Parmalat (PLT) I promessi sposi: Lucia Parmalat e Renzo Lactalis

Sono tornato a casa e ho trovato una letterina della Consob a riscontro del mio fax del 25 u.m., quello sull'OPA.

Scommetto che siete curiosi di sapere cosa mi ha scritto, ma penso non sia difficile immaginarlo.
 
Dario, sempre se puoi e non ti da' fastidio, potresti mandare un mio messaggio a quelli di Eutelia di la'?

Gli dovresti dire che:

1) non ho cambiato nick ma ho cancellato definitivamente ed irreversibilmente l'account per incompatibilità con il modo di gestire il forum;

2) che non ho letto il bando di vendita, ma che e' da escludere che chi compra i complessi aziendali si accolli i debiti di Eutelia; che quindi il prezzo a base d'asta e' da intendersi al lordo dei debiti;

3) che con il ricavato saranno estinti i debiti; se dovesse avanzare qualcosa, cosa di cui dubito, i commissari non faranno alcun bonifico agli azionisti; ma la società ritornerebbe in bonis, ma senza beni; a quel punto si dovranno riunire in assemblea, insieme ai Landi, e decidere il da farsi su Eutelia SpA, cioè se metterla in liquidazione o riprendere l'attività e quale.
 
Ecco Eutelia e' la risposta giusta da dare a chi compra MPS.

Vedere chi era l'amministratore di Eutelia e che ruolo ha nel MPS e' il modo migliore per capire perché e' un titolo dal quale stare alla larga, senza se e senza ma.

In my opinion, va da se'.
 
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Ed e' altrettanto chiaro il motivo poco nobile per cui la classe dirigente italiana ha voluto fortemente che noi entrassimo nell'Euro.

Perché avevano una visione pessimistica sugli italiani.

In particolare sulla loro capacita' di tenere i conti pubblici in ordine senza un vincolo esterno che ce lo imponesse.

io so solo che i politici hanno sfruttato i tassi bassi per continuare ad aumentare la spesa e non per mettere le cose in ordine. Se fossimo stati fuori ci avrebbe pensato prima il mercato a farci tenere i conti in ordine. Cmq inutile piangere sul latte versato.
 
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io so solo che i politici hanno sfruttato i tassi bassi per continuare ad aumentare la spesa e non per mettere le cose in ordine. Se fossimo stati fuori ci avrebbe pensato prima il mercato a farci tenere i conti in ordine. Cmq inutile piangere sul latte versato.

Bravo.

E chi dice che Tremonti ha tenuto i conti in ordine e' un baro ed e' in malafede.

Bisognerebbe al più dire.

Se non ci fosse stato Tremonti e' probabile che la spesa pubblica sarebbe aumentata ancora di più.

Questo e' onesto dirlo.

Come e' onesto dire che la politica di Tremonti non e' una politica.

Tagliare in maniera lineare e lasciare che siano i singoli ministri a decidere dove tagliare e' come dire noi non abbiamo nessuna idea su quello che e' giusto fare, ognuno vada per la sua strada e che Dio ce la mandi buona.

Perché stupirsi poi se un ministro taglia le cose essenziali e non gli sprechi che alimentano le clientele e gli amici degli amici?

Semplifico ma il concetto e' quello.
 
Bravo.

E chi dice che Tremonti ha tenuto i conti in ordine e' un baro ed e' in malafede.

Bisognerebbe al più dire.

Se non ci fosse stato Tremonti e' probabile che la spesa pubblica sarebbe aumentata ancora di più.

Questo e' onesto dirlo.

Come e' onesto dire che la politica di Tremonti non e' una politica.

Tagliare in maniera lineare e lasciare che siano i singoli ministri a decidere dove tagliare e' come dire noi non abbiamo nessuna idea su quello che e' giusto fare, ognuno vada per la sua strada e che Dio ce la mandi buona.

Perché stupirsi poi se un ministro taglia le cose essenziali e non gli sprechi che alimentano le clientele e gli amici degli amici?

Semplifico ma il concetto e' quello.

verissimo! soprattutto se uno va a vedere le competenze dei singoli ministri cha abbiamo c'è da mettersi le mani nei capelli (bisogna solo sperare che chi li consiglia non sia al loro pari ) :titanic:

ps. vado da quelli di eutelia.. ma il titolo non è bloccato da un'eternità?
 
Buongiorno.

Parlavo di maiali latini, quelli celtici sono un'altra razza.

E come tale va trattata.

Comunque per chi voglia approfondire il tema del debito sovrano traccio le linee guida che individuano i maiali.

I maiali per essere tali devono avere:

1) da un punto di vista economico:

a) un elevato deficit delle partite correnti(saldo commerciale);

b) un elevato deficit di bilancio.

2) da un punto di vista patrimoniale:

a) un elevato rapporto debito estero/Pil;

b) un elevato rapporto debito pubblico e privato/ Pil.


Ecco se mettete in ordine i maiali secondo quei parametri capirete perché noi pur essendo un maiale siamo il più piccolo dei maiali praticamente un porcellino.

E si capisce perché:

a) e' caduta prima la Grecia, poi L'Irlanda e il Portogallo;

b) perché e' una follia per i maiali, soprattuto quelli che hanno elevati scambi commerciali in area euro, restare nell'Euro cioè in un sistema di cambi fisso (ci vorrebbero due euro almeno);

c) perché il rigore della BCE, che fa rivalutare l'euro, e' la mazzata finale per i maiali; la BCE praticamente dice a un malato di polmonite di fare il bagno nell'acqua ghiacciata per temprarsi meglio; ma così il malato non si tempra, rischia di restarci secco una volta per tutte.

Praticamente una guerra di annientamento ai fini della conquista del territorio combattuta per via commerciale e finanziaria.

Sempre meglio della guerra convenzionale, questo e' vero.

Solo che questa e' subdola e il nemico a volte sembra l'amico (Cina docet)

e poi come sempre ci sono i figli belli e quelli brutti....:D:D

(ANSA) - ROMA, 14 APR - Fitch ha deciso di confermare il merito di credito 'BBB+' dell'Irlanda togliendo il Paese dal Rating Watch negativo che minacciava un nuovo taglio del merito di credito. Lo comunica l'agenzia di rating. Le prospettive sul rating restano comunque negative.
 
e poi come sempre ci sono i figli belli e quelli brutti....:D:D

(ANSA) - ROMA, 14 APR - Fitch ha deciso di confermare il merito di credito 'BBB+' dell'Irlanda togliendo il Paese dal Rating Watch negativo che minacciava un nuovo taglio del merito di credito. Lo comunica l'agenzia di rating. Le prospettive sul rating restano comunque negative.

Per discutere su questi problemi bisogna leggere i numeri e le considerazioni di uno che capisce veramente di economia.

Di uno cioè che non è un Tremonti qualunque.

E che proprio perchè è bravo, ma veramente bravo, non occupa, penso, alcun posto di responsabilità in Italia.

PIIGS, PORCI CON LE ALI

di Paolo Manasse10.02.2010
Se per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna valessero gli stessi criteri usati per giudicare la vulnerabilità dei paesi emergenti, sarebbero tutti indicati a rischio default. Per fortuna, i mercati sembrano applicare ai paesi europei criteri di tolleranza del tutto diversi. Verosimilmente per l'appartenenza all'euro, l'accesso ai mercati finanziari e a linee di credito intergovernative, per le banche centrali nazionali all'interno dell'euro-sistema e l'assenza di recenti episodi di insolvenza. Ma fino a quando riusciranno a volare gli euro-porcelli?

Da internet.
Quanto è alto il rischio d’insolvenza per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, i paesi più indebitati dell’euro, noti con il dispregiativo acronimo di “maiali”, Piigs, che invece io chiamerò Gipsi? (1)
I timori dei mercati finanziari si riflettono sui differenziali d’interesse pagati sul debito di questi stati rispetto ai titoli a tedeschi (aumentati fino a 350 punti base per Grecia, e oltre i 150 punti per Irlanda), sui premi per assicurarsi contro l’insolvenza di questi stati, i famosi spread dei Cds, sull’euro, indebolitosi rispetto al dollaro di oltre il 9 per cento rispetto a dicembre, e sui mercati azionari, dove sono prese di mira soprattutto banche esposte nei confronti dei governi. Sono fondati questi timori?
CRISI DEL 1992
L’esperienza europea del recente passato non ci aiuta molto: nella crisi europea più vicina, quella valutaria del 1992, gli attacchi speculativi contro le valute “deboli” portarono all’uscita di lira, sterlina, peseta e corona svedese dal meccanismo di parità fisse. Ma fu proprio grazie alla svalutazione che questi paesi riuscirono a sollevarsi dalla recessione. Oggi l’euro rende questa strada impercorribile: il debito degli stati è denominato in euro, e dunque il ritorno a una moneta nazionale, svalutata, porterebbe diritto all’insolvenza.
DEFAULT NEI PAESI EMERGENTI E GIPSI
Più interessante è il confronto con le crisi d’insolvenza dei paesi emergenti. Semplificando, possiamo classificare le crisi in tre diverse tipologie: crisi di solvibilità (segnalate da un elevato rapporto tra debito estero e Pil, e da un elevato rapporto tra debito pubblico verso l’estero ed entrate fiscali); crisi di liquidità, dovute alla concentrazione dei rimborsi nel breve termine (e segnalate da un elevato rapporto tra necessità di finanziamento a breve, debito a breve e partite correnti, rispetto alle riserve ufficiali; crisi “macro-tasso di cambio”, anticipate dalla forte caduta della crescita in presenza di un cambio sopravvalutato in termini reali.
La tabella 1 mostra gli indicatori di vulnerabilità per i Gipsi nel 2009. Gli squilibri sono macroscopici. Il caso dell’Irlanda è il più grave, perché somma tutti e tre i problemi, solvibilità, liquidità e recessione con cambio sopravvalutato. Il debito estero irlandese è pari a nove volte (!) il Pil, quello pubblico (sull’estero) è oltre il doppio delle entrate, le riserve della Banca d’Irlanda coprono solo un 460mo (!) del debito a breve, il cambio reale si è apprezzato del 13 per cento dal 2005 e il Pil è crollato del 7,5 per cento nel 2009. Il caso dell’Italia è quello meno grave. Si noti che gli squilibri fiscali, certamente un fattore di rischio per tutti i paesi, sono dovuti in larga misura alla recessione. Ad esempio, la Spagna nel 2007 aveva un surplus di bilancio, pari circa all’2 per cento del Pil, mentre nel 2009 si ritrova con un deficit balzato al 12 per cento.
Insomma, se (e sottolineo il se) valessero per i Gipsi gli stessi criteri che si usano per giudicare la vulnerabilità dei paesi emergenti, andrebbero tutti classificati a rischio di default (probabilità di crisi nel 2010 pari al 47 per cento). (2)
Per fortuna, i mercati sembrano applicare ai paesi europei criteri di tolleranza del tutto diversi. L’appartenenza all’euro, l’accesso ai mercati finanziari, alle linee di credito intergovernative, l’appartenenza delle banche centrali nazionali all’euro-sistema, l’assenza di recenti episodi di default, sono verosimilmente tra i fattori che più spiegano queste differenze. Rimane il dubbio: fino a quando riusciranno a volare gli euro-porcelli?
Tabella 1: Indicatori di vulnerabilità



1) Fonte: IMF Joint external debt hub, IMF (Data template on international reserves and foreign currency liquidity), IMF (World economic outlook database).
2) Fonte: EIU
Elaborazioni di Barbara Masi, Università Bocconi

(1) Nella sigla originale, Pigs indicava i paesi del Mediterraneo: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Si veda http://it.wikipedia.org/wiki/PIGS. Poi, per nostra fortuna, ci è subentrata l’Irlanda, ma oggi si trova spesso l’acronimo Piigs.
(2) Questo numero si ottiene applicandole “regole del pollice” descritte nel modello P. Manasse e N. Roubini, “Rule of Thumb for Sovereign Debt Crises”, Journal of International Economics, (2009), Si veda in particolare la figura 1.



http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001548.html
 
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verissimo! soprattutto se uno va a vedere le competenze dei singoli ministri cha abbiamo c'è da mettersi le mani nei capelli (bisogna solo sperare che chi li consiglia non sia al loro pari ) :titanic:

ps. vado da quelli di eutelia.. ma il titolo non è bloccato da un'eternità?

Grazie.

Ma sei andato oltre il tuo compito.:-o:-o:-o

Ma che fai, ti metti a discutere con un minus habens, praticamente la prova provata della validità dei seguenti detti:

a) la mamma dei cretini è sempre incinta;

b) meglio stare zitti e far pensare di essere stupidi che parlare e togliere ogni dubbio.:D:D:):)
 

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