Stavo pensando che siamo i quarti detentori al mondo in fatto di riserve auree e pensavo se vendendone un po' si potesse fare qualcosa...sembrerebbe poco stando all'articolo qui sotto...
Circa 30.000 tonnellate d’oro sono l’ammontare delle riserve delle 15 banche centrali europee
(Sebc).La Banca d’Italia, luglio 2007, ne possedeva 2.452 tonnellate che la collocavano al quarto posto nel mondo dopo Stati Uniti, Germania e Francia (non considerando il Fondo Monetario Internazionale).
Esiste un accordo tra le
banche centrali (esclusa la Banca d’Inghilterra che non l’ha sottoscritto) e la BCE, il Central Bank Gold Agreement (è un accordo quinquennale che scadrà nel 2009), che stabilisce il quantitativo di oro che le banche possono cedere: dal 1999 al 2004 ne sono state vendute 2000 tonnellate, fino al 2009 ne potranno essere cedute, complessivamente, altre 500.
C’è sempre qualcuno che avanza l’idea di vendere le riserve d’oro per coprire i buchi del deficit nazionale con la scusa che “non è più un bene redditizio”, ma questo si scontra con alcune considerazioni di non poco conto:
1) le riserve auree non appartengono allo Stato, ma alle banche centrali che, forti della loro autonomia, non soggiacciono alle pressioni dei vari governi, cosa che violerebbe l’articolo 108 del trattato.
2) comunque i profitti delle cessioni andrebbero unicamente alla banca centrale, mentre al Tesoro finirebbero solo gli interessi dal reinvestimento in titoli di stato.
3) l’Italia potrebbe comunque venderne al massimo 150 tonnellate (350 sono già state vendute dalle altre banche) e quindi la plusvalenza risulterebbe davvero poca cosa tenendo conto del nostro triste primato di paese con il debito pubblico più elevato d’Europa.
Comunque bisogna dire che tutti gli stati, chi più chi meno, hanno fatto ricorso alle loro riserve auree invocando i più svariati motivi, tanto che la BCE non ha dato, a volte, il suo beneplacito all’operazione, come è successo nel 2001 con l’Irlanda, nel 1997, nel 2004 e nel 2005 con la Germania, nel 2003 con la Finlandia.