32 ANNI DI EURO
Saturday 09 December 2006
EURO VERSO I MASSIMI
C'era una volta il Marco tedesco. Era la moneta di riferimento in Europa perchè la Germania aveva l'economia più forte. Poi l'Euro ha preso il suo posto e stà diventando in questi ultimi mesi, come il suo predecessore, sempre più forte sul dollaro. Per unire la storia passata al presente presentiamo un grafico daily dal 1973 ad oggi che riporta insieme le quotazioni prima del 2000 in Marchi e poi in Euro.
(Source: dinexcorp.com)
Premessa: quali sono le previsioni sull'euro/usd delle 8 più importanti banche internazionali?
(Plus - Il Sole 24 ore - sabato 9 dicembre 2006)
Euro/usd 30 giugno 2007 31 dicembre 2007
Banca Intesa 1.25 1.28
Barclays Capital 1.32 1.35
Credit Suisse 1.32 1.28
Hsbc 1.37 1.45
Julius Baer 1.20 1.18
Morgan Stanley 1.32 1.24
Societe Generale 1.34 1.32
Ubs 1.34 1.28
Media 1.3025 1.2975
Osserviamo che tra il minimo di 1.18 e il massimo di 1.45 c'è uno scarto del 22.88%; che l'unica banca a vedere un itinerario deciso 'against dollar' guarda caso è l'asiatica Hong Kong and Shanghai Banking Corporation e, infine, che la media delle 16 previsioni si colloca a 1.3025. E che la media delle otto previsioni formulate per la fine del 2007 si colloca a 1.2975. Inoltre solo tre banche su otto vedono un cambio di fine anno superiore a quello di fine semestre, il che, se fosse vero, segnalerebbe una ripresa degli biglietto verde a fine 2007. Eccezione vistosa, una sola banca, la HBSC e non potrebbe essere diversamente dal momento che l'estremo oriente è detentore di dollari. Quindi nessun collasso, nessun crollo per il dollaro secondo le Banche!
Ma veniamo ora al grafico Euro/Marco di lungo periodo. Dall'analisi si può vedere come la storia si ripeta e questo sia utile per capire l'attuale momento del cross Euro Dollaro ed i suoi possibili obiettivi futuri.
} Prima osservazione: attualmente il cross Euro-Dollaro si trova appena sopra una fascia media del grande canale in leggera ascesa che comprende tutte le oscillazioni dal 73 al 2006. Questo significa che l'euro non si trova in una fascia di eccesso sul lungo periodo, ma può salire ancora in tendenza con l'attuale spinta rialzista.
} Seconda osservazione: l'Euro-Marco ha tracciato un grande ciclo di circa 17 anni dal minimo profondo del 1985 (che si risolse con un testa spalle rialzista), al 2002, momento nel quale l'Euro subisce una forte compressione che darà il carburante al successivo ciclo ed al rialzo che arriva fino ai nostri giorni.
} Terza osservazione: c'è una somiglianza tra il ciclo partito nell'85 e quello partito nel 2002. In entrambi i casi in partenza c'è stato un trend deciso al rialzo che è finito in un testa spalle ribassista; dopo qualche oscillazione però, tutte e due le volte è stato rifiutato. Si sa che quando un segnale viene rifiutato vale doppio. Si è formato perciò in seguito un grande canale con minimi e massimi crescenti che è il tunnel nel quale attualmente ci stiamo infilando; tunnel che assomiglia fortemente al canale 1987-93 segnato sul grafico. Per farla breve ora siamo nel 1990 e stiamo andando a prendere i massimi di periodo contro Dollaro. Quali massimi? Infatti i massimi del canale piccolo sono come si vede i massimi assoluti, ma la parte alta del canale storico può arrivare anche a 1.6500, il doppio del minimo dell'anno 2000; minimo segnato a 0.8250 da un grande ordine in acquisto a suo tempo disposto da Saddam Hussein. E le Banche centrali? Alla FED ed alle esportazioni Usa un dollaro leggermente debole, senza scossoni, fa comodo; le altre Banche centrali in questo periodo sembrano astenersi dal fare interventi significativi a favore del dollaro, mentre la Bce ha intrapreso la strada di un lento, ma costante rialzo dei tassi.
Sembra ora azzardato prevedere dei massimi a 1.6500, come anche molto difficile che l'Euro nel lungo periodo ritorni a 1.1000, fino ad alcuni mesi fa ritenuto un valore di equilibrio reale. Al massimo dopo aver toccato la zona 1.4040 - 1.4500 l'euro potrebbe fare un profondo pul-back verso 1.2500, per poi tentare di prendere nuovi massimi, cioè come si diceva 1.6500. Ipotesi esagerata? Non troppo, perchè questo rispecchia quello che esattamente stà succedendo nel mondo dal punto di vista economico. Per parlare come l'uomo della strada: c'è qualcuno che vuol mangiare a sbaffo. Gli USA non vogliono pagare il conto. (vedi la vignetta nella quale un orientale chiede il conto all'americano seduto a tavola, che risponde: quale conto?)
Ci sono Stati che risparmiano e Stati che spendono. Si scrive molto dell’impatto sull’equilibrio globale del surplus dei saldi commerciali di Cina, India e delle altre economie emergenti dell’Est, surplus che finisce in titoli del Tesoro americano, in quello che l’Economist definisce un “vero piano Marshall” del quale sono gli Stati Uniti a beneficiare e i pagatori sono Cina, India, Corea del Sud, e così via. Le riserve monetarie dei Paesi asiatici sono valutate attorno ai 1.700 miliardi di dollari (equivalenti a circa il 10 per cento del Pil americano). I paesi dell'estremo oriente sono grandi detentori di dollari che si deprezzano. Per questo la Cina ha dichiarato di voler ridurre le sue riserve in dollari facendo tremare le gambe al governatore della FED, Bernanke, che è volato subito a Pechino senza ottenere nessun impegno da parte cinese. Usa e Cina continueranno a far a gara per svalutare la moneta nazionale. Dove stà andando la valuta cinese? Si dirige sul dollaro di Hong Kong verso il quale stà disciplinatamente convergendo a 7,78. Quello che però non va bene sono i tassi cinesi al 6,12%, molto più bassi del tasso di crescita cinese, che si aggira attorno al 10% annuo. Per gli europei è sfortunatamente l'esatto contrario.
Lo scenario futuro potrebbe poi inciampare nella caduta del mercato della casa Usa, assieme ai tassi Usa, al dollaro e a tutti gli indebitati del mondo; caduta che si porterebbe dietro le banche del Far East piene di dollari. Oppure il mondo che risparmia (cioè Cina e Giappone) potrebbe rivalutare le proprie monete spingendo i cambi a livelli che farebbero rallentare gli Usa e dopo 12 mesi anche l'Europa. Il Giappone avrebbe però a questo punto il problema di sostenere la Sony senza l'aiuto del cambio contro i concorrenti coreani della Sansung. In questo momento Cina e Giappone (che stà uscendo dalla fase zero dopo un po di pulizia) fanno il bello e cattivo tempo con le fluttuazioni dei loro cambi e sopratutto con il debito americano nelle loro mani, mentre Bernake sembra abbandonare la tipica politica monetaria americana per applicarne una più Keynesiana (più risparmio ed occhio all'inflazione).
E noi? Siamo ingessati anche noi. Abbiamo tutti pagato i costi della unificazione della Germania ricavandone tassi alti quando c'era bisogno di averne di bassi. Oggi l'Euro forte è un grande rischio nel medio periodo. Le dimensioni delle aziende non ci aiutano. Ci sono solo poche grosse aziende tedesche ed olandesi; il resto sono piccole e medie imprese. Ognuno nel mondo vorrebbe la propria moneta sottovalutata per aiutare l'export. I ministri del G8 sicuramente continueranno a cercare ad ogni riunione di convincere giapponesi e cinesi ad alzare i tassi. Forse poi gli americani li abbasseranno al 2,5-3% e gli europei li alzeranno fino al 3,75 per poi abbassarli e stabilizzarli a 3,5%, mentre le materie prime... saliranno.
Anche i produttori di petrolio producono ricchezza, ma questa non va a grande beneficio del dollaro, ma bensì della Sterlina e dell'Oro. E' grande infatti il contributo che il settore petrolifero sta dando all’economia mondiale. Ne beneficia la sterlina, che sulla base di criteri monetaristici puri non dovrebbe avere le quotazioni attuali, sia arrivata a quasi due dollari. Bene ha fatto quindi il governatore Draghi a dirottare, appena insediato, una parte delle riserve delle Banca d'Italia sul Pounds inglese. Molte Banche Nazionali stanno riallocando le riserve a svantaggio del dollaro ed a favore dell'euro e della sterlina. La sterlina inoltre si rafforza con il costante afflusso di petrodollari, frutto del surplus derivante dalle esportazioni petrolifere.
Che Londra sia il porto d’approdo dei petrol-soldi non si può mettere in dubbio. Non c‘è società nell’indice delle prime 250 del Financial Times Index dello Stock Exchange britannico (FTSE 250 Index) che non abbia una cospicua “macchia di petrolio” nel suo capitale. Nei prossimi cinque anni gli Stati del Golfo genereranno un surplus di bilancia commerciale di 500 miliardi di dollari. In linea con il reddito netto di 433 miliardi di dollari dei Paesi produttori del Golfo negli ultimi tre anni, il doppio dei tre anni precedenti, secondo i dati della Banca mondiale. Gran parte di questa liquidità prende la via di Londra e in minor misura delle altre capitali. I paesi produttori di petrolio, vista la continua perdita di valore della divisa americana, mentre stanno lavorando per creare nel tempo (entro 15 anni!) una loro moneta, preferiscono la Sterlina e l'Oro al T-bond. Sanno che sulla testa di ogni americano pesa un debito che s'ingrossa ogni giorno che passa e si stà avvicinando velocemente ai 30.000 dollari (vedi il grafico a destra). Niente di strano quindi che il cross Euro-Dollaro abbia un angolo rialzista simile a quello del debito americano e stia puntando obbiettivi che fanno paura a molti. Sopra i massimi assoluti c'è infatti una prateria sconfinata che non presenta alcun ostacolo consistente per l'Euro-Dollaro. Non potrà succedere certo domani di trovarci in questa situazione di eccesso, ma tra 18 mesi forse saremo più vicini ed il dollaro potrebbe avere qualche serio problema. Problema che alla fine costringerà l'uomo della vignetta ad estrarre il portafoglio nel quale sicuramente c'è anche un mutuo da pagare.
(source: Salex,dinexcorp.com, WSI)
http://dynexcorp.com/images/EURUSD.gif
interessante perchè è datato 9 dicembre 2006....i miei coglionesss....ci siamo direi