Alla cortese attenzione di Tashtego

durante la sua oretta di allenamento quotidiano un runner dilettante s’imbatte in un uomo incappucciato che d’improvviso tira fuori una pistola e gli spara. Cinque colpi. Tutti a segno: uno alla coscia, tre fra addome e petto, uno alla spalla. Le ipotesi sono quelle di routine. Una storia di mala. La punizione per uno sgarro. Una resa dei conti per una controversia sentimentale. Macché. Il runner non ha precedenti, si accerta. È una brava persona, la vita sentimentale tranquilla. Ma è con il passare delle ore - una volta messo a fuoco dagli investigatori antiterrorismo il milieu da cui sono comparsi Coulibaly e la sua compagna Hayat Boumeddiene (la «dama nera» fuggita in Siria) - che il quadro va sempre più definendosi: delineando un’altra delle sanguinose follie commesse dai terroristi.
Gli inquirenti: un «tiro d’addestramento»

Durante la sua corsa, Romain ha avuto la sfortuna di imbattersi in Coulibaly o in uno dei suoi complici, forse il «quarto uomo» fermato qualche giorno fa. Laconici gli inquirenti: chi ha sparato al podista, doveva semplicemente fare «un tiro d’addestramento» con laTokarev acquistata, probabilmente per il tramite dei fratelli Kouachi, al mercato clandestino di Bruxelles assieme a mitraglietta Skorpion, lanciagranate Rpg e kalashnikov. Arsenale preso in saldo, 5 mila euro anticipati da una banca, un mutuo ottenuto da Coulibaly semplicemente presentando la carta d’identità.
 
C’è una telecamera-ombra che da qualche mese, silenziosamente, accompagna Matteo Renzi. E’ la telecamera di palazzo Chigi, “guidata” da un operatore dell’ufficio stampa e che segue il presidente del Consiglio in tutte le sue trasferte. Un’usanza non solo italiana, anche se ogni tanto, ecco il tocco originale, l’ingresso in alcuni luoghi viene interdetto alle telecamere delle tv e le uniche immagini sono quelle prodotte da palazzo Chigi, che poi provvede a “regalarle” a chi vuole. Immagini che restano a disposizione anche dei cittadini sul sito di palazzo Chigi, Governo Italiano: Home page.

L’off limits si è materializzato due sere fa: Matteo Renzi ha accompagnato Angela Merkel in visita al museo degli Uffizi e le telecamere delle televisioni pubbliche e private non sono state fatte entrare. C’era solo quella di palazzo Chigi e successivamente - dopo apposito montaggio e scelta delle immagini - si è provveduto a far pervenire il “pacchetto” alle emittenti interessate. Immagini suggestive, inevitabilmente “patinate”, che tutte le tv hanno preso e poi trasmesso nei vari tg.

Sono rarissime le occasioni nelle quali l’accesso è totalmente off limits, circoscritto soltanto all’operatore di palazzo Chigi. Per esempio nelle visite alle scuole. Inizialmente non c’erano limitazioni all’accesso, ma dopo l’”incidente” di Siracusa (la canzoncina per il premier), è cambiato registro e le uniche immagini accessibili sono quelle girate da palazzo Chigi.

Soltanto immagini ufficiali in occasione della visita, ai primi di gennaio, del presidente del Consiglio negli Emirati Arabi Uniti, dove gli operatori di Rai e Sky non sono mai riusciti a inquadrare Renzi e le uniche immagini dell’incontro con il Principe Ereditario sono state quelle fornite da palazzo Chigi, non si è capito se per ragioni di protocollo. Qualche problema, molto interno, anche in occasione del discorso pronunciato dal presidente del Consiglio all’Europarlamento di Strasburgo. In quel caso palazzo Chigi aveva preso il “segnale” del Parlamento, ma poichè la regia strasbrurghese indugiava sui contestatori (Salvini in particolare), è stato chiesto a Roma di utilizzare un proprio segnale, concentrando la telecamera sul presidente del Consiglio.
 
Il professor Peter Cohen sostiene che gli esseri umani abbiano una profonda necessità di formare legami ed entrare in contatto gli uni con gli altri. È così che ci gratifichiamo. Se non siamo in grado di entrare in contatto con gli altri, entreremo in contatto con qualsiasi altra cosa - il suono di una roulette che gira, o l'ago di una siringa. Lui è convinto che dovremmo smettere del tutto di parlare di 'dipendenza', e chiamarla piuttosto 'legame'. Un eroinomane si lega all'eroina perché non è stato in grado di legare in modo altrettanto forte con nient'altro.Ragion per cui il contrario della dipendenza non è la sobrietà. Ma il contatto umano.
 
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