Solo politica

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Se l’obiettivo fosse stato davvero ridurre rifiuti e sprechi,
avrebbero puntato su una cosa semplice: responsabilità.


Chi produce paga,

chi inquina risponde,

chi innova vince.

Invece no:

la scorciatoia è sempre la stessa,

vietare dall’alto e far finta che basti.
 
Perché costruire filiere efficienti costa fatica,
richiede concorrenza e risultati misurabili.

Il divieto, al contrario, è comodo:

una norma,

due slogan,

e la politica si mette la medaglia al petto.
 
E infatti il punto non è la plastica. È il metodo.

È l’idea che il cittadino debba essere rieducato,

che l’impresa debba essere addomesticata,

che ogni scelta debba passare dal permesso del potere.
 
Non stanno cambiando il packaging:

stanno allargando la gabbia.


E ogni “piccolo” divieto accettato senza reagire diventa precedente, abitudine, resa.

Sempre a favore di chi decide.

Mai a favore di chi vive e lavora.

Oggi ti tolgono la bustina.

Domani ti tolgono la scelta.

E quando te ne accorgi,


la libertà

è già diventata un’eccezione amministrativa.
 
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Gli idoli e le false nozioni che hanno penetrato l'intelletto umano,
fissandosi profondamente in esso,
non solo assediano le menti così da rendere difficile l'accesso alla verità,
ma anche (una volta che questo accesso è dato e concesso)
risorgeranno e saranno causa di turbamento perfino nell'instaurazione stessa delle scienze.
 

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