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da corriere.it:

Aperti i seggi, code: Bush ha votato nel Texas

NEW YORK (USA) - Seggi aperti negli Stati Uniti. Anche se, a dire il vero, il 20% degli elettori ha votato prima del previsto giorno elettorale, sia mediante il voto postale, sia con quello tradizionale. I primi seggi chiuderanno alle 18.00 locali (la mezzanotte in Italia) nell'Indiana e nel Kentucky. Il grosso dei risultati dovrebbe essere noto a partire dalle 21.00 locali, le 03.00 italiane. Il presidente George W. Bush, che parte forte del vantaggio, simbolico, acquisito nel paesino del New Hampshire di Dixville Notch (19 a 7), alle 7.45 del mattino (ora americana) ha votato nella stazione dei pompieri di Crawford, località del Texas dove ha il suo ranch. Il suo sfidante, John Kerry, candidato democratico, vota, invece, a Boston, nella sede dello Stato del Massachusetts. Dopo il voto, Bush volerà a Columbus, nell'Ohio, per un comizio in extremis, e poi ritornerà a Washington, dove attenderà i risultati.


LUNGHE CODE AI SEGGI
Son passate poche ore dall’apertura dei seggi, e già si registrano code chilometriche in tutti gli stati. Decine di migliaia di elettori si stanno recando alle urne per dare il loro voto, decidendo il destino degli Stati Uniti. L’affluenza, così come riportano i principali network televisivi, è altissima, non solo negli stati incerti, ma anche in quelli in cui l’esito sembra già deciso.


«FIDUCIA NEL POPOLO»
All'uscita del seggio di Crawford dove ha votato con la famiglia., Bush ha rilasciato alcuni dichiarazioni ai giornalisti. Il candidato repubblicano si è detto fiducioso di farcela. «Penso che vincerò», ha detto il numero uno degli Usa.
«Non sono bravo a fare pronostici», ha proseguito Bush con la
moglie Laura al fianco: «Amo la nostra democrazia, mi fido del
giudizio del popolo americano».


KERRY
Kerry, invece, prima di raggiungere il Massachusetts, parteciperà, con il governatore del Wisconsin Jim Doyle, a un evento elettorale per sollecitare i cittadini ad andare alle urne. Tornato a casa, dopo avere votato Kerry pranzerà alla Union Oyster House, una sua tradizione nell'Election Day. Nel programma della giornata dello sfidante di Bush, anche interviste con televisioni negli Stati in bilico. La sera, appuntamento con i sostenitori a Copley Square nel cuore di Boston.


ULTIMI SONDAGGI
I riflettori anche questa volta saranno puntati sulla Florida e in alcuni altri stati chiave come l'Ohio, entrambi vinti per un soffio da Bush nel 2000 e ora fondamentali per la vittoria. Kerry deve portare a casa almeno uno di questi due stati per avere chance realistiche di sedere alla Casa Bianca, mentre una sconfitta di Bush in Florida lo metterebbe in pericolo a meno che non si fosse aggiudicato la Pennsylvania o uno degli stati del Midwest come il Minnesota, il Wisconsin e l'Iowa -- tutti vinti da Gore nel 2000. Un sondaggio Reuters/Zogby sui 10 stati chiave mostra Bush in vantaggio di sei punti percentuali su Kerry in Ohio e i due rivali inchiodati al 48% a testa in Florida. Kerry conduce in sei stati, tutti vinti da Gore nel 2000, ma per vincere deve strappare a Bush alcuni stati da lui conquistati quattro anni fa.
 
da Repubblica.it

15:26 Nel sud Democratici "stanano" elettori afroamericani
Little Rock (Arkansas) - All'apertura dei seggi, per le strade degli stati del sud si sono messi in marcia centinaia di pulmini: raccolgono casa per casa gli elettori afroamericani e li accompagnano a votare. Non si tratta di un servizio pubblico per incrementare l'affluenza alle urne, ma di un'operazione ai limiti della legalità messa in piedi dai Democratici per capitalizzare il sostegno dell'elettorato di colore. Nove afroamericani su dieci votano per il partito dell'asinello, ma nelle aree rurali e depresse hanno già abbastanza problemi per ricordarsi di andare alle urne.


15:23 Bush: "Il mondo ci guarda"
"Il mondo ci guarda. Guarda la nostra grande democrazia al lavoro e non ci sarebbe nulla di meglio per il nostro sistema che l'elezione venisse conclusa in forma definiva stanotte di modo che io - perché spero che sarò io - possa proseguire a guidare questo paese". Lo ha detto il presidente George W. Bush che ha anche fatto gli auguri al rivale John Kerry: "Siamo nella stessa posizione. Abbiamo dato il possibile. Sono sicuro che lui, come me, sia felice che la campagna sia arrivata alla fine", ha aggiunto il presidente.


15:16 Ohio, Repubblicani vincono battaglia legale
I repubblicani hanno vinto all'ultimo secondo la battaglia legale per inviare attivisti nei seggi dell'Ohio per contestare la regolarità delle iscrizioni degli elettori democratici. Una corte d'appello federale ha dato via libera, per 2 voti a 1, ai repubblicani dopo che ieri due giudici avevano stabilito, in casi diversi ma paralleli, che la presenza degli attvisti ai seggi avrebbe "interferito nel voto" creando una atmosfera di intimidazione nei confrontio degli elettori. Un tentativo dei democratici di far intervenire la Corte Suprema degli Stati Uniti è fallito. Il massimo organismo giudiziario della nazione ha rifiutato di interferire nella decisione dei tre giudici d'appello.


14:49 Bush: "Penso che vincerò"
Il presidente George W. Bush ha fiducia di vincere oggi il voto per la Casa Bianca. "Penso che vincerò", ha detto all'uscita del seggio di Crawford in Texas dove ha votato con la famiglia. "Non sono un bravo pronosticatore", ha detto Bush con la moglie Laura al fianco: "Amo la nostra democrazia, mi fido del giudizio del popolo americano". "L'elezione è ora nelle mani della gente. E' stata una fantastica esperienza viaggiare attraverso il paese, parlare con la gente delle cose in cui credo, dove ho intenzione dove portare l'America nei prossimi quattro anni", ha detto il presidente dopo il voto. Bush ha riconosciuto che queste elezioni sono così indecise "perché si è parlato di grandi questioni, questioni di pace e di guerra. Io ho una filosofia che tutti capiscono. Ho idee chiare su come esercitare la leadership". Bush ha votato in abito scuro, cravatta blu. La moglie indossava un tailleur pantaloni di flanella grigio perla. Entrando al seggio Laura ha fatto un segno di vittoria con la mano.


14:01 Laura Bush: "Andrà bene"
"Siamo convinti che andrà tutto bene per noi". Lo ha detto la first lady Laura Bush a Nbc.


13:57 Edwards: "Siamo ottimisti"
"I giovani stanno votando in massa e questo è un buon segnale per John Kerry" ha detto il candidato democratico alla vicepresidenza, John Edwards, alla Nbc, "credo che assisteremo a un'affluenza al voto senza precedenti. Siamo ottimisti".


13:53 Code ai seggi a New York
Code ai seggi di New York e di altre località degli Stati Uniti dove oggi si vota per eleggere il presidente, per rinnovare il Congresso e per una miriade di consultazioni locali.


13:46 In molti Stati si va ai seggi sotto la pioggia
In molti stati si va a votare sotto la pioggia. Un elemento che, unito al fatto che quello delle elezioni è un normale giorno lavorativo, metterà alla prova le previsioni degli analisti che pronosticano un'affluenza record.


13:40 New Hampshire, Bush guida 35 a 21
Nel New Hampshire George W. Bush è in vantaggio su John Kerry per 35 a 21 dopo che sono stati contati i voti a Dixville Notch e Hart's Location, le due località di montagna dello Stato i cui elettori si sono tutti ritrovati a votare alla mezzanotte locale (le sei del mattino in Italia). A Dixville Notch, dove gli elettori quest'anno erano 26, 19 voti sono andati a Bush e 7 a Kerry. A Hart's Location, Bush ha avuto 16 voti e Kerry 14, con un suffragio al candidato indipendente Ralph Nader. In totale Bush è a 35, Kerry a 21, Nader a 1. Le due località dal voto precoce sono tradizionalmente repubblicane.


12:05 Aperti i seggi sulla costa Est
Alle 12 italiane, le 6 locali, sono stati aperti i primi seggi elettorali sulla costa orientale degli Stati Uniti.


11:12 Italiano osservatore Osce in Ohio
Sulle elezioni statunitensi vigilerà anche l'Osce e osservatore in uno degli stati chiave, l'Ohio, sarà il deputato italiano Giovanni Kessler.


10:13 Russi tra osservatori internazionali
Anche i russi controllano se negli Stati Uniti si sta votando nel pieno rispetto della democrazia: è una delle novità delle presidenziali americane di oggi. Il ministero degli Esteri russo a Mosca ha annunciato che un certo numero dei suoi diplomatici accreditati in Usa prendono parte al "monitoraggio internazionale" delle elezioni "assieme ad altri partecipanti stranieri".


09:28 Kerry: "Andate a votare, cambieremo l'America"
A fianco la moglie Teresa Heinz, preceduto dal vero boss", Bruce Springteen, John Kerry ha concluso la sua campagna elettorale a Cleveland, in Ohio, davanti a una folla di 50mila persone. "Andate a votare, insieme cambieremo l'America. L'esito di queste elezioni è nelle vostre mani e vi prometto che se andrete alle urne, non solo ogni vostro voto conterà, ma anche che ogni vostro voto verrà contato", ha detto il senatore del Massachusetts, che ha passato la vigilia dell'election day volando tra la Florida, il Wisconsin e l'Ohio, tre dei "battleground states".


07:27 I primi americani al voto, urne chiuse alla mezzanotte italiana
I seggi hanno iniziato ad aprirsi sulla costa atlantica. Le prime indicazioni cominceranno ad affluire dopo le 18.00, la mezzanotte in Italia, quando arriveranno i primi exit poll dall'Indiana e dal Kentucky. Gli ultimi a votare saranno i cittadini dell'Alaska dove le urne si chiuderanno alle sei, ora italiana.


07:18 I primi 26 elettori scelgono Bush
A Dixville Notch ha vinto George W. Bush: il minuscolo paesino del New Hampshire, che tradizionalmente è il primo ad annunciare i risultati nelle elezioni americane, si è pronunciato a favore dell'attuale inquilino della Casa Bianca. Lo scrutinio ha assegnato 19 voti a Bush e 7 a Kerry. Dixville Notch è repubblicano per tradizione.


07:13 Sondaggi, Kerry in vantaggio in sei stati incerti
Il senatore John F. Kerry, candidato democratico alla Casa Bianca, risulta davanti al presidente George W. Bush nei sondaggi in 6 dei 10 Stati in bilico monitorati ogni giorno da Zogby per conto della Reuters. Bush è in testa abbastanza nettamente nell'Ohio (6 punti) e in Nevada (5 punti), e di misura in Colorado. Kerry è in testa abbastanza nettamente nel Michigan, nel Wisconsin e nel Minnesota (6 punti), nello Iowa (5 punti), nella Pennsylvania (4 punti) e di misura nel New Mexico. Parità perfetta, invece, nella Florida, che - se le ipotesi di Zogby si rivelassero esatte - sarebbe di nuovo lo Stato decisivo delle elezioni 2004, come fu di quelle 2000.
 
Usa 2004, Bush e Kerry affrontano il verdetto degli elettori

WASHINGTON (Reuters) - Il presidente George W. Bush e il senatore democratico John Kerry affrontano il verdetto degli elettori americani oggi, quando va a concludersi -- con un esito non prevedibile -- la lunga e aspra battaglia per conquistare la Casa Bianca.

Circa 125 milioni di statunitensi voteranno per scegliere chi dovrà guidare il loro Paese nei prossimi quattro anni e decidere delle sorti della guerra in Iraq, della lotta al terrorismo, dello sviluppo dell'economia e delle relazioni internazionali.

I sondaggi mostrano un testa a testa a livello nazionale e indicano in 10 stati chiave una situazione di grande incertezza.

Bush e Kerry hanno speso l'ultimo giorno di campagna elettorale, ieri, avanti e indietro negli stati indecisi, nella speranza di arraffare un'ultima manciata di voti, necessari per raggiungere i fatidici 270 "voti elettorali" necessari per cantar vittoria.

"Il mondo sta guardando cosa farete. Le speranze e i sogni del nostro Paese sono sotto gli occhi di tutti oggi", ha detto Kerry ai suoi sostenitori a Milwaukee, Wisconsin, nelle ultime ore di campagna elettorale.

Il voto conclude una campagna straordinariamente tesa focalizzata su Iraq e sicurezza nazionale, con Bush, da una parte, a difendere la sua dottrina della guerra preventiva -- definendo il senatore del Massachusetts troppo liberale, troppo inconsistente e troppo debole per guidare il Paese -- e Kerry dall'altra a dire che il presidente è andato a combattere in Iraq senza un vasto appoggio internazionale e ha commesso molti errori che non è stato nemmeno in grado di correggere.

Bush ha criticato Kerry anche per la sua debolezza sul fronte interno della sicurezza e nella guerra al terrorismo, affermando di essere il solo ad avere la determinazione giusta per farlo.

"Non ci stancheremo, non ci fermeremo, continueremo a proteggere gli americani. Rimaniamo in guardia", ha detto Bush a Sioux City, Iowa. "Combattiamo i terroristi all'estero per non ritrovarceli in casa".

KERRY: UN NUOVO INIZIO

Kerry -- che voterà e attenderà i risultati a Boston -- ha detto agli elettori che la scelta è fra altri quattro anni di politiche economiche e internazionali "fallimentari" e "un nuovo inizio".

Bush voterà a Crawford, Texas, farà poi una fermata nello stato chiave dell'Ohio per poi tornare a Washington.

Il testa a testa fino all'ultimo rende queste consultazioni elettorali simili a quelle del 2000 quando Bush perse il voto popolare a favore del democratico Al Gore ma vinse a livello di collegi elettorali dopo che un riconteggio dei voti in Florida fu sospeso per decisione della Corte suprema.

I riflettori anche questa volta saranno puntati sulla Florida e in alcuni altri stati chiave come l'Ohio, entrambi vinti per un soffio da Bush nel 2000 e ora fondamentali per la vittoria.

Kerry deve portare a casa almeno uno di questi due stati per avere chance realistiche di sedere alla Casa Bianca, mentre una sconfitta di Bush in Florida lo metterebbe in pericolo a meno che non si fosse aggiudicato la Pennsylvania o uno degli stati del Midwest come il Minnesota, il Wisconsin e l'Iowa -- tutti vinti da Gore nel 2000.

Un sondaggio Reuters/Zogby sui 10 stati chiave mostra Bush in vantaggio di sei punti percentuali su Kerry in Ohio e i due rivali inchiodati al 48% a testa in Florida. Kerry conduce in sei stati, tutti vinti da Gore nel 2000, ma per vincere deve strappare a Bush alcuni stati da lui conquistati quattro anni fa.

Più di cinque milioni di americani hanno già votato negli stati che permettono il cosiddetto "early voting", il voto anticipato. Collaboratori di Kerry dicono che in questi voti i democratici sono andati meglio dei repubblicani.

Gli elettori di Dixville Notch, a circa 25 chilometri dal confine con il Canada, per tradizione i primi a recarsi alle urne alle elezioni presidenziali, hanno preferito Bush a Kerry, con 19 preferenze contro sette. I Repubblicani hanno vinto nel paese da 1972, anche se Kerry, con le sue sette preferenze, ha preso due voti in più di Al Gore nel 2000.

Molti sondaggi dicono che i cittadini Usa non hanno fiducia che il loro voto sarà registrato correttamente e si attendono cause legali e dispute simili a quelle avvenute nel 2000.
 
Russi tra osservatori internazionali

Anche i russi controllano se negli Stati Uniti si sta votando nel pieno rispetto della democrazia: è una delle novità delle presidenziali americane di oggi. Il ministero degli Esteri russo a Mosca ha annunciato che un certo numero dei suoi diplomatici accreditati in Usa prendono parte al "monitoraggio internazionale" delle elezioni "assieme ad altri partecipanti stranieri".
 
La corsa dei gamberi

La corsa
dei gamberi
di VITTORIO ZUCCONI

Come nei sogni agitati delle notti peggiori, più l'America corre verso l'elezione e più il traguardo sembra allontanarsi. Quando pareva che a cinque giorni dal voto la corsa si fosse concentrata su un tris di Stati in altalena, Ohio, Pennsylvania e Florida, la partita si riapre inaspettatamente in territori che erano dati per sicuri.

Lo sprint finale è diventata una corsa dei gamberi, una competizione all'indietro per vedere chi, fra i due, perderà meno consensi tra adesso e martedì prossimo. Tornano "in play", a dondolare, Stati come le lontanissime Hawaii democratiche, il Nevada repubblicano, il New Jersey democratico, il Missouri che Bush credeva di avere in tasca, il Michigan della grande disoccupazione industriale, stati rustici come l'Arkansas e stati prosperi come l'Oregon.

I sondaggi nazionali riflettono nella loro alternanza schizofrenica la confusione che si allarga su tutta la nazione e che sta sfiancando i due candidati sbattuti da un oceano all'altro come palline in un flipper.

Ogni mattina i loro staff elettorali consultato i "tracking polls", quei sondaggi che seguono giorno per giorno sempre lo stesso campione per avere qualche continuità di giudizio, e non ci si raccapezzano. Per stare nel sicuro, devono riaprire i portelloni degli aerei e i borsellini, riversando comizi del loro uomo e costosi spot elettorali in terre che parevano assegnate. Ogni zona del fronte è a rischio e dunque ogni zona va difesa, dimenticando la aurea regola strategica, secondo la quale "chi difende tutto finisce per non difendere niente".

Bush non si sente più sicuro in Florida, dove questa volta potrebbe non bastare neppure il fratello e gli avvocati della "squadra brogli" democratica hanno già presentato sei mozioni in tribunale per denunciare irregolarità.

Kerry sente tremare sotto i piedi la terra del Wisconsin e dell'Ohio, Stati che deve vincere se vuole accumulare quei 270 voti elettorali di maggioranza sui 538 in palio, e gli avvocati repubblicani stanno spulciando le liste dei nuovi elettori reclutati dai democratici denunciando i brogli altrui.

Tutti si preparano a denunciare tutti e i due campi puntano sul "ground game", sul gioco a terra, come si dice nel gergo politico sportivo americano, sulla mobilitazione individuale degli elettori nel giorno del voto, spinti ai seggi con le buone, con le cattive o con qualche banconota opportunamente fatta scivolare in tasca ("walking money", danaro da passeggio, si chiama) ma è proprio nel gioco a terra che si aprono le possibilità peggiori di manipolazioni e di sospetti. Sei americani su dieci sono persuasi che ci saranno brogli e che il risultato avrà un lungo strascico giudiziario.

I lettori di foglie di tè annaspano, nella impossibilità di leggere una tendenza chiara. Citano la massa informe dei nuovi elettori iscritti, come i diciottenni che questa volta dovrebbero finalmente andare alle urne e che sono per natura imprevedibili.



Non capiscono come, a meno di una settimana, ancora rimanga incerto un tre per cento di possibili elettori, dopo mesi di bombardamento propagandistico e oltre un miliardo di dollari spesi in campagne pubblicitarie e non la capisce Bush, che ogni giorno attacca Kerry senza riuscire ad abbatterlo e parla con il tono stupefatto di chi non comprende come la prima elezione nel tempo della "guerra al terrore" non riservi un plebiscito a lui, che è convinto di condurla con mistica efficacia. I giornali e una buona parte dei nuovi confessori e diaristi di Internet, i "bloggers" stanno invece piegando dalla parte di Kerry.

Nessuno dei due riesce a oltrepassare la soglia di sicurezza del 50% nei favori dell'elettorato. E questa è la prova che, fuori dalla cerchia dei fanatici del partito preso, al grosso degli elettori questa scelta non piace e non convince. Tra Bush "l'incompetente" e Kerry "l'inaffidabile" qualcuno dovrà vincere per forza, ma sarà la rassegnazione, non l'entusiasmo, a decidere fra i due gamberi.


(28 ottobre 2004)
 
Wall Street vuole un vincitore netto

da ilsole24ore.com:

Wall Street vuole un vincitore netto
Il petrolio ieri ha perso due dollari in vista del voto.

di Marco Valsania


I mercati cercano di sciogliere il rebus dello scontro elettorale tra il presidente in carica George W. Bush e lo sfidante democratico John Kerry. E sono aperti alle scommesse: il prezzo del greggio è scivolato di 1,63 dollari a quota 50,13 dollari al barile, la quotazione minima da quasi un mese. Un ribasso che alcuni analisti si aspettavano - considerando i recenti rialzi di natura speculativa e citando miglioramenti nelle scorte commerciali di greggio - ma che ha colto di sorpresa per la rapidità dando credito alle ragioni della politica: la ritirata delle quotazioni, che durante la seduta hanno toccato la soglia dei 49,30 dollari, ha coinciso con sondaggi in Florida che danno Kerry in testa. Secondo le iniziali stime della Gallup sui voti depositati prima del 2 novembre il candidato democratico - che ha fatto delle schiarite nei rapporti internazionali e della lotta al caro-greggio una priorità - avrebbe accumulato un vantaggio di 8 punti percentuali. Altre inchieste d'opinione sugli stati incerti e sul territorio nazionale danno Kerry quantomeno appaiato. «Con un'amministrazione Kerry potrebbe esserci una politica più interventista sull'uso delle riserve strategiche e meno nei confronti del Medio Oriente», ha detto Jamal Qureshi della Pfc Energy nello spiegare i movimenti delle quotazioni petrolifere.

Risultato dell'equazione: con Bush gli operatori si aspettano in media il permanere di prezzi più elevati del greggio. La frenata del prezzo del petrolio ha aiutato nelle ore pre-elettorali anche le borse, americane e internazionali: l'indice Dow Jones, che era partito in ribasso, ha invertito la rotta chiuso la seduta con un guadagno dello 0,3%; analogo il rialzo del Nasdaq. Il dollaro, inoltre, si è leggermente rafforzato. Wall Street ha però rifiutato previsioni azzardate sulle urne, rispecchiando l'essenza di un clima elettorale aperto a ogni soluzione. «Molti investitori rimangono al momento a guardare - ha detto Brian Belski della Piper Jaffray - non vedremo corse verso nuove posizioni fino a mercoledì, davanti ai risultati delle urne». Il desiderio di chiarezza delle piazze finanziarie non è certo un segreto: gli operatori e gli investitori tradizionalmente temono più d'ogni altro scenario quello dell'incertezza.

Le ipotesi quindi di scontri legali e mancati vincitori all'uscita delle urne presidenziali odierne tengono sulle spine i mercati. Ma gli analisti sottolineano anche che, a complicare il clima, può contribuire in modo decisivo la collezione di incognite sottostante le elezioni, a cominciare dalla performance dell'economia e delle aziende. Uno studio di Merrill Lynch ha ricordato che anche nelle scorse elezioni del 2000 l'elemento determinante nel comportamento dei mercati fu anzitutto l'economia, non la crisi politica e istituzionale. In realtà, scrive Merrill, «la controversia, risolta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il 13 dicembre, fu presa senza drammi dai mercati».

L'esperienza storica mostra che nei mesi post-elettorali le Borse rispondono spesso all'insegna dell'ottimismo: in dieci dei 14 anni presidenziali del secondo dopoguerra l'allargato indice Standard and Poor's 500 ha registrato guadagni netti. Con soltanto due occasioni caratterizzate da cali superiori all'1% e con una performance media nei 14 cicli elettorali in attivo dell'1,8%. Proprio lo stato di salute dell'economia, però, anche questa volta appare al centro delle polemiche. La crescita del prodotto interno lordo è stata del 3,7% nel terzo trimestre, una performance solida ma inferiore alle attese e in presenza di un mercato del lavoro ancora fragile. Gli ultimi dati di ieri non hanno alterato il quadro: la spesa al consumo è salita dello 0,6% in settembre, ma il reddito personale è lievitato solo dello 0,2% e il tasso di risparmio è caduto.

L'indice manifatturiero dell'Institute for supply management è inoltre diminuito in ottobre a 56,8 da 58,5 in settembre. I bilanci trimestrali delle grandi imprese americane, ancora non ultimati, hanno registrato rialzi ma spesso anche delusioni nell'outlook. Tanto che se alcuni strategist pronosticano un abituale rally di fine anno, altri ne mettono in dubbio la consistenza. Davanti al rebus economico la Federal Reserve dovrebbe proseguire nel vertice del 10 novembre, una settimana dopo il voto presidenziale, nella sua linea di aumenti graduali del costo del denaro, portando al 2% i tassi interbancari. L'andamento dell'espansione - e soprattutto dei prezzi energetici e del dollaro - potrebbero però riaprire nel prossimo futuro il dibattito sulla strategia di politica monetaria di Alan Greenspan.

2 novembre 2004
 
Per farcela, Kerry deve vincere in tutti gli Stati in bilico

Per farcela Kerry deve vincere in tutti gli Stati in bilico, senza eccezioni
Florida e Ohio sono i più imprevedibili, con Pennsylvania e Wisconsin. Gli insonni tengano d’occhio le Hawaii
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Il doppio paracadute di Bush
New York. Breve guida per questa notte, in Italia. Potrebbe finire in tre modi: vittoria a valanga per Bush, vittoria di misura per Bush, vittoria di misura per Kerry. I primi risultati si sapranno a mezzanotte, a chiusura dei seggi in Indiana e Kentucky (19 grandi elettori per Bush). Un’ora dopo ci saranno la Georgia, la Carolina del sud e il Vermont (altri 23 voti per Bush e i primi 3 per Kerry). All’una di notte italiana, in quasi tutta la Florida si sarà già votato. E’ difficile che si possa subito conoscere il risultato, ma se gli exit poll rilevassero un chiaro margine per uno dei due, si tratterebbe della migliore indicazione su chi vincerà le elezioni. Mezz’ora dopo, una e mezzo italiane, chiudono le urne in Ohio e vale lo stesso discorso della Florida. E’ possibile che il risultato dei due Stati non si sappia prima della mezzanotte americana (le 6 del mattino in Italia).
Certo è che oggi i grandi elettori sicuri per George Bush sono più di quelli su cui può già contare Kerry. Viceversa gli Stati debolmente pro democratici sono più di quelli debolmente pro repubblicani, cioè Bush ha più possibilità di vincere in casa di Kerry di quante lo sfidante ne abbia di prevalere in Stati del presidente. Sembrerebbe la fotografia di un clamoroso successo di Bush, il quale tra i suoi Stati rischia solo in New Hampshire (4), forse in Colorado (9 voti) e in Arkansas (6), dove domenica si è precipitato Bill Clinton. Senonché due dei principali Stati che consentirono la vittoria di Bush nel 2000 – Florida (27) e Ohio (20) – sono ancora in ballo, e quindi Kerry ha ancora intatte tutte le possibilità.
Se Bush vincesse in Florida e Ohio sarebbe una vittoria a valanga per il presidente, se prevalesse in uno solo dei due Stati sarebbe quasi certamente una vittoria, se perdesse in entrambi (specie in Florida) sarebbe molto probabile una sconfitta. Bush però ha un paracadute doppio. Intanto la possibilità di un’eventuale vittoria in Pennsylvania (21 voti), lo Stato che il presidente ha visitato 44 volte. Se vince qui, Bush può anche permettersi di perdere in Florida e in Ohio. Poi c’è il Michigan (17 voti), altro Stato democratico nel 2000, oggi aperto a una vittoria di Bush. Accanto c’è un altro gruppetto di Stati democratici che nel 2000 andarono ad Al Gore e che fino a poche settimane fa non erano in gioco: Iowa (7), Minnesota (10), Wisconsin (10), Hawaii (4 voti), New Jersey (15 voti). Qui ora Kerry è in difficoltà e in alcuni casi il presidente è in vantaggio. Kerry, dunque, ha più fronti aperti rispetto a Bush: per entrare alla Casa Bianca dovrà vincere in tutti quegli Stati che i sondaggi non riescono ad assegnare con certezza, e deve farlo senza eccezioni. Dovrà mantenere le roccaforti, non perdere gli Stati delle pianure del nord (Iowa, Minnesota, Wisconsin), non lasciarsi sfilare il Michigan, non affondare in Pennsylvania e vincere soprattutto in terra di Bush, cioè in Florida e in Ohio. Se gli riuscisse, se tutti gli aghi della bilancia pendessero verso di lui, otterrebbe 282 voti, 11 in più rispetto alla maggioranza necessaria (271) e sarebbe il nuovo presidente.

La previsione più prudente
Nell’ipotesi in cui Bush mantenesse Ohio e Florida, e non conquistasse nessuno degli Stati di Kerry (con l’eccezione del New Mexico a compensare la sconfitta in New Hampshire) il presidente sarebbe agevolmente rieletto con 279 voti. Se conquistasse uno solo tra gli Stati del nord ne otterrebbe tra 286 e 289. La previsione più prudente oggi è questa: Bush mantiene i suoi Stati del 2000, perde in New Hampshire, vince in New Mexico e in almeno uno Stato del nord. Tradotto: Bush 289, Kerry 253.
Se lo schema fosse giusto, potrebbe anche capitare che Kerry riesca a spuntarla in Ohio. Bush avrebbe solo 269 voti, due sotto il quorum. Ecco perché negli ultimi giorni la campagna elettorale s’è spostata alle Hawaii, dove gli ultimi sondaggi segnalano un inaspettato vantaggio del presidente. Le Hawaii hanno 4 voti, e 269 più 4 fa 273, cioè due voti sopra la maggioranza. Ma difficilmente stanotte ci sarà bisogno di aspettare lo scrutinio delle Hawaii, le cui urne con l’Alaska saranno le ultime a chiudersi (tra le 5 e le sei del mattino italiano). In tv, dunque, stanotte ci sarà da guardare in primis i risultati di Florida e Ohio. E poi fare attenzione a Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, Minnesota, New Jersey, Iowa. Se Kerry va male in questi Stati è spacciato, se va bene, allora è Bush quello che dovrà necessariamente ricevere buone notizie dalla Florida.

Ilfoglio.it
 
Ohio, Repubblicani vincono battaglia legale

15:16 Ohio, Repubblicani vincono battaglia legale
I repubblicani hanno vinto all'ultimo secondo la battaglia legale per inviare attivisti nei seggi dell'Ohio per contestare la regolarità delle iscrizioni degli elettori democratici. Una corte d'appello federale ha dato via libera, per 2 voti a 1, ai repubblicani dopo che ieri due giudici avevano stabilito, in casi diversi ma paralleli, che la presenza degli attvisti ai seggi avrebbe "interferito nel voto" creando una atmosfera di intimidazione nei confrontio degli elettori. Un tentativo dei democratici di far intervenire la Corte Suprema degli Stati Uniti è fallito. Il massimo organismo giudiziario della nazione ha rifiutato di interferire nella decisione dei tre giudici d'appello.


15:26 Nel sud Democratici "stanano" elettori afroamericani
Little Rock (Arkansas) - All'apertura dei seggi, per le strade degli stati del sud si sono messi in marcia centinaia di pulmini: raccolgono casa per casa gli elettori afroamericani e li accompagnano a votare. Non si tratta di un servizio pubblico per incrementare l'affluenza alle urne, ma di un'operazione ai limiti della legalità messa in piedi dai Democratici per capitalizzare il sostegno dell'elettorato di colore. Nove afroamericani su dieci votano per il partito dell'asinello, ma nelle aree rurali e depresse hanno già abbastanza problemi per ricordarsi di andare alle urne.

repubblica.it
 
Voto: segnali di partecipazione elevata

da Repubblica.it

16:00 Voto, segnali di partecipazione elevata
Ovunque negli Stati Uniti, ci sono segnali di partecipazione al voto molto elevata: code, lunghe e assolutamente inconsuete, anche là dove l'esito è largamente scontato, come a New York o a Washington, roccaforti democratiche. A Washington, una elettrice nell'elegante quartiere di Georgetown ha riferito di code che, alle 07, l'ora di apertura dei seggi qui, già s'allungavano fuori dai seggi intorno agli isolati, con attese superiori all'ora e mezzo. C'è la sensazione, condivisa da numerosi commentatori, che gli elettori diano particolare importanza, quest'anno, oltre che al risultato del collegio elettorale, determinante per la Casa Bianca, anche all'esito del voto popolare, dopo che, quattro anni or sono, il presidente venne eletto nonostante avesse perso il voto popolare.


15:59 Kerry agli elettori: "Tocca a voi scegliere"
L'ultimo affondo di John Kerry a George W. Bush è stato sull'Iraq: nel comizio tenuto prima di andare nella sua Boston a votare, il candidato democratico alla Casa Bianca ha attaccato ancora un volta il presidente per come ha gestito il conflitto. Poi il leader democratico ha invitato ancora una volta gli elettori a fare la scelta giusta. "Voi avete una scelta, tutti gli americani oggi hanno questa possibilità di scegliere", ha detto il senatore del Massachusetts nell'incontro pubblico a La Crosse, nel Wisconsin, uno dei stati in bilico nei quali è possibile per gli elettori registrarsi anche all'ultimo minuto. "George Bush ha fatto le sue di scelte", ha sottolineato a proposito della campagna irachena, "ha scelto senza avere un piano per conquistare la pace".


15:58 Bush: "Spero che tutto finisca entro stasera"
George W. Bush ha auspicato che questa volta si eviti il caos in cui precipitarono le precedenti presidenziali, ricordando implicitamente come quattro anni fa si trascinarono per ben 36 giorni tra ricorsi e polemiche finchè la Corte Suprema della Florida non ne decretò la conclusione vietando ulteriori conteggi delle schede, e proclamò vincitore propprio Bush. "La mia speranza, è ovvio, è che le elezioni finiscano questa sera", ha sottolineato Bush. "Penso sia di estrema importanza che si chiudano oggi. Il mondo guarda funzionare la nostra gtande democrazia, e per il nostro sistema elettorale non vi sarebbe nulla di meglio che tutto terminasse in maniera definitiva entro la serata, in modo che", breve pausa, "beh!, penso vincerò io, in modo che", ha continuato, "possa andare a guidare il Paese".
 

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