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Mi sa che "qualcuno" l'ha fatta fuori dal buco ....

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E non è certamente "il riscaldamento climatico", quanto "eventi straordinari".

Negli ultimi giorni l’Islanda è stata teatro di un evento meteorologico di portata eccezionale:
temperature prossime ai +20°C in pieno mese di dicembre,
un valore del tutto fuori scala per un Paese che, in questo periodo, dovrebbe trovarsi nel cuore dell’inverno artico.

In alcune località dei fiordi orientali, i termometri hanno raggiunto +19,7°C,
eguagliando o superando il record nazionale islandese di caldo per il mese di dicembre.
Un dato che, da solo, rende evidente la straordinarietà dell’episodio.


Per comprendere la portata dell’anomalia basta un confronto con la climatologia media:
nel mese di dicembre le temperature massime islandesi oscillano generalmente tra 0 e 4 °C,
mentre valori attorno a 7–8 °C vengono già considerati molto miti.
Superare la soglia dei 19 °C significa quindi registrare un’anomalia termica di 10–15 gradi,
più tipica di una giornata primaverile che di un periodo prossimo al solstizio d’inverno.

Dal punto di vista storico, il precedente primato risaliva al 2 dicembre 2019,
quando a Kvísker, nel sud-est dell’isola, furono misurati 19,7 °C.
Il fatto che un valore analogo sia stato nuovamente raggiunto lungo la costa orientale
conferma come l’evento attuale rientri tra i fenomeni meteorologici estremi,
seppur non completamente isolati, nel contesto della circolazione atlantica.

A rendere l’episodio ancora più estremo è intervenuto un fattore locale decisivo: il föhen islandese, noto come hnjúkaþeyr.
Questo vento caldo e secco si sviluppa quando l’aria scavalca l’altopiano centrale e scende verso i fiordi orientali,
riscaldandosi rapidamente per compressione adiabatica.
Il risultato è un incremento improvviso e marcato delle temperature al suolo,
con differenze anche di diversi gradi tra i versanti.

La forte ventilazione ha inoltre favorito un intenso rimescolamento verticale,
trasportando verso il basso l’aria più calda presente in quota.
A questo si è sommato il contributo di acque oceaniche insolitamente miti nel Nord Atlantico,
che negli ultimi mesi hanno fornito ulteriore energia termica ai bassi strati dell’atmosfera.

Nel complesso,
l’episodio rappresenta un chiaro esempio
di evento meteorologico estremo alle alte latitudini,
reso possibile da una combinazione particolarmente efficace
tra dinamiche sinottiche atlantiche, avvezione calda e meccanismi locali di föhn.
 
E non è certamente "il riscaldamento climatico", quanto "eventi straordinari".

Negli ultimi giorni l’Islanda è stata teatro di un evento meteorologico di portata eccezionale:
temperature prossime ai +20°C in pieno mese di dicembre,
un valore del tutto fuori scala per un Paese che, in questo periodo, dovrebbe trovarsi nel cuore dell’inverno artico.

In alcune località dei fiordi orientali, i termometri hanno raggiunto +19,7°C,
eguagliando o superando il record nazionale islandese di caldo per il mese di dicembre.
Un dato che, da solo, rende evidente la straordinarietà dell’episodio.


Per comprendere la portata dell’anomalia basta un confronto con la climatologia media:
nel mese di dicembre le temperature massime islandesi oscillano generalmente tra 0 e 4 °C,
mentre valori attorno a 7–8 °C vengono già considerati molto miti.
Superare la soglia dei 19 °C significa quindi registrare un’anomalia termica di 10–15 gradi,
più tipica di una giornata primaverile che di un periodo prossimo al solstizio d’inverno.

Dal punto di vista storico, il precedente primato risaliva al 2 dicembre 2019,
quando a Kvísker, nel sud-est dell’isola, furono misurati 19,7 °C.
Il fatto che un valore analogo sia stato nuovamente raggiunto lungo la costa orientale
conferma come l’evento attuale rientri tra i fenomeni meteorologici estremi,
seppur non completamente isolati, nel contesto della circolazione atlantica.

A rendere l’episodio ancora più estremo è intervenuto un fattore locale decisivo: il föhen islandese, noto come hnjúkaþeyr.
Questo vento caldo e secco si sviluppa quando l’aria scavalca l’altopiano centrale e scende verso i fiordi orientali,
riscaldandosi rapidamente per compressione adiabatica.
Il risultato è un incremento improvviso e marcato delle temperature al suolo,
con differenze anche di diversi gradi tra i versanti.

La forte ventilazione ha inoltre favorito un intenso rimescolamento verticale,
trasportando verso il basso l’aria più calda presente in quota.
A questo si è sommato il contributo di acque oceaniche insolitamente miti nel Nord Atlantico,
che negli ultimi mesi hanno fornito ulteriore energia termica ai bassi strati dell’atmosfera.

Nel complesso,
l’episodio rappresenta un chiaro esempio
di evento meteorologico estremo alle alte latitudini,
reso possibile da una combinazione particolarmente efficace
tra dinamiche sinottiche atlantiche, avvezione calda e meccanismi locali di föhn.
Metereologia: cambio del tempo di giorno in giorno;

Clima: media temperature ultimi 30 anni.

se parliamo di effetti straordinari metereologici andiamo d'accordo, il rapporto però deve essere biunivoco: i tuoi no i miei si?
Che la temperatura media degli ultimi 30/50 anni sia in aumento è un però dato di fatto come dimostrano le rilevazioni Copernicus, ed è un aumento mediamente costante con gli ultimi anni particolarmente più caldi. Che sia anche questo un fenomeno climatico transitorio lo sapremo solo tra molti anni. Ad oggi però il riscaldamento nel periodo preso in esame è incontrovertibile.
 

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