Utopia o realtà ? La LIBERTA' di espressione va difesa ora, perchè domani sarà troppo tardi......e ce ne pentiremo.

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Migliori titolo del 3d non poteva esserci. Giornalai

Un fantasma ha camminato sulle pagine di uno dei quotidiani più autorevoli d’Italia, il Corriere della Sera.

Un fantasma chiamato “notizia completamente errata”.

Il caso è di quelli che fanno tremare le fondamenta del giornalismo:
la presunta, e inesistente, scoperta della ragazza morta di Nardò (Lecce).

La notizia è stata data, ha fatto il giro del web e poi è evaporata come un miraggio al sole,
lasciando dietro di sé solo la polvere amara del fallimento informativo.


ANATOMIA DI UN FLOP: LA CORSA CIECA ALL’ULTIM’ORA


Cosa è successo? È l’eterna, logorante storia della corsa contro il tempo.

Nel panorama mediatico contemporaneo,
l’ossessione per lo scoop ha soppiantato il sacro dovere della verifica.

L’informazione non è più un processo di accertamento,
ma una gara di velocità in cui “chi arriva prima” è l’unico mantra.


Questo episodio è la cartina di tornasole di un sistema malato,
dove la tempistica ha surclassato la veridicità.

Il giornalista, nell’ansia di battere la concorrenza, ha presumibilmente abboccato a una fonte rivelatasi inaffidabile
o ha frainteso dati di partenza, trasformando un potenziale ritrovamento in un dramma già consumato, purtroppo basato sul nulla.
 
LA MASCHERA DELLA “FONTE NON ATTENDIBILE”


Quando lo scandalo è scoppiato,
il riflesso condizionato è stato quello di scaricare la colpa
sulle “fonti non attendibili”.


Errore!

Questo alibi non regge.


La verità che dobbiamo dirci fuori dai denti è semplice e brutale:

la responsabilità finale non è della fonte,
ma del giornalista che la utilizza.

La fonte può mentire, può sbagliare,
può essere male informata;

è compito del professionista della notizia verificare,
incrociare, confermare l’informazione prima di imbrattare la pagina.
 
E non finisce qui.

Il secondo, cruciale, anello della catena è il direttore responsabile.

Egli è l’ultima istanza, il garante etico e legale che deve notificare, e quindi bloccare,
una notizia palesemente non verificata o eccessivamente sensazionalistica, prima che questa veda la luce.

In questo caso, il sistema di controllo qualità è fallito su tutta la linea.

Il flop di Nardò non è un incidente di percorso,
è la dimostrazione che l’ossessione per la “breaking news
sta corrodendo il principio cardine del giornalismo: la verità accertata.
 
DISORIENTARE L’OPINIONE PUBBLICA (come sul covid)


Il risultato di questa leggerezza è disastroso.

Non si tratta solo di una figura barbina per un giornale storico.

Il danno è molto più profondo.

Si provoca un disorientamento pubblico
dato da notizie false,
che generano allarme ingiustificato,
sfiducia nelle istituzioni
e, soprattutto, screditano l’intera categoria giornalistica.



Per non parlare della perdita di credibilità: ogni errore non solo infanga il Corriere,
ma erode la fiducia generale nei confronti della stampa, spingendo i lettori a rifugiarsi nel cinismo.

Giocare con la morte, anche se involontariamente,
innescando l’attenzione morbosa su una tragedia mai avvenuta,
è un atto di profonda insensibilità verso la comunità di Nardò e verso le reali vittime della cronaca.

È tempo di invertire la rotta: la verità prima della velocità.

Fino a quel momento, casi come quello di Nardò continueranno ad essere le macere morali di un’informazione in crisi.
 
Ultima modifica:
LA MORALE È AMARA (come per i "vaccini")


In un’epoca dove tutti possono pubblicare tutto in tempo reale,
il giornalismo professionale dovrebbe elevarsi a baluardo della verifica,
lento se necessario, ma impeccabile.

Quando, invece, si allinea alla frenesia del chiacchiericcio online,
perde la sua identità e la sua funzione.
 
Utopia ?

Secondo me, LA REALTA'.

Le Chiese russa, serba e di Gerusalemme
continuano a seguire il calendario giuliano:

da ciò nasce la differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.

RicordateVi che Natale - quello vero - sarà fra 3 giorni.
 
Accadeva di tutto....

Via Acca Larentia, incastonata tra l’Appia e la Tuscolana, ospitava una storica sezione del Movimento Sociale Italiano.

Da 48 anni il suo nome è indissolubilmente legato all’agguato del 7 gennaio 1978,
uno degli episodi più tragici degli anni di piombo, in cui persero la vita tre giovani di destra


Quel pomeriggio, intorno alle 18.20, cinque ragazzi stavano uscendo dalla sede del MSI per un volantinaggio
che pubblicizzava un concerto del gruppo Amici del Vento.
Da via Evandro, una strada laterale, partì una raffica di colpi d’arma da fuoco sparati da un gruppo composto da cinque o sei persone.
Franco Bigonzetti, 20 anni, studente di Medicina, venne colpito alla testa e morì sul colpo.
Francesco Ciavatta, 18 anni, ferito, tentò la fuga lungo una scalinata laterale,
ma fu inseguito e colpito nuovamente alla schiena: morì durante il trasporto in ospedale.

La banda armata fuggì in auto.

Poco dopo arrivarono le forze dell’ordine, allertate dai residenti che avevano udito gli spari.

Intanto, davanti alla sezione missina si radunarono numerosi militanti: la tensione salì rapidamente e sfociò in scontri con la polizia.

In quel contesto rimase ucciso un terzo giovane, Stefano Recchioni, 19 anni.
Colpito alla testa, morì dopo due giorni di agonia.

Anche su questo episodio, come sull’intero agguato, le responsabilità non sono mai state definitivamente chiarite.


Alcuni giorni dopo arrivò la rivendicazione dei Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale (NACT),
un’organizzazione terroristica di estrema sinistra fino ad allora sconosciuta.

In una cassetta audio, lasciata accanto a una pompa di benzina, veniva letto un comunicato che recitava:
«Un nucleo armato, dopo un'accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larenzia,
ha colpito i topi neri nell'esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l'ennesima azione squadristica.
Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga.
Da troppo tempo lo squadrismo insanguina le strade d'Italia coperto dalla magistratura e dai partiti dell'accordo a sei.
Questa connivenza garantisce i fascisti dalle carceri borghesi, ma non dalla giustizia proletaria, che non darà mai tregua.
Abbiamo colpito duro e non certo a caso, le carogne nere sono picchiatori ben conosciuti e addestrati all'uso delle armi
».


Una delle armi usate nell’agguato, una mitraglietta Skorpion, fu ritrovata anni dopo in un covo delle Brigate Rosse a Milano
e risultò impiegata in altri tre omicidi terroristici. Resta ignoto il percorso che portò quell’arma nelle mani degli attentatori.
 
Questa "la libertà" ai tempi moderni.....e tutti camminano con la coda tra le gambe.

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è stato rimosso dalla piattaforma Blogger (di proprietà di Google)
per violazione della loro politica contro lo “hate speech”,

Incitamento all'odio​

senza fornire nessun tipo di motivazione.
 

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