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Scazzi europei

EU’s Kallas privately complaining about ‘dictator’ von der Leyen – Politico​

Published: 26 Jan 2026 | 11:21 GMT
The bloc is riven with division among its leadership, the outlet has reported

EU’s Kallas privately complaining about ‘dictator’ von der Leyen – Politico

RT composite. © Getty Images / Thierry Monasse; Pier Marco Tacca








European Union foreign policy chief Kaja Kallas is privately complaining about the authoritarian style of European Commission President Ursula von der Leyen, Politico reported on Monday, citing sources.

Kallas views von der Leyen as “a dictator,” a senior diplomat told the outlet, adding that there is “little or nothing she can do about that.” Previous reports have described a bitter rivalry between the two senior officials, with the commission president said to hold the upper hand.

Politico named five people in Brussels who it claimed have the toughest jobs, including Kallas. Another is Paula Pinho, von der Leyen’s spokesperson, who the outlet reported is often left uninformed by a boss who “works in a (metaphorical) bunker” with strict need-to-know protocols – making the current commission at times more secretive than the famously opaque Vatican.

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Last week, von der Leyen survived a fourth no-confidence vote in the European Parliament from non-centrist lawmakers who accused her of lacking transparency and pursuing policies harmful to bloc members. Her conflict with Kallas reportedly stems from constant efforts to sideline the European External Action Service on key foreign policy matters.

Kallas, a former Estonian prime minister, has herself been criticized as unfit for her role, including by EU member Slovakia, partly due to her anti-Russian stance. Last September, she was ridiculed by Moscow and Beijing after appearing to treat it as a revelation that Russia and China take pride in defeating the Axis powers in World War II. Kremlin spokesman Dmitry Peskov said this weekend that neither Moscow nor Washington believes she can be productively negotiated with.

Politico also listed NATO Secretary-General Mark Rutte, described as a “Trump whisperer for European NATO members, Hungarian EU envoy Balint Odor, who must soften Prime Minister Viktor Orban’s anti-Brussels rhetoric, and veteran Trade Commissioner Maros Sefcovic, dubbed “Mr. Fix It,” as those with supposedly the toughest jobs in Brussels.



 
Rocco Gustavo Maruotti, sostituto procuratore del Tribunale di Rieti,
è stato eletto nella recente tornata dell’Anm con 236 voti.

Secondo quanto riporta Repubblica i nuovi componenti dell’Anm, il sindacato delle toghe,
hanno avuto risultati in tempo reale grazie al voto online.

Vince la sinistra di Area con 1.785 voti.

Seguita dalla destra di Magistratura indipendente con 1.648.

Terza è la centrista Unicost, la corrente dell’ex leader Palamara, con 1.212.

Quarta Autonomia e indipedenza di Piercamillo Davigo con 749.

Seguita dalla new entry, il gruppo Articolo 101 che conquista 651 voti.

Luca Poniz di Area, il presidente uscente, più votato con 739 voti.
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L'Associazione nazionale magistrati (in sigla ANM)
è l'organismo associativo, senza carattere politico, (AHAHAHAHAH)

Sono iscritti 9149 magistrati sul totale di 9657 magistrati nel ruolo organico.

È guidata da un comitato direttivo eletto ogni quattro anni e composto da 36 membri.
 
Mi domando come faranno a caricare le tesla se non c'è corrente
 
Il popolo belante, CREDE.

C’è sempre un momento, la domenica sera, in cui una parte del pubblico di Rai 3
si prepara psicologicamente allo scandalo della settimana.

Stavolta la promessa è grossa: magistrati spiati, procure violate, un “software spia”
che controlla 40 mila computer senza lasciare traccia,
installato addirittura all’insaputa del ministro della Giustizia di allora.

Il tutto condito dall’idea che si tratti di un programma buono per i supermercati, non certo per luoghi sensibili dello Stato.

Una storia perfetta per alimentare sospetti, diffidenze e qualche brivido orwelliano.

Peccato che, come spesso accade, il racconto sia molto più affascinante della realtà.
La realtà, infatti, è terribilmente noiosa.
E proprio per questo smonta l’impianto narrativo costruito da Report.
 
Il famigerato programma dal nome misterioso, ECM o SCCM,
oggi ribattezzato Microsoft Endpoint Configuration Manager,
non è altro che uno strumento di gestione informatica diffusissimo.

È presente nelle grandi aziende, nelle banche, nelle assicurazioni, negli enti pubblici.

Serve a fare una cosa banalissima:
tenere aggiornati migliaia di computer senza mandare un tecnico fisicamente davanti a ogni tastiera.


Antivirus, patch di sicurezza, aggiornamenti di sistema. Tutto qui.

Se non esistesse, la giustizia italiana — già afflitta da problemi ben più seri — si paralizzerebbe al primo crash.


Eppure nel racconto televisivo questo software diventa una specie di arma impropria.

Viene liquidato come tecnologia da “totem dei supermercati”,
come se il ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio
avesse deciso di risparmiare sulla sicurezza per controllare meglio i fascicoli riservati.

Una ricostruzione che non regge a una verifica minima.

Parliamo di uno standard internazionale per la gestione delle reti complesse,
adottato anche da organizzazioni che con la leggerezza non hanno proprio nulla a che fare.

Documenti ufficiali della Nato citano SCCM nei processi di gestione della configurazione,
nelle descrizioni delle mansioni tecniche e persino nei bandi per la formazione.

Non per caso: è un software certificato secondo protocolli crittografici come FIPS 140-2 e NSA Suite B,
quelli richiesti negli ambienti governativi sensibili.

Altro che tecnologia di scarto.
 
A questo punto cade anche il secondo pilastro dell’allarme:

l’idea del “software spia” che non lascerebbe tracce.

Qui siamo al confine tra fantascienza e ignoranza tecnica.

Nei sistemi informatici seri tutto viene registrato.

Ogni accesso remoto, ogni intervento, ogni operazione produce log,
cioè registri dettagliati che funzionano come una scatola nera.

Se qualcuno entrasse davvero nel computer di un magistrato per curiosare, lascerebbe impronte digitali ovunque.

Non servirebbero rivelazioni giornalistiche: basterebbe un perito informatico per ricostruire tutto, minuto per minuto.


Ma la suggestione funziona meglio della spiegazione.

Così si insiste sul “controllo remoto”, presentato come uno strumento attivabile di nascosto.

Anche qui si racconta una mezza verità.

Tutti i software di assistenza permettono il controllo, altrimenti non servirebbero a nulla.

Avere una chiave non significa entrare abusivamente.

Per spiare davvero un magistrato, un tecnico dovrebbe violare regole interne,
superare barriere del sistema operativo e far scattare una catena di allarmi su tutta la rete.

Uno scenario che viene completamente ignorato,
preferendo la figura del tecnico infedele che osserva le vite altrui nel silenzio generale.
 
La ciliegina arriva con la testimonianza del giudice di Alessandria,
convinto che un tecnico potesse leggere tutto ciò che scriveva sul computer senza che lui se ne accorgesse.

Anche qui, niente di misterioso.

Nei computer della pubblica amministrazione esistono strumenti di assistenza remota
che, a seconda delle configurazioni, possono richiedere o meno l’autorizzazione dell’utente.

Servono per fare aggiornamenti, installare patch di sicurezza, intervenire rapidamente sui sistemi.

Operazioni che spesso avvengono quando davanti allo schermo non c’è nessuno.


Resta allora l’accusa più grave:
tutto questo sarebbe avvenuto all’insaputa del ministro (grillino) Bonafede nel 2019.
(PERCHE' E' DAL 2019 CHE QUESTO PROGRAMMA E' ATTIVO)

Anche qui, i documenti raccontano un’altra storia.

I bandi sono pubblici,
le adesioni alle convenzioni Consip sono tracciate,
i contratti consultabili.

L’acquisto di oltre 42mila licenze risulta nei dataset del Ministero della Giustizia, così come i rinnovi successivi.

Nel 2022, con il governo Draghi e il Pd al potere, la fornitura viene riattivata.


E ci saranno ulteriori rinnovi nel 2024.

Parliamo dunque di una tecnologia che attraversa tre governi diversi,
senza che nessuno abbia mai parlato di spionaggio.
 
Alla fine, il quadro è chiaro:

il giornalismo che ama i teoremi ha trasformato
una normale attività di manutenzione informatica in un complotto degno di Orwell.

Ma basta leggere le carte, guardare le date, incrociare i contratti per capire che il “Grande Fratello” non c’entra nulla.

E che Nordio – attaccato dai soliti nulla – c’entra ancora meno.

C’entra solo il lavoro, poco glamour ma indispensabile,
di chi deve tenere accesi i computer di una giustizia che ha già abbastanza problemi senza inventarsene di nuovi.
 

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