radicali, a partire dalla legge Kemp-Roth.

In breve, gran parte di queste categorie di reddito nominale è puramente fittizia: non è qualcosa con cui sfameresti i tuoi figli, né è qualcosa che il comune senso del pudore consiglia di vestire in pubblico.

Si pone la domanda: poiché gli indici dei mercati finanziari e il "Prodotto Nazionale Lordo" non rispecchiano neanche lontanamente l’andamento d’una economia nazionale, qual è la misura che occorre adottare?

Un’economia moderna, sia quella degli USA sia di quelli che erano chiamati "stati con una costituzione socialista", come l’ex Unione Sovietica, si può descrivere come un’ interazione tra tre grandezze variabili. Queste tre grandezze, che di seguito chiamiamo aggregati, sono:

a) Il totale della circolazione monetaria, per la quale la stima più adatta è quella del valore "M3" [circolante più ogni forma di deposito bancario pubblico, privato e dei non residenti];

b) Gli aggregati finanziari: crediti insoluti su pagamenti presenti o futuri, in forme contrattuali esplicite o meno;

c) Aggregati dell’economia fisica: l’imput e l’output dell’economia fisica considerati come un tutto funzionalmente indivisibile, prescindendo dal fatto che alcuni di quegli aggregati sono contati in termini monetari mentre altri no.

Per comprendere come funziona un’economia moderna occorre misurare il crescere o il decrescere di tutti e tre questi aggregati considerati simultaneamente.

Occorre considerare queste grandezze come variabili nel senso in cui questo termine è inteso dalla fisica matematica.

L’interazione tra i cambiamenti di queste variabili dev’essere concepita come una funzione.

Così definita, questa funzione fornisce la sola misurazione ragionevole e accurata dal miglioramento o peggioramento di un’economia presa complessivamente.

Come si suol dire: "tieni gli occhi sulla palla!", intendendo con ciò che non ci si deve lasciar fuorviare dal fatto che gli acquisti e le vendite di gran parte dell’output dell’economia fisica vengono misurati in termini monetari.

Come quando si mangia qualcosa che si è acquistato, il fattore che determina l’effetto di quel cibo su chi lo consuma non è il prezzo che è stato pagato. Bisogna badare a non lasciarsi ingannare, così come succede a gran parte degli economisti da strapazzo e dei parlamentari, finendo per presumere che i rapporti fisici tra la produzione ed il consumo siano determinati dai rapporti tra i prezzi pagati per quei prodotti fisici. Le mele e i bulloni presentano spesso un’etichetta con il prezzo, ma non bisogna mai presumere, come fanno gli economisti moderni, che i prezzi dei bulloni possano far crescere le mele.

I mercati finanziari debbono essere visti come i luoghi in cui avviene soltanto lo scambio di titoli di proprietà di oggetti sia reali sia puramente fittizi.

La questione pratica è comprendere come il flusso degli scambi di questi titoli di proprietà influisca sul funzionamento dell’economia fisica.

I rapporti tra i prezzi dei titoli di proprietà ed i processi di economia fisica avvengono tra processi del tutto diversi tra loro. Ad esempio, nel linguaggio del fisico matematico, i rapporti tra denaro e prezzi sono intrinsecamente lineari, mentre invece i processi fisico-economici sono intrinsecamente non lineari 2.

La gestione di un sistema finanziario e monetario ha per scopo quello di costringerlo a comportarsi in maniera esplicitamente o implicitamente regolata, in modo che il flusso del credito e il potere d’acquisto siano diretti ad incoraggiare la crescita dell’economica fisica.

La crescita dell’agricoltura non dipende da quanti fertilizzanti e quante sementi si hanno a disposizione, ma dal fatto che questi vengano messi nel terreno con tutti gli accorgimenti necessari, altrimenti ne soffre il raccolto. È il modo fisico in cui i materiali vengono applicati, dagli agricoltori, al processo di produzione che genera una produzione utile.

Lo scopo è quello di garantire che l’agricoltore sappia ciò che sta facendo, che possa ottenere e impiegare tutte le componenti della produzione fisica, secondo le giuste procedure fisiche, e secondo i giusti tempi fisici.

Allo stesso modo l’economista, se è competente, si occupa di due questioni separate. In primo luogo si occupa dell’aspetto puramente fisico-economico del processo economico, senza badare al denaro o ai prezzi monetari. D’altro canto deve occuparsi di definire le regole fisicamente ed economicamente appropriate per regolare il commercio ed altri aspetti finanziari e monetari.

Questa regolazione ha per scopo la promozione preferenziale degli scambi e degli investimenti che collocano i beni fisici necessari là dove la loro presenza tende a produrre il risultato fisico-economico migliore.

Se l’economia fisica nonostante tutto funzionasse bene, nessuna persona normale si preoccuperebbe di una caduta dei prezzi degli investimenti finanziari 3.

Un economista sano si preoccupa dei prezzi dei titoli finanziari solo quando un crollo dei mercati finanziari, o all’opposto, un’espansione iperinflativa dei titoli di Wall Street, causa grosse sofferenze umane o il crollo dell’occupazione in particolare nei settori tecnologicamente progrediti. In fondo il denaro non ha un valore economico reale intrinseco: "È solo carta!"

La figura 2, che presentai per la prima volta nell’ultimo trimestre del 1995 4, è solo un esempio degli andamenti possibili che i rapporti funzionali tra i tre aggregati possono assumere in diverse condizioni. La figura mostra l’andamento verificatosi sia negli USA che in gran parte dell’economia mondiale nel periodo che va dal 1966 ad oggi.



La differenza principale tra i rapporti funzionali della figura e quelli vigenti nell’economia americana durante i suoi momenti migliori sta nel fatto che il periodo 1966-1967 corrisponde ad una fase in cui la crescita netta dell’economia fisica USA ha toccato lo zero, quando cioè gli investimenti nell’espansione e nel miglioramento della prod6uzione fisica cominciarono a scendere al di sotto del necessario per sostenere susseguenti tassi di aumento a lungo termine della produttività, pro-capite e per chilometro quadrato, dell’economia fisica, pari a quelli raggiunti o ancora maggiori.

Sebbene la produzione dell’economia fisica (comprese le spese militari) sia ancora aumentata per almeno un altro decennio, questa crescita fu principalmente effettuata "dando fondo" al capitale precedentemente accumulato ("risparmiato") negli investimenti in produttività e in infrastrutture economiche di base.

Con la svolta di politica economica verificatasi tra il 1966-1967 negli USA, il tasso di crescita economica reale netta pro capite iniziò a diminuire e gli effetti si cominciarono a sentire nella prima metà degli anni Settanta.

Quindi, approssimativamente, fra la metà e la fine degli anni Sessanta, i manager dell’economia USA abbandonarono la responsabilità morale di mantenere nel futuro almeno quello stesso tasso di crescita dell’economia fisica a cui si giunse nella ripresa kennediana, nel periodo successivo ad Eisenhower, tra il 1962 e il 1963. 5

Passiamo ora a spiegare quali sono i fattori utilizzati per datare questa svolta nel periodo 1966-1967.

Guardiamo di nuovo alla figura 2 per vedere com’è stata costruita. Il lato sinistro corrisponde al periodo 1966-1967, quando furono introdotti cambiamenti importanti, tra cui tagli selvaggi agli stanziamenti decisi da Kennedy per il "programma d’urto" spaziale, un programma che dal 1963 ad oggi ha costituito un fattore, purtroppo affievolitosi del tutto, di crescita dell’economia fisica e della produttività. 6

Seguiamo l’andamento delle curve verso destra, fino all’intervallo corrispondente al periodo 1997-1999, il punto al quale un’onda d’urto economica sospinge l’economia mondiale verso la fase terminale dell’attuale bolla finanziaria globale.

A questo punto la curva superiore, che rappresenta gli aggregati finanziari, raggiunge gli attuali livelli globali che i principali banchieri mondiali stimano a 300 trilioni di dollari di obblighi finanziari impagabili, mentre i livelli di output fisico pro capite s’avviano rapidamente verso il basso. A questo punto, sulla destra del grafico, la curva finanziaria s’impenna verso l’alto, assumendo un andamento pressoché verticale, mentre la curva dell’economia fisica crolla ancora più rapidamente.

L’intervallo 1997-1999 corris7ponde a dei cambiamenti fondamentali nell’economia USA e in quella mondiale. Verso la metà dell’ottobre 1998 i banchieri centrali del G7, come il Governatore della Federal Reserve Alan Greenspan, hanno abbandonato ogni remora ed hanno scantenato la più grande e la più folle bolla iperinflativa della storia.

I rapporti tra le tre curve del grafico si definiscono nel modo seguente.

Si noti come le tre curve sono coincidenti nel periodo 1966-1967. Perché ho utilizzato una scala in cui le tre curve appaiono quasi coincidere in questo modo?

Il problema è che per comprendere l’economia come un processo occorre confrontare il prezzo delle mele con il tagliando del prezzo attaccato ai bulloni.

Come ho sottolineato sopra, da una parte abbiamo grandezze fisico-economiche, che non si possono misurare in soldi, dall’altra abbiamo grandezze finanziarie, come i prezzi assegnati in un dato momento alle grandezze fisico-economiche.

Le grandezze fisico-economiche stesse sono spesso, ma non sempre, misurate dai mercati con i prezzi monetari correnti. Nel trattare questo problema di mettere a confronto le mele con il prezzo sulla loro etichetta siamo costretti ad introdurre certi tipi di indicizzazione.

Così ricorrendo all’indicizzazione si può paragonare un "paniere" di valori non monetari, valori fisici, con i prezzi di mercato attaccati ai prodotti contenuti nel "paniere". La maggior parte degli economisti professionisti lo sanno fare, quello che debbono invece imparare davvero è come farlo nella maniera giusta. 7

Così, come fanno di solito gli economisti, realizziamo un grafico adottando un indice dei prezzi, e stabiliamo i rapporti effettivi tra i tre aggregati — il prezzo nominale (tagliando) degli aggregati dell’economia fisica, il prezzo degli aggregati monetari, ed il prezzo degli agregati finanziari — ad un valore relativo comune di "100" per il punto 1966-1967.

Confrontiamo poi ciascuna delle grandezze, separatamente, per ciascuno degli anni successivi, con la grandezza misurata per l’anno indice.

Se poi "facciamo la media" degli effetti cumulativi per periodi di cinque o dieci anni (le cosiddette "medie correnti"), per il periodo 1966-1999, i risultati approssimeranno l’andamento dato in figura 2.

La figura riproduce il fatto statistico che si è verificato un incremento accelerato degli aggregati finanziari, un aumento ad un tasso minore degli aggregati monetari ed un tasso di riduzione a lungo termine della produzione fisico-economica pro capite e per chilometro quadrato pari a circa il 2% annuo (netto), o anche maggiore, fino ad un’improvisa accelerazione del tasso di riduzione tra il 1987 ed il 1992 (quando James Carville, nella campagna elettorale del 1992, venne fuori con la sua nota battuta "è l’economia, stupido!").

La prova è chiara. Perché le cose siano andate in tal modo però non è generalmente compreso da politici ed economisti, come pure dalla maggior parte dei cittadini. Questo è il problema che stiamo qui affrontando.

La maggior parte degli economisti che dispongono di una decente preparazione matematica dovrebbe essere in grado di descrivere come si è verificata la recente crescita cancerosa degli aggregati monetari e finanziari; a tale scopo basterebbe anche una preparazione da scuola superiore.

L’aspetto che invece rappresenta la sfida più seria è il processo di economia fisica; questo, che rappresenta lo studio da me approfondito professionalmente, costituisce l’aspetto dell’intero processo che le facoltà di economia e interi governi e parlamenti non riescono ad afferrare.

Ciò che gli economisti solitamente non riescono a comprendere è la realtà fisico-economica che sottostà alle statistiche in superficie. Da qui deve partire la nostra esposizione delle relazioni che intercorrono tra l’economia fisica e gli aggregati monetari, esaminando la differenza cruciale tra due nozioni di profitto finanziario — come questo appare nelle economie sane e nell’attuale crescita cancerosa della "bubble economy", una caricatura grottesca del normale profitto finanziario.

continua qui

http://www.movisol.org/iqtest.htm
 
Pericolo Malpensa: la security è israeliana
Maurizio Blondet
16/11/2005
Arrivo all'aeroporto di MalpensaMILANO - Sere fa, un nostro lettore ha chiacchierato con un giovanotto (italiano) che è impiegato alla «security» presso l'aeroporto milanese di Malpensa.
Uno di quelli che controllano i passeggeri all'imbarco, al bisogno li frugano e ispezionano i bagagli.
Una guardia giurata? «No», ha risposto il giovane: «Siamo dipendenti di un'azienda privata a cui è stata appaltata la sicurezza dei due aeroporti [dunque anche Linate]. Azienda israeliana».
Poi il giovanotto si è dilungato con piacere sull'addestramento che con i suoi colleghi, ha detto, ha ricevuto da «agenti del Mossad».
I nomi di tutti coloro che s'imbarcano vengono controllati e confrontati a «un database».
Se spunta un nome «non gradito», il palmare in dotazione, in collegamento permanente coi computer centrali, dà l'allarme.
Gli addetti sono invitati ad affidarsi al loro «bad feeling», il loro naso.
Se il naso segnala qualcosa, il povero passeggero è portato in una stanza, spogliato completamente e sottoposto ad ispezione corporale.
E tutto ciò, nota giudizioso il lettore, non fatto da poliziotti di Stato, ma da dipendenti privati in appalto: con tanti saluti alla nostra privacy.



E il database?
Si domanda il lettore: è stato fornito agli israeliani dal nostro Ministero dell'Interno?
In quel caso, a un governo straniero, con ovvii agganci col Mossad, è stato consegnato un elenco riservato.
E in ogni caso, nessun italiano può ormai volare da Milano a Roma se non è gradito agli israeliani.
Ma il fatto più allarmante è il nome della ditta: «International Consultants on Targeted Security», ICTS.
Ma non è la ditta, si domanda il lettore, che si stava occupando della sorveglianza, il fatale 11 settembre, del Boston Logan Airport, e lasciò passare i 19 presunti kamikaze-piloti arabi?
E' la stessa azienda che «sorvegliava», si fa per dire, anche l'aeroporto Liberty di Newark e il Dulles di Washington, da cui partirono gli altri tre aerei, coi cosiddetti «terroristi» a bordo.
Ed è la stessa identica ICTS che ha l'appalto della sorveglianza del De Gaulle di Parigi; e che l'aveva anche il giorno in cui lasciò passare il «terrorista» Richard Reid, quello con la scarpa esplosiva (un bricoleur, inglese ma «islamico» fai-da-te, e squilibrato: nulla in comune con gli splendidi piloti suicidi dell'11 settembre).



Un'azienda di rara inefficienza, a cui governi «amici» di Israele continuano a garantire grassi contratti.
O forse, invece, l'azienda più efficiente nel suo campo, manovrare terrorismo e strategia della tensione aerea?
Un ingranaggio necessario nelle stragi di Stato da attribuire a «terroristi islamici»?
Il sospetto è forte.
La ICTS è registrata in Olanda, ma tutta la sua dirigenza è israeliana (1).
Il suo capo è Ezra Harel, un nome famoso nel Mossad, o meglio lo era.
Perché dal novembre 2003, l'amico Harel risulta «deceduto» per infarto - sulla cinquantina - mentre navigava sul suo yacht al largo della Palestina.
Secondo la Reuters (2), Harel era un miliardario sospetto: messo in galera e rilasciato su cauzione dalla giustizia israeliana per imbrogli e malversazioni, insieme al socio Menachem Atzmom, anche lui direttore della ICTS.
Strano che il nostro ministro dell'Interno appalti un incarico così delicato a una ditta, i cui due presidenti sono dei pregiudicati.
L'amore per Israele è cieco.

Del resto, la morte dell'amico Harel è stata provvidenziale: non può essere chiamato a deporre, caso mai si aprisse un'inchiesta vera sull'11 settembre.
Perché non si sa mai.
Tant'è che uno dei primi decreti emanati da Bush dopo la strage del World Trade Center, il «Patriot Act», contiene fra le pieghe di articoli e commi un codicillo che intima: «aziende di sicurezza estere sono immuni da denunce e querele conseguenti ai fatti dell'11 settembre».
Il codicillo è pensato apposta per la ICTS: vieta ai familiari delle vittime dell'11 settembre di chiamare in giudizio la ditta per inadempienza o negligenza, magari anche solo per chiederle di risarcire i danni.
Nonostante questo, alla Corte federale di New York, distretto Sud, pende una querela collettiva contro vari imputati, fra cui la ICTS.
Il «decesso» di Ezra Harel è, come si capisce, una protezione aggiuntiva.
Siamo sicuri che l'amico è vivo e vegeto (ci fa piacere per lui), solo ha dovuto cambiare identità e passaporto.
Non è difficile, per il Mossad.

Così il defunto Ezra Harel non deve spiegare come mai, ad esempio, non si sono mai visti i video registrati che mostravano tutti i passeggeri imbarcati sui fatali aerei dell'11 settembre.
Nemmeno uno.
Quello che viene continuamente mostrato è il video che mostra un paio di «terroristi suicidi» (uno dei due è Mohammed Atta) che passa al check-point del Portland Maine International airoport, giusto in tempo per saltare sulla coincidenza che lo porterà al Boston Logan, da cui - ci assicura la versione ufficiale - partiranno per il folle volo.
Ma come mai c'è il video del Portland Maine, e non quello del Boston Logan?
Si è visto anche un altro video, diramato ai media da una ditta di avvocati (la Motley Rice LLC del South Carolina), che mostrava due giovani arabi al Boston Logan; ma poi è stato ritirato.
Due cose lo rendevano un evidente falso.
Il video di sorveglianza mancava dell'ora e della data sovrimpressa (anche quello del Maine Portland ha questa strana lacuna); e la telecamera che ha ripreso dispone di una mobilità stupefacente per una Tv di sorveglianza: zooma sui due arabi, poi li segue col suo sguardo elettronico.
Come fosse manovrata da un vero regista, intenzionato a concentrare la nostra attenzione su quei due.



Inutile ricordare che dei 19 terroristi arabi subito denunciati dall'FBI come autori del mega-attentato, nove sono risultati vivi e ignari: piloti di linee aeere arabe o maghrebine, studenti che avevano denunciato il furto o lo smarrimento del passaporto, e così via.
Alla fine l'FBI ha ammesso che «nessuna» delle 19 identità è sicura.
Anche se i grandi media continuano a parlarci di Mohamed Atta & Co.
Aggiungiamo un altro particolare a memoria: anche la scuola di volo di Venice, Florida, dove Atta e i suoi hanno imparato a pilotare (male i Cessa, non i Boeing 707), era gestita da due «olandesi». Veri olandesi, stavolta, e coinvolti in strani incidenti di volo dopo l'11 settembre.
Insomma, questo è il background professionale della ditta a cui è stata affidata la sicurezza dei due aeroporti di Milano, e probabilmente anche di Roma Fiumicino.
E' la ditta israeliana che ci scheda ogni volta che prendiamo un aereo.
E che deciderà, quando verrà il giorno, se un aereo italiano carico di passeggeri dovrà cadere, sequestrato e lanciato contro qualche torre da terroristi islamici.
Siamo in mano loro, del Mossad e dei suoi assassini già coinvolti nell'11 settembre.
E a metterci nelle loro mani, è il nostro governo.
Se accadrà la tragedia, ricordiamocelo
Maurizio Blondet




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Note
1) Stephen M. St.John, «911 Dutch threat?», rense.com, 15 novembre 2005.
2) ICTS International NV Officials Being Investigated 2003 May 30 5:22 PM
ICTS International NV reported that on May 25, 2003, Mr. Ezra Harel, the Chairman of ICTS International N.V. was detained and subsequently released on bail in Israel by the investigative authorities of the Israeli Securities Authority in connection with a criminal investigation under Israeli law involving an unrelated company in which Mr. Harel was a former director and controlling shareholder. Mr. Menachem Atzmon, a director of ICTS International N.V. was also detained and subsequently released on bail in the same matter. Mr. Atzmon may be deemed a former controlling shareholder of the unrelated company. The substance of the Israeli Securities Authority's questioning of Mr. Harel and Mr. Atzmon is not known, since a gag order is in effect in connection with the investigation.





http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=774&parametro= politica
 
guarda che leggo e credo di capire...
Pertanto, contrariamente alle convinzioni di gente squilibrata come i seguaci di Milton Friedman, l’aumento dell’offerta monetaria non comporta automaticamente l’inflazione. Dipende da come viene gestito il credito. Se la combinazione di espansione monetaria e di credito è diretta verso l’aumento della produttività dell’economia fisica, pro capite e per chilometro quadrato, l’espansione del credito deve continuare o persino aumentare. In tal caso il risultato tenderà ad essere deflazionistico e non inflazionistico. Il miglioramento della qualità dei prodotti e l’aumento della produttività sono inerentemente deflazionistici, nel senso che il termine acquisisce per l’economia reale. L’espansione del credito diventa inflazionistica quando il turnover finanziario aumenta ad un tasso più elevato rispetto a quello dell’output dell’economia fisica reale. 8



una volta i nostri politicanti dicevano che la colpa era dei sindacati....
e tutti a crederci :evil:
 
http://www.enricocisnetto.it/primo_piano/trichet_non_sar_l_alibi_dell_economia_frenata

Macroeconomia Europa

Trichet non sarà l’alibi dell’economia frenata
"Il Mondo" Venerdì 25 Novembre 2005


Tanto tuonò che piovve.

La mossa, già anticipata dal mercato obbligazionario – visti i rendimenti in crescita sia sui titoli di Stato che sui bond societari – era nell’aria, e alla fine l’annuncio è arrivato: Jean-Claude Trichet alzerà i tassi, probabilmente già a dicembre. E c’è già chi dice di temere per la scheletrica ripresina. Sbagliando. Le basse performances delle economie europee in questi anni, infatti, non hanno avuto nulla a che fare con il costo reale del denaro a zero. Altri i fattori che hanno impedito di crescere come gli Usa: domanda rachitica, export in difficoltà, bassa produttività pro capite a parità di ore lavorate e, dal lato dell’offerta, rigidità dei mercati dei beni e del lavoro, unite alla scarsa concorrenza nei servizi.
Chi chiedeva, quindi, di lasciare i tassi sotto il livello dell’inflazione, sperando che l’euro arrivasse al rapporto di uno a uno con il dollaro, è stato sconfitto. Meglio, perché questa “svalutazione all’europea” avrebbe dato la possibilità di “rubacchiare” sul cambio, fornendo l’ennesima occasione per non intervenire sui nodi strutturali che bloccano la crescita europea. In più, Trichet sa che, con l’inflazione in salita, si rischia che il differenziale se lo mangi il costo della vita: a che serve allora avere i tassi bassi?
Ma già immagino che, non appena uscirà qualche zero virgola in meno di pil, qualcuno dirà che il colpevole è Trichet, tentando di far ricadere sugli altri la colpa della propria incapacità decisionale. Invece no: i tassi si alzeranno, e che nessuno si sogni di trasformarlo in un alibi.
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questo mi ricorda che il ministro Gasparri che non è un RE Magio, ha proprio urlato il suo disappunto dicendo che la BCE non può alzare i tassi almeno finche il cambio €/$ non sarà giunto alla parità.

dite che Trichet lo ascolterà?
NAAAAAAAAAAAAAAAA

i politicanti italiani sono quelli che mangiano più a ufa di tutti
 
ho trovato pure questo

http://www.indicius.it/

siamo davvero in tanti schifati dalla sporcizia targata politica
una volta c'era la Lega che ci faceva sperare..

e abbiamo visto come è andata a finire con il ministro di grazia ed ingiustizia: Castelli
 

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