L'inchiesta di Brescia [modifica]
Dopo questi anni da protagonista della magistratura italiana, sono partite contro di lui diverse indagini giudiziarie, tutte risolte in assoluzioni piene o archiviazioni. Nel
1995 viene indagato dal sostituto procuratore di
Brescia Fabio Salamone, ipotizzando reati di concussione e abuso d'ufficio in seguito a dichiarazioni rese dal generale Cerciello (sotto accusa in un processo sulla corruzione della guardia di finanza)
[10], ma il giudice per le indagini preliminari archivia il procedimento
[11].
Una seconda indagine viene aperta sempre a Brescia sulla base di affermazioni dall'avvocato
Carlo Taormina (allora difensore del generale Cerciello)
[12][13], la testimonianza di Giancarlo Gorrini e dossier anonimi su presunti traffici illeciti tra l'ex pm e una società di assicurazioni
[14]. L'inchiesta successivamente prende una strada completamente diversa e il pm Salamone arriva ad ipotizzare un complotto finalizzato a far dimettere Di Pietro per mezzo di ricatti e dossier anonimi. Per fare luce sulla vicenda il pm interroga gli ispettori ministeriali Dinacci e De Biase, i ministri
Alfredo Biondi[15],
Cesare Previti[16] e il presidente del consiglio
Silvio Berlusconi[17], mentre suo fratello
Paolo viene indagato per estorsione
[18]. Secondo le ricostruzioni dei pm tutto sarebbe iniziato dopo che fu recapitato a Silvio Berlusconi un invito a comparire dalla procura di Milano il 21 novembre 1994: Previti avrebbe telefonato all'ispettore ministeriale Dinacci e l'avrebbe messo in contatto con Gorrini il quale si sarebbe presentato lo stesso giorno all'ispettorato per presentare le sue documentazioni contro Di Pietro. Questo avveniva il
23 novembre 1994. Il
29 il ministro
Alfredo Biondi ha ordinato di aprire l'inchiesta su Di Pietro. Il
6 dicembre Di Pietro annuncia le dimissioni ed il
10 l'inchiesta viene archiviata. È allora che Salamone mette sotto controllo diversi telefoni e dalle telefonate di Gorrini sulla vicenda emerge il nome di Paolo Berlusconi, suo conoscente e l'incriminazione per lo stesso
[19]. Successivamente vengono incriminati anche
Cesare Previti,
Sergio Cusani per estorsione
[20] e lo stesso
Silvio Berlusconi per estorsione ed attentato ai diritti politici del cittadino
[21]. In questa inchiesta emerge l'esistenza di un dossier del
SISDE su Di Pietro chiamato "Achille"
[22][23].
Dopo le indagini si arriva ad un processo con imputati Previti, Paolo Berlusconi e gli ispettori ministeriali che indagarono sul Di Pietro. Il
18 ottobre 1996, mentre è ancora in corso il processo sul presunto complotto contro Di Pietro, la procura generale di Brescia rimuove dall'incarico i pm Salamone e Bonfigli per una presunta "grave inimicizia" con Di Pietro (che comunque non era imputato) che "giunge al livello di pervicace odio privato
[24]". Il successivo ricorso in cassazione di Salamone contro la decisione della procura viene respinto
[25]. Il
21 gennaio 1997 il procuratore che sostiene la pubblica accusa in sostituzione di Salamone (Raimondo Giustozzi) rinuncia ad interrogare i testimoni convocati dall'accusa e chiede subito l'assoluzione per tutti gli imputati
[26]. Istanza che viene accolta dal giudice.
Aspetti controversi [modifica]
Anche se ha sostenuto l'importanza di candidare solo persone che non sono mai state condannate dalla giustizia, il suo partito,
Italia dei Valori, ha candidato uomini come
Pancho Pardi, ex sostenitore del movimento della sinistra extraparlamentare
Potere operaio, condannato ad un mese di carcere per "Manifestazione non autorizzata"
[51]. Tuttavia già prima di candidarsi con l'IDV si era dissociato pubblicamente da tale passato violento.
[51]
Antonio Di Pietro da molti anni viene aspramente criticato per la gestione personalistica e familistica del suo partito
Italia Dei Valori. Tra i più critici il quotidiano
Il Giornale, la rivista
Panorama (entrambi di proprietà della famiglia Berlusconi) e
RadioRadicale.it, il
sito web dell'emittente radiofonica
Radio Radicale.
Nell'aprile 2009 il Parlamento Europeo ha confermato (654 voti favorevoli, 11 contrari e 13 astenuti) l'
immunità parlamentare a vantaggio di Di Pietro, bloccando la causa civile per
diffamazione intentatagli dal giudice
Filippo Verde a seguito di un articolo pubblicato sul sito dell'Italia dei Valori. Infatti, nel commentare il processo pendente dinanzi al Tribunale di Milano per la vicenda IMI-SIR/Lodo Mondadori, Di Pietro affermava che Verde era stato accusato di corruzione per aver accettato una tangente al fine di "aggiustare" una sentenza
[52]. In effetti, Filippo Verde non è mai stato coinvolto nella vicenda processuale del Lodo Mondadori, mentre lo è stato nel processo IMI-SIR, nell'ambito del quale era stato assolto da tutte le imputazioni contestategli. L'unico italiano che si è espresso con voto contrario è stato
Roberto Fiore[53].
Sul proprio sito personale Di Pietro ha pubblicato una serie di risposte alle accuse più popolarmente rivoltegli, prima in una pagina denominata ["Calunnie, solo calunnie"]
[54] e successivamente nella pagina ["Sei risposte a Libero"]
[55]. La pagina è stata pubblicata anche sul giornale
Libero di
Vittorio Feltri (giornale vicino alle opinioni politiche del centro-destra), in quanto ideale risposta ad un editoriale scritto da Feltri stesso giorni prima.
L'Ordine degli Avvocati di Bergamo,
Foro presso il quale l'ex magistrato attualmente esercita la professione di avvocato, in data 7 luglio 2009, ha inflitto ad Antonio Di Pietro la sanzione della sospensione disciplinare per la violazione del divieto di assumere incarichi contro ex clienti di cui all'articolo 51 del codice deontologico della professione forense
[56]. Il riferimento è al processo, svoltosi in Corte d'Assise a Campobasso, nel quale Di Pietro era il legale di parte civile per l'omicidio di Giuliana D'Ascenzo, compaesana di Montenero di Bisaccia, e nel quale imputato era Pasqualino Cianci, precedentemente assistito proprio da Di Pietro
[57].
Antonio Di Pietro - Wikipedia
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